Archivi categoria: scuola pubblica condannata a morte

Gavosto il ministro ombra dell’istruzione

gavosto

Sale ancora una volta in cattedra

Gavosto… Gavosto… Gavosto. Gavosto sta imperversando da oltre venti anni come il burattinaio che muove governi e ministri dell’Istruzione sui temi e i problemi della istruzione pubblica e privata.

E sì che Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Agnelli, ha avuto sempre molto poco a che fare con la pedagogia, l’apprendimento, la conoscenza e i saperi cui la scuola e demandata a trattare. Tutti possono verificare andando a leggere il Curriculum Vitae (www.fondazioneagnelli.it ) di 15 intense paginette a partire dal: “2002-2007: Chief Economist, Telecom Italia. Responsabile dell’Ufficio studi Aree di competenza: analisi economica della regolamentazione e della concorrenza nei mercati delle comunicazioni elettroniche, in applicazione in Direttive dell’Unione europea; analisi dell’impatto delle tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni sulla crescita economica.

Per arrivare all’attuale: ”Dal 2007 consigliere di amministrazione di Prometeia, associazione per la ricerca economica, Bologna, che effettua previsioni trimestrali sull’andamento dell’economia italiana.”

Non mancano sette fitte pagine di pubblicazioni, tutte rigorosamente scritte da eminente membro esterno alla scuola e da posizioni di eminente economista main-stream.

LA CATTEDRA DI TUTTE LE CATTEDRE

Eppure Gavosto Andrea non è mai sceso dalla cattedra, per lo meno quella sua principale che è il quotidiano della Confindustria “Il Sole 24 Ore”. Ed è proprio

Continua a leggere


Percorsi scolastici. La Confindustria contro tutti.

Conclusa la prima tappa per le iscrizioni alle scuole superiori per il 2022-23

percorsi-formativi-scuola

Un articolo de Il Sole 24 Ore, del 28 febbraio (pag. 13) a firma di Eugenio Bruno e Claudio Tucci, commenta la prima tappa delle iscrizioni per il prossimo anno scolastico, in scadenza il 14 febbraio. Niente d’improvvisato o solo cronachistico nel testo visto che, da almeno 60 anni, la Confindustria persegue la sua politica reazionaria nei confronti della scuola e delle potenzialità che il sistema scolastico rappresenta per la crescita culturale dei soggetti che lì si formano.
La forma sintetica, ma efficace, del titolo e sottotitolo esprimono una posizione della Confindustria di cui il Sole 24 Ore è l’organo ufficiale.

troppe richieste

TROPPE RICHIESTE

Le troppe richieste cui si riferisce l’articolo riguardano il numero delle iscrizioni ai licei, a detrimento delle iscrizioni agli Istituti Tecnici e Professionali. Diamo uno sguardo ai dati:

tab.01

tab.02

I due giornalisti per commentare i dati riportati si avvalgono della voce di alcuni dirigenti. La vicepresidente dell’Associazione Nazionale dei Presidi segnala: “ […] l’impossibilità aggravata di accontentare le famiglie […] addirittura fuori della “terzina” di nomi di scuole indicate nell’scrizione on line”. La dirigente del liceo scientifico Isacco Newton di Roma, afferma: “ […] c’è un problema di sovraffollamento importante […] al Newton abbiamo accolto 211 domande formando 8 classi, mentre gli esuberi sono stati 130. Per accoglierli sarebbero servite altre 4 classi”. Al liceo Cavour, sempre di Roma, per mancanza di aule e classi sono state

Continua a leggere


In modi diversi ma… sempre meno scuola per tutti

Nel PNRR non ci sono solo spese, ma anche risparmi: 1,4 miliardi di tagli alla scuola

istruzione-mutilata

Gli antecedenti

Il primo tentativo di tagliare un anno di scuola riducendo da 5 a 4 gli anni della scuola superiore di II grado, risale all’anno 2000 da parte dell’allora Ministro Luigi Berlinguer. Il tentativo andò fallito grazie ad un movimento vasto, diffuso nel pase che tra l’altro diede luogo ad una manifestazione nazionale della scuola, soprattutto docenti, che raggiunsero Roma in più di centomila. Dopodiché il ministro piangnucolante fu costretto, a dimettersi.

Sempre lo stesso ex ministro lo troviamo, trasformato in eminenza grigia, tesserato alla fondazione TREELLE, a difendere l’Alternanza Scuola Lavoro, gli ITS (Istituti Tecnici Superiori) la loro moltiplicazione, il loro iperfinanziamento.

Ma il Berlinguer Luigi non ha smesso di sognare l’attacco frontale alla scuola superiore per tagliarne il quinto, sicuramente ha perlomeno assistito al varo della sperimentazione realizzata dalla ministra Valeria Fedeli nel 2017, di far sperimentare a 100 classi la “voluttuosa” esperienza di concludere le scuole superiori in soli 4 anni.

L’attuale ministro Bianchi appartenente alla stessa casta filo confindustriale del Luigi Berlinguer, sta realizzando un colpo più ardito, quello di far sperimentare a 1.000 classi l’esperienza “vertiginosa” di contrarre un anno di scuola le superiori.

È questo l’ennesimo caso lampante di come le riforme scolastiche degli ultimi 30 anni abbiano avuto come protagonisti governi, ministri e parlamenti eterodiretti in misura feroce dal potere finanziario che, attraverso loro, arriva a

Continua a leggere


Scuola del futuro ostacolata dalla scuola “tradizionale”?

innovazione-a-tutti-i-costi

Da Tecnicadellascuola.it

Gentilissimi,

i difensori dell’ “innovazione” a prescindere (cioè della burocrazia, della scuola-azienda, della sottrazione di istruzione e di conoscenza agli studenti) dicono che la scuola soffre a causa di alcuni attardati insegnanti e di conservatori che stentano ad accedere alle meraviglie dell’ “autonomia”, del digitale, della “didattica per competenze”, della figura dell’insegnante come “facilitatore” che aiuta gli studenti a utilizzare pacchetti proposti dalle multinazionali dell’informatica e simili. Sarebbe proprio questo ibrido – scuola del futuro ostacolata dalla scuola “tradizionale” – a rendere il sistema poco efficace. Eliminata l’anomalia degli insegnanti che vogliono ancora insegnare e magari – horribile dictu – “spiegare” le cose ai propri studenti, tutto andrà a posto: autonomia, nuove tecnologie e nuove metodologie (non si sa applicate a cosa, ma tant’è), didattica per competenze, “formatori” e aziende potranno finalmente raggiungere appieno i loro meravigliosi risultati.

Non si rende conto, chi fa questi ragionamenti, di un fatto che sarebbe abbastanza semplice, se lo si volesse vedere: la persistenza di una scuola in cui si insegnano, si imparano, si elaborano, si fanno propri dei contenuti culturali (cioè umani) attraverso la parola e la relazione si spiega non con l’ostinazione “conservatrice” degli insegnanti, ma semplicemente perché questa è LA scuola, un modello di istruzione che funziona (con i necessari, continui aggiustamenti, certo, specie nella scelta dei contenuti da proporre), che garantisce una crescita umana e culturale a un grandissimo numero di ragazzini, e che invece si vorrebbe sostituire con uno che non funziona affatto.

Non è che le spinte “conservatrici” fermino il “progresso”, è il contrario: è che

Continua a leggere


Le classi pollaio “classi fuori legge”

batteria-di-polli-studenti

Fuori legge come e perchè

Il fenomeno delle classi con un numero eccessivo di alunni per classe, irrispettosamente definite, nei confronti dei suoi occupanti, “classi pollaio” è cresciuto in modo esponenziale a causa dell’introduzione DEL DPR 81 del 2009, la cosiddetta Legge Tremonti-Gelmini. Purtroppo da allora i Governi che si sono succeduti nulla hanno fatto in merito.

Così esordisce il paragrafo 2.2, pag. 20, del XIX rapporto di CITTADINANZA ATTIVA* sull’Osservatorio civico sulla sicurezza a scuola”**.

Prosegue il XIX rapporto:

Ora però è arrivato il momento di porre mano a questo grave fenomeno, che ha messo in luce durante la pandemia, ulteriori effetti negativi, come quello di non poter garantire il distanziamento di almeno un metro tra gli studenti di molte classi italiane con grande spreco di denaro pubblico per porvi rimedio con banchi mono posto e nuovi spazi da adibire ad aula.

Occorre superare quello che si potrebbe definire un paradosso “normativo” che da un lato prevede una norma relativa all’anti incendio e pienamente vigente che vieta che ci siano più di 25 alunni per classe (DM 26/81992) e un precedente DM18/12/1975 che stabilisce oltre all’altezza di almeno 3 metri di un’aula anche il rispetto del cosiddetto spazio vitale per studente pari a 1,80 mq e 1,96 mq, secondo l’ordine di scuola, che confliggono con il DPR successivo che ha consentito di innalzare il numero di alunni per classe fino a 30 nelle Secondarie di II grado (il Decreto del Presidente della Repubblica 81/2009, frutto del recepimento della cosiddetta legge Tremonti-Gelmini).

Tabella classi pollaio

La tabella pubblicata nel rapporto denuncia che 458.664 tra alunni e studenti fanno scuola dal 2008 nelle classi pollaio, perché il decreto Gelmini/Tremonti ha aumentato gli alunni per classe violando la normativa edilizia e quella della

Continua a leggere


Dal scuola del tempo pieno alla scuola parcheggio

scuola parcheggio

Le lotte per la scuola democratica e popolare hanno avuto a partire già dagli anni ’70 un caposaldo, le iniziative per il Tempo Pieno. Una caratteristica delle lotte per il Tempo Pieno alle elementari è stata quella di aver tenuto insieme i problemi della cura, della qualità e quella della quantità: 40 ore settimanali indispensabili per consentire una didattica forte, con bambine/i protagonisti dell’apprendimento, con il gioco, il lavoro di gruppo, la lettura, le attività cognitive tutte mediate dal corpo e l’attività, ma anche l’attenzione alle necessità del contesto sociale, del territorio, del lavoro dei genitori, degli adulti.
Nei cinquanta anni che hanno seguito la sua nascita le lotte per la difesa del tempo pieno – sempre sotto attacco – non sono mai cessate del tutto, in modo intermittente sono sempre riprese a volte con successi che hanno superato gli obiettivi immediati. Fino a qualche anno fa il Coordinamento per il Tempo Pieno di Roma ha ottenuto risultati estesi anche a livello nazionale attraverso le sentenze riuscendo a mantenere condizioni migliori soprattutto in presenza delle bambine e dei bambini disabili nelle classi: deroghe con insegnanti uno ad un per i casi con maggiore difficoltà, restituzione delle ore di sostegno rispetto a quelle indebitamene tagliate dagli uffici regionali, numero contenuto di alunni per le classi in cui erano inseriti.
Sebbene negli anni in cui il Coordinamento Scuole Elementari è stato attivo la percezione fosse che i risultati ottenuti fossero insufficienti, la pressione esercitata sul Ministero, sia sotto forma di manifestazioni che in forma di azioni legali attraverso i ricorsi per difendere i diritti delle bambine/i disabili, ha costituito un deterrente che ha avuto il merito di contere il degrado del modello del tempo pieno.
Il numero delle classi richieste, la composizione degli organici per effettuare il Tempo Pieno nelle ore di scuola cui le classi a T. P. avevano diritto, in una certa misura fu salvaguardato proprio grazie a quelle lotte.
A distanza di pochi anni dalla cessazione del Coordinamento a Roma registriamo sia una forte ripresa nella politica dei tagli alle ore settimanali sempre più ridotte, sia un degrado nell’organizzazione e svolgimento della didattica che sta traformando un modello scolastico studiato e imitato nel mondo in una scuola parcheggio sempre più umiliata e degradata.
Ormai il modello Tempo Pieno originario viene difeso con i denti in poche scuole e poche classi nelle città e queste purtroppo sono le conseguenze.

Piero e Fotunato collettivo Ninand@

Lotta per il tempo pieno


Dalla Scuola Normale Superiore di Pisa una denuncia dell’università neoliberale

Retorica dell’eccellenza, premialità, standardizzazione, precariato, divari sociali e territoriali, discriminazione di genere: questi i temi della denuncia delle studentesse della classe di lettere della Scuola Normale Superiore di Pisa, pronunciata durante la consegna dei diplomi il 9 luglio 2021, che pubblichiamo qui sotto.

Una presa di parola contro le trasformazioni che il neoliberismo sta imponendo al sistema universitario e contro il silenzio o peggio l’adesione ideologica da parte di un mondo accademico che sembra aver introiettato la demonizzazione della forza emancipatrice della conoscenza (per questo l’arte e la scienza sono – dovrebbero essere – libere) e aver accettato per sé un ruolo subalterno al potere economico. Lo aveva esemplificato con chiarezza pochi minuti prima il direttore della Scuola Normale, incoraggiando in apertura della cerimonia il coinvolgimento degli allievi e delle allieve “nella terza missione dell’università, che non è un’appendice superflua delle due missioni tradizionali – didattica e ricerca – come il termine ‘terza’ potrebbe far credere, ma sempre più parte integrante e costitutiva della loro identità e della loro valutazione da parte di chi le università poi le finanzia” (è dunque vero che il mercato, incapace di valutare – di dare valore – a didattica e ricerca, non può che snaturarne la funzione e l’identità); concetto ribadito nella replica finale: “noi abbiamo il dovere di dimostrare ai nostri finanziatori quanto valiamo”, con un’adesione esplicita (“come è giusto che sia”) e una precisazione storico-temporale: “30 anni fa non era così; adesso è così, ma è così in tutto il mondo”.

Infatti: nel 1990 la legge Ruberti sull’autonomia dava il via all’aziendalizzazione dell’università pubblica e all’aggressione a mezzo secolo di lotte e lavoro per un’istruzione democratica, di qualità, non autoritaria. Che si trattasse di uno snodo fatale per la libertà intellettuale e il diritto allo studio fu subito chiaro: il movimento studentesco della Pantera occupò gli atenei per

Continua a leggere


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: