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Il Feticcio dei numeri e il Totem OCSE

Le bufale dell'OCSENon è la prima volta che il feticcio dei numeri fa le sue vittime, ma di rado arriva con tanto clamore e suscita, speriamo, tanta vergogna. Non vogliamo però perdere l’occasione per ricordare ai nostri lettori che il feticcio dei numeri è il paravento che serve a perpetuare pratiche di falsificazione permanente della realtà. Basta presentare un fascio di fogli riempiti di tabelle percentuali, ascisse ordinate, grafici e, quasi sempre, le capacità critiche e lo stesso “senso critico comune” esercitati per anni nei più svariati campi, ahimè anche quello della ricerca, battono in ritirata, o subiscono un ottundimento letale.

Quando poi, come in questo caso, al Feticcio dei numeri si aggiunge il totem delle fonti accreditate, il patatrac è compiuto e irreversibile. Il Totem che nessuno riesce a mettere in discussione di cui parliamo è l’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico)(1). “Basta la parola” per provocare l’ottundimento totale: nessuno che si domandi quale sia lo scioglimento dell’acronimo. Se a qualcuno capita che ci sbatta il muso, mai che si ponga la domanda: ma che c’azzecca con la rilevazione oggettiva e standardizzata degli apprendimenti, con i test con cui vengono Continua a leggere


Una rivoluzione americana?

Renata Puleo, Gruppo NoINVALSI

No Test in USADagli USA, dallo Stato di New York, ci hanno inviato foto, video e materiale esplicativo sulle proteste di genitori e di insegnanti contro la pratica dei test standardizzati. Come ormai in tutto il modo capitalista, si tratta della messa in campo di una strategia, dunque un Discorso e suoi dispositivi (per dirla con Foucault), che serve a governare l’asse insegnamento-apprendimento per farne oggetto di sussunzione economica. Già due anni fa, a maggio del 2014, a ridosso della tornata delle prove INVALSI, avevamo utilizzato in volantini e in riflessioni presso le scuole, materiale statunitense contro i test.
Il The Guardian (06/05/2014) pubblicò una lettera di argomentata protesta scritta da un folto gruppo di accademici ad Andreas Schleicher, direttore del programma PISA-OCSE, personaggio molto ammirato dal Dottor Ricci (responsabile dell’area-prove INVALSI) che non manca occasione per citare le sue frasi, tipo: “ In assenza di dati, solo opinioni!”. Nella lettera venivano fortemente criticati il programma obamiano “Race to top” rivelatosi fallimentare proprio perché organizzato sulla competizione fra studenti socialmente svantaggiati, l’effetto depressivo sugli insegnanti dovuto alle continue “gare”, la privatizzazione delle scuole pubbliche ottenuta con la guerra dei dati oggettivi. C’era molto altro nella nota e la sua diffusione aveva indotto anche alcuni paesi come Messico e Venezuela a criticare, dall’alto dei rispettivi Ministeri dell’Istruzione, l’invasività dei test PISA-OCSE.
Il Governatore dello Stato di New York, Andrew Cuomo, democratico ma buon Continua a leggere


Una agenzia di rating mascherata: l’OCSE. Ovvero, chi riconosce chi

OCSELE PREMESSE

Una perplessità nasce spontanea dopo la lettura della dichiarazione, riportata da molti quotidiani, che Maria Elena Boschi, Ministra per le Riforme Costituzionali (addirittura!), intervistata a Parigi dai giornalisti della Rai, ha dichiarato: “Un riconoscimento come quello di oggi è importante e ci spinge ad andare avanti” (sic). È successo che, lunedì 9 novembre, la Ministra “super star”, tailleur scuro e capelli sciolti, come ci informa la giornalista de Il Fatto Quotidiano Luana De Micco, è stata invitata dall’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico)¹ ad aprire il dibattito nella sede dell’OCSE stessa, sul tema dal titolo How to think to long terme in 2015 (come pensare a lungo termine nel 2015).

Chi ha riconosciuto, e cosa ha riconosciuto, la potente organizzazione mediante una mossa retorica tesa chiaramente a indicare la parte per il tutto (Boschi per Renzi)? Quel che l’OCSE, ribadiamo organizzazione di natura economica, ha riconosciuto alla Boschi con una nota favorevole destinata all’intero Governo, è di aver fatto votare una riforma del lavoro “che nessuno prima era riuscito a far avanzare”. Riforma che ha fatto rialzare le stime sulla attuale crescita economica del nostro paese.

Per inciso, ricordiamo che il manifesto del 10 novembre scorso, leggendo fra le righe del rapporto OCSE, evidenziava che si tratta di una annotazione complessivamente non proprio lusinghiera: consolidamento al ribasso e sostanziale stagnazione almeno fino al 2017. Alle felicitazioni per i risultati sugli effetti del Jobs Act e sugli sgravi fiscali ( le cui stime sono assai controverse e cambiano di giorno in giorno), si debbono accostare le Continua a leggere


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