La grandiosa “occupabilità” dei diplomati ITS (Istituti Tecnici Superiori)

<<… gli ITS, dalla loro nascita (2010) ad oggi, hanno coperto un ruolo sempre più importante, non tanto nei numeri (sono poco più di 16mila gli iscritti contro gli 800mila in Germania e i 600mila in Francia), quanto nello sviluppare competenze ad alto successo occupazionale. Gli ITS riescono a garantire all’83% dei propri diplomati un lavoro a un anno dal diploma (nel 92% dei casi coerente con i percorsi di studio seguiti) collegato, soprattutto, a un bisogno reale espresso dal sistema produttivo. (Monitoraggio 2020).

Gli Istituti Tecnici Superiori si confermano, ancora una volta, un terreno di valore sul piano dell’occupabilità, della formazione e sul piano sociale. Con un modello caratterizzato da una rete agita con le imprese, da professionalità particolarmente dinamiche e vivaci sul piano formativo, dotato di margini per la trasferibilità del modello didattico e organizzativo, per la contaminazione dei saperi e per lo sviluppo di competenze 4.0.>>

Così conclude l’Introduzione al “Monitoraggio nazionale 2020” Indire, Firenze, 2020 (Pag.10)

Peccato che i dati esposti nel volume si riferiscono nella maggior parte all’anno 2018, ma questi sono i dati che possiamo fornire ai nostri lettori, parecchio disallineati e inferiori a quelli evocati dalla premessa. Invitiamo i nostri lettori a farsi “un giro” in Internet e potranno constatare che non c’è quotidiano o social che non ripeta ossessivamente questi dati sulla occupabilità.
Nella decina di articoli che noi abbiamo avuto modo di esplorare che osannano gli ITS non c’è nessun giornalista o esperto che abbia pensato di fare una verifica della natura, del carattere e della veridicità dei dati. Eppure le tabelle ci sono e sono presenti nella stessa pubblicazione citata in precedenza (Monitoraggio nazionale 2020 – Indire, Firenze, 2020)

Passo passo una selezione feroce

Come si vede bene la selezione è stata graduale, ma inesorabile. Già dalla domanda alla partecipazione alle prove era stato cancellato il 17%, alle prove hanno partecipato solo il 69% dei richiedenti, al momento delle iscrizioni i giovani si erano ridotti al 44% di chi aveva fatto domanda, gli ammessi agli

esami erano rimasti il 34,1%, si è aggiunta una piccola frazione di non ammessi agli esami e di bocciati e alla fine sono rimasti solo 3.536 diplomati, il 34% di quanti avevano fatto la domanda.

Chi ha abbandonato

Il testo del Monitoraggio condotto dall’Indire non ci informa come sono avvenute le selezioni precedenti, chi le ha condotte e con quali parametri e motivazioni. Ma qualche notizia sugli abbandoni è presente. Intanto partiamo dal numero che è già notevole -il 20,7% – che, considerate anche le esclusioni precedenti, marca la ferocia delle selezioni.

Dei 932 che hanno abbandonato, il 31,9% aveva un’età tra i 25 e i 29 anni, il 39,7% aveva 30 o più anni. Quindi quelli che hanno abbandonato erano per la maggior parte i più grandi: il 71,6%.

I più giovani, dai 18 ai 24 anni, erano molto meno di un terzo.

Sempre tra i 932 (20,7%) che hanno abbandonato, per titolo di studio all’ingresso, la percentuale più alta è stata quella dei laureati -39,7%-, seguita da altri giovani con diplomi di scuola superiore che hanno abbandonato nella misura del 31%.

Un caso unico di selezione o forse una cooptazione

Chi ha abbandonato non si può dire sia proprio un immaturo per il diploma ITS. Infatti la tabella successive che documenta l’età dei “Ritirati” (pag. 32) ci dice che i ritirati sono, tra gli iscritti, quelli con l’età più avanzata “30 anni ed oltre”, il 39,7%. Segue il 31,9% degli iscritti dai “25 ai 29 anni”, anch’essi sufficientemente maturi per il conseguimento di un titolo post diploma.

Nemmeno si può dire che i 952 ritirati fossero degli sprovveduti, visto che tra essi il 39,7% era già provvisto di una laurea e il 31,4% disponeva, come ovvio, di un altro diploma di scuola superiore.

Quello dei ritirati è solo il penultimo gradino della selezione, perché dopo ci sono i 118 giovani tra bocciati e non ammessi agli esami, un altro 3,3% : l’ultima tranche degli esclusi.

Già il 20,7% degli abbandoni costituiscono un fenomeno inaccettabile che se si verificasse in una università pubblica o nella scuola pubblica, i vari Luigi Berlinguer ex ministro, Giorgio Allulli – esimio esperto, la fondazione Agnelli e il suo presidente Andrea Gavosto, l’associazione Terelle, la Fondazione Rocca e chissà quante altre fondazioni bancarie avrebbero gridato allo scandalo e chiesto l’azzeramento o la privatizzazione.

Ma qui siamo proprio al delirio di chi gioca con la vita delle persone perché a monte degli abbandoni ci sono state 5.852 persone che avevano fatto domanda. Di queste nemmeno il 55,9% sono state ammesse all’iscrizione. Una vera e propria macelleria sociale eseguita dalle fondazioni private, ma costata i 75 milioni pagati dallo stato con i soldi della fiscalità generale.

Nè formazione nè istruzione professionale

Certo saremo un po’ antiquati, almeno rispetto al presidente Draghi che chiedeva, già 10 anni fa, al presidente Berlusconi (5 agosto 2011), non un colpo di stato, ma… la modifica della Costituzione della Repubblica da realizzarsi in qualche mese per “fare più in fretta le cose”.

Sì, sicuramente siamo antiquati ma anche affezionati alla nostra Costituzione, soprattutto quando dice all’art. 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

Per cui pensiamo che, pur essendo fondazioni di diritto privato, per la gestione degli ITS non è che possano disattendere ai principi costituzionali.

Il presidente del Consiglio dei Ministri Draghi porterà tra due giorni, lunedì 26 Aprile, il suo testo del Ricovery Plan al Parlamento. È evidente che anche Draghi è in linea con le decine di Presidenti del Consiglio prima di lui, e cioè usa aggirare il Parlamento e la Costituzione. In cinque giorni le due Camere dovrebbero approvare il suo Recovery Plan di 319 pagine. Ma inoltre nel documento da lui preparato di cui abbiamo già ricevuto copia originale, è affermato più di una volta ossessivamente che gli ITS sono fondamentali per il paese e perciò:

“Per quanto concerne le competenze STEM, sono coinvolte 370.000 classi, almeno 2 milioni di studentesse (entro l’Anno accademico 2024/25) e 150.000 docenti (entro l’AA 2023/24) in progetti volti allo sviluppo delle competenze STEM. L’Istruzione Tecnica Superiore sarà destinataria di maggiori investimenti per stimolare le iscrizioni ai percorsi ITS (con un incremento del 100 per cento, fino a 18.750 iscritti e 5.250 diplomati all’anno).” P. 37

Questo sforzo lato “offerta” da parte della PA di un servizio digitale performante sarà accompagnato da interventi di supporto per l’acquisizione e l’arricchimento delle competenze digitali di cittadini e residenti (in particolare quelle di base), realizzati in coordinamento con le altre Missioni (in primo luogo la Missione 4 che include ad esempio interventi dedicati alle competenze STEM e interventi di rafforzamento degli ITS). Infine, a complemento degli interventi di digitalizzazione e concorrendo ai medesimi obiettivi di produttività, competitività ed equità del nostro sistema economico-sociale, la Componente 1 si prefigge il rafforzamento delle competenze del capitale umano nella PA e una drastica semplificazione burocratica. <<Sviluppo del sistema di formazione professionale terziaria (ITS)” p. 94

L’obiettivo è conseguire un aumento degli iscritti a percorsi ITS del 100% (fino a 18.750 frequentanti e 5.250 diplomati all’anno) p. 34. L’attuazione di questo investimento è a cura del Ministero dell’Istruzione, in collaborazione con gli enti di formazione professionale.” p. 197

Pagine varie del Ricovery Plan (Versione Draghi 23-4-2021)>>

A chi giova?

Se dividiamo l’importo del finanziamento di 1.500.000.000 di euro per il numero di diplomati annui previsti, la spesa dello stato sarebbe di 285.714 euro per ciascun diplomato ITS.

Se invece, dividiamo l’importo del finanziamento di 1.500.000.000 per i 18.750 iscritti l’esborso di spes pubblica sarà di 80.000 euro per ogni iscritto ai corsi gestiti dalle Fondazioni, più di 10 volte il costo annuo di uno studente di un Istituto Tecnico statale.

Qualche nostro lettore si domanderà retoricamente: “A chi gioverà questo fiume di denaro pubblico?

Fortunato e Piero del Collettivo Ninanda


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