Un fiume di denaro per gli ITS privati, poche gocce per gli ITSS statali

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Gli ITS (Istituti Tecnici Superiori) sul filo d’arrivo?

Il titolo del nostro articolo esprime esattamente ciò che ci si può aspettare dall’eventuale approvazione definitiva della legge di riforma degli ITS (atto camera 2333). Per avere le coordinate pertinenti per valutare l’operazione Istituti Tecnici Superiori delle Fondazioni e perciò privati, bisogna perlomeno conoscere la data della loro istituzione, la consistenza quantitativa e qualificativa di cui hanno dato prova questi ITS nei precedenti 12 anni di vita. Questo risultato cercheremo di raggiungere con questo ed i successivi articoli in materia.
Prima di arrivare ad approfondire il disegno di legge per la loro riforma è indispensabile conoscere la loro realtà attuale e fare qualche confronto con gli Istituti Tecnici Statali con i quali, visto il nome e la sigla c’è rischio di confonderli. Il Disegno di legge di riforma cui vorremmo trattare negli articoli futuri è quello che è già stato approvato dalla Camera dei Deputati il 21 luglio 2021, e che poi è stato approvato il 25 maggio del 2022: l’atto Parlamentare 2.333. Due approvazioni dello stesso atto, appunto il n. 2333 che però hanno dato vita a due testi di legge molto troppo diversi, pe cui si corre il rischio che le ulteriori approvazioni, incostituzionalmente, dicano cose profondamente diverse inducendo l’attività del Parlamento ad uno strabismo e una non consapevolezza inaccettabili.
L’età degli ITS non è proprio giovanissima, son già quasi 15 anni che esistono visto che sono nati per opera, ancora una volta non per Legge, ma di un Decreto del Presidente del Consiglio nel 2008 (Dpcm) del 25 gennaio 2008.
La quantità minima dei numeri la dice lunga sulla fiducia e l’apprezzamento con cui gli ITS sono stati accolti dai giovani dalle famiglie dalla società: pochi i

corsi (percorsi, classi) dai 139 nel 2017 ai 201 percorsi nel 2019, in tutta Italia e ciò nonostante le promesse miliardarie di Draghi già nello strafalciatissimo discorso di apertura alla presidenza.
Ma ancora meno gli iscritti: dai 3.367, del 2017, ai 5.097 del 2019. Un numero di diplomati ogni anni che va dai 1.098 nel 2013 fino ad un massimo di 3.536 nel 2018. Fin qui Quelli delle Fondazioni privatissime, eppure già finanzatissimi da Stato e Regioni.
Questi ITS nulla hanno a che fare con gli Istituti Tecnici Statali che rientrano tutti a pieno diritto negli ordinamenti della scuola pubblica. Ai quali si scrivono ogni anno nella misura di almeno 160 mila giovani, almeno 155mila si diplomano ogni anno, il 99,7 degli esaminati consegue ogni anno il diploma, sono complessivamente 775mila gli studenti iscritti e frequentanti ogni anno (Dati ISTAT 2020).

RIDICOLI ED INSIGNIFICANTI GLI ITS PRIVATI INONDATI DAI DANARI PAGATI CON LE TASSE DEI CITTADINI
Le spese che lo stato impegna per ogni studente o alunno in un anno, ammontano in media e per ordine di scuola “da 5.278 euro per la scuola dell’infanzia, passando per i 5.704 della primaria e i 6.348 delle medie, fino ai 6.693 delle secondarie di II grado” (fonte MIUR nel 2020).
La punta di lancia della guerra per ottenere nuovi finanziamenti statali per gli Istituti Tecnici Superiori privati, e dunque per le fondazioni private sottese ad essi, è sicuramente Il sole 24 ore, giornale della Confindustria. Sulle sue pagine rosa, sia cartacee che digitali, si evoca continuamente un aumento di finanziamento dello stato di 20 volte superiore a quello attuale. (Claudio Tucci e i suoi articoli ne sono l’esempio). Questo seppur generico improvviso accrescimento già sarebbe sufficiente a far sobbalzare un qualsiasi cittadino saggio, per varie ragioni:

  • la prima delle quali è il dettato Costituzionale (Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato. Art. 33, comma 3)
  • la seconda è che la scuola e gli apprendimenti sono parte fondante di processi sociali con tempi di realizzazione non prevedibili, mentre la Confindustria preferirebbe programmare sin dalla prima infanzia il curricolo scolastico degli studenti marchiandoli e bloccando qulasiasi aspirazione individuale legata a una maturazione in fieri.
  • la terza è che lo “stato” cerca di aggiungere un’ulteriore forma di finanziamento alle Fondazioni indiscutibilmente egemonizzate dalle IMPRESE (nel 2019 erano 979 alle quali andavano aggiunte 116 Associazioni d’Imprese e 68 associazioni datoriali) per un numero complessivo decisamente maggioritario tra i 2.462 Partner degli ITS. (Dati dell’Indire monitoraggio 2021)
    Vista l’importanza che anche per la Confindustria riveste l’argomento finanziario ci sembra il caso di fare due conti perché i lettori e i cittadini sappiano anche in soldoni di cosa si sta parlando.

Vista l’importanza che anche per la Confindustria riveste l’argomento finanziario ci sembra il caso di fare due conti perché i lettori e i cittadini sappiano anche in soldoni di cosa si ta sparlando.


LA LENTE SUI DATI DISPONIBILI
Il primo atto prevede che 1,5 miliardi di finanziamento statale passino nelle mani degli ITS Privati. E non è un atto ipotetico visto che ne ha parlato molto seriamente ma con altrettanta insipienza l’attuale Presidente del Consiglio Draghi e che ha poi continuato ad essere ripreso nel suo iter parlamentare della legge di attuazione del PNRR.
Ribadiamo, i 1.500 milioni sono stati inamovibili dal primo discorso dell’insipiente Draghi. Un qualche ridimensionamento sembra si stia affermando, cioè lo stanziamento non sarebbe annuale ma sarebbe quinquennale. Cosa che né draghi né il PNRR avevano mai indicato. Per un documento finanziario è un fatto un po’ grosso e vergognoso quello di non dire per quanti anni è designato uno stanziamento.


IL COSTO ANNUO DI UNO STUDENTE NEGLI ISTITUTI TECNI SUPERIORI: QUELLI DELLE FONDAZIONI
Considerando la cifra della distribuzione del miliardo e mezzo nei 5 anni successivi alla legge, farebbe la non modica cifra di 300 milioni l’anno. Seppure, non si sa bene per quale magia, il numero degli iscritti dovesse raddoppiare come prevedono ed auspicano il PNRR e la legge, dagli attuali 5.097 (dato disponibile Indire per l’anno 2019) gli “allievi” iscritti dovrebbero raggiungere il numero improbabile di 10.194. Orbene se tutto ciò avvenisse il costo annuo di ciascuno di questi allievi sarebbe di 29.429 euro ad iscritto che andrebbero nelle casse dei privati. In aggiunta a questo introito ci sarebbe la retta a carico delle famiglie che varia dagli 800 ai 1500 euro.
Il che rispetto ai 6.700 euro di un iscritto alle scuole superiori statali significherebbe che lo stato pagherebbe per ogni iscritto agli ITS privati circa 4/5 volte più di quanto spende per i propri studenti. Bisogna riconoscere che l’anti costituzionalismo di Draghi farebbe un salto, anche rispetto allo stesso ex ministro Luigi Berlinguer padre dell’estensione del finanziamento statale alle scuole private: dal “senza oneri per lo stato” si passerebbe a 4,5 volte le spese dello stato di uno studente delle scuole private rispetto ad uno studente della scuola di stato.

Ma anche questo è decisamente un bell’imbroglio: La Confindustria già sa e conosce l’importo del finanziamento del perché e del percome verrà articolata l’erogazione. I cittadini comuni nulla sanno né possono sapere in materia, e con loro anche i cittadini deputati visto che il comunicato parlamentare ufficiale non ne parla e che a distanza di oltre 7 giorni dalla seduta in cui la Camera ha approvato ancora non è possibile accedere (ai comuni mortali) al testo che dovrebbe essere immediatamente trasmesso al Senato.
Pur non essendo complottisti l’ipotesi che emerge con più forza è che la decisione sul testo approvato sia oggetto di una seconda verifica e approvazione nelle segrete stanze della Confindustria

Fortunato e Piero del collettivo NiNaNda


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