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La scuola fra spinte autonomiste e inconsistente federalismo

capitalismodi Renata Puleo

Intervento al convegno: L’EUROPA E LE SPINTE SECESSIONISTE: LA MINACCIA DEGLI EGOISMI REGIONALI

Left – DiEM25, Roma – 17 maggio 2019

Il Sistema Scolastico Nazionale è un dominio molto interessante per comprendere la violenza dell’impatto sferrato dall’autonomia differenziata, secessione dei ricchi, o fantasiosa forma di federalismo in varie accezioni, alla Carta Costituzionale.

È possibile farlo lungo due direttrici: la prima – afferente alla teoria delle organizzazioni – ne evidenzia il legame funzionale con altri domini, l’ambiente, la salute, la mobilità, il lavoro; la seconda lo caratterizza come sistema nel senso che questo concetto ha nella cibernetica di secondo ordine dunque, costrutto non solo sommativo, di bisogni, desideri dentro relazioni reticolari, trans-individuali, fra soggetti umani e istituzionali. La caratteristica giuridico-amministrativa di servizio diventa, in forza della seconda linea di ragionamento, funzione interna al dettato costituzionale: il sistema deve rendere il diritto alla formazione esigibile e universale, disinteressato a tutto ciò che non sia riconducibile alla buona vita, la vita degna.

Per evidenziare questo intreccio, mi servo di due modelli di analisi, distanti tra loro per matrice scientifica e per scopi.

Il primo, si deve al Collettivo per l’Economia Fondamentale, gruppo di studio formato da ricercatori di varie discipline, economia, sociologia, urbanistica, geografia, italiani, britannici, spagnoli, austriaci, al lavoro fra l’Università di Lecce e quella di Manchester. Una ricerca iniziata nel 2013 e ancora in corso, come documenta Il testo “Foundational Economy. The Infrastructure of Everyday Life” editato in Continua a leggere


“I bambini fanno a gara per fare le prove!”. Ecco la pistola fumante dei progetti INVALSI nella scuola materna.

Tra le news che scorrono sulla home page del sito INVALSI si possono leggere gli avvisi relativi ai bandi per gli incarichi di esperto prima-infanzia e per sostenere la sperimentazione del RAV INFANZIA, di cui scrive Rossella Latempa nell’articolo di Roars.it del 30 maggio 2019. Poiché il MIUR è un sistema poroso, le diatribe e le manovre interne filtrano e costituiscono una fonte di indiscrezioni funzionali a sostenere l’una o l’altra fazione. Ma anche all’INVALSI qualcuno ha interesse a sfogare malumori. Così al Gruppo NoINVALSI arrivano due informazioni riservate. La prima – si tratta di voci autorevoli – concerne proprio i bandi (questi, quelli già espletati?) e i loro costi. A quanto pare ci sono rilievi della Corte dei Conti perché il budget dell’Istituto non copre la spesa e la richiesta è che rimedi il MIUR. Manovra che ovviamente potrebbe esporre lo stesso Ministero. La seconda – di cui abbiamo prova cartacea – è nel merito della vicenda RAV. Il 30 marzo – con nota rivolta a Paolo Mazzoli – le sfere più alte del Ministero bloccano l’avvio della sperimentazione. Due le ragioni: 1. i questionari predisposti dallo staff Mazzoli – Ajello – Strigher (& C) vengono giudicati inadeguati allo scopo; 2. i tempi sono ormai troppo avanzati e, come si sa, molte cose cambiano nelle scuole fra la fine di un anno scolastico e l’inizio del successivo, dunque si rischia di lavorare su dati e su risposte non più pertinenti all’autovalutazione. L’INVALSI, come si può leggere nel resoconto di Rossella, va avanti comunque, pur con una struttura più leggera rispetto alle prime formulazioni (nota del 16 maggio). Ma la questione più sconcertante è che dal 4 novembre 2018 i funzionari del Dipartimento scrivono all’istituto innumerevoli email di critica a tutto l’impianto. I 4 questionari (genitori, dirigenti, docenti, scuola) predisposti assommano a un totale di 287 domande con tempi enormi di compilazione (40′-60′ ciascuno). Ma la discussione – durata fino a metà aprile scorso – è soprattutto intorno ai contenuti e agli scopi dei questionari. Le domande riguardano dati sensibili sull’idea di bambino, di educazione religiosa, di stili educativi, il richiamo ai “valori” dunque, si direbbero ”non finalizzate al RAV ma sono di fatto un’indagine sulla scuola dell’Infanzia” con “connessioni con le ricerche internazionali” (quelle a cui fa menzione Rossella?). La Stringher, che pare nelle email essere l’interlocutrice privilegiata, accetta di predisporre solo due questionari ma, come abbiamo detto, la sperimentazione parte comunque. Non conosciamo il testo dei questionari cassati e solo le scuole che entrano in piattaforma accedono ai questionari diffusi. La Presidente INVALSI Ajello si è molto piccata quando, alla tavola rotonda convocata il 15 maggio al CNEL dal Viceministro Fioramonti sul tema della valutazione, a cui ero stata invitata, ho accennato alle ricerche internazionali svolte dalla Stringher sulla fascia 3/5 anni e ha negato che l’Istituto ci stia lavorando. A quanto pare al MIUR i funzionari non ne sono convinti.
Di seguito l’articolo di Rossella Latempa.

Renata Puleo, Gruppo NoINVALSI.

“I bambini fanno a gara per fare le prove!”. Ecco la pistola fumante dei progetti INVALSI nella scuola materna

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Bozza di autodenuncia per omessa censura di opinioni destinata ai docenti

Pubblichiamo per il download la bozza di autodenuncia per omessa censura di opinioni destinata ai docenti da inviare ai Dirigenti scolastici e agli uffici Provinciali.

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Tavola rotonda “Valutazione del sistema, istruzione, formazione e università: obiettivi e metodi”. 15 maggio 2019

Mercoledì scorso, a Roma nella sede del Cnel si è svolta la tavola rotonda a porte chiuse “Valutazione del sistema, istruzione, formazione e università: obiettivi e metodi”.
Incontro, voluto dal Vice-Ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti, ha riserbato a noi del gruppo NoInvasi una piacevole sospresa. Udite udite, con orgoglio abbiamo incassato l’invito ufficiale alla partecipazione con diritto di intervento della nostra Renata Puleo.
Questo per noi è un fatto molto importante perché legittima e certifica il nostro lavoro di studio e critica senza sconti al sistema di Valutazione Nazionale presso una sede istituzionale.

Di seguito pubblichiamo l’invito della segreteria del Ministro, l’abstract della tavola rotonda e l’intervento di Renata.

Prossimamente pubblicheremo gli interventi dei principali relatori alla tavola rotonda.

Tavola rotonda

Valutazione del sistema, istruzione, formazione e università: obiettivi e metodi

Chair: Lorenzo Fioramonti

Panel: Annamaria Ajello, Elio Catania, Juan Carlos De Martin, Claudio Galderisi, Franco
Lorenzoni, Paolo Miccoli, Carmela Palumbo, Alessandra Petrucci, Jaap Scheerens, Tiziano Treu, Giuseppe Valditara.

Abstract

La formazione delle persone nel corso del ciclo di vita rappresenta uno dei fattori principali per assicurare la crescita individuale e collettiva, contrastare le povertà e le disuguaglianze. La formazione è dunque elemento fondamentale per un modello di benessere equo e sostenibile.

In questo contesto, il Viceministro Fioramonti ritiene che gli obiettivi che compongono l’indice del Benessere Equo e Sostenibile – che possono riassumersi nella definizione di benessere ispirato alla sostenibilità e che bilancia la dimensione puramente economica misurata dal PIL con le dodici dimensioni considerate- possano costituire un utile riferimento dei sistemi di valutazione per scuola ed università. Rispettando, come è ovvio, l’autonomia delle istituzioni scolastiche, di alta formazione e di ricerca nel definire il proprio funzionamento interno, il Viceministro intende, dunque, verificare la fattibilità dell’utilizzo degli indicatori BES come strumenti per definire gli obiettivi ultimi della valutazione della scuola e dei sistemi di alta formazione e ricerca.

Il BES, definendo il benessere in maniera articolata e multidimensionale, permetterebbero di rendere più efficaci criteri di valutazione quali l’innovazione e la creatività come valori indipendenti, l’istruzione come strumento di partecipazione sociale, l’ambiente, le relazioni sociali, ecc..

L’ipotesi di lavoro è che gli strumenti di valutazione disponibili possano essere usati per definire quali siano i punti di forza e debolezza delle istituzioni valutate in tutte le dimensioni, fornendo al decisore politico utili indicazioni su possibili provvedimenti normativi o di assegnazione delle risorse volte a valorizzare i primi e contrastare i secondi.

La valutazione dei sistemi di formazione e di ricerca è fondamentale per modificare sostanzialmente il funzionamento degli stessi e i loro effetti sulla società. Nel nostro Paese, l’introduzione di meccanismi di valutazione è stata caratterizzata da ampie discussioni con valutazioni differenziate riguardo al bilancio tra i costi sostenuti ed i risultati prodotti, sia in termini di risorse che in termini di influenza sui comportamenti delle istituzioni coinvolte.

Questo incontro è basato sulla convinzione che uno dei motivi principali per cui è stato finora difficile raggiungere un consenso sul tema, sia la mancanza di chiare finalità della valutazione, al di là del generico “miglioramento” dei sistemi di riferimento, senza indicare in cosa il miglioramento possa estrinsecarsi riguardo le funzioni di questi sistemi per la società. Con questo spirito, il Viceministro Fioramonti raccoglie gli attori istituzionali dell’intero sistema di formazione attorno allo stesso tavolo per discutere dell’opportunità e della possibilità di informare i sistemi di valutazioni esplicitando gli obiettivi cui la società deve tendere, ed a cui i sistemi di formazione e ricerca devono contribuire in quanto motore cruciale della evoluzione personale, scientifica e che costituiscono, in ultima analisi, le determinanti fondamentali del futuro della nostra società.

Il Vicemnistro è grato al CNEL per aver messo a disposizione la sua competenza in ambito di valutazione delle politiche e di esperienza nel favorire il dialogo produttivo tra esponenti di diverse estrazioni.

Nel dettaglio il formato dell’incontro sarà quello di un sorta di workshop operativo, senza ambizione di essere rappresentativo delle numerose realtà interessate alla valutazione e, di conseguenza, senza alcun potere decisionale, neanche di tipo preliminare. Vi sarà un primo panel di personalità scelte per la loro esperienza cui sarà chiesto un breve intervento di 5-10 minuti rispetto alla possibilità di finalizzare la valutazione agli obiettivi BES. Dopo una iniziale discussione tra i membri del panel il VM, moderatore dell’evento, aprirà il dibatto al secondo panel di rappresentanti dei settori della società più interessati al tema. Tutti gli interventi verranno registrati e resi pubblici al fine di favorire l’apertura di un dibattito di ampio respiro tra gli operatori coinvolti.


INTERVENTO DI RENATA PULEO PER IL GRUPPO NOINVALSI

CNEL Sala Gialla, 15 maggio 2019

  1. Questioni di sfondo.
  2. L’aspetto tecnico: il test, restituzione, feedback e teaching to test
  3. Soft skills, nuova frontiera
  4. Burocrazia professionale

In ultimo: i percorsi intellettuali nell’arco di un ventennio

1] La mia presenza oggi in questo interessante dibattito sul Servizio Nazionale di Valutazione – ne ringrazio la Segreteria del Vice Ministro – si deve proprio alla divergenza in quello che definirei lo sfondo culturale, valoriale, politico che, le persone con cui lavoro, manifestano nei confronti della modalità attraverso le quali tutto l’impianto è stato costruito: la storia del ruolo dell’INVALSI, l’emanazione del nuovo statuto voluto dalla norma-Madia per gli istituti di ricerca, passando per il Regolamento n. 80, per arrivare al recente Dlgs 62/2017. Al di là di qualsiasi inutile polemica di principio è però ai principi culturali e teorici che occorre rivolgere attenzione: i nostri considerano centrale la vis valutativa che caratterizza le società a capitalismo avanzato, o anche detto neoliberista, come viene definita nel lavoro di impianto sociologico ed economico di Dardot e Laval, di Mariana Mazzucato, e dello stesso Onorevole Vice Ministro Fioramonti relativamente alla tirannia del numero nei processi di valorizzazione economica del capitale umano, e nella stessa nozione di PIL. La ricerca del Collettivo di Manchester per l’Economia Fondamentale (2013, 2019) classifica l’istruzione come diritto di economia fondamentale e non come mero servizio, argomento che a parer nostro ben si sposa con la definizione di benessere solidale a cui fa capo l’abstract consegnato agli invitati. Il riferimento ispiratore della nostra critica pedagogica e didattica verso la valutazione standardizzata, si rifà al costruttivismo sociale, ripeto sociale, di Lev Vygotskij, al modello relazionale transindividuale di Gilbert Simondon. In termini di pratica didattica e valutativa questa ispirazione è centrata sulla relazione. Questa sì sempre situata, contestuale, fra insegnante/insegnanti, discente/discenti, in legame di complessità fra loro. Centratura che non esclude l’uso di materiale strutturato – in stile test – per la valutazione di apprendimenti, ma ne considera soprattutto l’aspetto di fermo-immagine per la rilevazione di singoli comportamenti, da includere nella fase della valutazione formativa, da inserire come uno dei feed back parziali nel più ampio giudizio discorsivo a cura dei docenti, che costituisce la valutazione sommativa o finale. Giocando fino in fondo il rischio dell’autoreferenzialità che del resto sussiste anche nella valutazione cosiddetta oggettiva, essendo ogni framework frutto del lavoro di una comunità, e quindi legato ai paradigmi da questa scelti.

2] “…nella prospettiva retroattiva, gli strumenti di valutazione, che possono essere un’ampia banca di quesiti, prendono il posto del curriculum prefissato laddove valutazioni valide dal punto di vista del contenuto rispetto al curriculum prefissato devono essere viste come strumenti funzionali all’adattamento dell’attività didattica. Nella situazione ideale di una banca quesiti completa, l’approccio teaching to test potrebbe essere considerato un’attività del tutto legittima e raccomandabile. Questo tipo di valutazione sarebbe di norma interpretato in chiave di valutazione formativa, secondo cui la valutazione si inserisce in una attività didattica continua e conduce all’adattamento di tali pratiche.” Il prof Jaap Scheerens avrà sicuramente riconosciuto la citazione dal suo testo, laddove si occupa del rapporto fra struttura e indipendenza dell’insegnamento, fattori importanti della sua ricerca su efficacia ed efficienza della Knowledge Base. Secondo noi questo aspetto rappresenta un vulnus, interroga il rapporto fra Indicazioni Nazionali, non programmi dunque, l’offerta formativa e la libertà di insegnamento. Spinge verso il teaching to test la modalità di restituzione alle scuole, ai docenti, degli esiti delle prove INVALSI: nelle superiori di fatto possibile solo per dati aggregati, nella primaria con l’analisi successiva dei fascicoli di prova. Pertanto, solo se si sono svolte prove pre-test e si è adattato il curriculum, se ne può fare uso, uso eterodiretto. Si rinforza in questo modo la funzione della somministrazione come controllo sulla performance docente, anche da parte del dirigente scolastico, come di fatto avviene, tanto da inibire ogni relazione di confronto sereno fra valutatore esterno e insegnante. Un’altra questione a questa legata è sollevata da chi ritiene più proficuo utilizzare una metodologia di indagine campionaria e non censuaria, metodica che favorirebbe il confronto fra gli attori esterni e interni nei processi di regolazione retroattiva e che tra l’altro meglio si confà all’analisi del segmento scuola-sistema, di chiaro interesse statistico per orientare la politica scolastica.

3. Altro punto è rappresentato dalla nostra preoccupazione per la ricerca internazionale in atto sulle soft skill, avviata dall’INVALSI e dalla Regione Trentino. Le dichiarazioni del dott. Roberto Ricci al convegno di presentazione della ricerca nel marzo scorso, i framework trentini, convergono verso uno scopo di profilazione, brutto termine per definire il tentativo di studiare le emozioni, l’affettività, che giocano certo un ruolo fondamentale nell’apprendimento e in qualsiasi costruzione intellettuale, ma che in questo quadro virano verso una sorta di conformismo etico, più che verso traguardi di equità. L’evidenza dei fattori non cognitivi diventa parte della misura di produttività dell’insegnamento, nella convinzione che sia possibile una loro descrizione per step definibili su cui operare una verifica da inserire in una più ampia valutazione di performance “ideale”. Le domande del questionario per la classe V della primaria, che miravano a indagare motivazioni e desideri dei bambini, hanno suscitato lo scorso anno aspre critiche e forse non a caso sono state espunte in questa tornata. Anche alcune componenti della Commissione Infanzia istituita presso il MIUR si sono espresse in forma fortemente dubitativa verso la ricerca della dott.ssa Cristina Stringher rivolta alla prima infanzia, un tentativo di messa a fuoco dei costrutti latenti in bambini di 4, 5 anni, anche come modellizzazione longitudinale.

4. Quella che abbiamo definito la vis valutativa eterodiretta su tutto il sistema nelle 4 articolazioni in cui lo analizza il prof Scheerens, rischia a nostro avviso proprio di creare quella burocrazia professionale analizzata in un paragrafo della ricerca basato sugli studi della scuola come organizzazione. Questi lavori sottolineano gli aspetti di chiusura a prototipo da parte di una sorta di docente re/regina della classe, mentre per noi sembrano alludere al costituirsi di un corpo docente formato da funzionari della didattica, esecutori di curricula prefissati, burocrati senza motivazione e senza autorità per adattare al proprio retroterra culturale e formativo, ma anche per situare nei contesti sempre diversi, un curriculo che si presenta con protocolli fortemente normativi.

Ultima riflessione: ultimi anni’90. La professoressa Anna Maria Ajello ha contributo alla ricerca “Discutendo si impara” con Clotilde Pontecorvo, Cristina Zucchermaglio e altri. Un lavoro che, come quello sulla scrittura prima degli apprendimenti formali, vedeva ricercatore, osservatore, docenti e alunni interagire in una ottica sistemica, in cui la valutazione dei percorsi era interna al percorso medesimo e ai suoi attori, i protocolli di analisi delle interazioni discorsivi, decisamente situati. Il dottor Paolo Mazzoli, Direttore dell’INVALSI, ha condotto da formatore e da responsabile istituzionale il vasto progetto verticale SeT (scienze e tecnologia) di cui ho fatto parte. Ogni attività didattica, matematica, scientifica, pur molto strutturata si concludeva con analisi qualitative dei punti di forza e di debolezza riscontrati e risolti nel gruppo dei docenti e degli esperti. Il Maestro Franco Lorenzoni ricorderà l’esperienza denominata “Autoriforma Gentile” che già vedeva nella valutazione standardizzata di marca statunitense un pericolo per la ricerca svolta dal basso, nelle scuole. Ci creano molta curiosità questi percorsi intellettuali, a noi così tetragoni nelle nostre critiche. Forse ci è sfuggito il netto cambio di paradigma culturale e politico che ha investito società e scuola?


Rosa Maria Dell’Aria. Fortunate le sue classi.


Sindacati “maggiormente rappresentativi” poco affidabili – fiducia zero tra insegnanti e genitori

Da mesi un tavolo, ricco di sindacati confederali, sindacati di base, associazioni professionali, associazioni di insegnanti di genitori e associazioni miste (era presente al tavolo anche NoINVALSI rappresentato da Renata Puleo) hanno discusso prodotto un appello contro la regionalizzazione della scuola e finalmente hanno deciso la data dello

SCIOPERO NAZIONALE DELLA SCUOLA

contro la Regionalizzazione dell’istruzione, in seno ad una regionalizzazione spinta, la secessione dei ricchi per la balcanizzazione dell’intero Paese Italia.

Lo sciopero indetto unitariamente per venerdì 17 maggio era uno di quei fatti che avvengono ogni morte di Papa, la regola è stata sempre il massimo della divisione possibile anche quando, raramente, si concorda su qualche obiettivo.

E Infatti ecco i sindacati Confederali con Contorno di Gilda il 23 vengono convocati dal Presidente del Consiglio (notate bene il PRESIDENTE non il Ministro dell’istruzione), il 24 i sindacati confederali disdicono lo sciopero in cambio di nulla!!!

NULLA nemmeno le promesse, la regionalizzazione si farà ma il PRESIDENTE promette che sarà soft!!! Per regionalizzare la scuola useranno i guanti di velluto!!! Una vergogna dei sindacati Confederali e concertativi una sconfitta per tutti i cittadini italiani bambini, giovani adulti e anziani.

MA C’E’ CHI RESISTE

I COBAS, i sindacati di base le libere associazioni QUELLE CHE AMANO E PRATICANO LA DEMOCRAZIA LA COSTITUZIONE E LA REPUBBLICA non ci stanno, non demordono confermano lo sciopero.

NOI DEL GRUPPO NoINVALSI CI SAREMO

CHIEDIAMO A TUTTI STUDENTI GENITORI E INSEGNANTI DI ESSERCI

A rivederci sotto Montecitorio alle 10

Segue volantino COBAS

SCARICA IL VOLANTINO


Regionalizzazione della scuola. E la chiamano autonomia.

Secessione del nord italiaIl lavorio di trasformazione del Paese in senso autoritario procede a passo spedito attraverso l’imbrigliamento progressivo della vita pubblica, calpestando la democrazia partecipativa disegnata dalla Costituzione della Repubblica.
Il cantiere è stato aperto nel lontano 2001 con la proditoria modifica della testo costituzionale, approvato a ranghi serrati, un giorno prima che si concludesse la legislatura. Un blitz da far impallidire la CIA compiuto da vecchie e nuove destre.
È proprio in attuazione di quel blitz che le regioni Veneto, Lombardia, ed Emilia Romagna hanno indetto i referendum regionali che porteranno alla ulteriore regionalizzazione della vita pubblica e istituzionale del nostro Paese.
Dopo il fallito tentativo Renzian/referendario di trasformazione della Costituzione, tutto l’apparato partitocratico ci riprova con un aggiramento a 360 gradi che ottenga gli stessi effetti che avrebbe ottenuto attraverso il referendum del 2016.
Il solco è già tracciato dalla precedente modifica costituzionale dell’articolo 117. Con quell’articolo modificato e vigente potranno, ogni regione per suo conto, attribuirsi fino a 23 nuove competenze senza che il popolo italiano sappia o possa prendere coscienza e venga chiamato a scegliere.
Il nuovo articolo 117 consente loro di accordarsi senza interloquire con il popolo sovrano e addirittura senza che il Parlamento possa mettere bocca. Basterà l’accordo con la maggioranza di governo di turno.
Ma questo non è che il dato più recente, bisogna che tutti prendiamo coscienza che la marcia parte da lontano, lunga e piena di frutti avvelenati. Nel frattempo abbiamo assistito alla trasformazione dei sindaci in podestà, dei presidenti di Regione in governatori. Abbiamo assistito all’annullamanto di ogni forma di democrazia; Consigli Comunali e Regionali a fare i vassalli, cavalier serventi di Potestà e Governatori, trasformati nell’uomo solo al Continua a leggere


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