Istituti Tecnici Superiori. Una ricca mangiatoia per le Fondazioni.

ITS - Istituti Tecnici Superiori

Il quotidiano della Confindustria Il Sole 24 nella sua permanente campagna di propaganda a favore degli ITS (Istituti Tecnici Superiori) il 24 marzo ha pubblicato un inserto (63 pagine) dal titolo:

ITS ISTITUTI TECNICI SUPERIORI

L’identikit degli istituti 2021 – Il Sole 24 Ore 24 marzo 2021

Gli ITS (Istituti tecnici superiori), sono centri di formazione post-diploma di scuola superiore da non confondere con gli Istituti tecnici o professionali di Stato, nè tantomeno i loro diplomi devono essere confusi con le lauree professionalizzanti delle Universitò pubbliche. Sono organismi privati espressione di Fondazioni privatistiche di diritto privato.

I dati sulla quantità di questi istituti li abbiamo riassunti nella tabella che segue. Come si vede il numero degli Istituti/Fondazioni che gestiscono gli ITS (102), il numero degli indirizzi (119), il numero degli iscritti (4.447) son ben poca cosa quantitativamente, a confronto con gli studenti che frequentano le superiori statali e anche a confronto con quella parte degli studenti che frequentano gli Istituti Tecnici e Professionali dello Stato.

 

Un clamorso fallimento
L’ISTAT documenta:I percorsi Its. Con riferimento agli Its, attualmente risultano iscritti a percorsi attivi 15.752 (anno 2018) individui e rappresentano circa l’1 per cento di coloro che partecipano ad un percorso di istruzione e formazione terziaria,…, i diplomati Its sono passati dai 1.098 del 2013 ai 3.536 del 2018 e di questi ultimi l’82,6 per cento risulta occupato a 12 mesi dal diploma. Nel Nord, e in particolare nel Nord-ovest, si osserva la maggiore offerta formativa degli Its con il 20 per cento dei corsi (e degli iscritti) solo in Lombardia. Nel Mezzogiorno l’offerta è minore e in alcune regioni solo molto recente (in Basilicata vi è un solo corso istituito nel

2018). (ISTAT – Annuario Statistico 2020, pag. 256).
Nonostante l’evidente ed inequivocabile fallimento non solo della lentissima crescita (che nell’ultimo anno è diventata una reale decrescita) la Confindustria non fa che decantarne la grande positività ed i grandi risultati. Fallimento segnato non solo dallo scarso numero a livello nazionale, ma anche dalla distribuzione nel paese. Sono solo 16 le Regioni in cui si è avviato un qualche corso ITS: dei 119 cosi indicati di ben 26 non si è riusciti nemmeno a censire il numero di iscritti, nonostante il monitoraggio ufficiale compiuto dall’INDIRE (Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa ente annesso e subordinato all’INVALSI).
Draghi, Presidente del Consiglio e Bianchi, Ministro dell’Istruzione, puntano e impegnano risorse elevatissime per il “Rilancio” di questo “Miracoloso” nuovo segmento della formazione in Italia.
Non è proprio un bel biglietto da visita il fatto che un numero rilevante di ITS non riesca nemmeno a comunicare quanti siano stati gli iscritti. La faccenda riporta alla mente il verminaio della Formazione Professionale Regionale in cui non pochi Centri di Formazione riuscivano ad incassare abbondanti denari pubblici per corsi con iscritti fantasma che non esistevano.

Travestito da successo esemplare
Il giornalista Claudio Tucci che presenta il Fascicolo Inserto (63 pagine) del Il Sole 24 Ore, giornale ufficiale della Confindustria, non ce la fa a mistificare più di tanto ed è costretto a riconoscere:
Purtroppo, i ragazzi iscritti sono ancora pochi, intorno ai 14mila, e finora (gli ITS n.d.r.) non hanno saputo/voluto decollare. I numeri in campo (in futuro n.d.r.) sono notevoli: è stato stimato in circa 3 milioni nel quinquennio 2019-23 il fabbisogno di diplomati di istituti tecnici nell’area digitale e ambientale”, ha ricordato sempre il premier.

Povero Tucci (Il giornalista del Sole) che dopo aver ammesso che gli iscritti a questi corsi sono attualmente solo 14.000, proietta per il futuro, secondo i desiderata di Confindustria, un incremento delle iscrizioni che arriverebbe magicamente a 3 milioni nei prossimi 3 anni. E per questo Confindustria chiede e ottiene per le Fondazioni la bellezza 1.500 milioni di Euro in 2 anni.

Un appassionato sponsor degli ITS, Giorgio Allulli, citando Draghi sostiene:
Non era mai successo, in un Paese notoriamente poco interessato ai problemi della scuola, che uno specifico segmento di offerta scolastica ricevesse l’onore di una lunga citazione da parte del Presidente del Consiglio incaricato nel suo discorso programmatico di insediamento alle Camere. Il fatto che questo onore sia capitato agli Istituti tecnici superiori (ITS) la dice lunga sulla grande importanza del segmento educativo cui si rivolge e sull’altrettanto grande inadeguatezza della risposta che è stata data finora. Gli  ITS, a 10 anni dalla loro istituzione, non sono ancora riusciti a decollare, tanto che contano appena 18.000 iscritti,” (G. Allulli, in Education 2.0 del 14/04/2021)*.
Il numero degli iscritti complessivamente, dai 14mila di Tucci più spesso nei giornali si scrive 15.000, ma c’è addirittura chi li fa salire a 18.000, come l’esperto Giorgio Allulli. Comunque, prendendo pure come vero il numero dei 18.000 iscritti, i dati e le citazioni fanno capire che si tratta del numero complessivo degli iscritti nei 10 anni di vita degli ITS. Gli studenti delle superiori che si sono diplomati nel corso di questi anni sono stati più di 5 milioni; di questi neodiplomati quelli che si sono iscritti agli “Stupendi, meravigliosi efficacissimi” ITS sarebbero la bellezza dello 0,36%.
Nonostante la buona volontà compassionevole di Tucci e Allulli non ci pare un mancato decollo, come all’unisono giudicano da loro due, ma un ben deciso e colossale fallimento.

Il soccorso ai falliti
Tra i soccorritori degli Istituti Tecnici Superiori (e delle casse delle Fondazioni) si è iscritto Draghi il quale ha dichiarato <<Intendiamo quindi investire, economicamente ma soprattutto culturalmente, perché sempre più giovani donne scelgano di formarsi negli ambiti su cui intendiamo rilanciare il Paese. Solo in questo modo riusciremo a garantire che le migliori risorse siano coinvolte nello sviluppo del Paese>> (Tucci prima pagina dell’inserto del giornale confindustriale).

Prima di Draghi c’erano stati gli aiuti dell’Azzolina:
<< I finanziamenti previsti dal decreto firmato oggi dalla Ministra ammontano a 33.355.436 euro che saranno erogati alle Regioni attraverso le quali verranno distribuiti agli Istituti Tecnici Superiori per l’organizzazione della loro offerta formativa. Ai 33 milioni andrà ad aggiungersi, poi, la quota di co-finanziamento a carico delle Regioni, pari almeno al 30% delle risorse nazionali. Il decreto indica, oltre ai fondi, anche gli indirizzi di programmazione nazionale cui faranno riferimento gli ITS per l’adozione dei propri piani territoriali dell’offerta formativa. >> (indireinforma Indire, 5 Maggio 2020 )

Il Tucci nella prima pagina del citato inserto del Sole ci fa il conto totale dei finanziamenti statali che nel 2020 hanno avuti gli ITS: 75milioni per 119 corsi, 4.477 iscritti monitorati (chissà quanti saranno gli iscritti fantasma dei 26 corsi che non li hanno dichiarati).
Non sappiamo come si siano spartiti i soldi gli Istituti tra di loro, ma in media hanno avuto la NON modica somma di 630.252 euro per ciascuno dei corsi attivati. La media del costo per lo stato per iscritto, sempre nel 2020, è stato di 16.752 euro, ben più del doppio di quanto costi allo stato un anno di studi di uno studente delle scuole superiori statali.

I soccorsi non sono bastati… arriva il buon presidente Draghi
Niente. Nonostante la barca di soldi i corsi stentano addirittura a partire. Come abbiamo letto l’ex capo della Banca Centrale Europea arriva in soccorso e nel RICOVERY PLAN (prima version) a Pag. 119 (della versione ufficiale, pubblicata da Il Sole 24 ) nell’apposita riga della tabella si declama: Sviluppo e riforma degli ITS 1,5 miliardi di euro.

Al paragrafo n. 11 del successivo capitolo: Descrizione degli Interventi Potenziamento delle Competenze e diritto allo studio si motiva e argomenta il finanziamento:

<<L’investimento è orientato ad incrementare l’offerta formativa degli istituti Tecnico Scientifici (Sic!), rafforzandone le dotazioni strumentali e logistiche e incrementando la partecipazione delle imprese nei processi di formazione per una migliore connessione con il tessuto imprenditoriale. È inoltre prevista l’attivazione di una piattaforma digitale nazionale che consente agli studenti di conoscere le offerte di impiego per chi consegue un titolo di studio professionale.>>

Già Tucci dalla prima pagina del citato inserto ci avvertiva che i 75milioni del 2020 sarebbero aumentati e moltiplicati per 20 e, infatti, 1,5 miliardi sono proprio 20 volte gli antecedenti 75milioni. Con il che i corsi attivati, ammesso che siano lo stesso numero dell’anno precedente, passerebbero da più di mezzo milione nel 2020 ai 12milioni 522mila ciascuno.

Se invece si fanno i conti relativi agli iscritti, ciascun iscritto costerebbe allo stato in media per un corso 335.040 euro.

La scuola della repubblica scompare
Torneremo a descrivere e documentare il malaffare che costituisce questa operazione. Ma ci preme aggiungere due informazioni.

1) L’articolo 33 della Costituzione sancisce perentoriamente:

<<La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.
Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.>>

2) Un Istituto Tecnico Superiore può essere istituito soltanto da una FONDAZIONE che è un organismo di natura e carattere privato. Secondo l’ENAIP: “Gli ITS si costituiscono secondo la forma della “Fondazione di partecipazione” di diritto privato con eventuale apporto pubblico…”

Siamo pertanto distanti anni luce dallo Stato cui la Costituzione affida il compito di ”istituire scuole statali per tutti gli ordini e gradi” e siamo altrettanto distanti dal privato che ha il “diritto di istituire scuole ed istituti di educazione senza oneri per lo Stato”:

Forse Draghi non si è accorto che il suo diktat, da presidente della Banca Centrale Europea, nel 2011 al governo Berlusconi, ministro Tremonti, di modificare la Costituzione della Repubblica per fare le cose più in fretta, non è ancora andato in porto, per lo meno non per intero.

Fortunato e Piero del Collettivo NiNaNda

* Il testo del discorso d’insediamento del governo di DRAGHI citato da G. Allulli nello stesso articolo lascia interdetti. Infatti mentre gli argomenti e le ragioni pronunciati da Draghi sono molto simili a quelli poi utilizzati nell’articolo citato di G. Allulli, nel testo distribuito dai servizi parlamentari del discorso del Presidente del Consiglio il riferimento scritto è sempre agli ITIS (statali) e non agli ITS privati delle Fondazioni di cui Allulli è sponsor appassionato.

Che sia un’altra Gaffe del Presidente e l’interpretazione autentica sia quella dell’Allulli, proprio come se egli fosse una delle “manine” che hanno contribuito a scrivere il testo originale. Le simpatie confindustriali dell’Allulli G. giustificherebbero il ruolo di suggeritore che l’episodio testimonia.


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