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La fuga dalla scuola: l’Invalsi “la butta in caciara”

abbandono scolastico per l'nvalsi

l’INVALSI l’ha “sempre buttata in caciara” da quando è nato in via sperimentale il Italia nel 2004. Una caciara con la quale impone le sue idee perché ha i mezzi, la forza e le complicità per strillare più forte, mettendosi in condizione di essere l’unica entità ad essere sentita ed ascoltata.
Bastano pochi esempi per far capire ai lettori come nasce e da cosa nasce la caciara.
1) Nonostante la pedagogia, ma anche il normale buon senso comune riconosca che le competenze nella lettura di un bambino di 7/8 anni si possano conoscere e valutare solo e soltanto attraverso la relazione, l’ascolto, l’interlocuzione verbale; anno dopo anno l’INVALSI fa sostenere agli alunni di seconda elementare prove di lettura (millantate come prove di lingua italiana) attraverso la lettura di parole e testi scritti. Il fatto scandaloso è che nei vari testi predisposti dall’invalsi emerge che i “signori INVALSI” questo lo sanno ma rispondono che l’ascolto dei bambini costerebbe troppo e perciò ogni anno circa 500mila bambini vengono torturati in seconda elementare con prove censuarie che non hanno nessuna motivazione né di valutazione né tantomeno di ricerca.

2) Il fattore tempo, nel corso delle prove di rilevazione, non ha nessuna funzione rispetto ai livelli di comprensione dei testi. Di contro, nel corso delle prove standardizzate somministrate dall’INVALSI, il tempo la fa da padrone. La fa da padrone proprio nel senso più autoritario possibile: non solo nei protocolli relativi alla somministrazione il tempo è fissato inderogabilmente, ma proprio nelle indicazioni fornite ad alunni e studenti il tempo viene fissato perentoriamente e in forma inderogabile.

Insomma si capisce bene che mentre nel processo di apprendimento della lettura o nella capacità di risolvere problemi il tempo centra poco, questo è usato in forma regolativa e diventa addirittura un ostacolo alla realizzazione dei processi.

Nelle prove INVALSI, il tempo che deve essere impiegato è la misura regolatrice fondamentale e determinante per la classificazione delle prove, la classificazione degli alunni/studenti, collocandoli in una graduatoria, in una classifica che con la comprensione e le capacità di apprendimento centra poco o niente. Il tempo reso stringente ed eliminatorio nelle prove INVALSI, come in tutte le forme di

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ITS privati. Quelli che… non sanno quello che fanno

Enzo Jannacci

Non è che gli Istituti Tecnici Superiori (ITS), quelli che nascono e sono gestiti dalle Fondazioni, abbiano inventato chissà quale novità: il lavoro meramente esecutivo, eterodiretto, esclusivamente manuale, alienante.

UNO SGUARDO SUL CONTESTO

Serve ricordare qualche numero che descrive il contesto. In tutti gli anni ’70 la disoccupazione è restata ferma al 3% della forza lavoro. La disoccupazione tra i giovani era inferiore al tasso generale di disoccupazione, i redditi da lavoro costituivano il 70% del PIL, i redditi da rendite e captali non superavano il 30% del PIL, esattamente il contrario di quanto sta accadendo ai nostri giorni: reddito da lavoro 30% redditi da capitale e rendite il 70%.

All’epoca Enzo Jannacci cantava: “Quelli che hanno cominciato a lavorare da piccoli, non hanno ancora finito e non sanno quello che cavolo fanno. oh yeh

Il fenomeno degli sfigati che andavano a lavorare da piccoli e che dopo una vita non sapevano quello che facevano esisteva ma ben più marginale, quantitativamente fortemente minoritario, in continuo calo a fronte di una crescita della scolarizzazione di massa caratterizzata dal ruolo centrale assunto dagli Istituti Tecnici Statali.

Infatti i soli Istituti Tecnici Statali raccoglievano oltre la metà degli studenti delle scuole superiori (1.226.980 studenti) che, a loro volta, avevano raggiunto complessivamente 2.500.000 studenti l’anno. (ISTAT Annuario Statistico 1984).

LA FORMAZIONE SCOLASTICA TECNICA SUPERIORE

Il successo degli Istituti Tecnici Statali ebbe in quegli anni motivazioni e ragioni strutturali di fortissimo rilievo:

1) Il diploma rilasciato dopo un quinquennio era fortemente professionalizzate. Sia per la formazione culturale generale si per gli insegnamenti specifici e di indirizzo.

2) Il diploma rilasciato dagli Istituti consentiva l’accesso agli studi universitari in tutte le facoltà dopo la liberalizzazione dell’accesso alle università. Nel 1969 il Parlamento aveva trasformato in legge la prima vittoria strutturale del

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È ora di cittadinanza, tutti diritti a scuola!

Il 14 giugno la proposta di legge “Ius Scholae” sarà discussa in commissione. La destra, di varia tendenza, ha presentato centinaia di emendamenti per affossarla.

Pur consapevoli che:

  • non è un testo sufficientemente adeguato a sanare una situazione gravissima di ingiustizia
  • prima si è cittadini e in virtù di questo statuto si accede ai diritti fra cui quello all’istruzione
  • si dovrebbe essere cittadini perché si insiste su un territorio
  • debba essere snella e veloce la procedura di richiesta (non 36 mesi, anzi, con la possibilità di godere del silenzio-assenso),
    CREDIAMO che questa proposta di legge vada discussa e approvata dal Parlamento.
    In Italia la gran parte dei minori, nati qui o arrivati in minore età, NON ha diritto alla cittadinanza. Moltissimi italiani vogliono la regolarizzazione, malgrado la propaganda della destra.

Renata Puleo per NiNaNd@, Priorità alla Scuola, rete #italiadimmidisì, #dalla parte giusta della storia

Stampate, diffondete, affiggete il volantino!!!

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Un fiume di denaro per gli ITS privati, poche gocce per gli ITSS statali

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Gli ITS (Istituti Tecnici Superiori) sul filo d’arrivo?

Il titolo del nostro articolo esprime esattamente ciò che ci si può aspettare dall’eventuale approvazione definitiva della legge di riforma degli ITS (atto camera 2333). Per avere le coordinate pertinenti per valutare l’operazione Istituti Tecnici Superiori delle Fondazioni e perciò privati, bisogna perlomeno conoscere la data della loro istituzione, la consistenza quantitativa e qualificativa di cui hanno dato prova questi ITS nei precedenti 12 anni di vita. Questo risultato cercheremo di raggiungere con questo ed i successivi articoli in materia.
Prima di arrivare ad approfondire il disegno di legge per la loro riforma è indispensabile conoscere la loro realtà attuale e fare qualche confronto con gli Istituti Tecnici Statali con i quali, visto il nome e la sigla c’è rischio di confonderli. Il Disegno di legge di riforma cui vorremmo trattare negli articoli futuri è quello che è già stato approvato dalla Camera dei Deputati il 21 luglio 2021, e che poi è stato approvato il 25 maggio del 2022: l’atto Parlamentare 2.333. Due approvazioni dello stesso atto, appunto il n. 2333 che però hanno dato vita a due testi di legge molto troppo diversi, pe cui si corre il rischio che le ulteriori approvazioni, incostituzionalmente, dicano cose profondamente diverse inducendo l’attività del Parlamento ad uno strabismo e una non consapevolezza inaccettabili.
L’età degli ITS non è proprio giovanissima, son già quasi 15 anni che esistono visto che sono nati per opera, ancora una volta non per Legge, ma di un Decreto del Presidente del Consiglio nel 2008 (Dpcm) del 25 gennaio 2008.
La quantità minima dei numeri la dice lunga sulla fiducia e l’apprezzamento con cui gli ITS sono stati accolti dai giovani dalle famiglie dalla società: pochi i

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locandina


Sette ministri per sette fallimenti

ministri istruzione

DECRETO-LEGGE 30 aprile 2022, n. 36, UN DECRETO PER L’ULTERIORE DEMOLIZIONE DELLA SCUOLA PUBBLICA E PER L’ASSERVIMENTO DI STUDENTI, GENITORI E INSEGNANTI

PARTIAMO DAGLI ASPETTI FORMALI

Che poi non sono soltanto formali ma pesantemente sostanziali. Partiamo dal titolo che recita testualmente: “Ulteriori misure urgenti per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR)”
Già il titolo mette al riparo il decreto da, caso mai ci fosse la volontà, un intervento popolare attraverso un referendum, perché le leggi finanziarie non possono essere sottoposte a referendum.
Ma c’è di più cioè la presenza sovrannazionale della Commissione Europea, della Banca Centrale Europea. Tutti abbiamo deglutito e ingoiato da tempo che quando “È l’Europa che ce lo chiede” c’è ben poco da fare, è impossibile sottrarsi.
E poi c’è il falso colossale del “regalo” dell’Europa di un cospicuo mucchio di miliardi di Euro, falso che già sta venendo a galla perché risulta sempre più evidente che non c’è manco un euro di regalo, quello che non verrà gravato di lauti interessi da prestito sarà restituito dall’Italia con lauti aumenti delle quote annuali che il Paese dovrà pagare.

LEGISLAZIONE ANTICOSTITUZIONALE

Il DECRETO LEGGE N. 36 non è la via costituzionale per legiferare, i decreti sono atti aventi valore di legge solo quando ricorrano determinate condizioni. In questo caso il Decreto Legge:

Il testo della Costituzione recita:

Art. 76: L’esercizio della funzione legislativa non può essere delegato al Governo se non con determinazione di principi e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per oggetti definiti.

Art. 77: Il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria. Quando, in casi straordinari di necessità e d’urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni.

I decreti perdono efficacia sin dall’inizio, se non sono convertiti in legge entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione. Le Camere possono tuttavia regolare con legge i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non convertiti.

Non crediamo davvero che ci sia qualcuno, anche tifoso di questo governo, che

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Gavosto il ministro ombra dell’istruzione

gavosto

Sale ancora una volta in cattedra

Gavosto… Gavosto… Gavosto. Gavosto sta imperversando da oltre venti anni come il burattinaio che muove governi e ministri dell’Istruzione sui temi e i problemi della istruzione pubblica e privata.

E sì che Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Agnelli, ha avuto sempre molto poco a che fare con la pedagogia, l’apprendimento, la conoscenza e i saperi cui la scuola e demandata a trattare. Tutti possono verificare andando a leggere il Curriculum Vitae (www.fondazioneagnelli.it ) di 15 intense paginette a partire dal: “2002-2007: Chief Economist, Telecom Italia. Responsabile dell’Ufficio studi Aree di competenza: analisi economica della regolamentazione e della concorrenza nei mercati delle comunicazioni elettroniche, in applicazione in Direttive dell’Unione europea; analisi dell’impatto delle tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni sulla crescita economica.

Per arrivare all’attuale: ”Dal 2007 consigliere di amministrazione di Prometeia, associazione per la ricerca economica, Bologna, che effettua previsioni trimestrali sull’andamento dell’economia italiana.”

Non mancano sette fitte pagine di pubblicazioni, tutte rigorosamente scritte da eminente membro esterno alla scuola e da posizioni di eminente economista main-stream.

LA CATTEDRA DI TUTTE LE CATTEDRE

Eppure Gavosto Andrea non è mai sceso dalla cattedra, per lo meno quella sua principale che è il quotidiano della Confindustria “Il Sole 24 Ore”. Ed è proprio

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