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Bonus premiale. Fra espressione e contenuto

di Renata puleo – Gruppo NoINVALSI

Bonus premiale docentiIn un Istituto Superiore di secondo grado di Roma, un gruppo di docenti manifesta, a ridosso della prima applicazione della valutazione premiale, il proprio dissenso e la volontà di sottrarsi alla pratica valutativa operata dal Nucleo interno. La Dirigente (DS), che presiede il gruppo di lavoro, non si sa quanto provocatoriamente, attribuisce il premio proprio ad alcuni doceti dissenzienti. Gli stessi replicano con un rifiuto argomentato di accettare il corrispettivo in denaro. La DS risponde, e qui viene messo a fuoco il paradosso in cui si muovono i rapporti fra il corpo docente che prova ancora a resistere e una dirigenza ormai esercitata senza senno, rispetto, moderazione.
Qui di seguito trovate i due testi (nota di rigetto dei docenti; risposta dalla DS con l’omissione della intestazione e dei nominativi) e una mia breve nota.

Esercizio
Inizio dalla risposta fornita dalla DS, a suo modo un piccolo capolavoro di letteratura burocratica (a volere essere generosi…). Provo a fare un esercizio di analisi del testo, esercizio dovuto, considerato che non si tratta di una corrispondenza privata, ma fra pubblici funzionari, quali sono ancora i dirigenti e gli insegnanti, in sovrappiù, impiegati in un settore educativo. Siamo nell’ambito di un rapporto contrattuale fra un rappresentante del Ministero e un lavoratore, ed entrambi rispondono con il loro operato alla Continua a leggere


Nelle “Reti di ambito territoriale” si impiglia la democrazia scolastica

I nostri NO


Reti di ambito territoriale

Condividiamo il documento fornitoci da Ilaria in ogni sua parte e soprattutto in quella con la quale viene difesa la sovranità e l’identità di ciascuna scuola, condizione indispensabile perché si possano praticare e vivere processi democratici sia in quanto insegnanti sia in quanto genitori.

L’EPERIENZA PREGRESSA

Le nostre esperienze trascorse ci consentono di testimoniare che le reti quando ancora non “promosse” dalla Legge 107 hanno costituito una sottrazione di democrazia e di responsabilità irragionevoli. Gli organi Collegiali venivano cancellati con una spesso presunta delega alla rete di ogni dibattito, scelta, decisione e ovviamente delibera. In realtà non sono mai esistite “reti” ma feudi autoreferenziali governati dai dirigenti e soprattutto governati dai dirigenti che potevano vantare, o anche millantare, qualche aggancio con i gradi superiori dell’”amministrazione”. Consigli di Istituto e Collegi dei docenti ingessati e inebetiti non avevano altro compito che eseguire i diktat di una inafferrabile “rete” che non aveva mai bisogno di formalizzare e rendere pubbliche le decisioni perché gli unici a decidere erano i dirigenti spesso consultandosi telefonicamente. In alcuni casi la “rete” assumeva i caratteri di una vera e propria mafia con regole e normative sempre sottaciute ma pervasive, tanto che qualche Dirigente le millantava li per lì nel corso di un Collegio dei Docenti o di un Consiglio d’istituto senza che nessuno, genitore o insegnante, potesse risalire alla fonte, ai testi; un imbarbarimento tribale che si limitava ai “comunicati” orali, ma ferrei e dettati da autorità imposte con tutti i mezzi. Questo avveniva già 10 anni fa quando i dirigenti non avevano i poteri loro conferiti dalla legge 107 e quando le scuole non erano state “razionalizzate” sul modello delle “istituzioni totali” con migliaia di studenti, migliaia di genitori, cosa che rende sempre più difficile una partecipazione diretta, una Continua a leggere


Reti di Ambito Territoriale

I nostri NO

Riceviamo da Ilaria Damiani, mamma dell’I.C. via Ferraironi e volentieri condividiamo

reti di ambito territoriale

L’assemblea delle scuole del V Municipio di Roma (insegnanti, genitori, consigliere/i di istituto), riunitasi presso l’I.C. Via Ferraironi il 18 ottobre 2016, afferma e ribadisce la contrarietà all’adesione alle Reti di Ambito Territoriale promosse dall’USR ai sensi della legge 107/2015 (c.d. “Buona scuola”), contrarietà già ufficializzata da molti Consigli d’Istituto.
Attraverso la Rete di Ambito si vogliono azzerare quei margini di democrazia che ancora permangono nella scuola: gli organi collegiali elettivi e rappresentativi di tutte le componenti scolastiche vengono esautorati e sostituiti con un nuovo livello di potere che non è né elettivo né rappresentativo. Infatti, il potere decisionale della Rete viene confinato nelle mani della conferenza dei dirigenti scolastici, le cui determinazioni devono poi essere fatte proprie dalle scuole aderenti.
Con la Rete di Ambito gli insegnanti perdono la titolarità sulla scuola e vengono costretti ad una mobilità selvaggia; ai dirigenti viene conferito il potere di scegliersi i propri docenti (per chiamata diretta dalle liste dell’Ambito cui appartengono), i/le quali potranno quindi essere destinati/e ad altra scuola per merito o per punizione: questa ricattabilità cancella in un colpo solo la libertà d’insegnamento prevista dalla Costituzione e tutti i diritti acquisiti dei lavoratori e delle lavoratrici.
È previsto che anche le scuole private possano partecipare alla Rete di ambito, acquisendo ruolo e potere in un organo che ha funzioni decisionali su tutte le scuole del territorio. Si completa così l’equiparazione tra scuole paritarie e statali e si assesta un ulteriore pesantissimo colpo al sistema pubblico dell’istruzione.
Il rapporto tra le singole scuole e l’Ufficio Scolastico Regionale sarà mediato dalla Rete e rappresentato dal dirigente della scuola nominata capofila. Si promuove in tal modo una gerarchizzazione tra le scuole attraverso Continua a leggere


Lo and Behold: ecco la scuola!

di
Rossella Latempa (docente di matematica e fisica, liceo)
Renata Puleo, Gruppo NoINVALSI

coding a scuola

Durante un collegio docenti di un istituto superiore romano è avvenuto il seguente scambio di battute.
Dirigente: dato che la compilazione del registro elettronico è un obbligo di legge (sic) chi ancora non possiede un tablet personale, visto che non sono ancora disponibili quelli forniti dall’amministrazione per tutti i docenti, lo deve comprare con il bonus (i 500 euro per la formazione)
Mormorii: ma non è personale la scelta di come spendere il bonus? Io da casa non ci lavoro! A scuola, in succursale, la connessione spesso salta!E poi, il coding ci voleva, i ragazzi, i bambini hanno fin troppo la testa e le mani occupate con tutti questi strumenti…
Docente A: colleghi, io propongo di respingere questa ingiunzione…
Docente B: ma per favore, cerchiamo di essere presenti nell’attualità, tutti usano tablet e LIM, non è la connessione che salta, siete voi che non sapete ancora usare questi devices (sic), aggiorniamoci su skill informatici e nuovi tools (sic), è nostro dovere!

Questa discussione (assolutamente autentica!) dovrebbe apparirci un po’ surreale. In realtà siamo quasi stupite che sia avvenuta in tempi in cui nei collegi si passano solo in rassegna gli innumerevoli (talvolta anche 15) punti messi all’ordine del giorno dai dirigenti, fra il disinteresse generale.
A noi serve per introdurre una serie di domande su cui ci piacerebbe si orientasse il dibattito che corre sul Web intorno al cosiddetto coding, nome in Continua a leggere


Di Nucleo in Nucleo. La valutazione dei Dirigenti Scolastici.

onedollarschoolCome ci si aspettava dopo l’approvazione della legge di riforma della scuola, è stato pubblicato il documento Linee Guida per la valutazione dei dirigente scolastici (DDSS), in ottemperanza alla Direttiva Ministeriale n. 36 del 18 agosto 2016 che a tale guida faceva riferimento (www.istruzione.it/snv/novità 28/09/2016)
Leggendo le 12 paginette mi sono chiesta: Cosa cerchi? E in seconda battuta: cosa pensi serva oggi a un dirigente (uso il maschile per comodità, ma le donne sono oltre il 53%) per la sua formazione e su che cosa credi che verrà valutato?
Alla prima domanda è facile rispondere: quello che mi aspettavo di trovare, date le premesse costituite dalle molte azioni in atto all’interno delle procedure di valutazione delle scuole. Fase valutativa ormai decennale, caratterizzata dalla somministrazione “obbligatoria” dei test agli alunni e – di recente – dalla compilazione, sempre “obbligatoria”, del Rapporto di Autovalutazione (RAV). Dunque, dato l’uso pervasivo, nella prosa ministeriale, del termine valutazione e di tutta l’area semantica che lo circonda, tutto è noto a chi si occupa di scuola.
La seconda risposta non è sganciata dalla precedente, ed è circolare, tautologica. Serve a un DS quello che per tale figura è stato ridisegnato dall’autonomia (aziendalizzazione delle scuole) e dalle azioni appena Continua a leggere


Alternanza scuola lavoro. Ecco i “benefattori” che accoglieranno i nostri studenti

lavoro infantilePremessa
Nella legislazione, nella normativa, le imprese hanno assunto da tempo il ruolo di modello della società futura. Modello sia nel senso valoriale generale: il merito al comando, la gerarchia intoccabile, la competitività, l’economia al vertice, il profitto come principio ordinatore salvifico. Ma anche modello quotidiano di comportamento: i tempi, i modi, i perché, la gestione. Individui, gruppi, comunità devono ispirarsi all’impresa per risolvere i loro problemi per acquisire modelli positivi e risolutivi. Mano a mano che i diritti, la certezza del diritto, la regolamentazione, la solidarietà, l’uguaglianza, il lavoro di gruppo, la collegialità, la cooperazione vengono messi al margine ed eliminati, l’impresa e il mercato dilagano diventando i modelli di riferimento della classe politica dominante e legiferante.

I nuovi protagonisti
In questo testo vorremmo documentare chi sono realmente, cosa fanno, come si comportano i nuovi protagonisti che ci dettano le regole e ci impongono, spesso con la forza e la violenza, i comportamenti, i valori, i fini, perché e come spendere la vita dei cittadini, dei giovani, degli esseri umani che restano e resteranno lontani al di fuori della gestione del potere.

L’INAIL (Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro)
Spunto di questo testo è la relazione che il presidente dell’Istituto presenta ogni anno al Parlamento. L’ultima disponibile è quella del luglio 2015 che riporta i dati del 2014; è da questa relazione che sono tratti i dati che presenteremo. In questo inizio di discorso ci limitiamo a prendere in considerazione la documentazione relativa ai “bambini che lavorano”, non quindi i “minori” di 18 anni, ma i bambini e ragazzini fino a 14 anni ai quali, tra l’altro è negata la scuola, visto che l’obbligo scolastico è previsto per legge fino a 16 anni. Con la Continua a leggere


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