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Storie di Dad

Riportiamo questa breve e semplice confidenza carpita dai social network il primo giorno di scuola dopo le festività natalizie. Pescata nel mare di chi la scuola la fa e la vive tutti i giorni. Ci piacerebbe ingrossare la raccolta di testimonianze che non ha la pretesa di smontare la Dad. A smontarla hanno già cominciato i teorici della scuola del futuro, coloro cioè che l’avevano definità un’opportunità da cogliere. Sarà vero pentimento?
Mandateci altre testimonianze.

Storie di Dad


Storie di Dad

Riportiamo questa breve e semplice confidenza carpita dai social network l’ultimo giorno di scuola prima delle festività natalizie. Pescata nel mare di chi la scuola la fa e la vive tutti i giorni. Ci piacerebbe possa essere la prima di una raccolta di testimonianze che non ha la pretesa di smontare la Dad. A smontarla hanno già cominciato i teorici del futuro, coloro cioè che l’avevano definità un’opportunità da cogliere. Sarà vero pentimento?
Mandateci altre testimonianze.


Pedagogia dell’emergenza

pedagogia distopica

di Anna Angelucci
già pubblicato su medicinaesocieta.it

Al lockdown della popolazione si è accompagnato un lock in digitale altrettanto radicale. Che, se da una parte consente lo svolgimento di molte attività e importanti forme di comunicazione, dall’altra desta riflessione e preoccupazione per le sue implicazioni psicologiche e sociali. Rispetto alla scuola, in questo momento nessuna fuga in avanti sembra auspicabile. Nessuna frettolosa equiparazione o sostituzione definitiva della didattica digitale alle attività in presenza può apparire ragionevole o estranea a logiche extrascolastiche, in questo frangente. In cui la cautela è d’obbligo. In cui è d’obbligo che addetti ai lavori e decisori politici non plachino le loro ansie da prestazione o le angosce causate dalla gestione dell’emergenza con dichiarazioni d’intenti e investimenti faraonici che appaiono del tutto fuori luogo, in una condizione di crisi economica epocale. In cui è d’obbligo che non si ascoltino le sirene mortifere dei “piazzisti dell’istruzione” che pretenderebbero di imporre, come spiega bene Rossella Latempa (qui), distopiche forme di educazione e rieducazione digitale di massa (qui). Proviamo invece a disegnare i contorni emotivi di questa emergenza e l’orizzonte pedagogico in cui declinarla.

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La relazione educativa è, nella sua dimensione sociale, interpersonale e intersoggettiva. Si fonda sull’incontro tra il Sé e l’Altro, in una interlocuzione reciproca che presuppone, o attiva, un canale comunicativo quanto più possibile condiviso. Il suo grado di significatività è strettamente Continua a leggere


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