Archivi tag: buona scuola

Con, cum e coo: le vicende di una preposizione. Come le parole diventano cattiva ideologia

Renata Puleo, NoINVALSICompetenze

Intervenendo al seminario organizzato dalla Flc-Cgil, svoltosi a Enna il 5 aprile, Valentina Chinnici, membro della Segreteria Nazionale del CIDI, ci ha fornito la sua versione dell’etimologia della parola competenza, oggi sempre usata al plurale e diventata, nella pluralità ambigua delle conoscenze, un nuovo dogma a sostegno de La Buona Scuola.

Secondo la professoressa, se leggessimo bene le fonti classiche, troveremo che competenza, competere et similia, grazie alla preposizione con ( il cum latino) che fa da prefisso, rimandano all’azione dell’ “operare insieme”. Il verbo latino pĕtere esprime una richiesta (come effettivamente è attestato dai suoi derivati nelle lingue romanze) rivolta all’Altro, facendo slittare il significato verso quello di un’attività dedicata a spendere i propri saperi con e per gli altri.

Ora, nella mia relazione (sui due atti legislativi delegati 378 e 384, inclusione e valutazione) allo stesso seminario, avevo sottolineato come competenza, soprattutto quando declinata al plurale, appartenga alla stessa Continua a leggere


Confindustria a caccia di studenti

Aumentare le ore di alternanza nei professionali

cultura-dimezzataClaudio Tucci, giornalista de “Il sole 24 ore” e vestale rigorosa del feroce classismo di Confindustria interviene ancora una volta per cercare di vanificare il dettato e gli effetti dell’articolo 3 della Costituzione1. Così ci informa il giornalista guru della scuola nel giornale della Confindustria nell’edizione del 9-2-2017: “Più alternanza scuola-lavoro (almeno il 50% dell’orario scolastico). Robuste dosi di laboratorio, già a partire dal primo biennio. Percorsi didattici di 4 anni (e non di 5), con una identità “chiara” e “subito pratica”, valorizzazione del ruolo delle Regioni ed esigenze del territorio (e con la possibilità per i neo diplomati negli Its (Istituti tecnici superiori). Confindustria ha inviato in Parlamento2 le proprie osservazioni allo schema dei Dlgs (Decreto Legislativo 397 n.d.r.) che riordina l’istruzione professionale dello Stato.”

Viene da pensare che il giornalista portavoce della Confindustria non sappia cosa sta scrivendo, e forse non lo sappia nemmeno la stessa Confindustria. L’orario settimanale degli Istituti Professionali è stato tagliato fino al 25%, dal 2010 sono passati dalle 42/44 ore settimanali alle attuali 32 tagliando equanimemente tra le discipline di base culturali e ore di laboratorio. Così oggi, come in ogni altra Continua a leggere


La scuola, luogo dell’otium formativo

pianto-licei-classiciLa notte bianca al liceo “Luciano Manara” di Roma, mi ha confermato che studiare è sì “una posizione della schiena” per parafrasare Gramsci, ma è soprattutto un lavoro all’insegna della gratuità: non si fa per profitto economico, non si fa per competere spintonando gli altri, non si fa per riuscire in futuro vincenti. Si svolge in un tempo che deve restare sospeso, nella sua in-utilità. Non a caso gli insegnanti e gli studenti che l’hanno organizzata hanno fatto ruotare tutte le rappresentazioni attorno ai classici, alle lingue morte – date per tali dai nostri ignorantissimi governanti – il greco, il latino. Lingue non più in uso, fuori uso, che continuano a operare dentro la nostra cultura, abitano dentro le parole che continuamente usiamo, sorreggono la logica, la filosofia, la matematica. Senza scordarci la loro capacità di essere trans-culturali, di non appartenere solo alla tradizione europeo-occidentale ma anche a quelle civiltà che oggi guardiamo con sospetto e paura.

I due commenti che seguono interpretano – meglio di come potrei fare io – il mio sdegno per le conseguenze della legge 107/ 2015, per uno scherzo macabro denominata La Buona Scuola, e per i testi delle deleghe in consegna in questi giorni.

Il primo è uno stralcio di una intervista al filosofo Roberto Finelli sulle potenzialità del comunismo, oggi, proprio nell’ambito della formazione coniugata con la necessità di essere utopica, di costruire Continua a leggere


Con l’alternanza scuola-lavoro l’istruzione s’inchina al modello McDonald’s

Alternanza scuola lavoro

di

Il 18 ottobre il ministero dell’istruzione (Miur) ha presentato il progetto Campioni per l’alternanza. Si tratta di un protocollo d’intesa con sedici aziende per l’alternanza scuola-lavoro nel triennio delle superiori, ed è il modello con cui il ministero ha deciso di lavorare da qui in avanti.

Di alternanza scuola-lavoro parlavamo – e criticamente – già lo scorso febbraio, spiegando cos’era questa nuova disposizione della legge 107 (la cosiddetta Buona scuola): gli studenti dei licei devono fare obbligatoriamente almeno duecento ore di attività aggiuntiva nel corso del triennio, gli studenti dei tecnici e dei professionali devono fare almeno quattrocento ore.

Nel 2015, primo anno di sperimentazione, per molti dirigenti scolastici è stato complicato trovare le aziende disposte ad accogliere – e formare – centinaia di migliaia di studenti. Eppure, il numero fornito dal ministero sugli studenti partecipanti del 2015/2016 è 652.641, e la previsione è di portarlo a 1,1 milioni e 1,5 milioni rispettivamente nel 2016/17 e 2017/18.

Per questo l’accordo Campioni per l’alternanza è stato accolto dal ministero con entusiasmo: le prime sedici aziende coinvolte – Accenture, Bosch, Consiglio nazionale forense, Coop, Dallara, Eni, Fondo ambiente italiano, Fca, General

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Bonus premiale. Fra espressione e contenuto

di Renata puleo – Gruppo NoINVALSI

Bonus premiale docentiIn un Istituto Superiore di secondo grado di Roma, un gruppo di docenti manifesta, a ridosso della prima applicazione della valutazione premiale, il proprio dissenso e la volontà di sottrarsi alla pratica valutativa operata dal Nucleo interno. La Dirigente (DS), che presiede il gruppo di lavoro, non si sa quanto provocatoriamente, attribuisce il premio proprio ad alcuni doceti dissenzienti. Gli stessi replicano con un rifiuto argomentato di accettare il corrispettivo in denaro. La DS risponde, e qui viene messo a fuoco il paradosso in cui si muovono i rapporti fra il corpo docente che prova ancora a resistere e una dirigenza ormai esercitata senza senno, rispetto, moderazione.
Qui di seguito trovate i due testi (nota di rigetto dei docenti; risposta dalla DS con l’omissione della intestazione e dei nominativi) e una mia breve nota.

Esercizio
Inizio dalla risposta fornita dalla DS, a suo modo un piccolo capolavoro di letteratura burocratica (a volere essere generosi…). Provo a fare un esercizio di analisi del testo, esercizio dovuto, considerato che non si tratta di una corrispondenza privata, ma fra pubblici funzionari, quali sono ancora i dirigenti e gli insegnanti, in sovrappiù, impiegati in un settore educativo. Siamo nell’ambito di un rapporto contrattuale fra un rappresentante del Ministero e un lavoratore, ed entrambi rispondono con il loro operato alla Continua a leggere


Nelle “Reti di ambito territoriale” si impiglia la democrazia scolastica

I nostri NO


Reti di ambito territoriale

Condividiamo il documento fornitoci da Ilaria in ogni sua parte e soprattutto in quella con la quale viene difesa la sovranità e l’identità di ciascuna scuola, condizione indispensabile perché si possano praticare e vivere processi democratici sia in quanto insegnanti sia in quanto genitori.

L’EPERIENZA PREGRESSA

Le nostre esperienze trascorse ci consentono di testimoniare che le reti quando ancora non “promosse” dalla Legge 107 hanno costituito una sottrazione di democrazia e di responsabilità irragionevoli. Gli organi Collegiali venivano cancellati con una spesso presunta delega alla rete di ogni dibattito, scelta, decisione e ovviamente delibera. In realtà non sono mai esistite “reti” ma feudi autoreferenziali governati dai dirigenti e soprattutto governati dai dirigenti che potevano vantare, o anche millantare, qualche aggancio con i gradi superiori dell’”amministrazione”. Consigli di Istituto e Collegi dei docenti ingessati e inebetiti non avevano altro compito che eseguire i diktat di una inafferrabile “rete” che non aveva mai bisogno di formalizzare e rendere pubbliche le decisioni perché gli unici a decidere erano i dirigenti spesso consultandosi telefonicamente. In alcuni casi la “rete” assumeva i caratteri di una vera e propria mafia con regole e normative sempre sottaciute ma pervasive, tanto che qualche Dirigente le millantava li per lì nel corso di un Collegio dei Docenti o di un Consiglio d’istituto senza che nessuno, genitore o insegnante, potesse risalire alla fonte, ai testi; un imbarbarimento tribale che si limitava ai “comunicati” orali, ma ferrei e dettati da autorità imposte con tutti i mezzi. Questo avveniva già 10 anni fa quando i dirigenti non avevano i poteri loro conferiti dalla legge 107 e quando le scuole non erano state “razionalizzate” sul modello delle “istituzioni totali” con migliaia di studenti, migliaia di genitori, cosa che rende sempre più difficile una partecipazione diretta, una Continua a leggere


Reti di Ambito Territoriale

I nostri NO

Riceviamo da Ilaria Damiani, mamma dell’I.C. via Ferraironi e volentieri condividiamo

reti di ambito territoriale

L’assemblea delle scuole del V Municipio di Roma (insegnanti, genitori, consigliere/i di istituto), riunitasi presso l’I.C. Via Ferraironi il 18 ottobre 2016, afferma e ribadisce la contrarietà all’adesione alle Reti di Ambito Territoriale promosse dall’USR ai sensi della legge 107/2015 (c.d. “Buona scuola”), contrarietà già ufficializzata da molti Consigli d’Istituto.
Attraverso la Rete di Ambito si vogliono azzerare quei margini di democrazia che ancora permangono nella scuola: gli organi collegiali elettivi e rappresentativi di tutte le componenti scolastiche vengono esautorati e sostituiti con un nuovo livello di potere che non è né elettivo né rappresentativo. Infatti, il potere decisionale della Rete viene confinato nelle mani della conferenza dei dirigenti scolastici, le cui determinazioni devono poi essere fatte proprie dalle scuole aderenti.
Con la Rete di Ambito gli insegnanti perdono la titolarità sulla scuola e vengono costretti ad una mobilità selvaggia; ai dirigenti viene conferito il potere di scegliersi i propri docenti (per chiamata diretta dalle liste dell’Ambito cui appartengono), i/le quali potranno quindi essere destinati/e ad altra scuola per merito o per punizione: questa ricattabilità cancella in un colpo solo la libertà d’insegnamento prevista dalla Costituzione e tutti i diritti acquisiti dei lavoratori e delle lavoratrici.
È previsto che anche le scuole private possano partecipare alla Rete di ambito, acquisendo ruolo e potere in un organo che ha funzioni decisionali su tutte le scuole del territorio. Si completa così l’equiparazione tra scuole paritarie e statali e si assesta un ulteriore pesantissimo colpo al sistema pubblico dell’istruzione.
Il rapporto tra le singole scuole e l’Ufficio Scolastico Regionale sarà mediato dalla Rete e rappresentato dal dirigente della scuola nominata capofila. Si promuove in tal modo una gerarchizzazione tra le scuole attraverso Continua a leggere


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