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Per continuare a dire NO!

Note intorno a una iniziativa che vuole rilanciare dal basso forme di resistenza alla valutazione standardizzata.

di Renata Puleo

Il 20 ottobre, presso la sede dell’associazione Anicia, abbiamo avviato l’iniziativa “Entriamo nel merito”. Lo scopo è creare gruppi territoriali di docenti e studenti che ragionino sulla valutazione cosiddetta oggettiva che, di fatto, sottrae i processi valutativi di tipo formativo e sommativo agli insegnanti. Nell’ottica della formazione di capitale umano ad uso del mercato si sta assistendo alla marginalizzazione e alla svendita della scuola pubblica. Ragionare dal basso, facendo emergere le idee sulla valutazione che dirigono l’azione quotidiana dei docenti di ogni ordine e grado, è lo scopo che ci proponiamo Mario, Riccardo e io (e, come abbiamo constatato, anche altre e altri) come “levatrici” di un pensiero e di una pratica sull’oggetto “valutazione degli apprendimenti”.

Su questa pagina abbiamo pubblicato l’invito all’iniziativa, a cui rimando, con tre nuvolette introduttive e la nostra proposta di “inchiesta”. Le ripercorro sinteticamente.

1. Sulla supposta oggettività. L’esempio della semiotica medica e dei percorsi di umanizzazione della medicina costituiscono un esempio tipico della domanda relativa all’oggettività/soggettività delle attività di indagine, di diagnosi, di prognosi. Operazioni che smontano il “pregiudizio” sulla scientificità inoppugnabile del sapere medico e della lettura oggettiva dei suoi protocolli: qualsiasi comportamento umano è complesso, mutevole nel tempo e Continua a leggere


Gli USA alla conquista del sistema scolastico Finlandese

Preso atto delle fallimentari spedizioni militari degli ultimi 40 anni, il governo USA decide di pensionare i suoi generali incaricando il regista Michael Moore di pianificare le future invasioni di paesi esteri con lo scopo di rubare, al posto del petrolio, le migliori idee in circolazione per trapiantare in patria.

Dopo aver invaso Italia e Francia, per rubare alla prima la bizzarra idea delle ferie dei lavoratori e alla seconda il sistema di refezione scolastica che esclude dalla dieta la coca cola e le patatine fritte, il regista documentarista parte in treno all’assalto di quello che viene universalmente considerato come uno tra i migliori sistemi scolastici del mondo, quello finlandese.

Ecco il terzo episodio tratto da Where to invade next con cui il bravo regista ci introduce alla scoperta di questo oggetto misterioso svelato dalla viva voce dei protagonisti. E lo fa con l’acume che contraddistingue tutti i suoi film.

BUONA VISIONE

P.s.: Consigliamo la visione del film completo.
WHERE TO INVADE NEXT



Lettera aperta dal Liceo Manara di Roma alla ministra Fedeli

Roma, 6 agosto 2017

Alla cortese attenzione della Ministra dell’Istruzione,

dell’Università e della Ricerca

Sen. Valeria Fedeli

 

 

Gentile Ministra,

 

siamo i genitori di alcuni alunni del Liceo Classico Luciano Manara di Roma, che lo scorso anno hanno frequentato con entusiasmo il quarto ginnasio. Durante le vacanze estive, quando tra compiti, riposo e altre attività di svago ci si preparava in tutta serenità ad una ripresa che sappiamo certo impegnativa, ma, anche per questo, intensa ed appassionante dal punto di vista umano, ci è giunta dalla scuola la notizia che si profilava, per decisione dell’Ufficio scolastico regionale, lo smembramento di una delle future quinte ginnasiali; la motivazione: il mancato raggiungimento, per una sola unità, del numero minimo di 22 alunni in media per classe (109 anziché 110). Numero che subito dopo, come risulta dalla richiesta inviata agli Uffici competenti dai rappresentanti del Consiglio di Istituto del Liceo Classico “Luciano Manara” il 21 luglio 2017, è stato raggiunto e superato. Senza che per questo venisse superata, però, l’ostinazione di chi ha continuato a sostenere che comunque si doveva tagliare. La protesta è stata sempre  corretta ma ferma, e sollecita nel rilevare anche le difficoltà di ordine logistico nella riorganizzazione di cinque classi in quattro, quando le stesse cinque classi svolgono indirizzi interni differenti: Aureus, Cambridge, Tradizionale.

In questo modo non ci sembra rispettato né il principio di ragionevolezza dell’azione amministrativa, più volte richiamato dal Consiglio di Stato, né il criterio di una pubblica amministrazione vicina ai cittadini, in questo caso le giovani generazioni, che certo non trarrebbero da questa vicenda un senso di fiducia nelle istituzioni.

Ma non è soltanto su questi aspetti che vorremmo richiamare la Sua attenzione. Al di là di essi, infatti, questa situazione provoca una profonda amarezza in chi ha sempre creduto nella scuola come servizio pubblico e civico, come luogo di accoglienza formativa. Si continua a parlare di scuola in termini numerici, secondo un’ottica aziendalistica e del tutto spersonalizzata. L’esperienza di genitori di questo anno ci ha parlato di un’altra realtà: una storia di vita vissuta, di esperienze forti, di crescita, di paure superate, di scoperte condivise, di amicizie, discussioni e aspettative, una storia in cui i nostri figli hanno preso coscienza di se stessi grazie al rapporto di fiducia con i loro professori, adulti “altri” di riferimento, e, mi lasci dire, di alto riferimento. Una classe non è una somma di numeri; e, se anche lo fosse, come direbbe Montale “in ogni caso molti anelli non tengono”, i conti non tornano, perché lasciano fuori tutta quella storia di cui Le parlavamo.

Qual è la considerazione che si ha della scuola? Due governi che hanno insistito così tanto nella valorizzazione della scuola, che hanno promosso e patrocinato la “buona scuola”, poi hanno questo da dire alle famiglie? Discontinuità, interruzione di un lavoro significativo, indifferenza rispetto a domande legittime di garanzia di un serio diritto allo studio nel rispetto dell’indirizzo prescelto?

Davvero si ritiene che le famiglie, i genitori, tutti esaltati dalle novità dell’alternanza scuola-lavoro, perdano di vista i “fondamentali”?

Crediamo nelle istituzioni e per questo non perdiamo la fiducia in un Suo diretto intervento, pronti naturalmente a manifestare la nostra protesta anche a livello di maggiore visibilità mediatica presso giornali e siti dedicati ai temi della scuola dal punto di vista delle famiglie.

Distinti saluti

 

Laura Sacchetti

Sandro Guerrieri  

Concetta Lupo

Francesca Bernacchia

Paola Diotaiuti

Angelo Torresi

Fortunato Della Guerra

Sabrina Spinazzè   

Mauro Brasioli

Fabio Venturini

Paola Biasini

Alessandra Crignano

Enrico De Bernardi

Silvia Vona

Maurizio Schifitto

Maria Luisa Palmieri

Marco Fratini

Teresa Collura

Emanuela De Santis

Laura Manzi

Daniele Sacco

Cesare Papi

Federica Proietti Sperati

Franco Tassi

Francesca Lotti

Stefania Ciuccoli

Luciano Mazzone

 


Cari lettori, amici, compagni (vale pure al femminile, ce ne scusi l’altra metà del cielo), anche quest’anno scolastico si è chiuso. Ecco qualche nostra speranza estiva.
Speriamo che con “tutti a casa” (per molti la vacanza non sarà partire verso le località turistiche… data la penuria di risorse) significhi un po’ di tempo per leggere, riflettere, magari anche riprendere con più calma alcune delle nostre pubblicazioni sul blog.
Speriamo non ci giochino qualche altro pessimo scherzo estivo, come succede da un po’ di anni a questa parte. Non solo per la scuola, ma in generale per le varie emergenze sociali.
Speriamo che a settembre ci ritorni la voglia di lottare, di non dirci battuti.
Annapaola, Flavio, Fortunato, Piero, Renata, per la redazione.
Tutte e tutti i compagni che collaborano in vario modo, non solo a Roma, all’esistenza del gruppo NoINVALSI


Il Feticcio dei numeri e il Totem OCSE

Le bufale dell'OCSENon è la prima volta che il feticcio dei numeri fa le sue vittime, ma di rado arriva con tanto clamore e suscita, speriamo, tanta vergogna. Non vogliamo però perdere l’occasione per ricordare ai nostri lettori che il feticcio dei numeri è il paravento che serve a perpetuare pratiche di falsificazione permanente della realtà. Basta presentare un fascio di fogli riempiti di tabelle percentuali, ascisse ordinate, grafici e, quasi sempre, le capacità critiche e lo stesso “senso critico comune” esercitati per anni nei più svariati campi, ahimè anche quello della ricerca, battono in ritirata, o subiscono un ottundimento letale.

Quando poi, come in questo caso, al Feticcio dei numeri si aggiunge il totem delle fonti accreditate, il patatrac è compiuto e irreversibile. Il Totem che nessuno riesce a mettere in discussione di cui parliamo è l’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico)(1). “Basta la parola” per provocare l’ottundimento totale: nessuno che si domandi quale sia lo scioglimento dell’acronimo. Se a qualcuno capita che ci sbatta il muso, mai che si ponga la domanda: ma che c’azzecca con la rilevazione oggettiva e standardizzata degli apprendimenti, con i test con cui vengono Continua a leggere


A volte succede anche…

Succede che un giudice faccia giustizia e un Dirigente Scolastico, insipiente e prepotente, venga smentito, penalizzato e condannato. Succede raramente ma inequivocabilmente.

Il dirigente scolastico, ingegner Antonio Piroddi, sulla scia di molti suoi colleghi, ma con una punta di insipienza in più, ha pensato di irrogare una sanzione fuori di senno che avrebbe dovuto assolvere il compito di: “colpirne uno per educarne 100”. In pratica gli insegnanti devono imparare che la Costituzione si ferma sulla soglia della scuola.
Devono dimenticarsi che “
tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto ed ogni altro mezzo di diffusione” (art.21) “Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge” (Art.23), “L’arte e le scienze sono libere e libero ne è l’insegnamento” (art.33).
Per il dirigente tutto lo spirito libertario della Costituzione, nata dalla liberazione dall’occupazione nazi-fascista, è ormai obsoleto, bisognerebbe tornare al preside Podestà per essere all’altezza dei tempi.

Quindi bravo il Giudice di Lanusei, ma bravi soprattutto gli insegnanti, tenaci, convinti e pronti a difendere i propri diritti e la propria dignità. I docenti sardi non sono gli unici a non lasciarsi Continua a leggere