I kit per l’opposizione al R.A.V. (Rapporto di Auto Valutazione)

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RAV: come fare a pezzi la valutazioneAbbiamo immaginato gli strumenti per opporsi ai R.A.V. (Rapporti di Auto Valutazione) come un mosaico composto di tanti tasselli. Queste pagine vogliono essere un contenitore in “progress” di questi tasselli e tutti siamo chiamati a collaborare per la creazione, condivisione e diffusione di quanto più materiale possibile. Materiale utile per capire e combattere l’imposizione coatta di quello che a nostro avviso rappresenta la chiusura del cerchio (o del cappio) la cui circonferenza è tracciata dalle lobbies che hanno dettato e dettano l’agenda a Governi e Ministeri allo scopo di minare le fondamenta dell’Istruzione del nostro sfortunato Paese. Una su tutte la Fondazione Treellle per mano della sua emanazione diretta: l’Istituto INVALSI.

COSA È IL RAV: ovvero come fare a pezzi scuola e valutazione

È questa una fase in cui ogni nuovo elemento che si vuole introdurre nella scuola viene spacciato come migliorativo, innovativo… e comunque “obbligatorio”.
È il tentativo di annichilire, un po’ con il blandire e un po’ con l’imporre qualsiasi residuo di spirito critico e di libero pensiero nei docenti e nei lavoratori della scuola tutti. Si sta cercando di chiudere ogni spazio di partecipazione realmente democratica alle decisioni in ambito scolastico, anche quelli garantiti dalle leggi vigenti sugli organi collegiali, assediando ogni giorno di più la libertà d’insegnamento.

I programma degli ultimi governi, infatti, è quello di imporre una “nuova normativa” che non solo aggira e viola le procedure costituzionali previste per la formazione delle leggi, ma fa un uso smisurato di decreti, regolamenti, direttive, circolari tutti privi di un fondamento legislativo democratico. In particolare, per quanto riguarda la valutazione, la legislazione del nostro Paese ha elaboralo e prodotto negli anni un corpo normativo vasto, articolato e puntuale, ispirato dal dettato Costituzionale e dalla pedagogia democratica più avanzata che spesso ne è stata l’ispiratrice, quando ancora Parlamento e governi volevano o sapevano ascoltare i titolari della sovranità: i cittadini. Eclatante è il caso dalla cosiddetta “autovalutazione delle, scuole”, che in realtà di autonomo non ha praticamente nulla. La valutazione e l’autovalutazione sono processi Importanti che la normativa vigente definisce come “espressione dell’autonomia professionale propria della funzione docente” (DPR 122/12009 art.1) e come esercizio dell’autonomia Il processo di autovalutazione, anche sulla base di studi condotti in altri paesi e di esperienze diffuse, deve necessariamente nascere dal basso, nell’analisi delle buone pratiche e nelle mancanze che si registrano nella situazione specifica della singola scuola non possono mal e In nessun modo essere calate dall’alto (tra l’altro senza spazi per giudizi qualitativi ma facendo riferimento solo a parametri standard ed eterodiretti) se si vuole ottenere un risultato realmente aderente e utilizzabile, nen meramente statistico.

Nessun obbligo

L’attribuzione all’INVALSI del ruolo di istituto plenipotenziario in materia di valutazione (non solo degli apprendimenti, ma anche delle scuole e dei docenti) si basa solo su norme secondarie (Dpr 80/13, Direttiva n. 11/14, Circ. Minist. 47/14), che non hanno fondamento Costituzionale né di legge, indispensabili fonte primaria di qualsiasi altra normativa. Giace infatti presso il TAR del Lazio un corposo e documentato ricorso della FLC-CGll che chiede l’annullamento di tali atti normativi.
In ogni caso, il DPR 80/13 non prevede alcun obbligo per i docenti; non a caso, anche la CM 47/2014 non ha assolutamente carattere prescrittivo quando cita l’Unità di autovalutazione interna alla scuola («Le scuole si doteranno di un’unità di autovalutazione, costituita preferibilmente dal dirigente scolastico, dal docente referente della valutazione e da uno o più docenti con adeguata professionalità individuati dal Collegio Docenti»). L’”auto” valutazione che vorrebbero imporci, al momento si sostanzia nella compilazione del RAV (Rapporto di Autovalutazione), un documento di 84 pagine preparato dall’INVALSI e che lo stesso istituto poi rielaborerà. È un’enorme mole di lavoro per il quale non è previsto alcun compenso specifico, ma la CM chiede “adeguate competenze” perché l’Unità di autovalutazione dovrà esprimere dei giudizi sulla scuola, per quanto “assistiti” e istradati dal RAV già preconfezionato.
Non è pensa bile che un nucleo ristrettissimo di docenti, senza alcuna rappresentatività reale del Collegio e senza alcuna riflessione collettiva sui singoli punti, possa determinare sorti e futuro della scuola.

Mettere In competizione scuole e docenti

Si, perché il fine ultimo del RAV è stabilire una “graduatoria” tra le scuole (infatti deve essere redatto anche dalle private) affinché si crei una reale competizione tra esse ed ognuna si precipiti a predisporre piani di miglioramento – falsi o reali non ha importanza – ma sempre a costo zero per l’amministrazione. Li chiamano sistemi di qualità, in realtà sono pesanti strumenti di controllo e d’indirizzo: il loro reale obiettivo non è affatto la qualità reale del processo di formazione dei soggetti in crescita ma eliminare completamente la libertà d’insegnamento e inquadrare tutti, docenti e alunni, all’interno di parametri precisi, definiti e… “misurabili”. Già nella legge n.128 del 2013 (art.16) è inserita una norma che prevede corsi di formazione obbligatori per il personale delle scuole risultate “non idonee” rispetto ai parametri stabiliti daU’lNVALSI.

Valutazione, INVALSI e “La Buona Scuola” di Renzi

Tuttavia le funzioni del nucleo non si esauriscono in questo, ma esso è chiamato ad un altro gravoso compito in termini di responsabilità e scomodo impegno, ed è quello previsto dalle linee guida del piano “la buona scuola” di Renzi, rigettato dalla stragrande maggioranza delle scuole italiane. Tale progetto ha come asse centrale la gerarchizzazione nella scuola e tra le scuole, il salario premiale in sostituzione di quello di diritto (il merito si conquista attraverso vari crediti: didattici, formativi e professionali che andranno a costituire il portfolio di ciascuno e saranno valutati dal nucleo interno), la subalternità totale al mondo affaristico e delle imprese. Quindi, l’avvio del SNV, Sistema Nazionale di Valutazione, tutto delegato all’INVALSl, costituisce già da subito l’attuazione del quadro e la messa a punto degli strumenti operativi perché il “progetto” possa realizzarsi integralmente al più presto. Per aver più chiaro il quadro della situazione, bisogna sapere che tra i maggiori sponsor dell’lNVALSI e del progetto di differenziazione/privatizzazione di Renzi e Giannini ci sono aggregazioni del potere finanziario e liberista, quali ad esempio Treellle, un’associazione sostenuta dalla Compagnia di San Paolo, da altre fondazioni bancarie e da dirigenti e personalità di Confindustria.

Possiamo dire 1 NO e 2 SÌ

1. Opponiamoci ai diktat illegittimi del MIUR e rifiutiamo nei Collegi Docenti la costituzione dell’Unità di Autovalutazione: è fondamentale che ogni docente senta la responsabilità e la coscienza di non collaborare con un sistema che mina la collegialità e la cooperazione per puntare alla differenziazione e alla competizione tra gli insegnanti; chi accettasse un tale incarico si porrebbe nella situazione di valutare, al di là anche delle norme legislative e della rappresentanza del Collegio, oggi la scuola nel suo insieme e domani i propri colleghi di lavoro con conseguenze che vanno al di là del piano economico e della funzione svolta, assumendosi cosi una grave responsabilità sul piano etico.

2. Facciamo nostra la “Dichiarazione di obbedienza civile” diffusa dal “Gruppo No-INVALSI” di Roma, che si pone nel solco della Costituzione e riconosce valore alla copiosa normativa a tutt’oggi vigente, che ha regolato e tuttora regola i diversi aspetti della valutazione, nel rispetto del principio costituzionale della libertà d’insegnamento e delle prerogative autonome degli Organi Collegiali dei docenti.

3. Contemporaneamente apriamo un percorso sperimentale di “autovalutazione” reale, gestito integralmente da chi dentro la scuola e con i ragazzi ci vive tutti i giorni, finalizzato a dare valore a quelle “buone pratiche” realizzate sul campo sulla base delle più accreditate ricerche epistemologiche nell’ambito pedagogico, attente a valorizzare la relazione educativa e la formazione della persona in tutta la sua complessità e specificità. Su questa base si possono individuare collegialmente i punti critici che non permettono l’espressione di tutte le potenzialità, a partire dalla non-stabilità degli insegnanti, dall’inesistenza di continuità didattica e relazionale, dall’elevato numero degli alunni per classe, dal taglio del “Tempo Scuola” negli Istituti Professionali e Tecnici, delle sperimentazioni nei licei, degli Organici nelle classi a Tempo Pieno, della mancata assunzione dei precari per le supplenze brevi, ecc.


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