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La scuola si-cura

Assemblea piazza Vittorio 10 aprile 2021

Il Collettivo NiNaNda da mesi sta ragionando e operando con un insieme di realtà territoriali che operano in difesa della scuola pubblica in luoghi e situazioni diverse nella città di Roma ed oltre.

Le realtà maggiormente definite sono: La comunità educante di Centocelle, I Castelli a scuola, Le cattive ragazze del XIII Municipio, gli studenti dell’OSA, i ricercatori di aule del XII Municipio, CAOS Coordinamento AEC operatori scolastici Comunali, I COBAS della Scuola, ma anche realtà meno identificabili e più sfumate ed adesioni individuali.

Questo “collettivo” di collettivi è riuscito ad elaborare il volantino che pubblichiamo qui sotto, distribuito durante l’assemblea cittadina di sabato pomeriggio 10 aprile 2021 a piazza Vittorio a Roma; un vero prodotto collegiale come raramente accade. Ci sono stati due documenti di partenza, entrambi hanno impegnato la generalità ed i singoli del super-collettivo, tutti hanno prodotto modifiche, aggiunte e tagli, insomma sono decine di persone che direttamente o indirettamente nelle riunioni hanno contribuito a ella fine condiviso il documento.

Nel corso della sua elaborazione e stesura sono spuntate idee, connessioni, proposte per le quali i documento può costituire una base comune per chi sta confliggendo nei territori nella società per difendere la scuola pubblica e la sua cura.

Nel corso di questo lavoro, in più di un’occasione, è emersa la necessità che a questo documento generale per la situazione che stiamo vivendo, si aggiungano documenti, volantini specifici che aiutino studenti, genitori, AEC ed insegnanti a farsi un’idea e condividere aspetti specifici delle pratiche educative, d’insegnamento, apprendimento, scolastiche.

Gli argomenti e le problematicità emerse con maggiore frequenza sono stati: gli

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Liceo Mamiani. Comunicato degli occupanti a seguito dell’occupazione

A seguito dell’occupazione del Liceo Mamiani, avvenuta dal 10 al 13 febbraio 2021, noi occupanti con questo comunicato intendiamo chiarire la nostra posizione e le ragioni del nostro atto.

Innanzitutto confermiamo (come già indicato nel comunicato del 10 febbraio) che i motivi dell’occupazione non dipendono da un’avversione nei confronti né del corpo docente né della Dirigente Scolastica ai quali riconosciamo l’impegno profuso in un periodo di massima emergenza sanitaria e scolastica.

Vogliamo poi ricordare che per tutta la durata dell’occupazione abbiamo rispettato le norme anti Covid (mascherine, distanziamento, rivelatore della temperatura all’ingresso, limite di persone all’interno dell’edificio di giorno e di notte, tracciabilità) precisando che, prima dell’occupazione, ognuno di noi si è sottoposto a tampone antigenico (risultando tutti negativi); era inoltre già previsto che lo ripetessimo a fine occupazione, difatti anche gli studenti a cui non è stato prenotato dalla scuola si sottoporranno al test.

Dopo quasi un anno di didattica a distanza ne abbiamo dovuto riconoscere l’inadeguatezza, poiché essa rende impossibile instaurare quella relazione studente-insegnante efficace, volta alla formazione della personalità dell’individuo, come previsto dall’art.1 comma 1 e comma 3 dello “Statuto degli studenti e delle studentesse”: vogliamo vivere l’esperienza formativa da protagonisti, ma siamo stati costretti a viverla come meri destinatari della cultura altrui.

Abbiamo occupato la scuola solo dopo aver manifestato per molte settimane e aver cercato un confronto che non è stato accettato, per riappropriarci degli spazi sociali che la scuola deve offrire, in primo luogo a tutti gli studenti, per

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La scuola respinga chi la umilia non chi la difende

Tre studenti, Beatrice Gabriele e Luca, sono stati convocati in data 23/02/2021 ad un consiglio d’istituto straordinario per rispondere a delle accuse mosse nei loro confronti riguardanti l’occupazione avvenuta in data 27/01/2021. Vengono chiamati a rispondere ad accuse per cui sono già stati puniti con un 6 in condotta, prima di essere stati convocati e di avere avuto la possibilità di difendersi.
Le accuse in questione risultano oltretutto essere infondate e false:
• ingresso con effrazione o scasso nell’edificio – non siamo entrati forzando nessuna porta o finestra;
• interruzione o impedimento dell’attività didattica – la didattica è sempre continuata in DaD durante l’occupazione e anche successivamente in data primo febbraio, noi stessi abbiamo seguito le lezioni dall’edificio;
• impedimento dell’ingresso di personale scolastico e di altri studenti – abbiamo sempre garantito l’ingresso agli studenti e alla segreteria lasciando anche libero il primo piano;
• danni che causano situazioni di pericolo per le persone – non sono stati individuati danni effettivi e gravi all’edificio.
Il 23, attraverso votazione, si deciderà se assegnare ai ragazzi la piena sospensione (che ammonterebbe a più di 30 giorni con conseguente 5 in condotta e bocciatura) o una pena ridotta.
Si tratta, come affermato proprio da chi muove queste accuse, di una “punizione esemplare” ovvero di una punizione che ha come scopo quello di mostrare cosa succede a chi si oppone, a chi lotta. Una punizione che diventa intimidazione e minaccia per noi tutti.
In questo periodo di mobilitazioni in tutta Italia, in nessun istituto occupato (da Roma a Milano) sono stati presi provvedimenti del genere. Oltretutto, si tratta dell’occupazione di un edificio vuoto, che non ha interrotto la didattica, che non aveva come intenzione quella di andare contro l’amministrazione dell’istituto (come ripetuto più e più volte) e che non ha riportato danni degni di nota. Ma non si tratta più di questo: si tratta di coscienza, di libertà. Si parla di libertà di opinione e non più soltanto
di un’occupazione in quanto di tutt* gli/le occupant* solo tre sono stati chiamati in causa: i tre che ci hanno “messo la faccia” e che hanno quindi pubblicamente espresso il loro dissenso. Ed ognuno di noi potrebbe essere al posto loro, al posto di chi ha avuto il coraggio di combattere per un’ideale e che per questo rischia di avere bloccato il futuro. Si tratta di repressione, di terrorismo psicologico, di paura. Si tratta della scuola che dovrebbe essere casa, famiglia, e diventa nemica. Noi non vogliamo avere paura: se chi ha alzato la voce verrà punito allora urleremo ancora più forte. Perché siamo studenti prima di tutto, perché siamo uniti nelle gioie e nelle sofferenze. Perché si tratta di una sconfitta per la Scuola tutta, per tutto ciò che dovrebbero insegnarci: il senso di giustizia, di sacrificio, di lottare, il coraggio di credere e di agire per questo. Siamo disposti a prenderci le nostre responsabilità ed eravamo consapevoli di cosa stavamo facendo e di ciò che poteva comportare, ma nessuno avrebbe mai potuto immaginare ripercussioni così gravi e repressive. Quei tre ragazzi sono parte di noi, parte di un corpo studentesco, e meritano la nostra solidarietà. Sono stati abbandonati dalla scuola, non possono essere abbandonati anche dalle loro compagne e dai loro compagni. Nessuno studente è solo, nessuno studente verrà lasciato indietro.

da Facebook Unione degli studenti di Napoli

Quando si punisce qualcuno, è chiaro che si ritiene abbia fatto qualcosa di riprovevole. La punizione inflitta rivela, dunque, il codice morale di chi punisce, e la sua misura suggerisce la gerarchia dei valori adombrati o tradotti in norma comportamentale dal codice applicato. Bocciare studenti e studentesse per avere analizzato i mali della Scuola pre e post Covid con lucidità, per averli eziologicamente e prospetticamente ancorati a un sistema politico-amministrativo fallimentare e speculativo, che considera la Scuola “improduttiva” e non fa nulla per tenerla aperta in sicurezza, e per aver sollecitato le istituzioni ad assumersi la responsabilità del crescente deficit educativo e formativo del Sud, nonché a invertire le priorità politiche, significa considerare riprovevole e criminale la cittadinanza attiva, lo strombazzato “spirito critico” e il consapevole protagonismo civile generato dalla crescita culturale. È una cosa che avvilisce e umilia sentire e sapere che la Scuola si percepisce come luogo di disciplinamento e presidio di una malintesa “legalità”, che chiude gli occhi e tace su tutti i soprusi di cui essa stessa è fatta vittima e alza il pugno solo contro gli studenti che si impegnano a difenderne l’essenza e la funzione sociale vera. Esprimo la mia personale e affettuosa vicinanza a Beatrice, Luca e Gabriele, gli studenti del liceo Vico accanto ai quali, insieme a molti altri, ho lottato, nelle piazze di Napoli, per chiedere che il diritto allo Studio non fosse sacrificato o contrapposto a quello alla Salute, e che vedono oggi trasformato in reato quello che hanno giustamente ritenuto e percepito come un approdo maturo del loro percorso educativo. Non è un caso e non è un paradosso che da quest’anno la Scuola si incarichi di impartire anche lezioni di “Educazione civica”: trasformare la coscienza civile in una materia con tanto di voto finale, infatti, è il modo più sicuro per simulare interesse per una crescita democratica che, nei fatti e negli atti, viene paventata e condannata. La Scuola individui i suoi veri nemici, e sostenga gli studenti e le studentesse che prendono posizione contro il suo programmato snaturamento e smantellamento!

da Facebook Marcella Raiola


Dopo l’aggressione nazifascista agli studenti occupanti del liceo Mamiani di Roma anche la rappresaglia autoritaria della dirigente scolastica

Pubblichiamo l’inquietante lettera inviata alle studentesse e agli studenti occupanti del Liceo Mamiani rei di essersi civilmente mobilitati, come i loro coetanei del Kant, dell’Albertelli, del Socrate, del Visconti di Roma, del Volta di Torino, del Parini e Manzoni di Milano, del Vico di Napoli per rivendicare una cosa semplicissima: una scuola normale, in presenza e in sicurezza.
Mentre il prossimo anno sarà ancora all’insegna delle classi pollaio e della discontinuità didattica, in una circostanza storica dove tutte le normali pratiche del vivere civile sembrano saltate per decreto, la lettera della dirigente scolastica si commenta da sola.
La solerte dirigente non trova niente di meglio da fare che imbastire una specie di processo kafkiano facendo uso della più squallida paccottiglia burocratica a sua disposizione.
In questo clima generalizzato di autoritarismo antidemocratico manifestiamo il nostro appoggio e la nostra vicinanza alle ragazze e ai ragazzi del liceo Mamiani.

Abbiamo provveduto a cancellare il nome del destinatario/a della letterea per evitargli ulteriori rappresaglie

Di seguito le ragioni dell’occupazione

Il mamiani è occupato

Collettivo.autorg.mamiani
Oggi noi studenti del Liceo Mamiani abbiamo deciso di occupare il nostro istituto per lanciare un messaggio che possa arrivare a tutti, agli studenti, ai professori e chi deciderà di ascoltarci.
Ci teniamo a sottolineare che non abbiamo nulla contro la Preside e il corpo docenti, la protesta sarà pulita e organizzata, per questo ci appelliamo al buon senso di tutti gli studenti affinché rispettino le norme, e questa scuola che tanto amiamo.
Ci sentiamo chiamati a reagire in prima persona al malessere che quest’anno, per via di una società che da sempre considera noi giovani dei bambini non ancora adulti, incapaci di autodeterminarsi accusati di essere la causa principale e troppo spesso il capro espiatorio di una situazione che non dipende da noi e che per primi ci sta colpendo.
Il nostro gesto si pone a seguito di mesi di mobilitazioni nei quali abbiamo avuto modo di sperimentare momenti di auto formazione e di aggregazione che ci hanno reso coscienti di quanto sia necessario oggi più che mai reagire; non possiamo pretendere di poter riassumere le motivazioni personali di ogni studente che è qui con noi oggi, poiché riteniamo che ora come non mai la focosa energia che contraddistingue la nostra età sia stata bollata come un difetto, un problema da risolvere, più che qualcosa da tutelare e indirizzare verso una crescita e una presa di coscienza, e che ognuno di noi abbia riportato dei danni che potevano essere evitati. Il timore per il futuro tormenta la nostra generazione, ma oggi, a seguito di mesi di privazioni, temiamo davvero che i bisogni degli studenti siano messi in secondo piano, che prevalgano logiche di profitto che tendono a utilizzarci come facili consumatori per poi demonizzare la nostra naturale necessità di incontro e condivisone. La scuola ha bisogno di ricostruirsi, e ciò è possibile oggi, quando più che mai siamo stati messi di fronte a un sistema che per auto tutelarsi ci sta lasciando in dietro. Chiediamo di essere i primi interlocutori in un discorso che ci riguarda più che mai, rivendichiamo la necessità di una generale rivalutazione della nostra posizione in questa società.

Pubblichiamo inoltre la lettera di solidarietà da parte dei collettivi Castelli a Scuola” e Ninand@

Agli studenti e alle studentesse del Mamiani

Insieme a molti altri/e vi siete mobilitati/e, dopo un anno di pandemia provocata dagli stessi adulti che non hanno saputo prevenirla, non l’hanno saputa gestire e che hanno molte responsabilità per aver edificato un sistema che l’ha generata.
Un anno di distanziamento fisico, di precauzioni, di sostituzione della scuola in presenza con pesanti e, spesso, inutili ore di lezione davanti a uno schermo.
Le promesse, le cantate dai balconi, gli striscioni con su scritto “Andrà tutto bene” sono evaporate.
E siete apparsi voi, con i vostri corpi, le vostre idee, i vostri slogan e la vostra necessità di esprimervi.
Vi hanno dipinto come untori, ora che i “runners” o i “vecchietti che fanno la fila 3 volte al giorno al supermercato” non attirano più l’attenzione mediatica.
Insomma, siete tutti singolarmente aperitivisti, fancazzisti, ingenui, menefreghisti, viziati e incoscienti.
Senza distinzione alcuna.
Salvo nei momenti in cui state zitti e buoni, chiusi in un angolo a chattare tra di voi senza esprimere nulla che vada contro le decisioni già prese. In pratica, quando non esistete come soggetto politico siete riconosciuti come una passiva categoria di individui da intervistare per dare qualche esempio singolo di “buone maniere”.
Vi criticano, coloro che 18 anni, o giù di lì, li hanno già vissuti.
Predicano alla grande, ma in tutti questi anni cosa hanno fatto per impedire la pandemia e per evitare di trovarsi del tutto impreparati ad una qualsiasi emergenza?
Dove erano quando hanno tagliato sanità, istruzione e trasporti, devastato l’ambiente, prodotto guerre e miseria oltreconfine, costruendo sistemi di schiavitù legalizzata nei confronti dei lavoratori e delle lavoratrici?
Se voi siete “colpevoli” di esservi finalmente rivisti in presenza, non per andare a sciare o in crociera, ma per aver dato luogo ad uno spazio concreto di incontro e di riflessione, lo siamo anche noi.
Per averlo fatto tutte le volte che lo abbiamo ritenuto necessario.
Per esserci presi quello spazio e quel tempo che sono propri di ogni lotta e che le controparti vedono come il fumo negli occhi, ci sentiamo al vostro fianco.
Per tutte le dinamiche che state vivendo: genitori rompicoglioni, docenti sull’orlo di una crisi di nervi che non vedono l’ora di sfogarsi, giornalisti che tifano per gli sgomberi a colpi di manganello e, dulcis in fundo, le aggressioni fasciste, il controllo delle forze dell’ordine e le minacce di sanzioni disciplinari nei vostri confronti.
Non siete e non sarete soli.
Con questa nostra lettera, ci rivolgiamo anche a chi non ha preso parte alle vostre forti iniziative perché nessuna “ginnastica d’ubbidienza” ha mai storicamente prodotto alcun avanzamento sociale.
Nessun immobilismo è stato mai artefice di qualcosa di positivo, anzi, ha sempre garantito lo status-quo.
È vero che niente è risolutivo, del resto se bastasse qualche giorno vissuto a tempo pieno, avremmo già fatto la rivoluzione 10 o 20 volte…
Ma il non far niente sa di rinuncia aprioristica.
Dato che non ci sembra che vi siate mossi “tanto per fare qualcosa” ma ascoltandovi e leggendo quanto scrivete è evidente che la reazione che avete scatenato, dalle minacce della dirigente alle infamate fasciste, c’entra poco o nulla con l’aver occupato un edificio scolastico ma è molto più dovuta ai contenuti che esprimete.
Certi di vedervi nelle prossime occasioni di discussione e nelle mobilitazioni cittadine, auspichiamo che proseguiate e rafforziate il vostro autonomo percorso.


Collettivo “Castelli a Scuola”, collettivo Ninand@




Genitori attivi e diffusi

Un imponente signore si avvicina ai genitori di una scuola di Roma, la Giacomo Leopardi, convocati per una riunione pomeridiana, gentilmente offre ai genitori (mamme soprattutto) un articolato volantino zeppo di informazioni sulla scuola dei loro figli in cui stanno entrando. Informazioni di cui, la maggior parte di loro, sono completamente all’oscuro.
Nella succursale della stessa scuola, a qualche chilometro dalla prima, una composta signora sta distribuendo lo stesso volantino a genitori altrettanto stupiti e ignari. La portiera della scuola è del tutto spiazzata da questo atteggiamento di partecipazione, responsabilità e socialità e si sente in dovere di dire qualcosa.
Farfuglia di una qualche autorizzazione che chiede alla signora che sta volantinando, la signora senza scomporsi, dignitosamente risponde che, per esprimere e diffondere le proprie idee, nel nostro paese non serve alcuna autorizzazione.
Il volantino è firmato ”GENITORE ATTIVO”, esattamente come il nome con cui è conosciuto e riconosciuto il blog sul quale state leggendo. Naturalmente la vicenda ci entusiasma perché, senza entrare nel merito dei fatti denunciati di cui non sappiamo di più di quello che possiamo leggere nel volantino, constatiamo che ci sono tanti genitori che rifiutano di sottostare a quanti ci vorrebbero cloroformizzati e passivi rispetto alle derive autoritarie e acefale che molti dirigenti scolastici stanno imponendo a scuole, studenti, genitori e Continua a leggere


Il saccheggio. Racconti dal Chapas e dal mondo passando per i banchi della buona scuola

Estrarre valore

Nelle pagine del testo “Il saccheggio. Racconti dal Chapas e dal mondo passando per i banchi della buona scuola”

(https://www.recommon.org) si ricostruisce il significato delle parola <<estrattivismo>> collocandola nell’ampio spettro semantico che condivide con il concetto di sfruttamento.

Il capitolo “A scuola di estrattivismo, un racconto” ci parla di una singolare esperienza di Alternanza Scuola Lavoro. La sua “bontà” sta nella sua perversione: lo studente arriva a capire cos’è l’estrattivismo e la sua ferocia, lavorando ad un progetto di Corporate Social Responsability, le attività collaterali che le multinazionali intraprendono per guadagnare consenso nei territori che depredano. La lezione che se ne ricava è: se a scuola non alternassimo proprio un bel nulla ma ci occupassimo di far crescere il senso critico dei nostri ragazzi, arriverebbero anche a conoscere cos’è – davvero – il lavoro. Basterebbe il programma di storia, quello di geografia (che non casualmente perdono ore di insegnamento e prestigio disciplinare), il commento degli articoli della nostra Costituzione, magari di quella dell’Ecuador che fa suo il concetto di Buen Vivir ed esclude ogni compatibilità di bilancio nel cercare di promuoverlo.

L’estrattivismo è la modalità con cui – nel modo di produzione attuale – si sfrutta (si toglie il frutto) la forza lavoro. Forza della Natura e quella specie-specifica dell’uomo. Con la Natura l’uomo condivide – a diversi livelli – la potenza di evolvere, di cambiare le forme, di apprendere, di creare, di produrre il necessario e il superfluo. L’uomo può governare questa attività, renderla moralmente giusta, farne una modalità alta di cooperazione sociale e di armonico rapporto con il territorio. Ma può anche pervertirla in estrazione violenta di risorse, nello sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Il capitale estrattivo – ricordano gli autori del testo – non è un’economia, è un tipo di società che utilizza forme di economia, modalità di lavorare, dentro rapporti di classe profondamente diseguali. È un tipo di società che ha bisogno di formare capitale umano che accetti supinamente questo modello. Lo può fare colonizzando la scuola, utilizzando i dispositivi previsti nella legge La Buona Scuola per creare consenso intorno a false credenze sul significato sociale del lavoro, dell’educazione, dell’istruzione.

Per questo siamo contrari ad ogni maniera di fare “buona” alternanza.

Quando diciamo il nostro doppio NO! (ai test PISA, INVALSI, alla Certificazione delle Competenze) e all’ASL, è perché non perdiamo mai di vista il quadro d’insieme. Non l’hanno mai perso gli economisti neoclassici, gli ideologici del Monte Pellegrino, i Chicago Boys. Hanno sperimentato che tutto si tiene nell’orizzonte dello sfruttamento, in Cile, in Argentina, in Messico. Come sottolineano gli autori del testo, occorre prestare attenzione a non farne un problema circoscritto al continente sudamericano: stiamo parlando di noi, Italia, 2018. Fra ulivi espiantati, trivelle, alta velocità, erosione e militarizzazione del suolo… il Bel Paese non gode buona salute. Questo è quel che la scuola deve insegnare.

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