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Invalsi. Si può anche essere insipienti ma bisogna almeno motivarlo

PROVE INVALSI pre prove in seconda (3)

ciarlatani

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Le pedagogiste e ricercatrici Clotilde Pontecorvo e Grazia Noce iniziano la loro presentazione della edizione italiana del libro “LA COSTRUZIONE DELLA LINGUA SCRITTA NEL BAMBINO” di cui sono autrici le due altre ricercatrici Emila Ferreiro e Ana Teberosky narrando il seguente episodio:

Due bambini entrano insieme nel refettorio della loro scuola materna. C’è una grande scatola in alto su uno scaffale del refettorio, di quelle che contengono confezioni alimentari, e ci sono delle scritte sopra. Gianni legge: <<merendine>>, scandendo le sillabe, Francesco lo corregge e dice <<Ma no, dice uova>>, come effettivamente c’è scritto. È un episodio realmente avvenuto in una scuola materna romana, che possiamo interpretare alla luce delle ricerche inaugurate e documentate in questo libro. Infatti sia Gianni che Francesco leggono, anche se si trovano a livelli diversi dello sviluppo della capacità di lettura>>. Proseguono le due pedagogiste:

<<ambedue cercano di interpretare dei segni scritti, facendo anticipazioni di significato, che sono basate sulla conoscenza del mondo: una scatola collocata nel refettorio deve contenere cose da mangiare, e di quelle che si mangiano usualmente a scuola; le scritte sopra le scatole o altri contenitori dicono il nome delle cose che contengono, e via dicendo>>”

Clotilde Pontecorvo e Grazia Noce con questo aneddoto anticipano gli esiti della ricerca delle due linguiste che hanno indagato su come Continua a leggere


Invalsi. Con cinismo prosegue come se nulla fosse

L’invalsi sa dal 2011 che le preprove in seconda erano sbagliate

PROVE INVALSI –  Pre – prova in seconda elementare

Era l’ormai lontano 2011 quando l’INVALSI commissionava ad un gruppo di ricercatori il “WORKING PAPER” (fogli di lavoro, una piccola ricerca) dal titolo “La prova di lettura strumentale di II primaria e la relazione con la comprensione del testo”.(1)

Nel pubblicare e mettere nel proprio sito ufficiale la piccola ricerca (togli INVALSI), il direttore della ricerca stessa (il Presidente o Direttore generale? Ah, saperlo!), poneva in calce al frontespizio la seguente avvertenza: “Le opinioni espresse nei lavori sono attribuibili esclusivamente agli autori e non impegnano in alcun modo la responsabilità dell’Istituto. Nel citare i temi, non è, pertanto, corretto attribuire le argomentazioni ivi espresse all’INVALSI o ai suoi Vertici.”.

Questo atteggiamento di scarico delle responsabilità da parte del committente nei confronti di ricercatatori coinvolti in forme varie nell’attività dell’Istituto era comunque una ragione di interesse e curiosità.

Infatti i lettori curiosi restano premiati già dalle prime pagine dove si Continua a leggere


Invalsi. Leggi, guarda e metti la crocetta. Hai tre secondi di tempo.

PROVE INVALSI –  Pre – prova in seconda elementare

La prova di Italiano di seconda primaria, come negli anni passati, è stata fatta precedere da una prova preliminare di lettura strumentale, comprendente 40 item, ciascuno dei quali formato da una parola seguita da una serie di quattro figure, tra cui l’alunno deve indicare quella corrispondente alla parola letta. Il tempo per leggere le 40 parole e scegliere la figura corrispondente è di due minuti, tempo necessario a un bambino di seconda primaria in grado di leggere scorrevolmente per svolgere senza errori la prova. Il solo scopo di tale prova, che non prevede l’assegnazione di alcun punteggio, è quello di verificare quale percentuale di alunni non abbia ancora raggiunto un sufficiente grado di automatismo nella decodifica di parole scritte, misurato dal numero di parole lette correttamente nel tempo assegnato. La capacità strumentale di lettura costituisce infatti un indispensabile pre-requisito per lo sviluppo della Continua a leggere


Quando l’impresa Scuola fallisce

La buona scuola azienda

Documento MIUR 2018

Una politica nazionale di contrasto del fallimento formativo e della povertà educativa.

Cabina di regia per la lotta alla dispersione scolastica e alla povertà educativa.

(testo disponibile sul sito del MIUR)

(commento di R. Puleo)

La forma molto spesso è la sostanza di un documento, pertanto parto da questa.

  1. Il titolo. Una strategia politica nazionale (veramente opportuno l’aggettivo visto quel che sta già succedendo in Veneto e in Lombardia rispetto al sistema-scuola…) che si propone di contrastare il “fallimento formativo e la povertà educativa”: l’accento di tutto il testo e immediatamente posto sulla responsabilità della scuola. Del resto una posizione simile era già chiarissima nel manifesto La Buona Scuola che, a pag 108, titolava così il paragrafo sulla dispersione: “Gli Early Leavers sono giovani disaffezionati da una scuola che non riesce a tenerli con sé”

  2. I redattori. “Cabina di regia per la lotta alla dispersione scolastica e alla povertà educativa” fa intendere due cose: a) non si tratterebbe di una commissione consultiva ma di un gruppo di lavoro strategico, che orchestra e guida le azioni di contrasto; b) i suoi membri sono dotati di tutta l’expertise – e il potere politico – necessari per metterle in atto. Non riesco a trovare i nominativi dei rappresentanti dei vari soggetti istituzionali (MIUR: Ministero del Lavoro; ANCI, Regioni, UPI (ancora???) ma sappiamo che i designati a simili attività sono i

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Per dare seguito e mettere in movimento il testo dell’appello pubblicato in questi giorni (https://sites.google.com/site/appelloperlascuolapubblica), abbiamo pensato di “stanare” la politica, le organizzazioni sindacali e anche l’associazionismo che si occupa di formazione e di educazione, perché prendano una posizione. Un punto di vista “critico”. Se 8000 persone, delle più diverse provenienze professionali, si riconoscono in un documento di denuncia sui problemi gravissimi che affliggono la scuola, forse è bene che se ne discuta.

(R. Puleo)

Lettera aperta

Siamo gli estensori e i primi firmatari dell’Appello per la Scuola Pubblica diffuso nell’ultimo scorcio di anno: il documento, pur estraneo a qualunque appartenenza partitica, per l’oggetto stesso di cui tratta, chiama in causa la Politica, intesa come luogo di formazione delle decisioni sui destini della cosa pubblica.

In pochi giorni il documento, circolato per semplice “passa parola” e senza il supporto di nessuna organizzazione, è stato firmato da oltre 7000 persone: cittadini, studenti, maestri e professori di scuola, personale amministrativo, docenti universitari, professionisti, magistrati, intellettuali, non solo italiani.

Ciascuno di loro si è riconosciuto in un testo che solleva il problema della modalità con cui formazione, istruzione ed educazione devono essere impartite dalla scuola pubblica per mandato costituzionale.

Il documento individua sette temi che, ad avviso dei firmatari, costituiscono (senza peraltro esaurirli) altrettanti nodi nevralgici dell’attuale crisi della scuola italiana, dalla Scuola dell’Infanzia all’Università, e conclude chiedendo una moratoria su alcuni dispositivi e la costituzione di Continua a leggere


Fare l’appello: una chiamata in campo

Appellarsi ad una opinione pubblica non ancora soggiogata dalle sirene della scuola renziana.
Chiamare a una riflessione sui danni che la legge 107/2015 ha inferto al sistema nazionale di istruzione obbligato ad adattarsi alle esigenze delle imprese private e del mercato.
Questo il significato del documento che pubblichiamo e che ha già raggiunto oltre 800 adesioni.
Se l’appello conta “solo” sette temi è perché ciascuno di essi è appunto tematico, apre a riflessioni ampie, articolate, in grado di mettere in crisi i dispositivi di cui la famigerata Buona Scuola si serve per sancire lo smantellamento della scuola voluta dalla Costituzione Repubblicana.
I primi firmatari e redattori del documento sono “gente di scuola”. L’esigenza di rivolgersi a studenti, genitori, insegnanti, dirigenti, soggetti politici, è venuta loro dal confronto con una realtà di lavoro deprimente e dal desiderio di ripensare anche i grandi temi del rapporto fra ciò che ha carattere pubblico, statale, privato nell’ampia gamma dei bisogni e dei desideri che possono costituire un Buen Vivir.
La conoscenza e la politica si nutrono vicendevolmente. Parole abusate, ovvero sfruttate al limite del senso, hanno perso ogni capacità di significare e minano questo connubio: merito, competenza, responsabilità individuale, valore, ecc. Occorre riportarle nel contesto storico-sociale, ridare loro ordine simbolico. Un ordine dentro un quadro etico basato sul meritare nella obbligazione verso l’Altro, sulla competenza d’uso della Lingua che ci rende l’animale che parla e che si parla, sulla responsabilità chiamata a misurarsi nel nesso errore/erranza/dubbio, sul valore che viene della cooperazione e non come esito dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo.
Per questo ci preme portare all’attenzione i temi del rapporto fra formazione e lavoro, fra processo educativo e valutazione formativa, fra tecnologia, scienza e scelte etiche, fra norma, diritto e legittimità.
Non chiediamo solo di firmare, chiediamo di portare nelle scuole, nei luoghi di riunione, nelle case uno stimolo alla discussione. Così come chiediamo alle forze politiche di includere nei loro programmi una “sospensione” degli effetti della legge 107/15.
Non ne va solo della scuola, ne va del futuro di un intero paese.

Renata Puleo

Link per firmare: https://sites.google.com/site/appelloperlascuolapubblica

 

Appello per la Scuola Pubblica

Un documento sulla Scuola e sull’Istruzione. Da leggere, pensare e sottoscrivere.‬

Rafael Araujo, Blue morpho golden ratio sequence.

Dalla Costituzione della Repubblica italiana:

Art. 3: ” [..]E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

Art. 33: “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.  La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.  Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.”

 

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La buona alternanza: una contraddizione in termini

Alternanza scuola lavoroCome abbiamo già avuto modo di scrivere, le forme assunte dall’Alternanza Scuola Lavoro in tante scuole italiane dimostrano come tali pratiche costituiscano il nervo scoperto della legge La Buona Scuola. Soprattutto, nella composizione linguistica e ideologica fra lavoro e scuola, esse vanno a fare da perno fra l’idea di lavoro veicolata dalla famigerata Jobs Act e la “riforma epocale” (sic, dalla viva voce di Renzi) del sistema scolastico. L’asse su cui ruota tale nefasta congiunzione è la parola “competenze” presa nell’imbuto della loro “comprovata certificazione”. Parola, femminile-plurale, definita (non una definizione in senso euristico, epistemologico), nei documenti del MIUR dell’INVALSI, nei testi delle Raccomandazioni Europee, come manifestazione di autonomia e responsabilità da applicare nei contesti di studio, essa converge verso la misura dell’adattamento all’ambiente. Ambiente di lavoro, tanto che l’imbuto nel quale scuola e lavoro confluiscono è il Quadro Europeo delle Qualifiche Professionali. Come dice Giordani nella sua testimonianza, formare competenze è una pratica di addestramento al lavoro. Attività occupazionale che esiste solo nelle forme precarie, instabili, ricattatorie dell’attuale mercato della Continua a leggere