Morti sul lavoro. Lo schifo ci circonda e ci annega

Studenti e Lavoratori nello stesso circuito di incidenti e morte

lavoro-minorile

Condividiamo in tutto e per tutto lo schifo di Vito Totire, (medico del lavoro e psichiatra, portavoce della Rete europea per l’ecologia sociale) che commenta, vedi articolo riportato in coda, le recenti e meno recenti morti sul lavoro degli studenti impegnati nell’Alternanza Scuola Lavoro nei mille modi in cui essa si realizza: quella generalizzata e obbligatoria degli studenti, un milione e mezzo ogni anno delle scuole secondarie, ma anche quelle di morti nel corso di tirocini gratuiti che pervadono la formazione professionale, quelle della formazione on the Job che si annida negli ITS (Istituti Tecnici Superiori dipendenti dalle fondazioni private) e dilaga dal 2015 quando il governo Renzi ha istituito il Job Act.
Ci fanno schifo tutta una serie di condizioni in cui i giovani sono costretti a lavorare sempre sotto l’ombrello del Job Act e di tutti i governi che fanno capo al partito unicono filo-confindustriale i quali si sono succeduti senza mai mettere in discussione le infamie legiferate.
Di queste infamie vorremmo documentare i nostri lettori una per una, partendo però in questa premessa, dall’infamia che gli studenti condividono con tutti gli altri lavoratori: l’INAIL l’ente pubblico che per legge dovrebbe controllare e vigilare le condizione di sicurezza e di salute in cui tutti i cittadini italiani lavorano.

L’ATTIVITÀ DI CONTROLLO E VIGILANZA
Per svolgere l’attività istituzionale l’INAIL dovrebbe disporre di un organico adeguato di ispettori per esercitare compiutamente le proprie funzioni di controllo e vigilanza. La relazione del presidente Bettoni (INAIL Relazione annuale 2020) ci informa che il numero degli ispettori è stato nel 2020 di 246 unità, 23 in meno dell’anno precedente. Gli Ispettori avrebbero dovuto controllare e vigilare su 3 milioni, 219mila e 19 unità aziendali che costituiscono il portafoglio dell’INAIL, cioè ciascun ispettore avrebbe dovuto occuparsi di 13.085 aziende nel corso dell’anno, una vera e propria follia! Un vero e proprio crimine governativo, visto che nel 2014 gli ispettori, che già stavano in un abbondante sottorganico erano 350 e nel frattempo, prevedibilmente, 104 sono andati in pensione. Il Governo Renzi all’epoca impedì che si potesse fare un adeguamento degli organici per svolgere un attività di controllo credibile.
Ciò nonostante la stessa relazione del presidente ci informa che:
<<Le aziende ispezionate sono state 7.486 e l’86,57% sono risultate irregolari. I lavoratori regolarizzatisono stati 41.477 (il 16,76% in meno rispetto al 2019), di cui 39.354 irregolari e 2.123 in nero. Sono state accertate retribuzioni imponibili evase per circa un miliardo e mezzo di euro e richiesti premi per oltre 38 milioni di euro.>>
Non è quindi che l’attività di controllo e vigilanza possa apparire a qualcuno insignificante o poco produttiva proprio perché da decenni i risultati continuano ad essere estremamente significativi e sempre in proporzione crescente rispetto a quando il numero era più elevato. Ma tant’è Renzi e soprattutto i sui mandanti confindustriali hanno pensato di rendere più produttive le aziende risparmiando loro la scocciatura e la perdita di tempo delle ispezioni e dei controlli.
C’è da tenere conto che tra i mandanti del governo perché attuasse la bella riforma degli ispettori è spiccata per visibilità e intraprendenza appunto la Confindustria che ha fatto ampiamente uso delle sue capacità di lobbying tra governanti e parlamentari perché fossero tolti alle imprese i lacci e lacciuoli che ne ostacolavano l’attività mortifera.

INCIDENTI E LUTTI PER TUTTI
Nel 2019 sull’elevatissimo totale di 644.993 lavoratori per i quali è stato denunciato(1) un incidente sul o per lavoro (perché l’INAIL applica una distinzione assurda tra incidenti “sul lavoro” o “per lavoro”) ben 1.205 sono i lavoratori deceduti a causa degli incidenti. Considerando in un anno solare una media 250 giorni lavorativi, questo significa che in Italia gli incidenti per lavoro sono circa 2.579 al giorno, un primato da far vergona certo a padronato, alle imprese, al Parlamento ma soprattutto all’INAIL che in merito ha responsabilità specifiche e ineludibili, inquanto ente preposto alla sicurezza sul lavoro.
Tra questi lavoratori nel 2019 sono stati denunciati 59.036 incidentati che avevano un’età inferiore a14 anni, tra questi 3 sono quelli deceduti. È per noi del tutto incomprensibile come si possa arrivare a quasi 60mila lavoratori incidentati al disotto dei 14 anni quando la legge stabilisce l’obbligo scolastico fino a 16. Ci rendiamo ben conto che con la normativa successiva legata all’apprendistato ed alla formazione professionale i governi sono riusciti ad aggirare il dettato e lo spirito della legge. Ma questa è una ragione per indignarsi con maggiore forza e denunciare senza se e senza ma che, per quanto riguarda il lavoro minorile, in Italia si è tornati a un numeri drammatici, dopo che negli anni ’70 si era riusciti ad contenerli fortemente a causa di un’ondata di decine di migliaia di casi di lavoro minorile.
Il numero così elevato di ragazzini incidentati è già di per se una denuncia gravissima, in 60mila costituiscono quasi il 10% dei lavoratori incidentati (9,15%) una tra le più colpite fra tutte le fasce di età. Se si confronta con il numero degli incidentati della fascia successiva dai 15 ai 19 anni si vede che il numero quasi si dimezza. Siamo davanti ad un caso di criminale e permanente macelleria sociale dei minori. Si capisce bene che proprio la giovane età costituisce una causa primaria sia degli incidenti sia dei decessi.
Del totale dei lavoratori che hanno subito ferite o morti, fanno parte 33.227 lavoratori di età tra i 15 e i 19 anni, un dato scioccante per noi che ci siamo battuti per l’obbligo scolastico fino a 18 anni, ovvero come è nella maggior parte dei paesi europei.
Nel 2005 Letizia Moratti, ministra della Pubblica Istruzione del governo Berlusconi, con il DPCM n. 76 ridusse l’obbligo scolastico, già innalzato a 16 anni dal precedente governo, ad un groviglio di scuola, formazione professionale, apprendistato. Un aggiramento della legge atto e consentire il conseguimento dell’obbligo a 14 anni. Per la maggior parte dei giovani europei l’obbligo si raggiunge, in varie forme, a 18 anni quando, in molti casi si aggiungono anche 1 o 2 anni obbligatori di scuola materna. Nei 17 anni trascorsi dal dicastero della Moratti e dalla presidenza del Berlusconi III nessun governo ha pensato di ripristinare l’obbligo a 16 anni, né tantomeno di arrivare all’obbligo a 18 anni come è ormai per la maggior parte dei giovani europei.

Incidenti e morti sul lavoro non sono l’esito di disgrazie, sfortuna, disattenzione, insipienza, ma sono il frutto di un’attività normativa, amministrativa, gestionale concepita per favorire l’aumento dei profitti per imprese e azionisti, consapevoli dei costi umani che comportano.

Fortunato e Piero del Collettivo NiNaNda

(1) L’INAIL distingue quattro diverse categorie tra gli incidentati: 1) Comunicazione e franchigia; 2) Positivo; 3) Negativo. 4) In Istruttoria. Si tratta certamente di categorie amministrative, ma non esiste all’interno della relazione nessuna definizione delle categorie per cui non è possibile procedere alcuna analisi specifica.

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Di Vito Totire
Nelle ultime settimane in Italia si sono verificati diversi infortuni gravi ai danni di ragazzi in formazione-lavoro. Due (a Udine e a Roma) sono stati mortali. Ora si apprende di un evento, meno grave, a Brindisi, in un cantiere navale…

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