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La scuola democratica che aiuta a pensare

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Kafka davanti alla porta dell’Invalsi

Una volta, tanti anni fa (40/50), succedeva che nel corso di qualche conflitto, emergeva la possibilità di “praticare l’obiettivo”, così gli operai della catena si mettevano a fare “la spazzola” per i reparti di Mirafiori. I genitori degli alunni di Montecucco decidevano di autoridursi le bollette della luce. I baraccati di Roma andavano ad occupare le case della Magliana. Ma le conseguenze potevano anche diventare altre: l’avvocato Agnelli pretendeva che fossero costruite le case popolari dal governo, perché “gli operai erano insopportabilmente incazzati”. L’ENEL metteva in opera le “tariffe sociali” perché non si poteva far pagare 32 lire a Kwh la luce ai lavoratori mentre le industrie la pagavano 8 lire a Kwh, e poi gli autoriduttori avevano scoperto (nel 1973) che l’ENEL rottamava le piccole centrali idroelettriche, per smaltire l’olio solforoso dei petrolieri. Alla Magliana gli occupanti delle case mettevano a nudo la complicità tra banche, politici corrotti e palazzinari romani che già allora mettevano in ginocchio la città.

Non solo ma “praticare l’obiettivo” causava un gran “gusto”, una goduria inaudita, moltiplicava l’intelligenza e il sapere collettivo. Credo proprio che il prof. Matteo ci stia consigliando, anche lui di: “Praticate l’obiettivo che ci si diverte proprio!”

Piero del Gruppo NoINVALSI

Per una didattica contro i test standardizzati

Di di Matteo Vescovi

Recentemente, la presidente dell’Invalsi intervistata da una giornalista del Sole 24 ore, nota rivista pedagogica, ha lamentato il fatto che i docenti italiani non abbiano ancora sufficientemente modificato la propria didattica per adeguarsi alle richieste dell’Ente Valutatore. Lamentazione che suonava quasi come un’ordine (ma i test Invalsi non dovevano essere uno strumento neutro, “un termometro della scuola”?). In ogni caso, vorrei rassicurare la presidente sul fatto che, già da qualche anno, questi test hanno ottenuto una certa influenza. C’è, infatti, chi con più o meno convinzione ha cominciato ad allenare i propri alunni con batterie di test e c’è chi si è fatto influenzare in modo opposto, adottando questo…

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Nelle “Reti di ambito territoriale” si impiglia la democrazia scolastica

I nostri NO


Reti di ambito territoriale

Condividiamo il documento fornitoci da Ilaria in ogni sua parte e soprattutto in quella con la quale viene difesa la sovranità e l’identità di ciascuna scuola, condizione indispensabile perché si possano praticare e vivere processi democratici sia in quanto insegnanti sia in quanto genitori.

L’EPERIENZA PREGRESSA

Le nostre esperienze trascorse ci consentono di testimoniare che le reti quando ancora non “promosse” dalla Legge 107 hanno costituito una sottrazione di democrazia e di responsabilità irragionevoli. Gli organi Collegiali venivano cancellati con una spesso presunta delega alla rete di ogni dibattito, scelta, decisione e ovviamente delibera. In realtà non sono mai esistite “reti” ma feudi autoreferenziali governati dai dirigenti e soprattutto governati dai dirigenti che potevano vantare, o anche millantare, qualche aggancio con i gradi superiori dell’”amministrazione”. Consigli di Istituto e Collegi dei docenti ingessati e inebetiti non avevano altro compito che eseguire i diktat di una inafferrabile “rete” che non aveva mai bisogno di formalizzare e rendere pubbliche le decisioni perché gli unici a decidere erano i dirigenti spesso consultandosi telefonicamente. In alcuni casi la “rete” assumeva i caratteri di una vera e propria mafia con regole e normative sempre sottaciute ma pervasive, tanto che qualche Dirigente le millantava li per lì nel corso di un Collegio dei Docenti o di un Consiglio d’istituto senza che nessuno, genitore o insegnante, potesse risalire alla fonte, ai testi; un imbarbarimento tribale che si limitava ai “comunicati” orali, ma ferrei e dettati da autorità imposte con tutti i mezzi. Questo avveniva già 10 anni fa quando i dirigenti non avevano i poteri loro conferiti dalla legge 107 e quando le scuole non erano state “razionalizzate” sul modello delle “istituzioni totali” con migliaia di studenti, migliaia di genitori, cosa che rende sempre più difficile una partecipazione diretta, una Continua a leggere


Di Nucleo in Nucleo. La valutazione dei Dirigenti Scolastici.

onedollarschoolCome ci si aspettava dopo l’approvazione della legge di riforma della scuola, è stato pubblicato il documento Linee Guida per la valutazione dei dirigente scolastici (DDSS), in ottemperanza alla Direttiva Ministeriale n. 36 del 18 agosto 2016 che a tale guida faceva riferimento (www.istruzione.it/snv/novità 28/09/2016)
Leggendo le 12 paginette mi sono chiesta: Cosa cerchi? E in seconda battuta: cosa pensi serva oggi a un dirigente (uso il maschile per comodità, ma le donne sono oltre il 53%) per la sua formazione e su che cosa credi che verrà valutato?
Alla prima domanda è facile rispondere: quello che mi aspettavo di trovare, date le premesse costituite dalle molte azioni in atto all’interno delle procedure di valutazione delle scuole. Fase valutativa ormai decennale, caratterizzata dalla somministrazione “obbligatoria” dei test agli alunni e – di recente – dalla compilazione, sempre “obbligatoria”, del Rapporto di Autovalutazione (RAV). Dunque, dato l’uso pervasivo, nella prosa ministeriale, del termine valutazione e di tutta l’area semantica che lo circonda, tutto è noto a chi si occupa di scuola.
La seconda risposta non è sganciata dalla precedente, ed è circolare, tautologica. Serve a un DS quello che per tale figura è stato ridisegnato dall’autonomia (aziendalizzazione delle scuole) e dalle azioni appena Continua a leggere


Valutare o esercitare la facoltà di giudizio?

machera-codice-a-barreIl dilemma fra valutazione oggettiva e giudizio come esercizio di osservazione politicamente rilevante di comportamenti umani complessi, è un tema caldo nel mese di maggio, ormai da anni. In Italia si parte sempre dalle prove INVALSI e dalle contestazioni che le accompagnano. E di consueto i commenti sulle “resistenze” della scuola a farsi valutare, comportamento considerato oscurantista e corporativo, vengono da “illustri” ricercatori legati al mondo dell’economia e della finanza. Così abbiamo pensato di segnalare all’attenzione di chi ci legge alcuni contributi, il primo dalla parte degli strenui valutatori, a seguire delle riflessioni a contrappeso:

  • L’articolo pubblicato da Il sole 24 Ore da due economisti dell’EIEF (Einaudi Institute for Economics and Finance) propone alcuni bonari, “giudiziosi”, consigli. Alle scuole che contrastano perché aderiscano alla valutazione standardizzata con tranquilla fiducia, all’INVALSI perché si attrezzi ad effettuare percorsi di efficace verticalizzazione/correlazione dei dati raccolti. Insomma, avanti tutta: parlano gli esperti di scienza economica e statistica. (www.scuola24.ilsole24ore.com)
  • L’intervista resa dal prof. Giuseppe Longo va in tutt’altro senso, forse perché è davvero uno scienziato che si occupa di complessità; ne forniamo uno stralcio con alcune sottolineature, ma ne raccomandiamo la lettura completa (Megachip.Democrazia nella comunicazione; Sinistrainrete, 14 maggio 2016)
  • Sulla rivista on line Roas sarà disponibile a breve un commento di Rossella Latempa e di chi scrive, sui cosiddetti “Questionari percettivi” consegnati agli studenti delle superiori dopo la somministrazione dei test, il 12maggio scorso. Sempre di Rossella segnaliamo un bell’articolo sulla valutazione apparso sulla rivista on line La città futura, in due parti (www.lacittafutura.it 8-15 maggio 2016)

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Due eventi da non mancare

Nell’attuale situazione sociale e politica, riuscire ad avere visibilità per chi come noi tenta di fare controinformazione, è veramente un’impresa ardua.
Gli spazi, le piazze anche mediatiche, si riducono.
Il discorso su quel che conta e su quel che è considerato vero, e dunque degno di attenzione, è monopolio di chi governa, anche senza una vera maggioranza, e detiene i mezzi per alimentare un’acritica adesione al proprio programma.
I due seminari organizzati dal Liceo Classico Terenzio Mamiani di Roma sulla valutazione, e dall’Associazione di genitori e insegnanti di Pietrasanta (Lucca) L’albero che ricorda, sono un esempio del tentativo di bucare la passiva accettazione di tutto ciò che da alcuni anni viene raccontato sulla scuola.
Un collegio docenti di un liceo propone un confronto a più voci sull’asse-valutazione-merito, aperto anche agli studenti e ai genitori. Una piccola associazione versiliese, in cui le famiglie sono molto presenti, discute sull’importanza della lettura in era digitale, coerentemente con i suoi fini statutari volti al mantenimento della memoria delle migliori esperienze scolastiche sul tema.
Dunque, contro la narrazione dominante che ci racconta di una scuola non solo imperfetta (che sarebbe umano, normale, con buona pace di Paolo Sistito, banchiere ed ex presidente dell’INVALSI che così la definisce per proporre la ricetta per una nuova “affidabilità”), ma malata, bisognosa del “termometro” dei test e della modernizzazione digitale, si discute nei due eventi.

Ovviamente, come gruppo NoINVALSI faremo seguire altre iniziative per una primavera anti-test.

GRUPPO NoINVALSI



Anvur, questi valutatori meritano di essere bocciati

di RAFFAELE SIMONE

Anvur, questi valutatori  meritano di essere bocciatiSi conclude a giorni il laborioso iter per la designazione di quattro nuovi membri del consiglio dell’Anvur, l’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema universitario e della Ricerca istituita nel 2010 presso il ministero dell’Istruzione. Certo, le posizioni di vertice in questo ente non sono note come quelle dell’Eni o della Rai, ma non va trascurato che l’Anvur è un ente potente.
Ha vaste attribuzioni, stabi lisce norme e criteri vincolanti e le sue decisioni in fluenzano direttamente il finanziamento e il funzionamento delle università. Inoltre, i componenti del consiglio sono compensati (chissà perché) come dirigenti di aziende medio-grandi: i membri 178.000 euro annui, il presidente 210.000, rispettivamente un po’ di meno e un po’ di più del doppio…
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