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20 SETT. MANIF.


Il nostro Green Pass è la Costituzione

Il nostro green pass è la costituzione

Ci associamo all’appello dei docenti universitari contro la natura discriminatoria del “green pass” e al prof. Barbero, nel giudicare questo provvedimento obbligatorio a scuola una misura ipocrita e vigliacca.

Per noi una misura diversiva atta a distogliere l’attenzione riguardo alle irresponsabilità pregresse e alle incapacità presenti e future nella gestione della pandemia. Incapacità che passa per l’ostinazione a voler anteporre il dogma del profitto a tutto il resto, in primis alla salute della collettività, per l’ostinazione nel destinare il grosso delle risorse pubbliche sempre e solo al privato.
Terminati gli “Andrà tutto bene” e i “Niente sarà come prima” eccoci ora al “Tutto sarà come prima, anzi peggio…

Ecco allora l’imposizione di questi strumenti autoritari che ci colpevolizzano e ci mettono uno contro l’altro divisi tra SìVax, NoVax, SìGreenPass, NoGrinPass. Purché nessuna e nessuno chieda conto del perché ci si ostini a mantenere le classi pollaio, perché ci si ostini a non potenziare i mezzi pubblici, perché si persista a chiudere scuole, a smontare la sanità pubblica e a precarizzarci la vita.

Siamo un collettivo e in quanto tale ognuno con le proprie idee e sensibilità, alcuni vaccinati altri critici e dunque taluni muniti di green pass, però tutti crediamo che esiste una Costituzione a cui rendere conto. Studio, salute e lavoro, sono diritti costituzionali, se noi oggi accettiamo che vengono negati diritti universali a chi ha compiuto una scelta diversa da quella consigliata a tamburo battente, ossia vaccinarsi, infrangiamo quei principi scritti nella nostra Costituzione.
Se accettiamo oggi questo principio discriminatorio per stanchezza, perché “tanto io sono vaccinato e dunque non mi riguarda“, perché “tanto è temporaneo“, perché “così questi NoVax imparano“, domani potrebbe toccare a chiunque di noi subire un’imposizione discriminatoria che ci riguarda.

Per questi motivi rifiutiamo il green pass, contestiamo la retorica che spaccia la via vaccinale come l’unica soluzione praticabile, siamo con quelli che in questi giorni lottano e disobbediscono.

Collettivo NiNaNd@


Giovedì 6 maggio 2021 sciopero nazionale di tutto il personale della scuola, indetto dalle Organizzazioni Sindacali di base

No INVALSI

I test da oltre 10 anni producono dati statisticamente inutili, danneggiano la didattica, costano milioni di euro ai contribuenti.
Eppure, il PNRR alla voce investimenti ne promuove la generalizzazione.
Oggi, ancora in piena emergenza, e ancora domani per un futuro migliore per la scuola pubblica, i genitori di PaS (Priorità alla Scuola) continuano e continueranno la loro battaglia e appoggiano lo sciopero contro i test.
Gli insegnanti di PaS che lottano per una scuola pubblica inclusiva, contro il precariato e le classi pollaio aderiscono allo sciopero che non riguarda solo una categoria di lavoratori o un comparto del pubblico impiego, riguarda la più importante istituzione del paese, la scuola di ogni ordine e grado.
Lo sciopero del 6 maggio riguarda tutt* coloro che hanno interesse a che il nostro paese coltivi intelligenze critiche e non consumatori passivi, adattati, obbedienti. La scuola ha bisogno per farlo di insegnanti preparati, garanzie di continuità negli insegnamenti, ambienti di studio adeguati, territori ricchi di risorse in cui ogni istituto scolastico sia un presidio democratico.

📌📌 Le prove INVALSI: dentro e oltre la contingenza 📌📌
Breve prontuario per raccapezzarsi su un argomento vasto, vastissimo, di più.

🤔 What is Invalsi? 🤔
Le Invalsi sono le prove standardizzate cui vengono sottoposti studenti e studentesse di tutta Italia. Le prove sono svolte da chi frequenta la seconda e la quinta elementare, la terza media, la seconda superiore e la quinta superiore. Esistono proposte per svolgere i test anche prima delle elementari.

💸💸 Mmmmmh: sono solo prove? 💸💸
A Febbraio 2021, con le scuole chiuse, il Ministro Bianchi ha garantito che le prove sarebbero comunque state fatte. Alcuni studenti sono entrati negli edifici per fare i test, mentre per fare ritorno alle lezioni hanno dovuto aspettare parecchio tempo. Già questo ci dice che non si tratta di una semplice prova, ma di qualcosa di più invasivo. Non a caso costa alle casse dello stato 21 milioni di euro l’anno.

🧛🏻‍♀️🕵🏻‍♀️ Chi cosa quando 🕵🏼‍♂️🧛🏻‍♂️
INVALSI= Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione. Creato nel 1999 da Luigi Berlinguer e successivamente ampliato da Letizia Moratti e Maria Stella Gelmini. Il suo compito è fornire le prove, somministrarle leggerne i risultati.
Il sogno è che queste certifichino dove sia meglio dirottare i pochi fondi della scuola, magari solo agli istituti considerati meritevoli, visto che in scuola non si investe da qualche decina d’anni.

🐼 Però una valutazione del Paese serve! (pt. 1) 🐼
Proprio per come sono fatti, i test non danno alcuna certezza. È la struttura su cui sono basati a essere problematica, dal momento che il modello Rasch, utilizzato per la loro realizzazione, prevede già nella sua struttura che un terzo delle prove sia sotto la soglia richiesta.
Gli Invalsi mostrano un paese ignorante? Difficile dimostrino altro: i risultati restituiscono quella che è l’ipotesi iniziale!

🧑🏻‍🏫👩🏽‍🏫 Però una valutazione del Paese serve! (pt. 2) 👨🏼‍🏫👨🏻‍🏫
Le Invalsi propongono un tipo di prova molto specifico, basato sul metodo analitico. È il motivo per cui trovano più sostenitori in chi insegna materie scientifiche e meno in quelle umanistiche che hanno (scusate la semplificazione) uno sguardo più globale. Tuttavia, il punto è che questo forte investimento nelle Invalsi sta costringendo tutta la Didattica a riformularsi in funzione di questo tipo di prove. Basta guardare i libri di testo per capirlo. Come sa ogni studente e ogni studentessa: oltre alle crocette c’è di più!

🤷🏻‍♂️🤷‍♀️ Ma allora volete la scuola di una volta! 🤦🏻‍♂️🤦🏽‍♀️
Non diciamo eresie.
La scuola deve essere rivoltata come un cappotto! E se il Governo Draghi cambiasse i piani del Recovery Fund sarebbe pure possibile, visto che questa volta i soldi ci sono!
L’edilizia scolastica è un problema, la ricerca e la diffusione pedagogica pure. Il corpo docente è ridotto all’osso e precario, le infermerie nelle scuole non esistono, il personale amministrativo è insufficiente e le classi sono affollatissime. Questi problemi li conosciamo già e devono essere risolti da tempo.

💪🏽✊🏾 Hasta la valutazione siempre! 💪🏻✊🏾
L’idea secondo cui tutto deve essere valutato è tutt’altro che rivoluzionaria. In età evolutiva la misurazione e la valutazione deve essere legata ad un processo di apprendimento non ad una performance. In questo modo creiamo solo una classifica in cui è il gioco stesso ad essere falsato.
Ah, una cosa: ricordate quando le agenzie di rating declassavano l’Italia da A+ ad A? Anche quella è una valutazione. Il fatto che esistesse non la rendeva automaticamente sensata.

🧟‍♀️🧟‍♂️ Quest’anno? Giusto farle, così mostriamo i danni della DAD! 🧟‍♀️🧟‍♂️
È un ritornello che si sente spesso, ma facciamo molta attenzione. A fornire le prove è un Ente dello stesso Stato che ha chiuso le scuole per mesi e che ha dichiarato che DAD e didattica in presenza sono in continuità. Inoltre, proprio per il modello matematico che è stato adottato è verosimile che i risultati non rispecchino davvero i danni perpetrati. Ci potremmo trovare con risultati che ci dicono che… in fondo la DAD non è così male.

🧜🏻‍♀️🧞‍♂️ Ma vi lamentate sempre: alternative? 🧚🏼‍♀️🧝🏻‍♂️
L’alternativa, al solito, va riportata alla struttura della scuola, non si deve rimanere sul singolo problema. Il punto non è dire agli Invalsi come cambiare il modello, ma chiedersi come migliorare la scuola. Per esempio, quei 21 milioni possono essere investiti (tra le altre cose) in ricerca pedagogica, in insegnanti di sostegno, edilizia scolastica, corsi di italiano L2…
Ma le priorità sembrano altre: c’è un Piano per il Recovery Fund che potrebbe essere investito per questi e altri temi.
Se poi vogliamo avere un quadro generale, perché non fare test a campione?

🧑🏽‍🔬🧑🏼‍🎓 Siete dei bastian contrari: alla fine è solo una verifichetta! 👨🏽‍💻👩🏻‍🏫
Cavolo! Costosa questa verifichetta!
In realtà si tratta di una macchina che ha un’ideologia alla sua base, con 2 conseguenze evidenti:

  1. Studenti e studentesse imparano che la valutazione è al centro di tutto e che le loro conoscenze sono sempre misurabili. Così si abituano a diventare il più produttivi possibile, no?
  2. Ci si abitua al fatto che il momento centrale della crescita è la valutazione. Non è così: la valutazione (magari da non proporre in classi con 25 student*) può essere una parte del processo di apprendimento, non il suo centro.

🤡🤡 Ma mi@ figli@ si diverte! 🤡🤡
Anche scaccolarsi può essere divertente, ma non è detto che sia una mossa saggia.

✊🏼✊🏿 Che fare? ✊🏽✊🏻
Il boicottaggio delle Invalsi è qualcosa di complicato e difficile da replicare. Per il corpo docente ci vorrebbe molta forza da parte di tutti i sindacati. Per il corpo studentesco potrebbe essere più facile: si può sempre rispondere a caso, come molt* hanno fatto nelle varie sessioni. I genitori potrebbero non inviare figli e figlie a scuola, ma non è detto che la prova non venga riproposta. E a quel punto, la palla passerebbe di nuovo, e giustamente, in mano a studenti e studentesse. A loro la scelta!

Noi intanto teniamo la barra dritta e facciamo attenzione all’ansia valutativa. L’Università sta già pagando duramente queste modalità.
Nel frattempo, sappiamo che il mondo dell’istruzione è già sommerso di valutazioni (INVALSI, voti, conteggio assenze, condotta, educazione civica, crediti e debiti, senza parlare di RAV, VQR e AVA).
Dovremmo aver capito la corsa alla valutazione non dà buoni frutti e rende la scuola un posto ancora più stressante.
Un’altra scuola può essere costruita, ma tocca lottare insieme per rinforzarla.

PaS – Tavolo Pedagogia e Didattica


I sacerdoti del liberismo e i loro sodali hanno torto marcio, la pandemia ne è l’ennesima prova – intervista a Barbara Stiegler

Riportiamo la lunga intervista a Barbara Stiegler appena pubblicata da L’Espresso. Intellettuale e docente di Filosofia all’università Montaigne di Bordeaux viviseziona in maniera lucidissima l’attuale momento storico. La Stiegler, tra le altr cose, punta i riflettori sulle digitalizzazioni delle nostre vite e in particolar modo della didattica in pandemia. Analisi che, neanche a dirlo, ci trova assolutamente d’accordo.

Piero e Frotunato del Collettivo NiNaNda

«Con la scusa del virus il potere dà scacco all’istruzione e alla democrazia»

di Anna Bonalume intervista Barbara Stiegler 28 Aprile 2021 dal settimanale L’Espresso

Barbara Stiegler

“La didattica a distanza ha distrutto l’insegnamento come atto collettivo. Perché si basa sulla finzione che l’educazione possa ridursi alla connessione tra due individui”. La pensatrice francese Barbara Stiegler invita alla resistenza. E a un nuovo adattamento. Le filosofe riconosciute nel dibattito politico sono rare, anzi si possono contare sulle dita di una mano. Barbara Stiegler, filosofa francese, professoressa all’Università di Bordeaux Montaigne, è una di queste. Dopo aver lavorato sulla filosofia tedesca e la biologia, e in particolare sul pensiero di Nietzsche, il tema del corpo e le filosofie della vita, si è rivolta alla filosofia politica. Dallo studio delle origini biologiche del neoliberismo è nato “Il faut s’adapter. Sur un nouvel imperatif politique” (“Bisogna adattarsi. Intorno a un nuovo imperativo politico”) pubblicato da Gallimard nel 2019. La filosofa dimostra come i concetti chiave di Darwin siano alla guida di molti imperativi contemporanei: “adattarsi” per sopravvivere, seguire le “mutazioni”, prendere parte all’“evoluzione”.

Durante la pandemia, inoltre, Stiegler ha lavorato al pamphlet “La démocratie en pandémie” (“La democrazia in pandemia”), pubblicato di recente dallo stesso editore, nel quale analizza con grande lucidità le conseguenze sociali, sanitarie e linguistiche di questo anno trascorso tra pseudocorsi su Zoom e riunioni a distanza. All’obbedienza alle misure sanitarie elaborate dal governo con l’ausilio di agenzie di consulenza private, l’autrice oppone la necessità di

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Le buone pratiche che affiorano di tanto in tanto

Un organo collegiale come il Consiglio d’Istituto cui è affidato formalmente la buona gestione della scuola ha davanti a sé un compito difficile da realizzare, sempre più difficile. È sin dalla sua origine un organo elettivo che agisce collegialmente e socialmente.
I due difetti maggiormente ricorrenti di questi tempi sono:

a) Una spirale infernale che comincia con una progressiva spoliazione dei poteri dell’organo collegiale in funzione di un accentramento dei compiti dei Dirigenti Scolastici, prosegue con una partecipazione sempre meno convinta e più rara alle elezioni triennali, poi i Dirigenti il più delle volte si impegnano loro a trovare genitori, insegnanti, ATA compiacenti che accettino di candidarsi e il cerchio si chiude su un organo collegiale fatto a misura del Dirigente.

b) In molti casi gli stessi membri dei Consigli pensano di essere stati eletti per costituire l’ultima ruota del carro ministeriale responsabile della corretta esecuzione della volontà del ministro, sia essa espressa con normativa o millantata e una totale subordinazione al Dirigente Scolastico.

Prima di arrivare al degrado attuale non è che le cose andassero molto meglio. Era raro che un Consiglio di Istituto avesse una propria capacità di riflessione, e perciò una autonoma visone di quale dovessero essere le finalità della scuola pubblica, i compiti attinenti alle singola scuola, alle modalità con cui perseguire finalità e compiti. Ma soprattutto mancava la coscienza di costituire una rappresentanza.

Raramente, molto raramente, rappresentanti dei genitori, rappresentanti degli insegnanti, rappresentanti degli studenti e degli ATA riunivano o indicevano una assemblea della componente che li aveva espressi, votandoli, non solo in previsione di una decisione o una delibera da fare, ma nemmeno per un’informazione puntuale sull’andamento della scuola e dei suoi problemi.

Quindi anche prima che la falsa Autonomia centralizzasse le scelte e la gestione nel Dirigente scolastico era raro imbattersi in documenti di un Consiglio di Istituto che avesse riflettuto e approfondito sui temi di fondo della

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Organici scolastici. I buoi sono già scappati?

La riunione del Ministro Bianchi del 16 marzo ha confermato che i buoi sono già scappati, il Ministro ha presentato ai sindacati le tabelle con gli organici per l’anno scolastico 2021-2022. (vedi allegati)

Non abbiamo dubbi che i sindacati concertativi faranno sostanzialmente sponda alle decisioni del Ministro e comunque ci sembra sia il caso per lo meno di allarmarsi per quello che ci dicono i numeri delle tabelle ministeriali. Partiamo dalla prima tabella A quella relativa all’Organico triennale dell’Autonomia 2021-2023 (esclusi i posti di Potenziamento)

a) La tabella ci dice che per il prossimo anno non ci sarà nemmeno un posto in più rispetto a quest’anno, anzi ad essere precisi ci saranno 8 posti in meno. Nei professionali dove vige l’“Obiettivo decremento” i posti in meno saranno 650 tra ITP (insegnanti Tecnico Pratici – 486) e insegnanti laureati -164).

La cosa ha dell’incredibile dopo tutte le parole espresse con impegno quasi fanatico nei confronti dell’importanza della centralità della scuola, non si prevede di diradare nemmeno un alunno dalle classi pollaio.

Inoltre incombe che i 20 miliardi del Ricovery Plan possano essere spesi per i Patti Educativi Territoriali per pagare i “volontari” che realizzeranno l’integrazione sui territori.

Ma la cosa che scandalizza maggiormente è che, dopo aver inneggiato alla formazione tecnico professionale, si cancellino 486 posti da ITP che significa la

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