Religione di stato e costituzione

Di Renata Puleo

Questa riflessione, in forma abbreviata, appare sul numero di dicembre della rivista “Valori”

Viviamo un momento storico in cui la pandemia da Covid 19 (Sars-CoV-2) mette al centro il nodo scienza-morale-politica mentre il dibattito è imprigionato da opposte concezioni della verità, fra presunzione dei saperi esperti, credenze nate dalla paura e legittimi dubbi di chi non rinuncia alle forme critiche della conoscenza. In Italia, molti di questi aspetti caratterizzano anche il rapporto del cittadino con la Religione Cattolica. Siamo, ci dicono, un paese ancora profondamente cattolico, dove però tale profondità si configura spesso come interpretazione personale di dogmi e rituali, ipocrisia etica, forme autentiche di eresia, fanatismo, miscredenza. Mentre il potere temporale della Chiesa di Roma è ancora piuttosto solido, basato su proprietà, finanza, capacità di influenzare le scelte politiche, la laicità sembra patire una battuta di arresto 1. Così, su questo sfondo tornano, come i revenants di un romanzo gotico, i Crociati, ovviamente con le sopravvesti della democrazia e dei pari diritti di culto ed educazione religiosa.

Mi riferisco a due vicende piuttosto annose, la prima relativa all’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche, la seconda all’intreccio fra Insegnamento della Religione Cattolica e nuovo curriculo di Educazione Civica (IRC), protagonisti gli insegnanti di IRC, i dirigenti, gli organi collegiali che

dovrebbero decidere i famosi Piani dell’Offerta (PTOF), gli studenti/utenti (!).

Sono apparsi in rete, in questi giorni, commenti e riflessioni frutto di una competenza sui temi della laicità di lunga data e di profondo impegno, purtroppo senza eco sulla stampa di regime 2. Rinviando a questi commenti mi limito solo ad alcune chiose su una recente sentenza della Corte di Cassazione e al rimando ad una singolare comunicazione a cura del sindacato della scuola CISL.

Ricordo brevemente i fatti che sono oggetto della pronuncia della Corte di Cassazione 3. Franco Coppoli, insegnante di un istituto superiore di Terni, è da alcuni anni (la vicenda inizia nel 2008) al centro di una diatriba sulla legittimità dell’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche. Dal 2008 si sono alternati richiami e circolari del DS, accuse reciproche di scorrettezza, fino alla sanzione comminata al professore dall’Ufficio Scolastico Regionale Umbro consistente in trenta giorni di sospensione dal servizio 4. Il nucleo centrale della sentenza della Corte – convocata in sezioni riunite per il rilievo relativo all’oggetto delle istanze, quali la libertà di pensiero e di coscienza – rigetta il ricorso del docente: il crocifisso è un simbolo religioso “passivo”, vi si afferma, impossibilitato a indurre alcun comportamento specifico da parte di chi occupa lo spazio pubblico, caratterizzandosi più semplicemente come manifestazione culturale maggioritaria nel nostro paese. L’argomentazione parte dall’evidenza che l’esposizione viene da fonti normative non primarie, datate 1924, relative a convenzioni per l’“arredo scolastico” (insieme alla foto del Re e alla bandiera) di cui solo rimane il vessillo nazionale, in forza dell’art 12 della Costituzione, affisso all’ingresso degli edifici pubblici. La magistratura cassante dichiara però illegittima la circolare del Dirigente, rimette la decisione sul crocifisso alla deliberazione degli Organi Collegiali, ma non considera fondati gli “effetti discriminatori”

verso il ricorrente 5. Viene così assunta a nuova ratio la sentenza della Grande Chambre del 2009 che, ribaltandone una precedente, considerava l’esposizione del crocifisso un fatto ininfluente 6. Come si può leggere nei commenti, tale sottolineatura sulla natura simbolica dell’oggetto, il suo depotenziamento frutto dell’abitudine a vederlo come una sorta di semplice arredo, lascia piuttosto perplessi circa la loro ricaduta nella pratica dei rapporti fra le parti. È convinzione di molti laici che il crocifisso mantenga, esposto ovunque, il suo ruolo di Significante Maestro capace ancora di trascinare la catena simbolica del messaggio cattolico, di mettere in luce la sua supremazia e la riduzione a minus di chi non vi si riconosce.

I processi di progressiva secolarizzazione della religione – non solo cattolica – e di laicizzazione nell’impianto politico degli stati sono ben lungi dall’essere arrivati a punti fermi. Se in molti paesi (Israele, Emirati, Iran, Afghanistan, per citare solo i più noti) la religione è stabilmente alla base della costituzione dello stato, fonte primaria degli ordinamenti, tanto da rendere indistinguibile il potere religioso da quello politico, in altri, come nel nostro vige, con l’impianto costituzionale laico una sorta di lungo, tacito compromesso fra le parti 7. In un effetto di classico paradosso la Religione Cattolica si è secolarizzata ma, occupando spazi pubblici, ha vulnerato la loro l’autonomia laica, di fatto privatizzandoli.

A supporto di queste affermazioni basta porre attenzione alla ormai lunga vicenda dell’Insegnamento della Religione Cattolica (ICR) nella scuola pubblica. Inizialmente normato come opzionale, nel rispetto, si disse, della sua importanza culturale e del sentimento diffuso, dunque non più obbligatorio tanto da prevedere attività alternative per i non avvalentesi, via via l’IRC ha occupato spazi più ampi. Sono tornate in molte scuole pratiche spiccatamente discriminatorie (celebrazione di festività religiose, di messe collettive, di benedizioni pasquali, ecc.) insieme alla pressoché totale messa all’angolo delle attività alternative 8.

Del resto, il docente di IRC ha acquisito nel corso degli anni 2000 una progressiva stabilizzazione dello stato giuridico 9. Il ruolo sempre più stabile e centrale del docente di IRC lo si misura anche dando una scorsa ad un singolare testo diffuso nelle scuole superiori dal sindacato CISL. Organizzazione da tempo ormai molto addentro le decisioni assunte dal Ministro all’Istruzione, la CISL si incarica di suggerire con forza la legittimità dell’insegnamento impartito dai docenti di religione nei nuovi moduli di Educazione Civica 10. Il documento consiste in 11 domande e relative risposte intorno al suddetto incarico, dalle conseguenze sul rapporto fra i due curricula, fino alla posizione dei non avvalentesi dell’IRC. L’interpretazione del sindacato è chiara fin dalla risposta numero 1 ed esce rinforzata nelle seguenti: il docente di IRC ha acquisito il diritto a insegnare qualsiasi disciplina, compresa l’Educazione Civica 11. Ma è la risposta ai quesiti 6 e 7 a costituire un vulnus alla scuola laica. Il non avvalentesi dell’IRC deve, ripeto, deve assistere alla lezione anche se impartita dal docente di IRC, e non si può allontanare anche se gli orari delle due discipline coincidono perché “trattasi di altra materia”. Ora, appare evidente che tale sovrapposizione rende complicato anche il compito del più corretto insegnante di religione cattolica a cui si chiede di scotomizzarsi, passando dai contenuti confessionali a quelli più propriamente civici, con un cambio anche di registro linguistico: ad esempio, la carità cristiana è un fattore, un elemento anche della educazione civica laica, è essa sinonimo di solidarietà? 12.

L’intreccio delle due vicende qui tratteggiate, il loro carattere pedagogico, giuridico, valoriale, ritengo renda necessaria una pulizia simbolica, sia rispetto al significato delle icone, delle immagini, sia del linguaggio con cui se ne parla. Bandiera, crocifisso, svastica, i colori rosso e nero, sono passati a segnalare le più diverse posizioni ideologiche con un effetto confusivo assai inquietante. In un momento come l’attuale, lo ricordavo in incipit, di divisioni e di enormi problemi contingenti e ideologici, di etica come ragion pratica, la confusione dei livelli può ridurre le nostre scuole a luoghi profondamente diseducativi.

Note


1 – Il concetto di laicità è, nel corso dei secoli, transitato dal significato specifico della non appartenenza al clero, alla autonomia da ogni dogmatismo e alla estraneità a ordini regolati da norme specifiche. L’etimologia rimanda ad un significato più onnicomprensivo derivato dal greco laïkòs, del popolo, dunque estensivamente riferito a ciò che è di senso comune, non specialistico. (De Mauro, 2000) Lo rilevo perché i fatti che commento hanno a che vedere con il confronto fra saperi di expertise, atti pubblici e convinzioni personali.

2 – http://www.tellusfolio.it/index.php?prec=/index.php&cmd=v&lev=60&id=8043
https://blog.uaar.it
https://critlib.it/wp-content/uploads/2021/09/nonmollare-n.-092.pdf

A. Sani ADISTA Notizie 25/09/2021 n. 33; id Laicità news

3 – Sentenza 6 luglio 2021 n. 24414, depositata il 9 settembre 2021

4 – Il Coppoli aveva adottato, come misura di compromesso con la maggioranza dei suoi studenti, che si erano espressi a favore dell’esposizione del crocifisso, la rimozione dell’oggetto per la durata della sua lezione.

5 – Viene “travolta” dalle altre motivazioni la sanzione disciplinare a carico del docente, lasciando in pendenza i presunti fatti ingiuriosi verso il Dirigente, rimessi al Giudice del Lavoro

6 – La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sentenzia in merito il 3 marzo 2009 accogliendo il ricorso avverso l’esposizione; la sentenza successiva è del 18 marzo 2011. https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_20_1.page?facetNode_1=0_8_1_14&contentId=SDU647659&previsiousPage=mg_1_20#

7 – Sappiamo quanto difficile fu il rapporto fra lo stato postunitario e la Chiesa di Roma, quanto sofferto il dibattito fra i costituenti relativo alla scrittura dell art. 8 della Costituzione Italiana, soprattutto all’apertura di credito che esso diede all’Accordo di Villa Madama siglato dall’allora Presidente del Consiglio Craxi il 18 febbraio 1984, convertito con la legge 121/1985. Se tale nuovo patto non sembrava superare definitivamente l’impianto dei Patti Lateranensi dell’11 febbraio 1929 (accordo fra paesi e dunque equiparato a un trattato internazionale non soggetto a revisione/abrogazione di iniziativa popolare), è pur vero che la Carta Costituzionale va sempre letta in combinato fra i diversi articoli: solo così se ne può rispettare – per quel che riguarda la nostra questione – il valore di testo laico.

8 – In alcuni istituti scolastici di base e delle superiori spesso si rinuncia a non avvalersi vista l’assenza di vere alternative, l’impossibilità di uscire da scuola durante l’orario di IRC, la stanchezza di molte famiglie e studenti frutto di sottile dissuasione, la stabilizzazione in organico dei docenti di IRC che configura una sorta di tacito consenso alla loro equiparazione al resto de corpo docenti.

9 – La legge 18 luglio 2003 ha stabilito una farraginosa norma che misura in un 70% i docenti scelti con concorso pubblico ma, di fatto, il ruolo delle diocesi non si esaurisce nella nomina del restante 30 visto che continuano a gestire attività formative specifiche, a fornire indicazioni didattiche cogenti, ad esprimere pareri di idoneità.

10 – Il testo completo: http://www.cislscuolavr.it/wp-content/uploads/2021/03/FAQ-EDUCAZIONE-CIVICA-E-IRC-2.pdf ; è bene dire che tale testo, e la questione che esso affronta, sono caduti nel silenzio completo delle altre OOSS.

11 – Si vedano due posizioni in proposito: https://blog.uaar.it/2020/12/14/educazione-civica-terreno-conquista-degli-insegnanti-religione/


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