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Reti di Ambito Territoriale

I nostri NO

Riceviamo da Ilaria Damiani, mamma dell’I.C. via Ferraironi e volentieri condividiamo

reti di ambito territoriale

L’assemblea delle scuole del V Municipio di Roma (insegnanti, genitori, consigliere/i di istituto), riunitasi presso l’I.C. Via Ferraironi il 18 ottobre 2016, afferma e ribadisce la contrarietà all’adesione alle Reti di Ambito Territoriale promosse dall’USR ai sensi della legge 107/2015 (c.d. “Buona scuola”), contrarietà già ufficializzata da molti Consigli d’Istituto.
Attraverso la Rete di Ambito si vogliono azzerare quei margini di democrazia che ancora permangono nella scuola: gli organi collegiali elettivi e rappresentativi di tutte le componenti scolastiche vengono esautorati e sostituiti con un nuovo livello di potere che non è né elettivo né rappresentativo. Infatti, il potere decisionale della Rete viene confinato nelle mani della conferenza dei dirigenti scolastici, le cui determinazioni devono poi essere fatte proprie dalle scuole aderenti.
Con la Rete di Ambito gli insegnanti perdono la titolarità sulla scuola e vengono costretti ad una mobilità selvaggia; ai dirigenti viene conferito il potere di scegliersi i propri docenti (per chiamata diretta dalle liste dell’Ambito cui appartengono), i/le quali potranno quindi essere destinati/e ad altra scuola per merito o per punizione: questa ricattabilità cancella in un colpo solo la libertà d’insegnamento prevista dalla Costituzione e tutti i diritti acquisiti dei lavoratori e delle lavoratrici.
È previsto che anche le scuole private possano partecipare alla Rete di ambito, acquisendo ruolo e potere in un organo che ha funzioni decisionali su tutte le scuole del territorio. Si completa così l’equiparazione tra scuole paritarie e statali e si assesta un ulteriore pesantissimo colpo al sistema pubblico dell’istruzione.
Il rapporto tra le singole scuole e l’Ufficio Scolastico Regionale sarà mediato dalla Rete e rappresentato dal dirigente della scuola nominata capofila. Si promuove in tal modo una gerarchizzazione tra le scuole attraverso Continua a leggere


Legge Aprea. La scuola azienda eccola qua

Gli hanno cambiato nome ma la sostanza rimane la stessa. La rediviva legge Aprea di berlusconiana memoria – ora ddl 953inizierà la discussione alla camera martedì 11 settembre 2012. Questa legge prendeva il nome dall’ideatrice del suddetto disegno di legge, Valentina Aprea, deputato PDL del governo Berlusconi, nonché presidente della Commissione Cultura della Camera. Era l’anno 2008 e il disegno di legge scatenò un putiferio a tutti i livelli, creò dissensi addirittura all’interno del suo stesso partito tanto da far battere in ritirata la povera relatrice. Ma attenzione, il progetto fu solo messo in salamoia aspettanto tempi migliori che finalmente sono arrivati sotto il governo bipartisan dei professori.
Ora la signora Aprea non si occupa più della sua creatura perché, nel frattempo,
è diventata assessore all’Istruzione della regione Lombardia dove per un pelo non se ritrovata la sua legge già bell’errealizzata. E si perché la regione Lombardia è stata laboratorio e palestra dell’aziendalismo scolastico all’italiana tentando di anticipare quanto sarà servito prossimamente a quello che rimane della scuola “pubblica statale” nazionale.

Ma vediamo in sostanza cosa prevede questo ddl 953 ex legge Aprea e soprattutto chi sono i nuovi fautori.
La commissione che l’ha resuscitata cambiando alcuni dettagli irrilevanti ma sostanzialmente confermandone tutte le caratteristiche potenzialmente devastanti è la VII commissione Cultura della Camera tra cui impressiona la quantità di deputati PD, partito che nel 2008 si era ferocemente opposto a quel primo disegno di legge. C’è da dire per onesta che gli unici i quali si stanno battendo per contrastare questo disegno di legge sono i membri dell’Italia dei valori i quali, probabilmente, a differenza dei loro colleghi del PD, sono riusciti a non addormentarsi leggendo il testo della legge.

Ecco i membri della VII Commissione Cultura:

PRESIDENTE
GHIZZONI Manuela  – PARTITO DEMOCRATICO

VICEPRESIDENTI
FRASSINETTI Paola – POPOLO DELLA LIBERTA’
ZAZZERA Pierfelice – ITALIA DEI VALORI

SEGRETARI
CAPITANIO SANTOLINI Luisa – UNIONE DI CENTRO PER IL TERZO POLO
RIVOLTA Erica  – LEGA NORD PADANIA

ALTRI MEMBRI
BACHELET Giovanni Battista – PARTITO DEMOCRATICO
BARBARO Claudio – FUTURO E LIBERTA’ PER IL TERZO POLO
BARBIERI Emerenzio – POPOLO DELLA LIBERTA’
BELCASTRO Elio Vittorio – MISTO – NOI PER IL PARTITO DEL SUD LEGA SUD AUSONIA
CARLUCCI Gabriella – UNIONE DI CENTRO PER IL TERZO POLO
CARRA Enzo – UNIONE DI CENTRO PER IL TERZO POLO
CAVALLOTTO Davide – LEGA NORD PADANIA
CENTEMERO Elena – POPOLO DELLA LIBERTA’
COLUCCI Francesco – POPOLO DELLA LIBERTA’
COSCIA Maria – PARTITO DEMOCRATICO
CRIMI Rocco – POPOLO DELLA LIBERTA’
DE BIASI Emilia Grazia – PARTITO DEMOCRATICO
DE PASQUALE Rosa – PARTITO DEMOCRATICO
DE TORRE Maria Letizia – PARTITO DEMOCRATICO
DI CENTA Manuela – POPOLO DELLA LIBERTA’
GIANNI Pippo – POPOLO E TERRITORIO (NOI SUD-LIBERTA’ ED AUTONOMIA, POPOLARI D’ITALIA DOMANI-PID, MOVIMENTO DI RESPONSABILITA’ NAZIONALE-MRN, AZIONE POPOLARE, ALLEANZA DI CENTRO-ADC, DEMOCRAZIA CRISTIANA)
GIRO Francesco Maria – POPOLO DELLA LIBERTA’
GIULIETTI Giuseppe – GRUPPO MISTO
GOISIS Paola – LEGA NORD PADANIA
GRANATA Benedetto Fabio – FUTURO E LIBERTA’ PER IL TERZO POLO
GRIMOLDI Paolo – LEGA NORD PADANIA
LAINATI Giorgio – POPOLO DELLA LIBERTA’
LEVI Ricardo Franco – PARTITO DEMOCRATICO
LOLLI Giovanni – PARTITO DEMOCRATICO
LUNARDI Pietro – POPOLO DELLA LIBERTA’
MAZZARELLA Eugenio – PARTITO DEMOCRATICO
MAZZUCA Giancarlo – POPOLO DELLA LIBERTA’
MELANDRI Giovanna – PARTITO DEMOCRATICO
MURGIA Bruno – POPOLO DELLA LIBERTA’
PALMIERI Antonio- POPOLO DELLA LIBERTA’
PEPE Mario –  GUPPO MISTO – REPUBBLICANI-AZIONISTI
PES Caterina – PARTITO DEMOCRATICO
RAMPELLI Fabio – POPOLO DELLA LIBERTA’
ROSSA Sabina – PARTITO DEMOCRATICO
RUSSO Antonino – PARTITO DEMOCRATICO
SCALERA Giuseppe – POPOLO DELLA LIBERTA’
SIRAGUSA Alessandra – PARTITO DEMOCRATICO
e dulcis in fundo
TOCCI Walter – PARTITO DEMOCRATICO

Ma veniamo ai contenuti in sintesi del disegno di legge che si articola nei seguenti punti:

  • Autonomia statutaria delle scuole, ovvero ogni scuola potrà fare come gli pare in autonomia da qualsiasi direttiva nazionale. (sembra fatto apposta per compiacere la Lega ai suoi ultimi sussulti di vita).
  • I Consigli d’Istituto, o come si chiameranno, saranno aperti ai privati finanziatori. Con quale tornaconto? É la domanda che sorge spontanea. Come se non bastasse i privati potranno mettere bocca sui progetti formativi.
  • Ridimensionamento degli organi collegiali che non saranno soppressi ai quali, però, potrà essere permesso solo di “guardare e non toccare”.
  • Arruolamento per chiamata diretta degli insegnanti che, nell’accezione italica della cosa, già si sa come verrà gestita: un’immenso parco umano da lottizzare con figure professionali di dubbia qualifica, docili, acritiche e alla mercè di dirigenti scolastici oramai praticamente onnipotenti.
  • Creazione di un nuovo sistema di valutazione degli istituti che farà impallidire, affiancandolo, l’attuale INVALSI.

Questi sono in estremissima sintesi i punti cardine di quello che, alla chetichella, sarà uno stravolgimento epocale della scuola pubblica statale. Chi volesse approfondire può leggere QUI, QUI, QUI o QUI oppure potrà farlo rivolgendosi a Google.
Chi invece vorrà dare voce al dissenso potrà farlo 
al sit in di protesta martedi 11 settembre 2012 dalle 15.00 alle 18.00 in piazza Montecitorio a Roma.


Per la democrazia scolastica e per la scuola della costituzione: fermare la proposta di legge sul governo delle istituzioni scolastiche

E attualmente all’esame della Commissione Cultura ed Istruzione della Camera una proposta di legge (ex Aprea) che in sintesi propone:

1)      La trasformazione del sistema scolastico statale, previsto dalla Costituzione (“la Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi”) per garantire a tutti/e una formazione democratica e culturale il più possibile uguale in un sistema nazionale formato da scuole statali, paritarie private (e quindi anche di orientamento confessionale) e pubbliche, già delineato nella legge di parità ed ora più accentuato e definito.

2)      La frantumazione del sistema scolastico unitario a livello nazionale  anche se aperto alle diverse realtà  territoriali  in un insieme di scuole-azienda, ciascuna con una propria specifica identità statutaria con  il rischio di forti caratterizzazioni localistiche e di forme di privatizzazione: dalla scuola per l’uguaglianza alla scuola delle disuguaglianze.

3)      L’accentuazione della tendenza all’aziendalizzazione della scuola con il rafforzamento dei poteri manageriali del Dirigente Scolastico e l’indebolimento del ruolo degli organi di democrazia scolastica.

4)      La riduzione degli spazi di autonomia dell’attuale Collegio dei docenti e, con l’accentuazione dei poteri del Dirigente Scolastico, la riproposizione del rapporto di subordinazione gerarchica dei docenti al Dirigente Scolastico, già previsto nel RD del 1924. Andrebbe, viceversa,  reso più cogente il fatto che la responsabilità gestionale del DS viene svolta nell’ambito della collegialità, di cui lo stesso DS è espressione e parte attiva.

5)      Gli organi di democrazia scolastica, affidati ai singoli statuti, possono essere  o ridimensionati o soppressi. Il Consiglio dell’autonomia,  ha generiche  competenze d’indirizzo e limitate funzioni deliberanti e  sempre su “proposta del dirigente scolastico”. Il consiglio dei docenti, non essendone esplicitato il potere deliberante, rischia di vedere indebolite le  funzioni di programmazione e di valutazione. I consigli di classe sono fortemente ridimensionali nelle loro competenze e nella loro composizione.

6)      Non è accettabile che sia lo Statuto a definire in ogni scuola le modalità attraverso le quali genitori e studenti esercitano il diritto di partecipazione. in tal modo, tra l’altro, vengono anche messe in discussione le assemblee degli studenti in orario di lezione.

7)      L’organizzazione degli organi collegiali territoriali è attribuita alle discrezionali scelte delle Regioni in palese violazione della Costituzione che invece, per garantire l’assetto unitario del sistema scolastico, attribuisce allo Stato la competenza per le norme generali sull’istruzione.

8)      Il governo nazionale della scuola è mantenuto al Ministro dell’istruzione con un ruolo sempre più evanescente del cd Consiglio nazionale delle Autonomie scolastiche.

9)      All’interno di queste scelte che mettono in discussione il ruolo istituzionale del sistema scolastico statale tutta la necessaria articolazione è demandata in gran parte al potere regolamentare del Ministro: dalla Scuola della Repubblica alla scuola ministeriale.

Queste scelte mettono in discussione la scuola della Costituzione; se l’iter legislativo non sarà fermato, la proposta sarà approvata dalla Commissione della Camera in sede legislativo, senza alcun dibattito né in Parlamento né nel mondo della scuola: chiediamo pertanto che l’iter legislativo sia fermato e sia avviato sin dall’inizio del prossimo anno scolastico un ampio dibattito nelle scuole in modo che la riforma del governo della scuola statale, senza dubbio necessaria, con la partecipazione democratica del mondo della scuola e della cultura, segni un rafforzamento della democrazia scolastica per una scuola statale pluralista ed aperta a tutti e tutte .

SI  PUO’ SOTTOSCRIVERE QUESTO APPELLO INVIANDO UNA MAIL CON L’ INDICAZIONE DI NOME, COGNOME, INDIRIZZO a:

tavoloregionalelazio@gmail.com


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