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COMUNICATO-APPELLO

Ai referenti dei PCTO

Ai tutor aziendali

Ai docenti di tutte le scuole

Gli apologeti del lavoro precario, flessibile, contrattato fuori dalle regole, mal pagato, sfruttato, fin dalla MalaScuola di Renzi si sono detti favorevoli alle attività di alternanza scuola-lavoro. È ovvio: vogliono avviare precocemente ragazze e ragazzi ad accettare proprio quelle condizioni di ricatto e subalternità.
La disgrazia di Udine, la morte di Lorenzo, non è un incidente da derubricare nella gestione normale del rischio: questa morte toglie il velo alle ipocrisie. I “percorsi formativi” alla conoscenza del mondo del lavoro sono, paradossalmente, davvero rivelatori. Essi mostrano cosa oggi è diventato il mercato del capitale umano, della forza-lavoro a tutti i livelli.
Non esiste una Buona Alternanza. Un educatore non può essere complice della forma più vergognosa di attacco alla funzione costituzionale della scuola. A scuola si va, e vale anche per gli studenti dei percorsi professionalizzanti che pagano il prezzo più alto, non per entrare nel proprio destino adulto, ma per provare a costruirlo con consapevolezza, in un mondo più giusto e solidale.
Pertanto, chiediamo ai tutor dei PCTO (eufemismo per mascherare la sudditanza della scuola alle esigenze delle imprese) di riprendere consapevolezza della priorità del loro ruolo educativo e di PRESENTARE LE DIMISSIONI DALL’INCARICO.

ABOLIAMO L’ALTERNANZA SCUOLA LAVORO!

Collettivo NiNaNd@ – NoInvalsiNoAlternanzaScuolaLavoroNoDidatticaadistanza

ninanda2020@gmail.comhttps://genitoreattivo.wordpress.com

gennaio 2022


Tra la propaganda di Confindustria e la realtà c’è un abbisso mortale

Lorenzo-Parelli

Pensiamo non ci sia lettore, spettatore Tv, ascoltatore radio che non abbia appreso del dramma di Lorenzo Parelli lo studente di 18 anni di Castions di Strada, in provincia di Udine morto il 21 gennaio nell’ultimo giorno di Alternanza Scuola Lavoro vittima di un incidente mentre lavorava gratis presso l’impresa a cui la sua scuola lo aveva assegnato.
Solo l’ultimo e il più tragico di una serie di incidenti che noi di questo blog riportiamo, monitoriamo e denunciamo sin dall’istituzione di questa merda inserita nella Buona Scula di Renzi/Confindustria e mai messa in discussione dai governi che si sono susseguiti.
Il videospot che di seguito pubblichiamo porta la firma appunto di Confindustria ed è stato esibito alcuni giorni fa da un tecnico esperto dell’AMPAL durante un’attività seminariale proposta dal liceo P. Albertelli di Roma ai genitori. Il video fa ancora più rabbia e si carica di un significato macabro alla luce della traggedia appena consumata.
Confindustria non solo ha le porte spalancate per piazzare i suoi prodotti, ma dispone a suo uso e consumo del personale dell’AMPAL (Agenzia Nazionale Politiche Attive Lavoro) ossia un ente pubblico con personale pagato dallo Stato inviato per le scuole d’Italia a tenere seminari per genitori e possibilmente anche per studenti e piazzare materiale per propagandare la sua creatura.
Mentre questa associazione educativa NiNaNda (No INVALSI-No – Alternanza Scuola Lavoro – No Didattica a Distanza) composta da Insegnanti, genitori, studenti in dieci anni di vita non è riuscita nemmeno una volta ad ottenere un’aula scolastica per realizzare un’assemblea in cui poter discutere con genitori, studenti e insegnanti il proprio punto di vista sull’Alternanza.


Gli attori dello spot tentano goffamente di far credere agli spettatori che il video sia un documentario girato tra gli studenti della scuola, mentre si tratta di una grottesca fiction prodotta a fini propagandistici da Confindustria. Propaganda tutta tesa a mostare una fantomatica collaborazione paritaria tra scuola e impresa per progettare e programmare l’attività cosiddetta di Scuola Lavoro. Cosa che al contrario non abbiamo mai visto accadere. Abbiamo visto i 30.000 studenti mandati a servire i clienti di Mac Donald o quelli di Zara o quelli prestati alla FIAT (FCA) o quelli mandati nei teatri a sistemare le sedie per gli spettatori e strappare i biglietti ed essere poi cacciati perché sorpresi a parlare tra di loro. O quelli mandati Alla FAI per dividere le file dei visitatori e poi chiudere le porte.
Ma soprattutto abbiamo visto il NON LAVORO visto che non c’è salario con l’aggravante che le spese di trasporto di mensa, annessi e connessi sono a carico delle famiglie.
Recentemente abbiamo appreso che proprio gli studenti dell’Albertelli sono stati mandati a fare corsi di 10 ore di primo soccorso sanitario frequentate le quali gli organizzatori insistevano perché completassero il corso di 30 ore, con le restanti 20 a pagamento a carico delle famiglie, pena l’impossibilità di ottenere il certificato di presenza.
Alternanza Scuola lavoro: la sciacallaggine di Confindustria che oggi grida vendetta, messa in atto da governi succubi, con lo zampino e la complicità di sindacati compiacenti.


Scuola del futuro ostacolata dalla scuola “tradizionale”?

innovazione-a-tutti-i-costi

Da Tecnicadellascuola.it

Gentilissimi,

i difensori dell’ “innovazione” a prescindere (cioè della burocrazia, della scuola-azienda, della sottrazione di istruzione e di conoscenza agli studenti) dicono che la scuola soffre a causa di alcuni attardati insegnanti e di conservatori che stentano ad accedere alle meraviglie dell’ “autonomia”, del digitale, della “didattica per competenze”, della figura dell’insegnante come “facilitatore” che aiuta gli studenti a utilizzare pacchetti proposti dalle multinazionali dell’informatica e simili. Sarebbe proprio questo ibrido – scuola del futuro ostacolata dalla scuola “tradizionale” – a rendere il sistema poco efficace. Eliminata l’anomalia degli insegnanti che vogliono ancora insegnare e magari – horribile dictu – “spiegare” le cose ai propri studenti, tutto andrà a posto: autonomia, nuove tecnologie e nuove metodologie (non si sa applicate a cosa, ma tant’è), didattica per competenze, “formatori” e aziende potranno finalmente raggiungere appieno i loro meravigliosi risultati.

Non si rende conto, chi fa questi ragionamenti, di un fatto che sarebbe abbastanza semplice, se lo si volesse vedere: la persistenza di una scuola in cui si insegnano, si imparano, si elaborano, si fanno propri dei contenuti culturali (cioè umani) attraverso la parola e la relazione si spiega non con l’ostinazione “conservatrice” degli insegnanti, ma semplicemente perché questa è LA scuola, un modello di istruzione che funziona (con i necessari, continui aggiustamenti, certo, specie nella scelta dei contenuti da proporre), che garantisce una crescita umana e culturale a un grandissimo numero di ragazzini, e che invece si vorrebbe sostituire con uno che non funziona affatto.

Non è che le spinte “conservatrici” fermino il “progresso”, è il contrario: è che

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Religione di stato e costituzione

Di Renata Puleo

Questa riflessione, in forma abbreviata, appare sul numero di dicembre della rivista “Valori”

Viviamo un momento storico in cui la pandemia da Covid 19 (Sars-CoV-2) mette al centro il nodo scienza-morale-politica mentre il dibattito è imprigionato da opposte concezioni della verità, fra presunzione dei saperi esperti, credenze nate dalla paura e legittimi dubbi di chi non rinuncia alle forme critiche della conoscenza. In Italia, molti di questi aspetti caratterizzano anche il rapporto del cittadino con la Religione Cattolica. Siamo, ci dicono, un paese ancora profondamente cattolico, dove però tale profondità si configura spesso come interpretazione personale di dogmi e rituali, ipocrisia etica, forme autentiche di eresia, fanatismo, miscredenza. Mentre il potere temporale della Chiesa di Roma è ancora piuttosto solido, basato su proprietà, finanza, capacità di influenzare le scelte politiche, la laicità sembra patire una battuta di arresto 1. Così, su questo sfondo tornano, come i revenants di un romanzo gotico, i Crociati, ovviamente con le sopravvesti della democrazia e dei pari diritti di culto ed educazione religiosa.

Mi riferisco a due vicende piuttosto annose, la prima relativa all’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche, la seconda all’intreccio fra Insegnamento della Religione Cattolica e nuovo curriculo di Educazione Civica (IRC), protagonisti gli insegnanti di IRC, i dirigenti, gli organi collegiali che

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Rapporto scuola media 2021 della Fondazione Agnelli: lobbisti e velinari all’opera

persone o cervelli

Impressionante lo stuolo di insipienti, fondazioni, associazioni, centri di ricerca che riescono a pontificare sulla scuola pubblica italiana. Più ancora stupisce la sostanziale unità che li tiene legati tra loro e i legami tra loro il potere economico e finanziario da cui promanano.

Non riusciamo a capire se i quotidiani, la stampa, i media facciano tutti parte della stessa cordata o se si prestino tutti a fare i corifei dei potere istituiti. Il 29 settembre di quest’anno, il giorno dopo il comunicato stampa della Fondazione Agnelli che annunciava e descriveva il Rapporto sulla scuola media 2021 i sette maggiori quotidiani d’Italia dedicavano tutti dei bei paginoni al rapporto stesso: La Stampa, il Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore, La Repubblica, Avvenire, Il Messaggero, Il Mattino (quelli che noi abbiamo intercettato).

A fronte di tanto inchiostro e tanta carta colpisce l’azzeramento dello spirito critico che redazioni e singoli giornalisti hanno messo in campo. L’assenso, il conformismo, lo scopiazzamento, le citazioni evocano il regime, la scuderia, la squadra, piuttosto che l’esercizio della libertà di pensiero, il rigore della verifica e dell’attendibilità. Forse ormai non è più tempo di parlare di lobbismo egemone, ma di un regime ormai ferreo e soffocante.

Pubblichiamo una delle poche voci fuori dal coro tutta interna alla scuola composta da insegnanti di varie discipline e di vari ordini scolastici che fa da contraltare a questi sedicenti esperti di scuola (nella quale non hanno mai messo piede) abituati a riempirsi la bocca di termini altisonanti quali “neuroscienze” senza sapere di cosa parlano.

Fortunato e Piero del Collettivo NiNaNda

La Scuola media della Fondazione Agnelli: persone o cervelli?

Abbiamo letto con molta attenzione il Rapporto scuola media 2021 della Fondazione Agnelli; la parte più singolare è quella che riguarda le modalità di apprendimento delle persone durante la pubertà e i metodi didattici da adottare. Il meccanismo purtroppo è noto: si presenta un rapporto della Fondazione Agnelli come autorevole e oggettivo; questo studio “dimostra” che grazie a nuove acquisizioni “delle neuroscienze” è assodato che fare lezione – meno che mai frontale, per carità – e voler insegnare qualcosa ai ragazzini delle

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Condannato Mimmo Lucano. Colpevole di solidarietà.

Mimmo-lucano-condannato

Riace è da cancellare, può diventare un’epidemia

«Ho visto negli anni nascere, crescere e fiorire un borgo fantasma, riaprire botteghe, uffici e scuole. Le discariche trasformarsi in giardini. Questa esperienza non può morire – aggiunge – prevediamo di organizzare un nuovo sistema di accoglienza spontanea, che farà tesoro dell’esperienza maturata fino a oggi, partendo, per cominciare, da un grande sostegno esterno da parte di una comunità internazionale, da una legge regionale del 2009 sulla tutela del diritto d’asilo, da iniziative che possano rimettere in moto l’economia del territorio, dalle botteghe all’agricoltura, al turismo dell’accoglienza. Del resto Riace è già un brand» dice Chiara Sasso, una delle coordinatrici, autrice di due libri su Riace, che segue la realtà calabrese dal 2004.

Certo sono molte le ragioni per cui a Salvini e agli uomini del potere, la magistratura non possono sopportare la sperimentazione di Riace e il sindaco Mimmo Lucano: la solidarietà che diventa motore di sviluppo e benessere, la cooperazione tra uomini donne di lingua, pelle, origine diverse che diventa operativa, un’umanità di diversi che s’incontra e collabora, lo scandalo dei regolamenti e norme che vengono travolti dalla lettera e dai valori costituzionali e dai diritti fondamentali dell’uomo sanciti dagli organismi sovrannazionali, lo stato di polizia che non ce la fa a reprimere la forza di una piccola società creata dalla fiducia e dalla speranza tra uguali e ugualmente poveri… ce n’è a iosa di motivi per perseguitare Riace, i suoi abitanti e il sindaco che li accompagna. Ma c’è una ragione profonda che spesso non viene raccontata ed è quella che pure si legge nelle parole di Chiara Sasso. Leggiamo e sentiamo testimoni raccontare che per almeno quattro anni Riace non ha avuto alcun aiuto né statale né di benefattori pelosi. Ecco dove sta la testimonianza, la prova, la documentazione, che è insopportabile per i poteri costituiti:

Riace nasce, si istituisce, cresce, si sviluppa grazie al lavoro delle donne e degli uomini che ne fanno parte.

Il lavoro delle loro braccia, della loro intelligenza, dei loro sentimenti della loro intera umanità, uno scandalo inaccettabile. Inaccettabile per gli uomini che oggi rappresentano i poteri costituiti e che decidono quotidianamente di dimettersi dall’umanità per servire i poteri per combatterla frontalmente.

L’esperienza di Riace, con lei tutte le innumerevoli testimonianze che documentano la ricchezza originaria e fondamentale prodotta dal lavoro di persone, può pure esistere ma deve rimanere occultata, ridotta al rango di beneficenza, elemosina, addirittura di azione umanitaria, ma se diventa pubblica deve essere nascosta, vilipesa, smembrata, processata prima che diventi epidemia.

Non sia mai che gli uomini e le donne di questo paese, dell’umanità si rendano conto, prendano coscienza che la loro è una servitù volontaria, che li impoverisce, li immiserisce mentre libertà e umanità e lavoro sono i fondamenti della loro possibile ricchezza, benessere e fratellanza.

La sentenza alla pena di 13 anni e due mesi di una parte della magistratura preferisce reprimere lo scandalo della umanizzazione del vivere civile anziché raccogliere dalla realtà i suggerimenti utili per formulare una nuove regole in grado di accompagnare e coltivare una umanizzazione sempre più estesa e approfondita contro una vita sempre più disumanizzata.


Fortunato e Piero del Collettivo Ninanda


Le classi pollaio “classi fuori legge”

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Fuori legge come e perchè

Il fenomeno delle classi con un numero eccessivo di alunni per classe, irrispettosamente definite, nei confronti dei suoi occupanti, “classi pollaio” è cresciuto in modo esponenziale a causa dell’introduzione DEL DPR 81 del 2009, la cosiddetta Legge Tremonti-Gelmini. Purtroppo da allora i Governi che si sono succeduti nulla hanno fatto in merito.

Così esordisce il paragrafo 2.2, pag. 20, del XIX rapporto di CITTADINANZA ATTIVA* sull’Osservatorio civico sulla sicurezza a scuola”**.

Prosegue il XIX rapporto:

Ora però è arrivato il momento di porre mano a questo grave fenomeno, che ha messo in luce durante la pandemia, ulteriori effetti negativi, come quello di non poter garantire il distanziamento di almeno un metro tra gli studenti di molte classi italiane con grande spreco di denaro pubblico per porvi rimedio con banchi mono posto e nuovi spazi da adibire ad aula.

Occorre superare quello che si potrebbe definire un paradosso “normativo” che da un lato prevede una norma relativa all’anti incendio e pienamente vigente che vieta che ci siano più di 25 alunni per classe (DM 26/81992) e un precedente DM18/12/1975 che stabilisce oltre all’altezza di almeno 3 metri di un’aula anche il rispetto del cosiddetto spazio vitale per studente pari a 1,80 mq e 1,96 mq, secondo l’ordine di scuola, che confliggono con il DPR successivo che ha consentito di innalzare il numero di alunni per classe fino a 30 nelle Secondarie di II grado (il Decreto del Presidente della Repubblica 81/2009, frutto del recepimento della cosiddetta legge Tremonti-Gelmini).

Tabella classi pollaio

La tabella pubblicata nel rapporto denuncia che 458.664 tra alunni e studenti fanno scuola dal 2008 nelle classi pollaio, perché il decreto Gelmini/Tremonti ha aumentato gli alunni per classe violando la normativa edilizia e quella della

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