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INVALSI e la valutazione come fede

Di Renata Puleo – Gruppo NoInvalsi Roma

in iquiz we trust

What was our trust, we trust not;

What was our faith, we doubt;

Whether we must or not,

We may dabate about […]

Morris Bishop

In un bellissimo saggio di Paul K.Feyerabend (Contro l’autonomia. Il cammino comune delle scienze e delle arti. Mimesis, Milano-Udine, 2012) il grande filosofo della scienza delinea il percorso che il pensiero scientifico effettua dall’individuazione di una classe di fenomeni alla creazione di un dogma. Percorso che, sopprimendo lo spirito di ricerca e il ricorso a strade diverse, laterali, finisce per creare un sistema fideistico di credenze. Dalla osservazione-descrizione, ci dice Feyerabend, si arriva ai testi canonici che orientano i fedeli e condannano gli eretici. Forse questa lezione ci aiuta a capire cosa comportano il richiamo alla scientificità, e al suo correlato etico, formulati dall’INVALSI ad ogni ciclo di test nel Rapporto sull’andamento delle prove.

La sequenza che utilizzo (con inevitabili effetti di semplificazione) si rifà a quella che Feyerabend definisce la regola di fede (sic) dell’empirismo, origine di ogni sapere scientifico e caratteristica del suo percorso. Ne richiamo i punti:

a) annotazione dell’esistenza di un problema legato alle cose e ai processi che le interessano;

b) ricorso all’osservazione intuitiva basata sulle percezioni immediate;

c) riferimento dei percetti ad una normalità naturale del percepire;

d) descrizione dei fenomeni osservati (facendo ricorso a una teoria/tautologia normalmente condivisa dai senzienti, razionali, basata su una qualche autorevolezza dell’osservatore-descrittore);

e) costruzione di una spiegazione che poggia su una tradizione anche quando se ne discosta (ovvero, non può ignorarla: la meccanica quantistica non può perdere di vista quella classica);

f) formarsi di specializzazioni funzionali a mantenere sguardi sempre più selettivi sui fenomeni;

g) consolidamento di un sistema di dogmi basati su principi a cui prestare fede per continuare la ricerca, a cui soprattutto il “volgo” deve prestare fede. Spesso quest’ultimo continuerà nelle sue credenze ingenue in grado di ben governare la sua vita quotidiana, ma subirà le influenze dei dogmi quando essi minacciano in vario modo la sua quotidianità (la tecnica, la tecnologia applicata). Radicali e rivoluzionari cambi di paradigma sono rarità storiche, così come il loro combinarsi in funzione del principio di complessità che Continua a leggere


IVA: imposizione del valore aggiunto. INVALSI ed economia della pochezza

Valore aggiuntoDi Renata Puleo

IVA: imposta indiretta ad aliquota variabile – normata nel sistema di imposizione fiscale – a carico dell’acquirente finale di un bene o di un servizio; stima la differenza del valore fra la produzione e l’ultima transazione : chi legge si impegni a farne un traslato in ambito scolastico

Le oltre 100 pagine del Rapporto Prove 2019, presentato alla Camera il 10 luglio dal vertice dell’INVALSI, sollecita una serie di riflessioni che andiamo facendo come gruppo per individuarne alcune chiavi di lettura. Riflessioni reiterate sicuramente, come ripetitivo – anche se in rinnovata veste grafica – è il rapporto. Del resto, le stesse prove sono per struttura sovrapponibili, soprattutto quelle “storiche” per il Primo Ciclo. Altre considerazioni sono già state presentate, con differente intelligenza e consapevolezza di ciò di cui si parla, sui media di varia tendenza (si veda un riscontro sul dibattito, ancora in corso, in “Dati INVALSI: una fotografia o strumenti di intimidazione matematica?” 15/07/19 ROARS on line).
Qui provo a dire qualcosa sul concetto di valore aggiunto. Sostantivo più participio in funzione aggettivante, chiunque ne intuisce il significato rifacendosi, sia alla sua esperienza di consumatore, sia al buon senso sull’uso delle parole a livello colloquiale, aspetto importante del comprendersi, come ebbe a dire Wittgenstein. Ma vengo a ciò che invece sfugge anche al senso comune, alla maggioranza dei docenti e delle famiglie, nell’uso che ne fa l’INVALSI. Lo scorso anno un fascicoletto, a parte rispetto al corpus del Continua a leggere


Appello del prof Cacciari. E gli intellettuali insorgono: via test invalsi e alternanza scuola-lavoro

In questi giorni di mezza estate, sta circolando un appello, diffuso il 2 Agosto da un gruppo di intellettuali, tra cui il professor Massimo Cacciari, Maurizio Pollini e Salvatore Sciarrino: l’ex sindaco di Venezia, già in passato molto duro con chi aveva introdotto riforme, a suo dire, a danno degli studenti, ha realizzato un invito “ad opporsi al pensiero unico ed alla politica del rancore, che soffocano l’orizzonte italiano ed europeo”.

I promotori dell’appello parlano di una precisa “richiesta non di ‘generiche adesioni’”, attraverso un’opera individuale “di risveglio di prassi e iniziative, ciascuno nel proprio campo”.

L’appello per Scuola pubblica

Parallelamente, ritrova linfa un appello specifico per la scuola e l’istruzione pubblica, teso a radere al suolo la Buona Scuola approvata nel 2015 dal governo Renzi: si tratta dell’Appello per la Scuola Pubblica, sottoscritto già da oltre 12mila persone tra cui lo stesso Cacciari e tanti intellettuali o filosofi, i quali avevano già indicato quelle che, a loro modo di vedere, era la strada da percorrere per superare ““il declino culturale e politico di oggi”.

I temi intorno a cui si articolava quel documento – prodotto da Giovanni Carosotti, Rossella Latempa, Renata Puleo, Andrea Cerroni, Gianni Vacchelli, Ivan Cervesato, Lucia R. Capuana, Vittorio Perego e Anna Angelucci – nonché le richieste di moratoria con cui si concludeva, sono state completamente ignorate dal governo precedente.

“Per questo – concludono – riteniamo che sia adesso il caso, anche da parte dei tanti intellettuali che lo hanno firmato (sostenendo la proposta Cacciari, ndr), di rafforzare e riproporre quelle istanze, intervenendo pubblicamente. Alternanza Scuola Lavoro, Inclusione, INVALSI e relativa “certificazione delle

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Segnaliamo i due articoli che seguono. Il primo del Manifesto il secondo del Corriere della Sera.


La fine dell’Invalsi? O una seconda vita?

Da Il manifesto 11-7-2019 di Roberto Ciccarelli

Bussetti (Lega) …«Abbiamo deciso di abolire l’obbligatorietà dei test per evitare che diventino un metro di valutazione degli studenti che è compito dei docenti – ha confermato il ministro Bussetti – I test servono a fare una fotografia del lavoro dei docenti, dei dirigenti e degli studenti». Una interpretazione curiosa di un sistema che serve anche a valutare questo lavoro in un sistema competitivo che oggi si vuole implementare e chiamare «regionalismo scolastico».

Conferenza Stampa Camera dei Deputati 10-7-2019

Da Orizzonte Scuola redazione 10 Lug 2019 – 14:56

Invalsi, Gallo (M5S): eliminare obbligo, scuole devono scegliere se svolgerle Presentato oggi alla Camera il rapporto sulle prove Invalsi 2019, come riferito già in alcuni nostri articoli. Sono intervenuti, tra gli altri, il Ministro Bussetti e il Presidente della Commissione Cultura alla Camera Luigi Gallo (M5S). Sugli esiti e sul ritardo del Sud è intervenuto il Presidente della Commissione Cultura alla Camera, Luigi gallo (M5S). Il Presidente ha evidenziato che le sole valutazioni non sono sufficienti a migliorare gli apprendimenti dei nostri studenti: Da 20 anni si mappano i guasti, senza però lavorare alle soluzioni.

Secondo Gallo si deve attivare un processo di miglioramento, investendo più risorse. L’Onorevole porta al riguardo anche un esempio consistente nel rafforzamento dell’azione di Istituti di ricerca come l’Indire, cui va assegnato un ruolo centrale nella formazione e nella promozione concreta di processi di miglioramento della scuola.

Entro luglio presenteremo in Commissione Cultura una nostra risoluzione di indirizzo su questo tema – afferma Gallo – fulcro del nostro documento sarà anche eliminare l’obbligatorietà delle prove INVALSI e lasciare alla singola scuola la libertà di svolgerle“.

 

Non sappiamo se l’uscita in sincrono dei due personaggi politici sia stata concordata o sia una mera coincidenza, in tutti i casi non crediamo che sia una uscita estemporanea. Senza voler esaltare la vicenda non abbiamo dubbi al Miur o tra le forze politiche che fanno parte del governo l’argomento sia stato discusso e sia anche stato oggetto di conclusioni comuni.

Vale la pena di ricordare che Luigi Gallo parlamentare in quota del Movimento 5 Stelle è stato un docente che ha sempre manifestato almeno grossi dubbi sull’INVALSI e sulle prove “oggettive e Continua a leggere


Rapporto Invalsi 2019. Quanto vale il Sud?

Rapporto Invalsi 2019Di Renata Puleo

Come da qualche anno a questa parte, l’INVALSI pubblica e presenta alla stampa il Rapporto sulle prove standardizzate realizzate in primavera. Mentre rimando alla lettura integrale dal sito dell’Istituto provo a fare un breve commento. Breve per ragioni di leggibilità da questa pagina e per tema di dover ripetere quel che da anni andiamo dicendo sulla scelleratezza del meccanismo messo in campo dall’INVALSI, su mandato del Ministero, in forza di norme sul Servizio Nazionale di Valutazione del sistema istruzione (ultimo atto della serie, e sintesi dei precedenti atti legislativi, il Dlgs 62/2017).

Prima ripetizione di obbligo: servizio poco controllato rispetto agli scopi istituzionali, alle procedure e ai loro dispositivi, mai oggetto di una discussione parlamentare che rilevi, senza inutili clamori, le criticità, criticità valoriali (la vis valutativa e meritocratica che caratterizza ormai ogni ambito della nostra vita) e quelle tecniche (le questioni relative alla validità e alla validazione delle prove censuarie). Altra ripetizione obbligata: l’inconsistenza del calcolo del valore aggiunto. Provo a spiegare, banalizzando la locuzione economica. Esso considera quel che ogni singola situazione di insegnamento aggiunge perché si ottenga dal “prodotto”, classe di comportamenti appresi, un “profitto”, a Continua a leggere


La scuola fra spinte autonomiste e inconsistente federalismo

capitalismodi Renata Puleo

Intervento al convegno: L’EUROPA E LE SPINTE SECESSIONISTE: LA MINACCIA DEGLI EGOISMI REGIONALI

Left – DiEM25, Roma – 17 maggio 2019

Il Sistema Scolastico Nazionale è un dominio molto interessante per comprendere la violenza dell’impatto sferrato dall’autonomia differenziata, secessione dei ricchi, o fantasiosa forma di federalismo in varie accezioni, alla Carta Costituzionale.

È possibile farlo lungo due direttrici: la prima – afferente alla teoria delle organizzazioni – ne evidenzia il legame funzionale con altri domini, l’ambiente, la salute, la mobilità, il lavoro; la seconda lo caratterizza come sistema nel senso che questo concetto ha nella cibernetica di secondo ordine dunque, costrutto non solo sommativo, di bisogni, desideri dentro relazioni reticolari, trans-individuali, fra soggetti umani e istituzionali. La caratteristica giuridico-amministrativa di servizio diventa, in forza della seconda linea di ragionamento, funzione interna al dettato costituzionale: il sistema deve rendere il diritto alla formazione esigibile e universale, disinteressato a tutto ciò che non sia riconducibile alla buona vita, la vita degna.

Per evidenziare questo intreccio, mi servo di due modelli di analisi, distanti tra loro per matrice scientifica e per scopi.

Il primo, si deve al Collettivo per l’Economia Fondamentale, gruppo di studio formato da ricercatori di varie discipline, economia, sociologia, urbanistica, geografia, italiani, britannici, spagnoli, austriaci, al lavoro fra l’Università di Lecce e quella di Manchester. Una ricerca iniziata nel 2013 e ancora in corso, come documenta Il testo “Foundational Economy. The Infrastructure of Everyday Life” editato in Continua a leggere


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