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Storie di Dad

Riportiamo questa breve e semplice confidenza carpita dai social network il primo giorno di scuola dopo le festività natalizie. Pescata nel mare di chi la scuola la fa e la vive tutti i giorni. Ci piacerebbe ingrossare la raccolta di testimonianze che non ha la pretesa di smontare la Dad. A smontarla hanno già cominciato i teorici della scuola del futuro, coloro cioè che l’avevano definità un’opportunità da cogliere. Sarà vero pentimento?
Mandateci altre testimonianze.

Storie di Dad


La dad/ddi non è la soluzione ma è parte del problema

Lettera aperta sulla riapertura della scuola

È impossibile non osservare che le decisioni che attualmente vengono prese in merito alla problematica della Scuola in generale, alla sua riapertura, alla sua organizzazione, come peraltro denunciato da molte posizioni provenienti in questo periodo dall’interno del mondo scolastico, siano imposte dall’alto, rispondono a logiche autoritarie e burocratiche.
Le valutazioni e le decisioni in materia sono state affidate ai prefetti e le disposizioni sono state emanate dal Ministero dell’Interno, a testimonianza di come la problematica-Scuola stia scivolando sempre più verso una gestione di tipo securitario e di controllo. Ne è un esempio la visibilità che sta assumendo l’ANP (associazione nazionale dei presidi), artefici della perdita di potere degli organi collegiali a cui si vogliono sostituire e si stanno sostituendo.
La distanza, l’ignoranza e l’estraneità dalle dinamiche scolastiche, nonché la sordità di ministri e presidenti di Regione rispetto ai reali bisogni di chi vive la scuola, sono visibili nelle contraddittorie e altalenanti scelte effettuate, nella continua messa in discussione dei provvedimenti presi solo alcuni giorni prima, ai quali studenti, insegnanti e famiglie si sono dovuti adattare nel giro – spesso – di poche ore. DAD/DDI al 25%-50%-75%; entrate ogni 20 minuti, poi alle 8 e alle 10; trasporti all’80%, al 50%; ore da 60-50-45 minuti; strategie didattiche e orari di lavoro/studio quotidianamente rimodulati; decisioni ministeriali, anzi regionali, anzi comunali, anzi… ogni famiglia faccia come crede e può…. È evidente che stanno dando i numeri, incuranti del malessere espresso dalle voci di studenti e studentesse, degli insegnanti e della comunità scolastica nel suo insieme, che vive sulla propria pelle le contraddizioni del momento. Hanno, però, ben chiaro l’obiettivo di distruggere la scuola pubblica: non a caso in questo caos senza precedenti, in questa logica del navigare a vista al fine di destrutturare qualsiasi certezza e ogni diritto, le uniche cose che si preoccupano di mantenere in piedi sono l’INVALSI (standardizzazione delle conoscenze) e i PCTO (alternanza scuola lavoro), due pilastri centrali del “nuovo” paradigma della scuola-azienda, che sottraggono

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Alla vigilia del tavolo previsto al ministero dell’istruzione, annunciato ieri e previsto per domani, ci rivolgiamo di nuovo alla ministra e al governo:

priorità alla scuolaGentile ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina e, per conoscenza, gentile Presidente del Consiglio dei Ministri Conte, premesso che i Ministri della Repubblica e il governo sono tenuti al rispetto del dettato costituzionale; il governo ha previsto per l’istruzione pubblica uno stanziamento di risorse ordinarie e straordinarie del tutto inadeguato rispetto all’importanza che la scuola riveste per le generazioni future, per le famiglie e quindi per l’economia e il lavoro di oggi e di domani; a oggi continuiamo a registrare dichiarazioni retoriche e contraddittorie a cui corrispondono però la scomparsa di ogni riferimento a ulteriori risorse straordinarie per la scuola, a fronte degli investimenti annunciati per altri enti pubblici e privati, e la conseguente riduzione del godimento di un diritto fondamentale costituzionalmente garantito; dopo la nostra lettera del 18 aprile e a cui hanno aderito oltre 85.000 persone le sono stati rivolti appelli autorevoli da più componenti del mondo intellettuale e del comparto scuola; la preoccupazione nel nostro Paese è tale che il 23 maggio è bastato un pacato invito del “Comitato priorità alla scuola” – costituitosi attorno alla lettera di cui sopra – perché nelle piazze di diciannove città scendessero migliaia di persone (genitori, insegnanti, educatori, studenti, precari della scuola) ogni giorno più consapevoli del rischio di non ritrovare una scuola aperta in presenza a settembre; dalla lettura dei documenti finora prodotti si evince: 1) il tentativo di ridurre il tempo scuola attraverso turnazioni, abolizione di fatto del tempo pieno, esternalizzazioni di parti consistenti dell’orario scolastico (addirittura 20 ore su Continua a leggere

Appello per la scuola pubblica. Convegno nazionale.

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Confindustria a caccia di studenti

Aumentare le ore di alternanza nei professionali

cultura-dimezzataClaudio Tucci, giornalista de “Il sole 24 ore” e vestale rigorosa del feroce classismo di Confindustria interviene ancora una volta per cercare di vanificare il dettato e gli effetti dell’articolo 3 della Costituzione1. Così ci informa il giornalista guru della scuola nel giornale della Confindustria nell’edizione del 9-2-2017: “Più alternanza scuola-lavoro (almeno il 50% dell’orario scolastico). Robuste dosi di laboratorio, già a partire dal primo biennio. Percorsi didattici di 4 anni (e non di 5), con una identità “chiara” e “subito pratica”, valorizzazione del ruolo delle Regioni ed esigenze del territorio (e con la possibilità per i neo diplomati negli Its (Istituti tecnici superiori). Confindustria ha inviato in Parlamento2 le proprie osservazioni allo schema dei Dlgs (Decreto Legislativo 397 n.d.r.) che riordina l’istruzione professionale dello Stato.”

Viene da pensare che il giornalista portavoce della Confindustria non sappia cosa sta scrivendo, e forse non lo sappia nemmeno la stessa Confindustria. L’orario settimanale degli Istituti Professionali è stato tagliato fino al 25%, dal 2010 sono passati dalle 42/44 ore settimanali alle attuali 32 tagliando equanimemente tra le discipline di base culturali e ore di laboratorio. Così oggi, come in ogni altra Continua a leggere


Questionario disabili

QuadisIn aggiunta all’articolo “QUADIS? A chi????” di Renata Puleo.
La “sondaggistica” sta diventando ormai una pseudoscienza pervasiva nella vita delle donne e degli uomini e di quest’epoca. Sempre più da scienza e strumento della conoscenza i questionari il loro uso e la loro pratica stanno diventando una forma straordinariamente efficace della manipolazione del pensiero collettivo attraverso un indistinto e non verificabile, ma imposto, senso comune, elaborato e confezionato ad uso dei committenti che hanno la potestà e le risorse per commissionarli.
Nonostante i fallimenti manifesti che l’operazione “Sondaggi” sta dando nel corso delle prove elettorali la diffusione della patica sondaggistica si sta ampliando ad un mercato sempre più vasto. Il caso del fallimenti elettorali, nel mercato sconfinato della sondaggistica, è abbastanza raro. L’evento delle elezioni è uno dei pochi eventi in cui in un breve arco di tempo i risultati dei sondaggi possono essere messi a confronto con i risultati attinti da una realtà che emerge dalle risposte che danno direttamente milioni di cittadini che vanno, o non vanno, alle urne.
Non per questo l’efficacia, anche nel campo elettorale è nulla. Il sondaggio e a volte le stesse cadenze elettorali tout court hanno come esito quello di far credere gli eventi politici e sociali come ineluttabili senza alternative. Milioni di cittadini posti di fronte all’alternativa di “merda lessa o merda fritta” rinunciano ad elaborare un pensiero ed un punto di vista libero, autonomo e se del caso divergente e alternativo. L’effetto narcotizzante, quindi, è assicurato per milioni di individui che spesso si trasformano in tifosi di una o dell’altra Continua a leggere


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