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Religione di stato e costituzione

Di Renata Puleo

Questa riflessione, in forma abbreviata, appare sul numero di dicembre della rivista “Valori”

Viviamo un momento storico in cui la pandemia da Covid 19 (Sars-CoV-2) mette al centro il nodo scienza-morale-politica mentre il dibattito è imprigionato da opposte concezioni della verità, fra presunzione dei saperi esperti, credenze nate dalla paura e legittimi dubbi di chi non rinuncia alle forme critiche della conoscenza. In Italia, molti di questi aspetti caratterizzano anche il rapporto del cittadino con la Religione Cattolica. Siamo, ci dicono, un paese ancora profondamente cattolico, dove però tale profondità si configura spesso come interpretazione personale di dogmi e rituali, ipocrisia etica, forme autentiche di eresia, fanatismo, miscredenza. Mentre il potere temporale della Chiesa di Roma è ancora piuttosto solido, basato su proprietà, finanza, capacità di influenzare le scelte politiche, la laicità sembra patire una battuta di arresto 1. Così, su questo sfondo tornano, come i revenants di un romanzo gotico, i Crociati, ovviamente con le sopravvesti della democrazia e dei pari diritti di culto ed educazione religiosa.

Mi riferisco a due vicende piuttosto annose, la prima relativa all’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche, la seconda all’intreccio fra Insegnamento della Religione Cattolica e nuovo curriculo di Educazione Civica (IRC), protagonisti gli insegnanti di IRC, i dirigenti, gli organi collegiali che

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Condannato Mimmo Lucano. Colpevole di solidarietà.

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Riace è da cancellare, può diventare un’epidemia

«Ho visto negli anni nascere, crescere e fiorire un borgo fantasma, riaprire botteghe, uffici e scuole. Le discariche trasformarsi in giardini. Questa esperienza non può morire – aggiunge – prevediamo di organizzare un nuovo sistema di accoglienza spontanea, che farà tesoro dell’esperienza maturata fino a oggi, partendo, per cominciare, da un grande sostegno esterno da parte di una comunità internazionale, da una legge regionale del 2009 sulla tutela del diritto d’asilo, da iniziative che possano rimettere in moto l’economia del territorio, dalle botteghe all’agricoltura, al turismo dell’accoglienza. Del resto Riace è già un brand» dice Chiara Sasso, una delle coordinatrici, autrice di due libri su Riace, che segue la realtà calabrese dal 2004.

Certo sono molte le ragioni per cui a Salvini e agli uomini del potere, la magistratura non possono sopportare la sperimentazione di Riace e il sindaco Mimmo Lucano: la solidarietà che diventa motore di sviluppo e benessere, la cooperazione tra uomini donne di lingua, pelle, origine diverse che diventa operativa, un’umanità di diversi che s’incontra e collabora, lo scandalo dei regolamenti e norme che vengono travolti dalla lettera e dai valori costituzionali e dai diritti fondamentali dell’uomo sanciti dagli organismi sovrannazionali, lo stato di polizia che non ce la fa a reprimere la forza di una piccola società creata dalla fiducia e dalla speranza tra uguali e ugualmente poveri… ce n’è a iosa di motivi per perseguitare Riace, i suoi abitanti e il sindaco che li accompagna. Ma c’è una ragione profonda che spesso non viene raccontata ed è quella che pure si legge nelle parole di Chiara Sasso. Leggiamo e sentiamo testimoni raccontare che per almeno quattro anni Riace non ha avuto alcun aiuto né statale né di benefattori pelosi. Ecco dove sta la testimonianza, la prova, la documentazione, che è insopportabile per i poteri costituiti:

Riace nasce, si istituisce, cresce, si sviluppa grazie al lavoro delle donne e degli uomini che ne fanno parte.

Il lavoro delle loro braccia, della loro intelligenza, dei loro sentimenti della loro intera umanità, uno scandalo inaccettabile. Inaccettabile per gli uomini che oggi rappresentano i poteri costituiti e che decidono quotidianamente di dimettersi dall’umanità per servire i poteri per combatterla frontalmente.

L’esperienza di Riace, con lei tutte le innumerevoli testimonianze che documentano la ricchezza originaria e fondamentale prodotta dal lavoro di persone, può pure esistere ma deve rimanere occultata, ridotta al rango di beneficenza, elemosina, addirittura di azione umanitaria, ma se diventa pubblica deve essere nascosta, vilipesa, smembrata, processata prima che diventi epidemia.

Non sia mai che gli uomini e le donne di questo paese, dell’umanità si rendano conto, prendano coscienza che la loro è una servitù volontaria, che li impoverisce, li immiserisce mentre libertà e umanità e lavoro sono i fondamenti della loro possibile ricchezza, benessere e fratellanza.

La sentenza alla pena di 13 anni e due mesi di una parte della magistratura preferisce reprimere lo scandalo della umanizzazione del vivere civile anziché raccogliere dalla realtà i suggerimenti utili per formulare una nuove regole in grado di accompagnare e coltivare una umanizzazione sempre più estesa e approfondita contro una vita sempre più disumanizzata.


Fortunato e Piero del Collettivo Ninanda


Le buone pratiche che affiorano di tanto in tanto

Un organo collegiale come il Consiglio d’Istituto cui è affidato formalmente la buona gestione della scuola ha davanti a sé un compito difficile da realizzare, sempre più difficile. È sin dalla sua origine un organo elettivo che agisce collegialmente e socialmente.
I due difetti maggiormente ricorrenti di questi tempi sono:

a) Una spirale infernale che comincia con una progressiva spoliazione dei poteri dell’organo collegiale in funzione di un accentramento dei compiti dei Dirigenti Scolastici, prosegue con una partecipazione sempre meno convinta e più rara alle elezioni triennali, poi i Dirigenti il più delle volte si impegnano loro a trovare genitori, insegnanti, ATA compiacenti che accettino di candidarsi e il cerchio si chiude su un organo collegiale fatto a misura del Dirigente.

b) In molti casi gli stessi membri dei Consigli pensano di essere stati eletti per costituire l’ultima ruota del carro ministeriale responsabile della corretta esecuzione della volontà del ministro, sia essa espressa con normativa o millantata e una totale subordinazione al Dirigente Scolastico.

Prima di arrivare al degrado attuale non è che le cose andassero molto meglio. Era raro che un Consiglio di Istituto avesse una propria capacità di riflessione, e perciò una autonoma visone di quale dovessero essere le finalità della scuola pubblica, i compiti attinenti alle singola scuola, alle modalità con cui perseguire finalità e compiti. Ma soprattutto mancava la coscienza di costituire una rappresentanza.

Raramente, molto raramente, rappresentanti dei genitori, rappresentanti degli insegnanti, rappresentanti degli studenti e degli ATA riunivano o indicevano una assemblea della componente che li aveva espressi, votandoli, non solo in previsione di una decisione o una delibera da fare, ma nemmeno per un’informazione puntuale sull’andamento della scuola e dei suoi problemi.

Quindi anche prima che la falsa Autonomia centralizzasse le scelte e la gestione nel Dirigente scolastico era raro imbattersi in documenti di un Consiglio di Istituto che avesse riflettuto e approfondito sui temi di fondo della

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Memorie bambine

Un’attività sulla “memoria scolastica” prodotta nel corso della frequenza della scuola primari.

di Gianluca Gabrielli (University of Macerata)

da Didattica della storia – Journal of Research and Didactics of History, [S.l.], v. 2, n. 1S, p. 650-667, lug. 2020. ISSN 2704-8217

Abstract

Come ricordano la propria esperienza scolastica i bambini e le bambine che frequentano la scuola primaria? Non da adulti, ma nel corso della loro esperienza scolastica in quella scuola?

L’esperienza didattica di cui si tratta è nata da una duplice esigenza. Da una parte proporre ai bambini un’attività didattica di riflessione ed elaborazione della propria memoria individuale e scolastica (cioè collettiva) da riprendere più volte nel corso dei cinque anni di frequenza; allo stesso tempo osservare gli stessi alla prese con i propri ricordi scolastici in fieri, individuando i processi mentali al lavoro in questo complesso lavorio di costruzione individuale e collettiva della memoria.

Il saggio riflette sia su quanto emerge dalle “scritture bambine” e dalle “memorie bambine” che si sono sedimentate, sia sul significato didattico di questa attività, che si situa al confine tra storia, scrittura creativa, costruzione dell’identità tra dimensione individuale e dimensione collettiva.

Come ricordano la propria esperienza scolastica i bambini e le bambine che frequentano la scuola primaria? Non da adulti, ma nel corso della loro esperienza scolastica in quella scuola?

L’esperienza didattica di cui si tratta è nata da una duplice esigenza. Da una parte osservare i bambini alla prese con i propri ricordi scolastici mentre ancora stanno frequentando la scuola primaria, quindi tra i sei e gli undici anni; allo stesso tempo, proporre loro un’attività didattica di riflessione e di elaborazione della propria memoria individuale e scolastica (cioè collettiva) da riprendere più volte nel corso dei cinque anni.

Descrizione dell’attività

L’attività – un suo primo propotipo esemplificativo – è iniziata scegliendo delle foto di vita della classe, includendo tra di esse sia gli eventi notevoli e le esperienze significative, sia la quotidianità della didattica e della ricreazione. Una prima selezione (una trentina) è stata stampata e incollata su fogli protocollo che per tre o quattro volte durante l’anno scolastico sono stati messi

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Le riflessioni di Anna Angelucci sull’intervento della direttrice generale dell’Unesco Irina Bokova nella giornata mondiale degli insegnanti

Qualche decina di anni fa l’UNESCO costituiva una voce autorevole per chi aveva interessi culturali, educativi magari incartati in una ampia visione di politica internazionale.
Il neoliberismo trionfante ne ha occultato la voce, l’esistenza, e forse anche condizionato politicamente e pedagogicamente le idee. Ricordo che ci sono state campagne di tutto rispetto sulla educazione degli adulti, sulla scuola materna (oggi dell’Infanzia) sulla alfabetizzazione, sulla educazione sanitaria in cui si leggeva, in trasparenza, una sapienza pedagogica evoluta e in molte circostanze anche l’influenza delle elaborazioni ed esperienze italiane più avanzate.
Come molte altre organizzazioni delle Nazioni unite il ruolo dell’UNESCO è stato messo all’angolo dalle agenzie, tipo OCSE, antidemocratiche di natura Continua a leggere


La Notte Bianca al liceo Manara di Roma

Notte Bianca al liceo Manara di Roma

 


La storia senza frontiere

Pubblicato il volume della nostra Bruna Sferra del Coordinamento Scuole Elementari di Roma per la casa editrice Roma Tre press.

Bruna Sferra - La storia-senza frontiere

Nel mondo contemporaneo la scuola deve tener conto dei mutamenti in atto nella società in quanto il ruolo fondamentale che essa occupa la chiama a rispondere alle sfide poste dalla globalizzazione in termini di formazione e, dunque, di sviluppo di competenze teoriche, pratiche, sociali e…

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