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La mappa dello sfruttamento dell’Alternanza Scuola Lavoro

Osservatorio Alternanza Scuola lavoro - La mappa dello sfruttamento - istruzioni per l'uso

LA MAPPA

Oggi la chiamano informazione circolare, uso mirato dei “social”, connessione permanente, informazione virale. Per i genitori, e anche per i nonni, si chiamava: inchiesta operaia, ricerca sociale, ricerca/azione, ma soprattutto CONTROINFORMAZIONE.
LA CONTROINFORMAZIONE negli anni ha raggiunto livelli di grande quailità ed efficacia che sono riusciti a segnare un’epoca, un ciclo di lotte. Pensiamo a “Lettera ad una Professoressa“ della scuola di Barbiana con la quale i ragazzi di Don Milani hanno denunciato e documentato la selezione di classe nella scuola di allora (1967) creando un terreno fertile alla successiva scuola democratica popolare e di massa che ha caratterizzato decenni di lotte e di sviluppo civile in Italia.
O alla “Strage di stato” l’inchiesta di un gruppo giornalisti “di strada” che denunciò storia e, fatti alla mano, nomi dei mandanti ed esecutori della strage della banca dell’agricoltura primo atto della strategia della tensione elaborata dallo Stato per far cessare un lungo periodo di conflitti sociali che stava trasformando il Paese e l’assetto dei poteri politici ed istituzionali.

La “MAPPA DELLO SFRUTTAMENTO” che abbiamo lanciato non ambisce a tanto. Vuole solo documentare, archiviare, organizzare, il “sapere” e i conflitti messi in campo dalle lotte ed iniziative di opposizione all’Alternanza Scuola Lavoro e alla legge 107 della “pessima scuola” renziana che l’ha sancita obbligatoria e distruttiva.
Ci basterebbe farla diventare un “granello di sabbia” che contribuisca non solo ad ostacolare il dominio liberista soffocante sulla scuola, ma anche a far intravedere spazi di un scuola libertaria, di emancipazione e autonomia per gli studenti ed insegnanti.
Non sarà un grande obiettivo ma per un risultato del genere è indispensabile una partecipazione larga e corale che ci faccia riprendere il gusto del lavoro e impegno comune per una scuola Bene Comune. È stata concepita per essere la mappa di tutti e tutti potranno arricchirla.
Quindi invitiamo studenti, genitori, insegnanti, cittadini a partecipare alla crescita della mappa con testimonianze da quattro ad N righe, documenti, cronache, delibere, video e foto.

È possibile farlo in 2 modi:

  • Inviandoci le vostre testimonianze/denunce a grupponoinvalsi@gmail.com, provvederemo noi a inserirle nella mappa.
  • Seguendo le videoistruzioni riportate di seguito in cui spieghiamo come avere pieno accesso alla google map per poter inserire i casi di Alternanza Scuola Lavoro particolarmente vergognosi premettendo che un’Alternanza “Buona” non esiste per i motivi ampiamente trattati su questo blog.


Il vademecum di resistenza all’Alternanza Scuola Lavoro

On line il vademecum di resistenza all’Alternanza Scuola Lavoro rivolto agli studenti e realizzato dal gruppo No Alternanza Scuola Lavoro di Roma.
In copertina anche il cartellino, ormai diventato famoso, degli studenti del Liceo classico Vittorio Emanuele II di Napoli, sui quali è scattata la ritorsione  della scuola per aver protestato il 25 marzo 2018 (domenica delle palme) per essere stati costretti a far da guide “volontarie” del famigerato FAI durante la giornata dei musei aperti.

Vademecum di resistenza all'Alternanza Scuola Lavoro

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Nelle “Reti di ambito territoriale” si impiglia la democrazia scolastica

I nostri NO


Reti di ambito territoriale

Condividiamo il documento fornitoci da Ilaria in ogni sua parte e soprattutto in quella con la quale viene difesa la sovranità e l’identità di ciascuna scuola, condizione indispensabile perché si possano praticare e vivere processi democratici sia in quanto insegnanti sia in quanto genitori.

L’EPERIENZA PREGRESSA

Le nostre esperienze trascorse ci consentono di testimoniare che le reti quando ancora non “promosse” dalla Legge 107 hanno costituito una sottrazione di democrazia e di responsabilità irragionevoli. Gli organi Collegiali venivano cancellati con una spesso presunta delega alla rete di ogni dibattito, scelta, decisione e ovviamente delibera. In realtà non sono mai esistite “reti” ma feudi autoreferenziali governati dai dirigenti e soprattutto governati dai dirigenti che potevano vantare, o anche millantare, qualche aggancio con i gradi superiori dell’”amministrazione”. Consigli di Istituto e Collegi dei docenti ingessati e inebetiti non avevano altro compito che eseguire i diktat di una inafferrabile “rete” che non aveva mai bisogno di formalizzare e rendere pubbliche le decisioni perché gli unici a decidere erano i dirigenti spesso consultandosi telefonicamente. In alcuni casi la “rete” assumeva i caratteri di una vera e propria mafia con regole e normative sempre sottaciute ma pervasive, tanto che qualche Dirigente le millantava li per lì nel corso di un Collegio dei Docenti o di un Consiglio d’istituto senza che nessuno, genitore o insegnante, potesse risalire alla fonte, ai testi; un imbarbarimento tribale che si limitava ai “comunicati” orali, ma ferrei e dettati da autorità imposte con tutti i mezzi. Questo avveniva già 10 anni fa quando i dirigenti non avevano i poteri loro conferiti dalla legge 107 e quando le scuole non erano state “razionalizzate” sul modello delle “istituzioni totali” con migliaia di studenti, migliaia di genitori, cosa che rende sempre più difficile una partecipazione diretta, una Continua a leggere


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