Archivio dell'autore: Geat


C’è chi merita e chi no

di Renata Puleo

Il 26 settembre scorso i giornali erano occupati in modo quasi equanime da commenti sul flop della proposta di legge sul diritto di cittadinanza e sullo “scandalo” della selezione universitaria. Nessun quotidiano collegava i due fatti, ma io tendo a vedere nella solerzia delle destre anti-cittadinanza, nonché della sinistra ipocritamente pro-cittadinanza, e gli arresti di illustri accademici, un nesso. Un nesso culturale, e dunque politico: viviamo in un paese di predicatori di onestà e di legalità che molto spesso incappano in comportamenti familistici, mafiosi. Traffici, di esseri umani e di capitale umano, non sono aspetti così distanti. Sempre qualcuno approfitta, fa profitto, genera redditi economici e rendite di fatto da situazioni di potere, da posizioni di disuguaglianza. Insomma, li potremmo definire episodi di costume, certamente non più solo italiani, ma ben incardinati nella più ampia cornice della governamentalità neoliberista (come nella lezione di Foucault). Una governance che si esprime attraverso il controllo di ogni quota di sfera pubblica, ben oltre e aldilà della possibilità per il cittadino e i suoi organi di rappresentanza di comprendere le dinamiche e indirizzarle. Ci troviamo di fronte ad una doppia morale: il rispetto della legge e dei valori vale per il migrante ma non per il cittadino italiano, nemmeno quando investito di carica pubblica.

Vengo all’università. Come suggerisce il commento di Corrado Zunino su La Repubblica, la selezione universitaria voluta dai precedenti governi, e sancita dall’attuale, come sistema basato sulla meritocrazia contro gli abusi del soggettivismo valutativo, fallisce su due pilastri: l’ANVUR ( le sue Continua a leggere


Percorsi abbreviati, alunni competenti e insegnanti efficaci: cosa significa educare oggi?

Rossella Latempa su Roars.it

Il tema del tempo-scuola e quello delle pratiche didattiche “innovative” sono tornati al centro del dibattito pubblico in occasione della recente firma del decreto che dà il via alla sperimentazione di diplomi quadriennali, da parte del MIUR. Tempo e innovazione sono strettamente connessi nell’esperienza dei percorsi abbreviati, dichiaratamente possibili grazie all’adozione di una didattica non tradizionale e flessibile. L’innovazione, le competenze e la “tecnopedagogia” rappresentano il fil rouge di tutta la nuova narrazione della buonascuola, della scuola “di successo”, più efficiente. L’efficienza, valore economico per eccellenza, è oramai il cuore della questione pedagogica. Ma quali sono i nessi tra nuove metodologie didattiche ed apprendimento? Da quali istanze nasce l’urgenza riformatrice del paesaggio scolastico e cosa comporta aderire ai nuovi paradigmi pedagogici e diventare “effective teachers”?

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Lettera aperta dal Liceo Manara di Roma alla ministra Fedeli

Roma, 6 agosto 2017

Alla cortese attenzione della Ministra dell’Istruzione,

dell’Università e della Ricerca

Sen. Valeria Fedeli

 

 

Gentile Ministra,

 

siamo i genitori di alcuni alunni del Liceo Classico Luciano Manara di Roma, che lo scorso anno hanno frequentato con entusiasmo il quarto ginnasio. Durante le vacanze estive, quando tra compiti, riposo e altre attività di svago ci si preparava in tutta serenità ad una ripresa che sappiamo certo impegnativa, ma, anche per questo, intensa ed appassionante dal punto di vista umano, ci è giunta dalla scuola la notizia che si profilava, per decisione dell’Ufficio scolastico regionale, lo smembramento di una delle future quinte ginnasiali; la motivazione: il mancato raggiungimento, per una sola unità, del numero minimo di 22 alunni in media per classe (109 anziché 110). Numero che subito dopo, come risulta dalla richiesta inviata agli Uffici competenti dai rappresentanti del Consiglio di Istituto del Liceo Classico “Luciano Manara” il 21 luglio 2017, è stato raggiunto e superato. Senza che per questo venisse superata, però, l’ostinazione di chi ha continuato a sostenere che comunque si doveva tagliare. La protesta è stata sempre  corretta ma ferma, e sollecita nel rilevare anche le difficoltà di ordine logistico nella riorganizzazione di cinque classi in quattro, quando le stesse cinque classi svolgono indirizzi interni differenti: Aureus, Cambridge, Tradizionale.

In questo modo non ci sembra rispettato né il principio di ragionevolezza dell’azione amministrativa, più volte richiamato dal Consiglio di Stato, né il criterio di una pubblica amministrazione vicina ai cittadini, in questo caso le giovani generazioni, che certo non trarrebbero da questa vicenda un senso di fiducia nelle istituzioni.

Ma non è soltanto su questi aspetti che vorremmo richiamare la Sua attenzione. Al di là di essi, infatti, questa situazione provoca una profonda amarezza in chi ha sempre creduto nella scuola come servizio pubblico e civico, come luogo di accoglienza formativa. Si continua a parlare di scuola in termini numerici, secondo un’ottica aziendalistica e del tutto spersonalizzata. L’esperienza di genitori di questo anno ci ha parlato di un’altra realtà: una storia di vita vissuta, di esperienze forti, di crescita, di paure superate, di scoperte condivise, di amicizie, discussioni e aspettative, una storia in cui i nostri figli hanno preso coscienza di se stessi grazie al rapporto di fiducia con i loro professori, adulti “altri” di riferimento, e, mi lasci dire, di alto riferimento. Una classe non è una somma di numeri; e, se anche lo fosse, come direbbe Montale “in ogni caso molti anelli non tengono”, i conti non tornano, perché lasciano fuori tutta quella storia di cui Le parlavamo.

Qual è la considerazione che si ha della scuola? Due governi che hanno insistito così tanto nella valorizzazione della scuola, che hanno promosso e patrocinato la “buona scuola”, poi hanno questo da dire alle famiglie? Discontinuità, interruzione di un lavoro significativo, indifferenza rispetto a domande legittime di garanzia di un serio diritto allo studio nel rispetto dell’indirizzo prescelto?

Davvero si ritiene che le famiglie, i genitori, tutti esaltati dalle novità dell’alternanza scuola-lavoro, perdano di vista i “fondamentali”?

Crediamo nelle istituzioni e per questo non perdiamo la fiducia in un Suo diretto intervento, pronti naturalmente a manifestare la nostra protesta anche a livello di maggiore visibilità mediatica presso giornali e siti dedicati ai temi della scuola dal punto di vista delle famiglie.

Distinti saluti

 

Laura Sacchetti

Sandro Guerrieri  

Concetta Lupo

Francesca Bernacchia

Paola Diotaiuti

Angelo Torresi

Fortunato Della Guerra

Sabrina Spinazzè   

Mauro Brasioli

Fabio Venturini

Paola Biasini

Alessandra Crignano

Enrico De Bernardi

Silvia Vona

Maurizio Schifitto

Maria Luisa Palmieri

Marco Fratini

Teresa Collura

Emanuela De Santis

Laura Manzi

Daniele Sacco

Cesare Papi

Federica Proietti Sperati

Franco Tassi

Francesca Lotti

Stefania Ciuccoli

Luciano Mazzone

 


Cari lettori, amici, compagni (vale pure al femminile, ce ne scusi l’altra metà del cielo), anche quest’anno scolastico si è chiuso. Ecco qualche nostra speranza estiva.
Speriamo che con “tutti a casa” (per molti la vacanza non sarà partire verso le località turistiche… data la penuria di risorse) significhi un po’ di tempo per leggere, riflettere, magari anche riprendere con più calma alcune delle nostre pubblicazioni sul blog.
Speriamo non ci giochino qualche altro pessimo scherzo estivo, come succede da un po’ di anni a questa parte. Non solo per la scuola, ma in generale per le varie emergenze sociali.
Speriamo che a settembre ci ritorni la voglia di lottare, di non dirci battuti.
Annapaola, Flavio, Fortunato, Piero, Renata, per la redazione.
Tutte e tutti i compagni che collaborano in vario modo, non solo a Roma, all’esistenza del gruppo NoINVALSI


Quando reinventammo l’esame di quinta

Renata Puleo, Gruppo NoINVALSI

Correva l’anno mirabilis 2004 anzi, stava per concludersi, nella continuità di governo berlusconiano, con una delle più nefaste performances politiche della storia della scuola italiana.

Il 3 dicembre con la circolare n. 85 la Ministra Moratti, figura chiave della Milano da bere e della scuola da vendere, aboliva l’esame di quinta elementare, ribattezzata in primaria. Si trattava di un provvedimento interno al Dlvo 19/02/04 n 59 che, pomposamente per scelte semantiche e per costruzione di discorso, spostava l’attenzione verso i “nuovi profili” di valutazione, dai programmi ai “piani personalizzati”. Insomma, la solita velenosa ipocrisia, funzionale a far credere agli allocchi che abitano le zone grigie del consenso, che tutto stava mutando in meglio, che i processi sarebbero stati finalmente governati in modo più razionale, scientifico. Secondo il MIUR, e il disattento legislatore parlamentare, bisognava considerare che dalla istituzione dell’obbligo, e soprattutto dalla nascita della media unica (L 21/12/62 m 1859), la quinta classe elementare non era più da considerare una passaggio importante. Insomma, non si “licenziava” (in senso Continua a leggere


Alternanza scuola lavoro. Giovane pragmatismo e vecchie utopie

di Renata Puleo

Due riflessioni a partire dalla pubblicazione dell’inchiesta sull’Alternanza Scuola Lavoro (ASL) da parte dell’Unione degli Studenti (UdS), di cui su questo blog abbiamo già dato conto, e dalla lettura di un articolo apparso sull’ultimo numero di Le Monde Diplomatique, a firma del Presidente della Confederazione degli Studenti Universitari Cileni (giugno 2017).

1. L’ultima parte del fascicoletto curato dalla UdS, “Diritti non piegati”, presenta una proposta di statuto in 15 articoli che dovrebbero costituire i punti di riorganizzazione del sistema di ASL. Il sistema, tutt’altro che sistemico, se la parola ha ancora il senso non di una semplice somma di parti bensì di un assetto originale assunto da un fenomeno, ha rivelato tutte le sue magagne e storture. L’ASL è figlia di una concezione della scuola ancillare al mercato del lavoro; La Buona Scuola che ne è la cornice, è in netta corresponsione di intenti con il Jobs Act. Ma se il dispositivo del Governo sui nodi “fare-sapere” “istruzione-formazione-lavoro”, se dall’indagine condotta dalla UdS, emergono aspetti di gravità e pericolosità nelle pratiche e nella cornice ideologica, perché non provare ad affossare il tutto invitando alla lotta, al boicottaggio e invece Continua a leggere