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Varata per decreto la schedatura delle nostre scuole e dei dei nostri figli

L’8 marzo scorso il governo Monti (dimissionario) ha definitivamente approvato il regolamento sulla valutazione del sistema di istruzione e formazione. Stiamo parlando del sistema di valutativo INVALSI e dell’omonimo ente che militarmente lo sovrintende.
Ma vediamo in alcuni dettagli in cosa consiste questo sistema di valutazione che molti di noi già conoscono limitatamente al quizzone di matrice anglosassone a cui sono sottoposti periodicamente i nostri figli.
Il provvedimento legislativo appena varato prevede che attraverso i risultati di questi quiz a crocette venga misurato il merito scuola per scuola e di conseguenza distribuita la razione di bastone o carota tanto cara al nostro ministro dell’istruzione Francesco Profumo ancora in carica. E si, perché proprio in base ai risultati determinati da quelle crocette a cui i nostri figli vengono ormai addestrati specialmente a ridosso delle fatidiche prove, verrano destinati i finanziamenti scuola per scuola. Tu bravo! 3 rotoli in più di carta igienica, te somaro continua a portare i clinex da casa!
Interessante anche l’attenzione che questo provvedimento riserva ai bambini, per così dire, “problematici”: L’istituto INVALSI ha emanato un documento di ispirazione nazionalsocialista in cui si prescrive che sul fascicolo dei bambini con “problemi” debba essere indicata la tipologia dei medesimi e questo allo scopo, dichiarato nel documento stesso, di escludere i quiz di questi bambini dalla valutazione finale. A questo punto scatta spontanea un’esclamazione: Heil Hitler!
Ma cari genitori di scolari “normodotati” anche a voi il decreto riserva un trattamento speciale. Infatti prima del quiz vero e proprio i bambini sono sottoposti alla compilazione di un questionario dove sono richieste informazioni varie: quanti bagni hai in casa, con chi vivi abitualmente, hai una cameretta tutta tua o vivete in 7 dentro una monocamera, hai mai subito atti di bullismo ecc. ecc. Ma, obietterà qualcuno, per la privacy quei dati sono anonimi e poi una volta raccolti verrano sicuramente distrutti. Macchè, insieme ai risultati dei quiz, verrano associati ad un codice personale di ogni scolaretto e a lui “agganciati” per tutti i cicli scolastici fino all’inserimento nel mondo del lavoro precario.
Insomma mi è capitato sotto mano per sbaglio questo libretto in cui ho appreso un sacco di cose che ancora non conoscevo e invito tutti a consultarlo attentamente per farsi un’idea un po’ più precisa di quanto normalmente i canali consueti ci consentano di fare.
Un’ultima cosa: il giorno del quiz mettete il pannolino ai vostri figli perché durante la prova non potranno uscire dall’aula per andare al gabinetto.

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Vademecum di resistenza ai quiz invalsi


Per la democrazia scolastica e per la scuola della costituzione: fermare la proposta di legge sul governo delle istituzioni scolastiche

E attualmente all’esame della Commissione Cultura ed Istruzione della Camera una proposta di legge (ex Aprea) che in sintesi propone:

1)      La trasformazione del sistema scolastico statale, previsto dalla Costituzione (“la Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi”) per garantire a tutti/e una formazione democratica e culturale il più possibile uguale in un sistema nazionale formato da scuole statali, paritarie private (e quindi anche di orientamento confessionale) e pubbliche, già delineato nella legge di parità ed ora più accentuato e definito.

2)      La frantumazione del sistema scolastico unitario a livello nazionale  anche se aperto alle diverse realtà  territoriali  in un insieme di scuole-azienda, ciascuna con una propria specifica identità statutaria con  il rischio di forti caratterizzazioni localistiche e di forme di privatizzazione: dalla scuola per l’uguaglianza alla scuola delle disuguaglianze.

3)      L’accentuazione della tendenza all’aziendalizzazione della scuola con il rafforzamento dei poteri manageriali del Dirigente Scolastico e l’indebolimento del ruolo degli organi di democrazia scolastica.

4)      La riduzione degli spazi di autonomia dell’attuale Collegio dei docenti e, con l’accentuazione dei poteri del Dirigente Scolastico, la riproposizione del rapporto di subordinazione gerarchica dei docenti al Dirigente Scolastico, già previsto nel RD del 1924. Andrebbe, viceversa,  reso più cogente il fatto che la responsabilità gestionale del DS viene svolta nell’ambito della collegialità, di cui lo stesso DS è espressione e parte attiva.

5)      Gli organi di democrazia scolastica, affidati ai singoli statuti, possono essere  o ridimensionati o soppressi. Il Consiglio dell’autonomia,  ha generiche  competenze d’indirizzo e limitate funzioni deliberanti e  sempre su “proposta del dirigente scolastico”. Il consiglio dei docenti, non essendone esplicitato il potere deliberante, rischia di vedere indebolite le  funzioni di programmazione e di valutazione. I consigli di classe sono fortemente ridimensionali nelle loro competenze e nella loro composizione.

6)      Non è accettabile che sia lo Statuto a definire in ogni scuola le modalità attraverso le quali genitori e studenti esercitano il diritto di partecipazione. in tal modo, tra l’altro, vengono anche messe in discussione le assemblee degli studenti in orario di lezione.

7)      L’organizzazione degli organi collegiali territoriali è attribuita alle discrezionali scelte delle Regioni in palese violazione della Costituzione che invece, per garantire l’assetto unitario del sistema scolastico, attribuisce allo Stato la competenza per le norme generali sull’istruzione.

8)      Il governo nazionale della scuola è mantenuto al Ministro dell’istruzione con un ruolo sempre più evanescente del cd Consiglio nazionale delle Autonomie scolastiche.

9)      All’interno di queste scelte che mettono in discussione il ruolo istituzionale del sistema scolastico statale tutta la necessaria articolazione è demandata in gran parte al potere regolamentare del Ministro: dalla Scuola della Repubblica alla scuola ministeriale.

Queste scelte mettono in discussione la scuola della Costituzione; se l’iter legislativo non sarà fermato, la proposta sarà approvata dalla Commissione della Camera in sede legislativo, senza alcun dibattito né in Parlamento né nel mondo della scuola: chiediamo pertanto che l’iter legislativo sia fermato e sia avviato sin dall’inizio del prossimo anno scolastico un ampio dibattito nelle scuole in modo che la riforma del governo della scuola statale, senza dubbio necessaria, con la partecipazione democratica del mondo della scuola e della cultura, segni un rafforzamento della democrazia scolastica per una scuola statale pluralista ed aperta a tutti e tutte .

SI  PUO’ SOTTOSCRIVERE QUESTO APPELLO INVIANDO UNA MAIL CON L’ INDICAZIONE DI NOME, COGNOME, INDIRIZZO a:

tavoloregionalelazio@gmail.com


Il 6 e 7 giugno sbugiardiamo il ministro Mariastella Profumo

Ministro nuovo, stessi tagli. Questi i numeri dei nuovi tagli alla scuola pubblica del ministro Profumo e del suo Sottosegretario Maestro di strada:
  • 245  posti docente di tipo comune “tagliati” (soltanto a Roma), a fronte di un aumento di nuove iscrizioni di circa 3.600 alunni
  • Nove classi prime richieste a Tempo Pieno non autorizzate
  • Classi a Tempo Pieno ridotte a spezzatino con continuo cambio di insegnanti
  • Distruzione del modello organizzativo didattico del Tempo Pieno
  • Assegnati gli insegnanti di sostegno con un rapporto di 1 ogni 4 alunni
  • Cancellati gli insegnanti specialisti di Inglese

Altro che i proclami bugiardi che dipingono il prossimo anno scolastico come il primo senza tagli.
Questa è la realtà dei fatti che sta dietro le riformine e riformette che ogni nuovo ministro propina ai nostri figli.
Tagli, tagli, tagli e ancora tagli sono le uniche pratiche di cui sono capaci in un fare ossessivo il cui mantra ipnotico cerca di convincerci che o è così o si muore.
Il 6 e 7 giugno riversiamoci sulle scale del Ministero dell’Istruzione per gridare anche noi TAGLI TAGLI TAGLI!!!
Tagli alle spese improduttive, tagli alle spese militari, tagli agli F35, tagli alle parate, tagli alle “grandi inutili opere”, tagli alle mafie, alle andranghete e alle camorre, tagli ai CIE, tagli alle scorte, tagli in parlamento, tagli ai privilegi, tagli ai baroni, tagli ai nepotismi, tagli ai profumi e ai miasmi.
Il 6 e 7 giugno riversiamoci sulle scale del Ministero dell’Istruzione per chiedere a gran voce la restituzione di quanto spetta ai nostri figli.

mercoledì 6 e giovedì 7 giugno 2012

dalle ore 17,00 fino a sera inoltrata

SIT-IN

al Ministero dell’Istruzione per il reintegro di tutti gli insegnanti tagliati in organico di diritto.

viale trastevere, 76

Presidio indetto dal Coordinamento Scuole Elementari di Roma

presidio al ministero dell'istruzione - 6 giugno 2012


La meritocrazia

Di Piero Castello

profumo e meritocraziaIl termine “meritocrazia” fu usato la prima volta da Michael Young nel suo libro “Rise of the Meritocracy” (1958). Il termine era destinato a un uso dispregiativo, e il suo libro era lo scenario di un futuro distopico in cui la posizione sociale di un individuo è determinata dal suo quoziente intellettivo e dallo sforzo. Nel libro, questo sistema sociale fondamentalmente conduce a una rivoluzione sociale in cui le masse rovesciano l’élite, che era divenuta arrogante e scollegata dai sentimenti del pubblico. Malgrado l’origine negativa della parola, ci sono molti che credono che un sistema meritocratico sia un buon sistema sociale. I sostenitori della meritocrazia argomentano che un sistema meritocratico è più giusto e più produttivo degli altri sistemi, e che garantisce la fine di discriminazioni fondati su criteri arbitrali di sorta, come sesso, razza o rapporti sociali. D’altro canto i detrattori della meritocrazia argomentano, al contrario, che l’aspetto distopico centrale dell’idea di Young — l’esistenza di una classe meritocratica che monopolizzi l’accesso al merito e i simboli e il metodo esaminatore del merito, e di conseguenza perpetui il proprio potere, status sociale e privilegi….

Vale la pena di riportare queste note tratte da Wikipedia, per comprendere quale è stata la vera origine della parola “Meritocrazia” e della connotazione fortemente negativa che essa ha avuto per decenni. In particolare mi sembra che l’accezione con cui la usa l’attuale Ministro tenda a fare piazza pulita di tutta una cultura sociale e scientifica che a partire da Don Milani e dalla scuola di Barbiana fino agli studi e ricerche di Bourdieu et Passeron (I DELFINI) hanno documentato che il merito decretato dalla scuola era un esito causato dalla provenienza sociale e familiare dei giovani, un merito di “classe” che si sarebbe protratto poi nella vita lavorativa.

In molti nella scuola hanno cercato di modificare (Don Milani in testa e una diffusa e ricca tradizione di pedagogia popolare e democratica) il ruolo della scuola. Il percorso (anche legislativo oltre che didattico) compiuto negli anni sessanta e settanta era riuscito a modificare il ruolo della scuola e a farne, nel nostro paese, un istituzione della repubblica che avesse quale primo compito quello di rimuovere gli ostacoli ad una crescita personale e cognitiva, ad una partecipazione attiva, ad una cittadinanza (art.3 della Costituzione) che consentisse quell’uguaglianza nelle diversità a cui gran parte dell’umanità aspira almeno dalla rivoluzione francese.

Già prima di Profumo però la parola meritocrazia aveva raggiunto uno stravolgimento di senso e un notevole successo anche tra gli insegnanti che lo hanno mutuato dal linguaggio d’impresa dove si è cercato di far prevalere sempre la competizione e lo sgomitamento, mentre le maestre/i si preoccupavano di realizzare la collegialità e la cooperazione.

Ultimamente ad una assemblea degli studenti del Liceo Gullace in lotta contro il dispotismo del Dirigente, ho sentito raccontare che gli studenti si sentivano offesi dalle strette di mano che il dirigente distribuiva agli studenti “più bravi”. Gli studenti che si sentivano umiliati erano quelli cui il preside “tiranno” aveva stretto la mano!!! Musica per le mie orecchie e una iniezione di fiducia e di speranza per tutti quelli che li ascoltavano.

Io credo che se tra i genitori si propagasse la voglia di vedere affermati nella scuola i valore della solidarietà, del lavoro di gruppo, della cooperazione… per il ministro Profumo rimarrebbe poco spazio di manovra.

Da non dimenticare che nell’intervista su Repubblica il ministro che “è tanto una brava persona” a espressamente detto che non intende modificare nulla della Riforma Gelmini…più chiaro di così ci sono solo i posti che continua a tagliare come e peggio della Gelmini stessa.

Roma 31 maggio 2012. Domenico Montuori del Coordinamento Scuole Elementari di Roma espone ai genitori assiepati sulle scale del Ministero lo sconcertante risultato dell’incontro tra una delegazione di genitori e i dirigenti del Miur

presidio al ministero dell'istruzione del 31 maggio 2012

Le immagini del presidio del 31 maggio 2012

I numeri dei nuovi tagli alla scuola pubblica del ministro Profumo per il prossimo anno scolastico:

  • 245  posti docente di tipo comune “tagliati” (soltanto a Roma), a fronte di un aumento di nuove iscrizioni di circa 3.600 alunni
  • Nuove classi prime richieste a Tempo Pieno non autorizzate
  • Classi a Tempo Pieno ridotte a spezzatino con continuo cambio di insegnanti
  • Distruzione del modello organizzativo didattico del Tempo Pieno
  • Assegnati gli insegnanti di sostegno con un rapporto di 1 ogni 4 alunni
  • Cancellati gli insegnanti specialisti di Inglese

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