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Venerdì 15 marzo 2019

Associazione Nazionale “Per la Scuola della Repubblica”
Soggetto accreditato alla formazione Decreto MIUR 5.7.2013 Elenco Enti Accreditati/Qualificati 23.11.2016
Via Oslavia 39/F – Roma Tel. 3479421408 – telefax 06 3723742
e-mail scuolarep@tin.it sito www.scuolaecostituzione.it

Convegno e presentazione del libro

VALUTARE

SENZA INVALSI SI PUÒ

di Renata Puleo


Venerdì 15 marzo 2019

ore 15.00 – 17.00 Aula magna Liceo T. Mamiani di Roma

Presenta

Cosimo Forleo
(Ass. Naz. Per la Scuola della Repubblica)

intervengono

Anna Angelucci
(Coordinatrice Ass. Naz. Per la Scuola della Repubblica)

Mario Sanguinetti
(Maestro, Gruppo NoINVALSI)

Renata Puleo
(Ex dirigente scolatica, Gruppo NoINVALSI e autrice del volume)

Al termine seguiranno interventi del pubblico

L’Ass. Naz. Comitato Per la Scuola della Repubblica è un Ente Accreditato alla Formazione dal MIURe il personale docente e non docente è esonerato, ai sensi, del CCNL vigente, dal servizio e verrà rilasciato attestato di partecipazione.
I docenti possono telefonare al n. 347 9421408 per chiarimenti

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A scuola da cittadini a sudditi la strada per la trasformazione autoritaria di un paese

Non è sempre facile dimostrare, nella situazione attuale il carattere regressivo e reazionario dei provvedimenti che governi e Parlamento adottano per la scuola. Nel caso in questione, modifica dell’esame di stato al termine del ciclo scolastico, la dimostrazione è più facile perché governo e Parlamento non possono mascherarsi dietro “ il costo proibitivo” dello “stato quo” o il mantra della “stabilità di bilancio e lotta al debito pubblico” visto che il costo dell’esame resterà sostanzialmente lo stesso.
Questo governo in assoluta continuità con i precedenti agisce con un atteggiamento autoritario e dispotico nei confronti di studenti e insegnanti che è di monito per tutti i cittadini e non riguarda solo la scuola.
I professori veneziani descrivono nel documento che segue un provvedimento, che come molti altri negli anni, tratta docenti e studenti privandoli di ogni dignità degradando gli uni come gli altri a sudditi rispetto alla loro aspirazione alla cittadinanza Costituzionale.
Anche la scuola nel suo insieme perde il suo status di istituzione della repubblica e prosegue il suo degrado a scuola di regime (un regime per altro cialtrone), scuola governativa, scuola ostaggio dei partiti ai fini Continua a leggere


Valutare senza INVALSI si può

Valutare senza INVALSI si puòÈ uscito per le edizioni Anicia il libro della nostra Renata Puleo “Valutare senza INVALSI si può”.
Si può chiederlo direttamente a Piero Castello (piero.castello@tiscali.it) oppure al link sottostante.
On line il prezzo è di 18.50 euro spedizione inclusa https://www.edizionianicia.it/store/350__puleo-renata

Il testo è nato dalla necessità di raccogliere le riflessioni, le discussioni, le analisi fatte in molti anni di lavoro ai fianchi del Sistema Nazionale di Valutazione e delle sue vicissitudini istituzionali. Il plurale e d’obbligo perché esso deve molto a contributi di studiosi, di ricercatori, di educatori, non solo italiani, e al prezioso lavoro svolto dal Centro Studi per la Scuola Pubblica di Bologna e di Roma. Così come deve molto all’insegnante Rossella Latempa, al professor Riccardo Baldissone per la costanza delle riflessioni comuni, e a tutti i membri del gruppo NoINVALSI (Piero Castello, Roberta Leoni, Mario Sanguinetti che ha curato questa edizione, Fortunato Della Guerra che da genitore ci offre un altro sguardo).

Renata Puleo


Cronache di consiglieri economici e capitalismo buono

Il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL) è un organismo di rilievo costituzionale, istituito dall’art 99 della Carta e fondato nel 1957. Attualmente presieduto da Tiziano Treu si compone di rappresentanti delle associazioni di categoria e delle organizzazioni sindacali. La sua attività consiste nella proposta di iniziative legislative a carattere economico-sociale e nella organizzazione di convegni e seminari tematici. Il Governo Renzi ne propose la soppressione mediante legge costituzionale, bocciata dal referendum del 2015. Quel che segue è un commento relativo a incontri a cui ho assistito, particolarmente interessanti per l’attenzione al tema assai caldo del rapporto fra mercato del lavoro e politiche scolastiche.

Renata Puleo, NoINVALSI

 

Cronache di consiglieri economici e capitalismo buono
da ROARS.it

Nell’attuale fase di ridefinizione della soggettività, del suo formarsi e del suo consolidarsi nel rapporto fra forme di vita e lavoro, sono più pericolose le locuste capitaliste o le api lavoriste e riformiste? Per entrambi gli sciami si tratta di lanciare catene di assiomi corredati da dati statistici atte a creare consenso intorno al nodo fra lavoro e competenze certificate. La questione non riguarda solo la pericolosa china in cui stanno precipitando la scuola, la valutazione e il valore legale del titolo di studio, è in gioco un mutamento culturale profondo che attraversa tutti i campi della vita politica. Diventa così di qualche interesse praticare i luoghi dove si elabora il pensiero sul lavoro, sulle sue trasformazioni sul sistema della formazione pubblica e privata. Il Consiglio Nazionale Economia e Lavoro (CNEL) ha mostrato di recente un notevole attivismo come promotore di iniziative di studio su tali temi, forse per sottolineare la sua importanza dopo il tentativo del governo Renzi di abolirlo con la riforma costituzionale. Di seguito, alcune riflessioni su Continua a leggere


La scuola del Sud e la falsa coscienza dei test INVALSI

INVALSINoi del gruppo NoINVALSI non facciamo mistero del fatto che non ci convince quanto l’INVALSI va compiendo e facendo ormai da più di 10 anni in Italia. E ciò nonostante ci sembra particolarmente interessante il punto di vista del Prof. Vertecchi che, essendone stato il presidente defenestrato, forse qualche aspettativa ce l’aveva. Il “povero” presidente/pedagogista pensava infatti che dalle prove oggettive standardizzate ne potesse venire qualcosa di buono per le scuole d’Italia.

Altrettanto interessante ci sembra il parere dei professori Latempa e Laccetti che forse usano l’argomento del “mancato convincimento” come strategia narrativa per muovere accuse puntuali e pesanti alle pessime pratiche e prospettive dell’Istituto. L’argomento usato da loro (che riportiamo di seguito) ci sembra particolarmente efficace per tutti quei docenti, studenti e genitori fanatici dei quiz INVALSI i quali non riescono, o forse nemmeno provano, ad assumere un barlume di spirito critico su ciò che avviene sotto i loro occhi.
Speriamo che gli argomenti dell’articolo finalmente li spingano a
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Noi stiamo con le Antigoni

Antigone e Creonte: ciò che è legale è legittimo?

Legittimità e legalità sono concetti distinti se pur coassiali, posti entrambi sulla linea della formulazione e della applicazione di una legge. È la riflessione che sta animando l’obiezione e la disapplicazione delle norme sulla sicurezza da parte  dei Sindaci e il ricorso alla Corte Costituzionale di alcuni Governatori Regionali.
Etica e pragmatismo: le norme votate da un Parlamento imbelle rischiano di aggravare proprio quella sicurezza pubblica che si vorrebbe rinforzare.
Accusati di anarchismo, coloro che si ribellano a una deriva pericolosissima della qualità della vita civile, ricordano che ogni “arché” richiama la necessità della “an-archia”, come, in questo caso, sospensione delle certezze sulla sovranità derivata dal privilegio di status e di razza.
Ciò che possiamo riconoscere come fondante/fondamentale è solo la comune umanità.

Renata Puleo per NoINVALSI

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Manifesto disobbediente dell’”Officina dei Saperi”

Si ripropone, da secoli, ogni volta che insorge lo “stato di eccezione” – ovvero ogni volta che il potere politico esubera non solo rispetto all’ordine giuridico ma alle norme etiche o alla percezione di valori non scritti della civiltà – lo storico conflitto fra Creonte e Antigone, fra la Legge storica e la Legge naturale e umana della compassione e della pietà.

Il conflitto è noto e gli dà voce l’immensa tragedia di Sofocle: da una parte le ragioni di Creonte, il tiranno di Tebe che, interpretando le leggi della città che impediscono sepoltura ai traditori, proibisce l’inumazione del ribelle Polinice; dall’altra le ragioni di Antigone, la giovane fanciulla sorella di Polinice che, vedendo il cadavere esposto al martirio dei corvi, disobbedendo alla legge, con rischio personale, sacrificando la sua felicità (è promessa ad Emone, figlio di Creonte), porta il corpo del fratello nella città e lo seppellisce.

Sofocle, i Greci cioè, non prendono posizione per una delle due parti (anche se la tragedia si chiama Antigone). Sono tragici appunto e sanno che non ci può essere società e giustizia senza il rispetto della legge, così come non può esserci umanità senza la pietà e l’inumazione dei morti. Da tragici, Continua a leggere


Invalsi. La sociologa vada a lezione dall’insegnante

Condividiamo fino all’ultima virgola la replica della professoressa Latempa alla sociologa Chiara Saraceno.
Con quest’ultima vorremmo congratularci per il doppio salto carpiato per tentare di salvare, nel finale del suo articolo, l’INVALSI e le sue pratiche valutative dopo averne snocciolato le innumerevoli nefandezze.
Non è che stia anche lei proponendosi per una nuova “Cordata per il nostro INVALSI”? Una cordata, quella di qualche anno fa, molto meno “sapiente” che però riuscì a portare il suo promotore, l’audace Paolo Mazzoli, a scalare l’INVALSI e a diventarne addirittura il Direttore Generale.

Fortunato e Piero del Gruppo NoINVALSI


Chiara Saraceno da Repubblica.it 15/12/2018

I test INVALSI per una scuola più giusta

I test Invalsi non hanno mai goduto di molta popolarità tra gli insegnanti e anche tra molti pedagogisti, per motivi diversi. Si va, infatti, dall’ostilità di principio a ogni tipo di valutazione (di fatto degli insegnanti, visto che questi valutano, eccome, gli allievi) all’ostilità verso tutti i test standardizzati, inclusi quelli Ocse-Pisa, al test come strumento di valutazione di effettive capacità e apprendimento di uno studente e dei suoi progressi nel tempo. È stato anche denunciato il progressivo adattamento della didattica alla preparazione per i test, scambiando il mezzo per il fine. Ci sono interi scaffali di libreria dedicati a come superare i test Invalsi, a imitazione di quanto è già successo per i test di ammissione all’università. Ovvero, invece di agire sui meccanismi che favoriscono (oppure ostacolano) l’apprendimento, la capacità di comprensione e il ragionamento logico, si addestra a utilizzare lo strumento test, come se si trattasse di un concorso a quiz.

Lasciando da parte l’ostilità a ogni tipo di valutazione dell’efficacia del proprio operato rispetto al contesto specifico — una cattiva traduzione della libertà di insegnamento come insindacabilità e inverificabilità — le preoccupazioni per i rischi di trasformazione della scuola in un “testificio” non vanno sottovalutate. Così come non va sottovalutata la sfiducia circa l’uso cui questi test sono destinati: valutazione degli studenti rilevante a fini curriculari anche sul mercato del lavoro?

Valutazione degli insegnanti più o meno contestualizzata? Valutazione dei problemi specifici sperimentati nell’apprendimento e nella maturazione delle capacità cognitive da bambini e ragazzi in contesti difficili? Queste domande non hanno trovato risposte chiare e univoche sia dai responsabili Invalsi che si sono via via avvicendati sia dal ministero. A livello pubblico, comunicativo, rimangono le impietose fotografie tra le scuole e le regioni che danno risultati migliori e peggiori, senza che questo produca una riflessione, appunto, sui meccanismi all’origine delle differenze e tantomeno solleciti interventi mirati, ampliamento delle risorse, là dove c’è più bisogno.

Molti dunque, anche se per ragioni diverse, festeggeranno l’avvio dello smantellamento dell’Invalsi. Lo prospetta il disegno di legge sulla semplificazione.

A chi si rallegra, pur comprendendone le buone ragioni, chiedo tuttavia se sia un bene che il sistema scolastico italiano, gli insegnanti, i politici, si privino di uno strumento che, certamente perfettibile, consente di monitorare le disuguaglianze nell’offerta educativa in Italia, le necessità diversificate che presentano i vari contesti e che non possono essere lasciate da affrontare, con scarsi mezzi e scarsi riconoscimenti, ai singoli insegnanti. Non sarebbe meglio circoscriverne e chiarirne gli obiettivi, specificandone il carattere di monitoraggio del sistema su alcune dimensioni selezionate? Temo che con la cancellazione dell’Invalsi o la sua trasformazione, da organismo indipendente in ufficio del Miur, non prevarrà chi si batte per una scuola più giusta e più attenta allo sviluppo di ciascun bambino e ragazzo, quindi anche più attenta a compensare le disuguaglianze di contesto e famigliari.

Al contrario, il Miur non si troverà più nell’imbarazzante situazione di sapere che l’uguaglianza rispetto all’istruzione è lungi dall’essere attuata, ma di non fare nulla. Potrà continuare a non fare nulla sotto il “velo dell’ignoranza”, evitando di essere valutato esso stesso.


La replica di Rossella Latempa da ilManifesto.it

Test Invalsi: l’illusione morale di una giustizia che non c’è

Non convince quanto scrive Chiara Saraceno sulle pagine di Repubblica («I test Invalsi per una scuola più giusta»), a commento delle recenti voci su una revisione/fusione degli enti preposti alla valutazione del sistema di Istruzione pubblico.

Non convincono né il titolo – il test strumento di giustizia sociale- né le argomentazioni – gli insegnanti che si rifiutano per principio di essere valutati – che hanno fatto da grancassa alla progressiva trasformazione neoliberale dell’istruzione italiana, in un contesto globale. Le denunce di Saraceno – l’addestramento seriale nelle scuole trasformate in ”testifici”, l’impiego dei test nelle certificazioni individuali degli studenti come biglietto d’ingresso nel mercato del lavoro o nelle Università– non descrivono distorsioni accidentali. Non si tratta di un uso deformato e perfettibile del test, “strumento di giustizia” incompreso, che non gode di simpatie nel mondo scolastico.

Un test censuario, come quello Invalsi, ossia somministrato alla totalità degli studenti dai 7 ai 18 anni, non è un neutro strumento di indagine scientifica, ma uno strumento di regolazione e controllo (accountability) dell’attività educativa, il cui fine è esattamente quello previsto: trasformare l’esito delle prove in una misura dell’apprendimento degli studenti correlata alla qualità delle scuole.

Buon punteggio ai test significherebbe automaticamente buona qualità. D’altra parte a questo serve il “valore aggiunto” che l’Invalsi ha confezionato: a capire quanto “aggiunge” o “sottrae” un istituto – e dunque via via il singolo insegnante – all’apprendimento dei suoi studenti. Si tratta di uno strumento performativo, capace di indurre comportamenti e giudizi di valore, contestato scientificamente e dagli effetti ben noti a chi conosce l’evoluzione dei sistemi di istruzione angloamericani, che premia chi avanza e punisce chi recede (per ora, solo moralmente all’interno della comunità professionale).

Se l’intento fosse quello di “monitorare le disuguaglianze”- impegno nobilissimo condiviso da tanti insegnanti- basterebbero dati statistici raccolti su campioni ben scelti. La somministrazione di massa di test e i questionari di carattere psicometrico (come dimenticare i nuovi quesiti della scorsa primavera sulle “aspettative future” a 10 e 15 anni: avrò abbastanza soldi per vivere? Sono un ragazzo capace di pensare in fretta? Riuscirò a comprare le cose che voglio?) sono invece perfettamente coerenti con la nuova deriva tecnocratica che l’istruzione (non solo italiana) sta attraversando e che tanti denunciano da tempo (si leggano i post di Roars o del gruppo Noinvalsi).

Deriva che poggia, da una parte, sull’illusione razionalista di poter quantificare ogni performance del soggetto-capitalista umano (così lo definisce Roberto Ciccarelli, Il capitale disumano, la vita in alternanza scuola lavoro, Manifestolibri) e, dall’altra, sulla totale delegittimazione del giudizio professionale e della specificità dei contesti, sostituiti da indicatori numerici facilmente comparabili.

Pensare -come sostiene Saraceno -che rifiutare i test standardizzati significhi nascondersi dietro il “velo dell’ignoranza” somiglia a un velo di ipocrisia. Così si strangola la scuola nelle morse di un fallimento di cui è ritenuta unica responsabile. Non è migliorando uno strumento di misura che si modifica il fenomeno che si vuole misurare.