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Giovedì 6 maggio 2021 sciopero nazionale di tutto il personale della scuola, indetto dalle Organizzazioni Sindacali di base

No INVALSI

I test da oltre 10 anni producono dati statisticamente inutili, danneggiano la didattica, costano milioni di euro ai contribuenti.
Eppure, il PNRR alla voce investimenti ne promuove la generalizzazione.
Oggi, ancora in piena emergenza, e ancora domani per un futuro migliore per la scuola pubblica, i genitori di PaS (Priorità alla Scuola) continuano e continueranno la loro battaglia e appoggiano lo sciopero contro i test.
Gli insegnanti di PaS che lottano per una scuola pubblica inclusiva, contro il precariato e le classi pollaio aderiscono allo sciopero che non riguarda solo una categoria di lavoratori o un comparto del pubblico impiego, riguarda la più importante istituzione del paese, la scuola di ogni ordine e grado.
Lo sciopero del 6 maggio riguarda tutt* coloro che hanno interesse a che il nostro paese coltivi intelligenze critiche e non consumatori passivi, adattati, obbedienti. La scuola ha bisogno per farlo di insegnanti preparati, garanzie di continuità negli insegnamenti, ambienti di studio adeguati, territori ricchi di risorse in cui ogni istituto scolastico sia un presidio democratico.

📌📌 Le prove INVALSI: dentro e oltre la contingenza 📌📌
Breve prontuario per raccapezzarsi su un argomento vasto, vastissimo, di più.

🤔 What is Invalsi? 🤔
Le Invalsi sono le prove standardizzate cui vengono sottoposti studenti e studentesse di tutta Italia. Le prove sono svolte da chi frequenta la seconda e la quinta elementare, la terza media, la seconda superiore e la quinta superiore. Esistono proposte per svolgere i test anche prima delle elementari.

💸💸 Mmmmmh: sono solo prove? 💸💸
A Febbraio 2021, con le scuole chiuse, il Ministro Bianchi ha garantito che le prove sarebbero comunque state fatte. Alcuni studenti sono entrati negli edifici per fare i test, mentre per fare ritorno alle lezioni hanno dovuto aspettare parecchio tempo. Già questo ci dice che non si tratta di una semplice prova, ma di qualcosa di più invasivo. Non a caso costa alle casse dello stato 21 milioni di euro l’anno.

🧛🏻‍♀️🕵🏻‍♀️ Chi cosa quando 🕵🏼‍♂️🧛🏻‍♂️
INVALSI= Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione. Creato nel 1999 da Luigi Berlinguer e successivamente ampliato da Letizia Moratti e Maria Stella Gelmini. Il suo compito è fornire le prove, somministrarle leggerne i risultati.
Il sogno è che queste certifichino dove sia meglio dirottare i pochi fondi della scuola, magari solo agli istituti considerati meritevoli, visto che in scuola non si investe da qualche decina d’anni.

🐼 Però una valutazione del Paese serve! (pt. 1) 🐼
Proprio per come sono fatti, i test non danno alcuna certezza. È la struttura su cui sono basati a essere problematica, dal momento che il modello Rasch, utilizzato per la loro realizzazione, prevede già nella sua struttura che un terzo delle prove sia sotto la soglia richiesta.
Gli Invalsi mostrano un paese ignorante? Difficile dimostrino altro: i risultati restituiscono quella che è l’ipotesi iniziale!

🧑🏻‍🏫👩🏽‍🏫 Però una valutazione del Paese serve! (pt. 2) 👨🏼‍🏫👨🏻‍🏫
Le Invalsi propongono un tipo di prova molto specifico, basato sul metodo analitico. È il motivo per cui trovano più sostenitori in chi insegna materie scientifiche e meno in quelle umanistiche che hanno (scusate la semplificazione) uno sguardo più globale. Tuttavia, il punto è che questo forte investimento nelle Invalsi sta costringendo tutta la Didattica a riformularsi in funzione di questo tipo di prove. Basta guardare i libri di testo per capirlo. Come sa ogni studente e ogni studentessa: oltre alle crocette c’è di più!

🤷🏻‍♂️🤷‍♀️ Ma allora volete la scuola di una volta! 🤦🏻‍♂️🤦🏽‍♀️
Non diciamo eresie.
La scuola deve essere rivoltata come un cappotto! E se il Governo Draghi cambiasse i piani del Recovery Fund sarebbe pure possibile, visto che questa volta i soldi ci sono!
L’edilizia scolastica è un problema, la ricerca e la diffusione pedagogica pure. Il corpo docente è ridotto all’osso e precario, le infermerie nelle scuole non esistono, il personale amministrativo è insufficiente e le classi sono affollatissime. Questi problemi li conosciamo già e devono essere risolti da tempo.

💪🏽✊🏾 Hasta la valutazione siempre! 💪🏻✊🏾
L’idea secondo cui tutto deve essere valutato è tutt’altro che rivoluzionaria. In età evolutiva la misurazione e la valutazione deve essere legata ad un processo di apprendimento non ad una performance. In questo modo creiamo solo una classifica in cui è il gioco stesso ad essere falsato.
Ah, una cosa: ricordate quando le agenzie di rating declassavano l’Italia da A+ ad A? Anche quella è una valutazione. Il fatto che esistesse non la rendeva automaticamente sensata.

🧟‍♀️🧟‍♂️ Quest’anno? Giusto farle, così mostriamo i danni della DAD! 🧟‍♀️🧟‍♂️
È un ritornello che si sente spesso, ma facciamo molta attenzione. A fornire le prove è un Ente dello stesso Stato che ha chiuso le scuole per mesi e che ha dichiarato che DAD e didattica in presenza sono in continuità. Inoltre, proprio per il modello matematico che è stato adottato è verosimile che i risultati non rispecchino davvero i danni perpetrati. Ci potremmo trovare con risultati che ci dicono che… in fondo la DAD non è così male.

🧜🏻‍♀️🧞‍♂️ Ma vi lamentate sempre: alternative? 🧚🏼‍♀️🧝🏻‍♂️
L’alternativa, al solito, va riportata alla struttura della scuola, non si deve rimanere sul singolo problema. Il punto non è dire agli Invalsi come cambiare il modello, ma chiedersi come migliorare la scuola. Per esempio, quei 21 milioni possono essere investiti (tra le altre cose) in ricerca pedagogica, in insegnanti di sostegno, edilizia scolastica, corsi di italiano L2…
Ma le priorità sembrano altre: c’è un Piano per il Recovery Fund che potrebbe essere investito per questi e altri temi.
Se poi vogliamo avere un quadro generale, perché non fare test a campione?

🧑🏽‍🔬🧑🏼‍🎓 Siete dei bastian contrari: alla fine è solo una verifichetta! 👨🏽‍💻👩🏻‍🏫
Cavolo! Costosa questa verifichetta!
In realtà si tratta di una macchina che ha un’ideologia alla sua base, con 2 conseguenze evidenti:

  1. Studenti e studentesse imparano che la valutazione è al centro di tutto e che le loro conoscenze sono sempre misurabili. Così si abituano a diventare il più produttivi possibile, no?
  2. Ci si abitua al fatto che il momento centrale della crescita è la valutazione. Non è così: la valutazione (magari da non proporre in classi con 25 student*) può essere una parte del processo di apprendimento, non il suo centro.

🤡🤡 Ma mi@ figli@ si diverte! 🤡🤡
Anche scaccolarsi può essere divertente, ma non è detto che sia una mossa saggia.

✊🏼✊🏿 Che fare? ✊🏽✊🏻
Il boicottaggio delle Invalsi è qualcosa di complicato e difficile da replicare. Per il corpo docente ci vorrebbe molta forza da parte di tutti i sindacati. Per il corpo studentesco potrebbe essere più facile: si può sempre rispondere a caso, come molt* hanno fatto nelle varie sessioni. I genitori potrebbero non inviare figli e figlie a scuola, ma non è detto che la prova non venga riproposta. E a quel punto, la palla passerebbe di nuovo, e giustamente, in mano a studenti e studentesse. A loro la scelta!

Noi intanto teniamo la barra dritta e facciamo attenzione all’ansia valutativa. L’Università sta già pagando duramente queste modalità.
Nel frattempo, sappiamo che il mondo dell’istruzione è già sommerso di valutazioni (INVALSI, voti, conteggio assenze, condotta, educazione civica, crediti e debiti, senza parlare di RAV, VQR e AVA).
Dovremmo aver capito la corsa alla valutazione non dà buoni frutti e rende la scuola un posto ancora più stressante.
Un’altra scuola può essere costruita, ma tocca lottare insieme per rinforzarla.

PaS – Tavolo Pedagogia e Didattica


I sacerdoti del liberismo e i loro sodali hanno torto marcio, la pandemia ne è l’ennesima prova – intervista a Barbara Stiegler

Riportiamo la lunga intervista a Barbara Stiegler appena pubblicata da L’Espresso. Intellettuale e docente di Filosofia all’università Montaigne di Bordeaux viviseziona in maniera lucidissima l’attuale momento storico. La Stiegler, tra le altr cose, punta i riflettori sulle digitalizzazioni delle nostre vite e in particolar modo della didattica in pandemia. Analisi che, neanche a dirlo, ci trova assolutamente d’accordo.

Piero e Frotunato del Collettivo NiNaNda

«Con la scusa del virus il potere dà scacco all’istruzione e alla democrazia»

di Anna Bonalume intervista Barbara Stiegler 28 Aprile 2021 dal settimanale L’Espresso

Barbara Stiegler

“La didattica a distanza ha distrutto l’insegnamento come atto collettivo. Perché si basa sulla finzione che l’educazione possa ridursi alla connessione tra due individui”. La pensatrice francese Barbara Stiegler invita alla resistenza. E a un nuovo adattamento. Le filosofe riconosciute nel dibattito politico sono rare, anzi si possono contare sulle dita di una mano. Barbara Stiegler, filosofa francese, professoressa all’Università di Bordeaux Montaigne, è una di queste. Dopo aver lavorato sulla filosofia tedesca e la biologia, e in particolare sul pensiero di Nietzsche, il tema del corpo e le filosofie della vita, si è rivolta alla filosofia politica. Dallo studio delle origini biologiche del neoliberismo è nato “Il faut s’adapter. Sur un nouvel imperatif politique” (“Bisogna adattarsi. Intorno a un nuovo imperativo politico”) pubblicato da Gallimard nel 2019. La filosofa dimostra come i concetti chiave di Darwin siano alla guida di molti imperativi contemporanei: “adattarsi” per sopravvivere, seguire le “mutazioni”, prendere parte all’“evoluzione”.

Durante la pandemia, inoltre, Stiegler ha lavorato al pamphlet “La démocratie en pandémie” (“La democrazia in pandemia”), pubblicato di recente dallo stesso editore, nel quale analizza con grande lucidità le conseguenze sociali, sanitarie e linguistiche di questo anno trascorso tra pseudocorsi su Zoom e riunioni a distanza. All’obbedienza alle misure sanitarie elaborate dal governo con l’ausilio di agenzie di consulenza private, l’autrice oppone la necessità di

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La grandiosa “occupabilità” dei diplomati ITS (Istituti Tecnici Superiori)

<<… gli ITS, dalla loro nascita (2010) ad oggi, hanno coperto un ruolo sempre più importante, non tanto nei numeri (sono poco più di 16mila gli iscritti contro gli 800mila in Germania e i 600mila in Francia), quanto nello sviluppare competenze ad alto successo occupazionale. Gli ITS riescono a garantire all’83% dei propri diplomati un lavoro a un anno dal diploma (nel 92% dei casi coerente con i percorsi di studio seguiti) collegato, soprattutto, a un bisogno reale espresso dal sistema produttivo. (Monitoraggio 2020).

Gli Istituti Tecnici Superiori si confermano, ancora una volta, un terreno di valore sul piano dell’occupabilità, della formazione e sul piano sociale. Con un modello caratterizzato da una rete agita con le imprese, da professionalità particolarmente dinamiche e vivaci sul piano formativo, dotato di margini per la trasferibilità del modello didattico e organizzativo, per la contaminazione dei saperi e per lo sviluppo di competenze 4.0.>>

Così conclude l’Introduzione al “Monitoraggio nazionale 2020” Indire, Firenze, 2020 (Pag.10)

Peccato che i dati esposti nel volume si riferiscono nella maggior parte all’anno 2018, ma questi sono i dati che possiamo fornire ai nostri lettori, parecchio disallineati e inferiori a quelli evocati dalla premessa. Invitiamo i nostri lettori a farsi “un giro” in Internet e potranno constatare che non c’è quotidiano o social che non ripeta ossessivamente questi dati sulla occupabilità.
Nella decina di articoli che noi abbiamo avuto modo di esplorare che osannano gli ITS non c’è nessun giornalista o esperto che abbia pensato di fare una verifica della natura, del carattere e della veridicità dei dati. Eppure le tabelle ci sono e sono presenti nella stessa pubblicazione citata in precedenza (Monitoraggio nazionale 2020 – Indire, Firenze, 2020)

Passo passo una selezione feroce

Come si vede bene la selezione è stata graduale, ma inesorabile. Già dalla domanda alla partecipazione alle prove era stato cancellato il 17%, alle prove hanno partecipato solo il 69% dei richiedenti, al momento delle iscrizioni i giovani si erano ridotti al 44% di chi aveva fatto domanda, gli ammessi agli

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Istituti Tecnici Superiori. Una ricca mangiatoia per le Fondazioni.

ITS - Istituti Tecnici Superiori

Il quotidiano della Confindustria Il Sole 24 nella sua permanente campagna di propaganda a favore degli ITS (Istituti Tecnici Superiori) il 24 marzo ha pubblicato un inserto (63 pagine) dal titolo:

ITS ISTITUTI TECNICI SUPERIORI

L’identikit degli istituti 2021 – Il Sole 24 Ore 24 marzo 2021

Gli ITS (Istituti tecnici superiori), sono centri di formazione post-diploma di scuola superiore da non confondere con gli Istituti tecnici o professionali di Stato, nè tantomeno i loro diplomi devono essere confusi con le lauree professionalizzanti delle Universitò pubbliche. Sono organismi privati espressione di Fondazioni privatistiche di diritto privato.

I dati sulla quantità di questi istituti li abbiamo riassunti nella tabella che segue. Come si vede il numero degli Istituti/Fondazioni che gestiscono gli ITS (102), il numero degli indirizzi (119), il numero degli iscritti (4.447) son ben poca cosa quantitativamente, a confronto con gli studenti che frequentano le superiori statali e anche a confronto con quella parte degli studenti che frequentano gli Istituti Tecnici e Professionali dello Stato.

 

Un clamorso fallimento
L’ISTAT documenta:I percorsi Its. Con riferimento agli Its, attualmente risultano iscritti a percorsi attivi 15.752 (anno 2018) individui e rappresentano circa l’1 per cento di coloro che partecipano ad un percorso di istruzione e formazione terziaria,…, i diplomati Its sono passati dai 1.098 del 2013 ai 3.536 del 2018 e di questi ultimi l’82,6 per cento risulta occupato a 12 mesi dal diploma. Nel Nord, e in particolare nel Nord-ovest, si osserva la maggiore offerta formativa degli Its con il 20 per cento dei corsi (e degli iscritti) solo in Lombardia. Nel Mezzogiorno l’offerta è minore e in alcune regioni solo molto recente (in Basilicata vi è un solo corso istituito nel

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Con Bianchi alla scuola si premia chi è più ricco

Da il Fatto quotidiano
di Tomaso Montanari

Scuola classista

Da qualche giorno, informa ilare il sito del ministero dell’Istruzione, è disponibile “la piattaforma per la compilazione del Curriculum dello Studente: il nuovo documento debutta quest’anno all’esame di Stato del secondo ciclo di istruzione”. Il curriculum che mezzo milione di maturandi dovranno compilare è diviso in tre parti: Istruzione e Formazione, Certificazioni, Attività Extrascolastiche. In questa ultima parte i ragazzi sono invitati a inserire “informazioni sulle attività svolte in ambito extrascolastico e sulle certificazioni che possiedono, con particolare attenzione a quelle che possono essere valorizzate nell’elaborato e nello svolgimento del colloquio”. E “al termine dell’esame, il Curriculum sarà allegato al diploma e messo a disposizione di studentesse e studenti all’interno della piattaforma”.
Non è un’idea del ministro Patrizio Bianchi, era una delle “innovazioni” contenute nella Buona Scuola di Renzi: per fortuna finora lasciata inattuata da ministri con un residuo di consapevolezza della missione della scuola della Repubblica e della Costituzione. Ma l’economista ferrarese a cui Mario Draghi ha affidato la scuola ha rotto gli indugi, varando il Curriculum. Si tratta di una delle decisioni che chiariscono meglio la natura di questo governo: un gabinetto paleoliberista di destra, guidato dalle idee di Giavazzi e dell’istituto Bruno Leoni.
Il curriculum mette tra parentesi il diploma a cui è allegato: perché al mercato non basta il valore legale del titolo di studio, e nemmeno il voto. Il mercato vuole sapere cosa sta comprando. E così il ministero glielo dice: rendendo ben chiaro che la scuola deve servire non a formare cittadini, e prima persone umane, ma a piazzare capitale umano sul mercato del lavoro. E questo curriculum serve egregiamente a far capire che tipo di “pezzo di ricambio” è il ragazzo a cui sta attaccato – proprio come un cartellino sta su un pezzo di carne, sul bancone del supermercato. Ma il peggio deve venire, ed è legato alle Attività Extrascolastiche. Le commissioni della maturità si troveranno a interrogare e a valutare anche in base a un esplicito documento dell’abisso di diseguaglianza economica, sociale e culturale che divide e inghiotte i ragazzi della nostra scuola. Perché è chiaro a tutti che soggiorni all’estero, viaggi, sport, corsi di lingua, di teatro, di fotografia, di danza, di informatica, di

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La scuola si-cura

Assemblea piazza Vittorio 10 aprile 2021

Il Collettivo NiNaNda da mesi sta ragionando e operando con un insieme di realtà territoriali che operano in difesa della scuola pubblica in luoghi e situazioni diverse nella città di Roma ed oltre.

Le realtà maggiormente definite sono: La comunità educante di Centocelle, I Castelli a scuola, Le cattive ragazze del XIII Municipio, gli studenti dell’OSA, i ricercatori di aule del XII Municipio, CAOS Coordinamento AEC operatori scolastici Comunali, I COBAS della Scuola, ma anche realtà meno identificabili e più sfumate ed adesioni individuali.

Questo “collettivo” di collettivi è riuscito ad elaborare il volantino che pubblichiamo qui sotto, distribuito durante l’assemblea cittadina di sabato pomeriggio 10 aprile 2021 a piazza Vittorio a Roma; un vero prodotto collegiale come raramente accade. Ci sono stati due documenti di partenza, entrambi hanno impegnato la generalità ed i singoli del super-collettivo, tutti hanno prodotto modifiche, aggiunte e tagli, insomma sono decine di persone che direttamente o indirettamente nelle riunioni hanno contribuito a ella fine condiviso il documento.

Nel corso della sua elaborazione e stesura sono spuntate idee, connessioni, proposte per le quali i documento può costituire una base comune per chi sta confliggendo nei territori nella società per difendere la scuola pubblica e la sua cura.

Nel corso di questo lavoro, in più di un’occasione, è emersa la necessità che a questo documento generale per la situazione che stiamo vivendo, si aggiungano documenti, volantini specifici che aiutino studenti, genitori, AEC ed insegnanti a farsi un’idea e condividere aspetti specifici delle pratiche educative, d’insegnamento, apprendimento, scolastiche.

Gli argomenti e le problematicità emerse con maggiore frequenza sono stati: gli

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Non vogliamo la luna, vogliamo la scuola.

Piano scuola iperuranioL’altro Ieri (15 giugno 2020) all’incontro degli Stati generali per l’economia a Villa Pamphili la ministra Azzolina ha definito con un aggettivo preciso la scuola come la vorrebbero vedere restituita tutti quei gruppi che si stanno battendo per la scuola pubblica. Il termine usato dalla Azzolina per definire il piano proposto da queste persone che la scuola la vivono e la fanno è: un piano iperuranio.

Di seguito pubblichiamo un documento, redatto dal Liceo Visconti di Roma cioè da persone che la scuola la vivono e la fanno.

NO ALLA SCUOLA DIMEZZATA
UNA LETTERA APERTA DELLA COMMISSIONE COVID-19 DELL’ISTITUTO COMPRENSIVO VISCONTI – ROMA

Una scuola dimezzata: questa è la scuola pubblica che ci attende a settembre. E se la scuola è il futuro del paese, allora è un futuro ben tetro quello che stiamo preparando.
La responsabilità non è degli Istituti, dei dirigenti, dei docenti, del personale o delle famiglie.
Non sono slogan, ma è la conclusione amara di settimane di intenso studio e lavoro della Commissione Covid-19 dell’Istituto Comprensivo E.Q. Visconti di Roma, scuola pubblica elementare e media del centro di Roma.
La nostra Commissione Covid-19 è nata a maggio con l’obiettivo di “preparare” la scuola alla ripresa di settembre: dodici docenti, undici genitori, la Preside e il Presidente del Consiglio di Istituto. Un gruppo selezionato tenendo conto di competenze specifiche.
Ci siamo impegnati con ottimismo, convinti che saremmo riusciti a disegnare uno scenario possibile, una scuola diversa da prima, più sicura, ma, come prima, inclusiva e seria.
Ma per quanto ci si dedichi a disegnare scenari, ci si scontra infine con un’evidenza drammatica: data la necessità di distanziamento e la disponibilità di risorse didattiche, i ragazzi non potrebbero comunque avere più di metà della quantità di insegnamento che ricevono di solito.
Servono più spazi e più docenti. Senza questi ci si dovrà arrendere a una scuola dimezzata.
Sembra a noi, da tutti gli aspetti che abbiamo potuto analizzare, che questo sarebbe, per la nostra scuola pubblica, una vera catastrofe. In nessun modo è possibile pensare che la funzione di scuola pubblica e il compito di formare cittadini che sappiano vivere insieme, possano essere portati a termine in tempi così brevi. I corpi classe, gli amici, il lavoro comune, la crescita nell’ambiente privilegiato che viene garantito dalla scuola pubblica, verrebbero sostanzialmente a cessare. I giovani, gli alunni con difficoltà familiari, non avrebbero l’opportunità di costruire in modo giusto la loro personalità indipendente.
È indispensabile, ci sembra, che in questo momento vengano usate tutte le risorse appropriate per scongiurare un enorme pericolo, che coincide sostanzialmente con la fine di una efficace scuola pubblica, o quantomeno con la sua sterilizzazione per un lungo periodo, che lascerebbe danni non riparabili.
È necessario fornire alla scuole italiane risorse logistiche come nuovi e ampi spazi: questo è ancora più importante per istituti scolastici come il nostro, collocati in ambienti ristretti.
È essenziale poi fornire alle scuole nuove risorse didattiche. Per mantenere un livello accettabile di didattica sotto distanziamento sociale servono molti più docenti che nel vecchio schema. È necessario usare risorse per acquisire quindi nuovi docenti, e farlo subito, in modo che siano disponibili a settembre e che le pianificazioni appropriate possano essere predisposte già prima dell’interruzione estiva.
A noi sembra che questi punti siano imprescindibili per non perdere un grande patrimonio del nostro Paese, e per non danneggiare in modo irreparabile molti dei nostri ragazzi. Speriamo davvero che si scelga di andare in questa direzione.


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