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convegno5marzo202


In modi diversi ma… sempre meno scuola per tutti

Nel PNRR non ci sono solo spese, ma anche risparmi: 1,4 miliardi di tagli alla scuola

istruzione-mutilata

Gli antecedenti

Il primo tentativo di tagliare un anno di scuola riducendo da 5 a 4 gli anni della scuola superiore di II grado, risale all’anno 2000 da parte dell’allora Ministro Luigi Berlinguer. Il tentativo andò fallito grazie ad un movimento vasto, diffuso nel pase che tra l’altro diede luogo ad una manifestazione nazionale della scuola, soprattutto docenti, che raggiunsero Roma in più di centomila. Dopodiché il ministro piangnucolante fu costretto, a dimettersi.

Sempre lo stesso ex ministro lo troviamo, trasformato in eminenza grigia, tesserato alla fondazione TREELLE, a difendere l’Alternanza Scuola Lavoro, gli ITS (Istituti Tecnici Superiori) la loro moltiplicazione, il loro iperfinanziamento.

Ma il Berlinguer Luigi non ha smesso di sognare l’attacco frontale alla scuola superiore per tagliarne il quinto, sicuramente ha perlomeno assistito al varo della sperimentazione realizzata dalla ministra Valeria Fedeli nel 2017, di far sperimentare a 100 classi la “voluttuosa” esperienza di concludere le scuole superiori in soli 4 anni.

L’attuale ministro Bianchi appartenente alla stessa casta filo confindustriale del Luigi Berlinguer, sta realizzando un colpo più ardito, quello di far sperimentare a 1.000 classi l’esperienza “vertiginosa” di contrarre un anno di scuola le superiori.

È questo l’ennesimo caso lampante di come le riforme scolastiche degli ultimi 30 anni abbiano avuto come protagonisti governi, ministri e parlamenti eterodiretti in misura feroce dal potere finanziario che, attraverso loro, arriva a

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Rapporto scuola media 2021 della Fondazione Agnelli: lobbisti e velinari all’opera

persone o cervelli

Impressionante lo stuolo di insipienti, fondazioni, associazioni, centri di ricerca che riescono a pontificare sulla scuola pubblica italiana. Più ancora stupisce la sostanziale unità che li tiene legati tra loro e i legami tra loro il potere economico e finanziario da cui promanano.

Non riusciamo a capire se i quotidiani, la stampa, i media facciano tutti parte della stessa cordata o se si prestino tutti a fare i corifei dei potere istituiti. Il 29 settembre di quest’anno, il giorno dopo il comunicato stampa della Fondazione Agnelli che annunciava e descriveva il Rapporto sulla scuola media 2021 i sette maggiori quotidiani d’Italia dedicavano tutti dei bei paginoni al rapporto stesso: La Stampa, il Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore, La Repubblica, Avvenire, Il Messaggero, Il Mattino (quelli che noi abbiamo intercettato).

A fronte di tanto inchiostro e tanta carta colpisce l’azzeramento dello spirito critico che redazioni e singoli giornalisti hanno messo in campo. L’assenso, il conformismo, lo scopiazzamento, le citazioni evocano il regime, la scuderia, la squadra, piuttosto che l’esercizio della libertà di pensiero, il rigore della verifica e dell’attendibilità. Forse ormai non è più tempo di parlare di lobbismo egemone, ma di un regime ormai ferreo e soffocante.

Pubblichiamo una delle poche voci fuori dal coro tutta interna alla scuola composta da insegnanti di varie discipline e di vari ordini scolastici che fa da contraltare a questi sedicenti esperti di scuola (nella quale non hanno mai messo piede) abituati a riempirsi la bocca di termini altisonanti quali “neuroscienze” senza sapere di cosa parlano.

Fortunato e Piero del Collettivo NiNaNda

La Scuola media della Fondazione Agnelli: persone o cervelli?

Abbiamo letto con molta attenzione il Rapporto scuola media 2021 della Fondazione Agnelli; la parte più singolare è quella che riguarda le modalità di apprendimento delle persone durante la pubertà e i metodi didattici da adottare. Il meccanismo purtroppo è noto: si presenta un rapporto della Fondazione Agnelli come autorevole e oggettivo; questo studio “dimostra” che grazie a nuove acquisizioni “delle neuroscienze” è assodato che fare lezione – meno che mai frontale, per carità – e voler insegnare qualcosa ai ragazzini delle

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20 SETT. MANIF.


Il nostro Green Pass è la Costituzione

Il nostro green pass è la costituzione

Ci associamo all’appello dei docenti universitari contro la natura discriminatoria del “green pass” e al prof. Barbero, nel giudicare questo provvedimento obbligatorio a scuola una misura ipocrita e vigliacca.

Per noi una misura diversiva atta a distogliere l’attenzione riguardo alle irresponsabilità pregresse e alle incapacità presenti e future nella gestione della pandemia. Incapacità che passa per l’ostinazione a voler anteporre il dogma del profitto a tutto il resto, in primis alla salute della collettività, per l’ostinazione nel destinare il grosso delle risorse pubbliche sempre e solo al privato.
Terminati gli “Andrà tutto bene” e i “Niente sarà come prima” eccoci ora al “Tutto sarà come prima, anzi peggio…

Ecco allora l’imposizione di questi strumenti autoritari che ci colpevolizzano e ci mettono uno contro l’altro divisi tra SìVax, NoVax, SìGreenPass, NoGrinPass. Purché nessuna e nessuno chieda conto del perché ci si ostini a mantenere le classi pollaio, perché ci si ostini a non potenziare i mezzi pubblici, perché si persista a chiudere scuole, a smontare la sanità pubblica e a precarizzarci la vita.

Siamo un collettivo e in quanto tale ognuno con le proprie idee e sensibilità, alcuni vaccinati altri critici e dunque taluni muniti di green pass, però tutti crediamo che esiste una Costituzione a cui rendere conto. Studio, salute e lavoro, sono diritti costituzionali, se noi oggi accettiamo che vengono negati diritti universali a chi ha compiuto una scelta diversa da quella consigliata a tamburo battente, ossia vaccinarsi, infrangiamo quei principi scritti nella nostra Costituzione.
Se accettiamo oggi questo principio discriminatorio per stanchezza, perché “tanto io sono vaccinato e dunque non mi riguarda“, perché “tanto è temporaneo“, perché “così questi NoVax imparano“, domani potrebbe toccare a chiunque di noi subire un’imposizione discriminatoria che ci riguarda.

Per questi motivi rifiutiamo il green pass, contestiamo la retorica che spaccia la via vaccinale come l’unica soluzione praticabile, siamo con quelli che in questi giorni lottano e disobbediscono.

Collettivo NiNaNd@


Giovedì 6 maggio 2021 sciopero nazionale di tutto il personale della scuola, indetto dalle Organizzazioni Sindacali di base

No INVALSI

I test da oltre 10 anni producono dati statisticamente inutili, danneggiano la didattica, costano milioni di euro ai contribuenti.
Eppure, il PNRR alla voce investimenti ne promuove la generalizzazione.
Oggi, ancora in piena emergenza, e ancora domani per un futuro migliore per la scuola pubblica, i genitori di PaS (Priorità alla Scuola) continuano e continueranno la loro battaglia e appoggiano lo sciopero contro i test.
Gli insegnanti di PaS che lottano per una scuola pubblica inclusiva, contro il precariato e le classi pollaio aderiscono allo sciopero che non riguarda solo una categoria di lavoratori o un comparto del pubblico impiego, riguarda la più importante istituzione del paese, la scuola di ogni ordine e grado.
Lo sciopero del 6 maggio riguarda tutt* coloro che hanno interesse a che il nostro paese coltivi intelligenze critiche e non consumatori passivi, adattati, obbedienti. La scuola ha bisogno per farlo di insegnanti preparati, garanzie di continuità negli insegnamenti, ambienti di studio adeguati, territori ricchi di risorse in cui ogni istituto scolastico sia un presidio democratico.

📌📌 Le prove INVALSI: dentro e oltre la contingenza 📌📌
Breve prontuario per raccapezzarsi su un argomento vasto, vastissimo, di più.

🤔 What is Invalsi? 🤔
Le Invalsi sono le prove standardizzate cui vengono sottoposti studenti e studentesse di tutta Italia. Le prove sono svolte da chi frequenta la seconda e la quinta elementare, la terza media, la seconda superiore e la quinta superiore. Esistono proposte per svolgere i test anche prima delle elementari.

💸💸 Mmmmmh: sono solo prove? 💸💸
A Febbraio 2021, con le scuole chiuse, il Ministro Bianchi ha garantito che le prove sarebbero comunque state fatte. Alcuni studenti sono entrati negli edifici per fare i test, mentre per fare ritorno alle lezioni hanno dovuto aspettare parecchio tempo. Già questo ci dice che non si tratta di una semplice prova, ma di qualcosa di più invasivo. Non a caso costa alle casse dello stato 21 milioni di euro l’anno.

🧛🏻‍♀️🕵🏻‍♀️ Chi cosa quando 🕵🏼‍♂️🧛🏻‍♂️
INVALSI= Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione. Creato nel 1999 da Luigi Berlinguer e successivamente ampliato da Letizia Moratti e Maria Stella Gelmini. Il suo compito è fornire le prove, somministrarle leggerne i risultati.
Il sogno è che queste certifichino dove sia meglio dirottare i pochi fondi della scuola, magari solo agli istituti considerati meritevoli, visto che in scuola non si investe da qualche decina d’anni.

🐼 Però una valutazione del Paese serve! (pt. 1) 🐼
Proprio per come sono fatti, i test non danno alcuna certezza. È la struttura su cui sono basati a essere problematica, dal momento che il modello Rasch, utilizzato per la loro realizzazione, prevede già nella sua struttura che un terzo delle prove sia sotto la soglia richiesta.
Gli Invalsi mostrano un paese ignorante? Difficile dimostrino altro: i risultati restituiscono quella che è l’ipotesi iniziale!

🧑🏻‍🏫👩🏽‍🏫 Però una valutazione del Paese serve! (pt. 2) 👨🏼‍🏫👨🏻‍🏫
Le Invalsi propongono un tipo di prova molto specifico, basato sul metodo analitico. È il motivo per cui trovano più sostenitori in chi insegna materie scientifiche e meno in quelle umanistiche che hanno (scusate la semplificazione) uno sguardo più globale. Tuttavia, il punto è che questo forte investimento nelle Invalsi sta costringendo tutta la Didattica a riformularsi in funzione di questo tipo di prove. Basta guardare i libri di testo per capirlo. Come sa ogni studente e ogni studentessa: oltre alle crocette c’è di più!

🤷🏻‍♂️🤷‍♀️ Ma allora volete la scuola di una volta! 🤦🏻‍♂️🤦🏽‍♀️
Non diciamo eresie.
La scuola deve essere rivoltata come un cappotto! E se il Governo Draghi cambiasse i piani del Recovery Fund sarebbe pure possibile, visto che questa volta i soldi ci sono!
L’edilizia scolastica è un problema, la ricerca e la diffusione pedagogica pure. Il corpo docente è ridotto all’osso e precario, le infermerie nelle scuole non esistono, il personale amministrativo è insufficiente e le classi sono affollatissime. Questi problemi li conosciamo già e devono essere risolti da tempo.

💪🏽✊🏾 Hasta la valutazione siempre! 💪🏻✊🏾
L’idea secondo cui tutto deve essere valutato è tutt’altro che rivoluzionaria. In età evolutiva la misurazione e la valutazione deve essere legata ad un processo di apprendimento non ad una performance. In questo modo creiamo solo una classifica in cui è il gioco stesso ad essere falsato.
Ah, una cosa: ricordate quando le agenzie di rating declassavano l’Italia da A+ ad A? Anche quella è una valutazione. Il fatto che esistesse non la rendeva automaticamente sensata.

🧟‍♀️🧟‍♂️ Quest’anno? Giusto farle, così mostriamo i danni della DAD! 🧟‍♀️🧟‍♂️
È un ritornello che si sente spesso, ma facciamo molta attenzione. A fornire le prove è un Ente dello stesso Stato che ha chiuso le scuole per mesi e che ha dichiarato che DAD e didattica in presenza sono in continuità. Inoltre, proprio per il modello matematico che è stato adottato è verosimile che i risultati non rispecchino davvero i danni perpetrati. Ci potremmo trovare con risultati che ci dicono che… in fondo la DAD non è così male.

🧜🏻‍♀️🧞‍♂️ Ma vi lamentate sempre: alternative? 🧚🏼‍♀️🧝🏻‍♂️
L’alternativa, al solito, va riportata alla struttura della scuola, non si deve rimanere sul singolo problema. Il punto non è dire agli Invalsi come cambiare il modello, ma chiedersi come migliorare la scuola. Per esempio, quei 21 milioni possono essere investiti (tra le altre cose) in ricerca pedagogica, in insegnanti di sostegno, edilizia scolastica, corsi di italiano L2…
Ma le priorità sembrano altre: c’è un Piano per il Recovery Fund che potrebbe essere investito per questi e altri temi.
Se poi vogliamo avere un quadro generale, perché non fare test a campione?

🧑🏽‍🔬🧑🏼‍🎓 Siete dei bastian contrari: alla fine è solo una verifichetta! 👨🏽‍💻👩🏻‍🏫
Cavolo! Costosa questa verifichetta!
In realtà si tratta di una macchina che ha un’ideologia alla sua base, con 2 conseguenze evidenti:

  1. Studenti e studentesse imparano che la valutazione è al centro di tutto e che le loro conoscenze sono sempre misurabili. Così si abituano a diventare il più produttivi possibile, no?
  2. Ci si abitua al fatto che il momento centrale della crescita è la valutazione. Non è così: la valutazione (magari da non proporre in classi con 25 student*) può essere una parte del processo di apprendimento, non il suo centro.

🤡🤡 Ma mi@ figli@ si diverte! 🤡🤡
Anche scaccolarsi può essere divertente, ma non è detto che sia una mossa saggia.

✊🏼✊🏿 Che fare? ✊🏽✊🏻
Il boicottaggio delle Invalsi è qualcosa di complicato e difficile da replicare. Per il corpo docente ci vorrebbe molta forza da parte di tutti i sindacati. Per il corpo studentesco potrebbe essere più facile: si può sempre rispondere a caso, come molt* hanno fatto nelle varie sessioni. I genitori potrebbero non inviare figli e figlie a scuola, ma non è detto che la prova non venga riproposta. E a quel punto, la palla passerebbe di nuovo, e giustamente, in mano a studenti e studentesse. A loro la scelta!

Noi intanto teniamo la barra dritta e facciamo attenzione all’ansia valutativa. L’Università sta già pagando duramente queste modalità.
Nel frattempo, sappiamo che il mondo dell’istruzione è già sommerso di valutazioni (INVALSI, voti, conteggio assenze, condotta, educazione civica, crediti e debiti, senza parlare di RAV, VQR e AVA).
Dovremmo aver capito la corsa alla valutazione non dà buoni frutti e rende la scuola un posto ancora più stressante.
Un’altra scuola può essere costruita, ma tocca lottare insieme per rinforzarla.

PaS – Tavolo Pedagogia e Didattica


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