Sondaggio

Invitiamo tutti a partecipare al sondaggio promosso dal Tavolo PEDAGOGIA e DIDATTICA di Priorità Alla Scuola

Sondaggio_Invalsi_2023
CLICCA PER PARTECIPARE


Documento Politico Occupazione

whatsapp-image-2022-10-26-at-09.13.42-e1666775864585-647x380-1

Riportiamo il documento degli studenti del Liceo Classico Pilo Albertelli di Roma nel quale vengono enunciate le motivazioni della loro occupazione

Comunicato di Occupazione

Oggi, 26 ottobre, noi studenti e studentesse del Liceo Classico Pilo Albertelli abbiamo scelto di occupare la nostra scuola. Siamo arrivati a questa decisione a seguito di un lungo processo decisionale e di confronto fino alla votazione di oggi, che ha visto la maggioranza (schiacciante) degli studenti delle nostra scuola votare a favore dell’occupazione. Questo gesto arriva al culmine di un variegato percorso di mobilitazione intrapreso con il nostro collettivo che ci ha visto organizzare azioni, volantinaggi, picchetti, scioperi, manifestazioni, culminato nel gesto di oggi, quello più forte e incisivo a nostro modo di vedere. Non è stato facile né tantomeno scontato dopo le due occupazioni dello scorso anno scolastico, e in particolare dopo le problematiche della seconda, a dicembre: ci siamo però assunti le nostre responsabilità nel bene e nel male, sia raccogliendo e versando una prima somma di 2000 euro alla scuola dopo che il preside ci ha chiesto di ripagare i danni dello scorso anno, sia occupando quest’anno, con un percorso inclusivo, democratico, partecipato, condiviso dalle diverse parti degli studenti quanto dai 4 attuali rappresentanti di istituto. I motivi che ci portano a questo gesto e le rivendicazioni che poniamo sono queste:

1) VA RISOLTO IL PROBLEMA DELLO SPOPOLAMENTO DELLA NOSTRA SCUOLA, DEL FORTE SENSO DI DISAGIO PSICOLOGICO E DI ESCLUSIONE FRA GLI STUDENTI. La decisione di portare avanti l’occupazione del nostro edificio scolastico nasce dall’esigenza di porre l’attenzione sulle problematiche che noi studenti e studentesse viviamo ogni giorno. Questi problemi li possiamo riscontrare dall’evidente perdita di alunni/e che ha subito il Pilo Albertelli negli ultimi anni, tenendo conto di classi che al primo anno contavano circa 30 persone e che ora sono arrivate a contarne in totale 8, come nel caso di una attuale classe del quarto anno. Consideriamo inoltre che, pur mantenendo la stessa media di persone per ogni classe, le iscrizioni rispetto ai precedenti anni sono diminuite notevolmente, riducendo le sezioni dalla I (per le attuali terze) alla F (attuali prime). Ci siamo interrogati/e dunque sui possibili motivi dello “spopolamento” che sta vivendo la nostra scuola e per cui lo scorso anno almeno 90 famiglie (un numero altissimo se contiamo che la nostra scuola conta circa 900 studenti) hanno deciso di chiedere il nulla osta per orientarsi dal nostro verso altri istituti. Primo tra questi è il forte disagio psicologico con cui viviamo quotidianamente la scuola, partendo dalla didattica fino alla carenza di momenti di socialità che sentiamo il bisogno di ricostruire. Da non dimenticare è anche il pesante senso di esclusione vissuto da studenti che, o perché DSA/BES, o perché con determinate problematiche, difficoltà, o più semplicemente diversità e necessità personali, non riescono più a sentire la scuola come la loro casa, un luogo che realmente li accolga. E’ infine per noi impossibile dimenticare il caso di una ex studentessa della nostra scuola, costretta a cambiare scuola a causa della “pressione rispetto alle prestazioni scolastiche” secondo la valutazione firmata il 19 maggio da un medico dell’Ospedale Bambino Gesù dove la ragazza, che soffre d’un disturbo d’ansia, uno depressivo e uno dell’alimentazione, è stata ricoverata tre volte [per un maggiore approfondimento rimandiamo a questo articolo della Repubblica (https://roma.repubblica.it/cronaca/2022/05/30/news/studenti_liceo_albertelli-351729713/)]. Questo caso ci racconta una realtà drammatica e che purtroppo, nelle forme più o meno gravi che siano, conosciamo troppo bene. Per risolvere questi disagi crediamo che la soluzione migliore sia la collaborazione tra studenti e studentesse, professori e professoresse, personale Ata e dirigenza, impegnarci tutti dalla stessa parte per raggiungere l’obiettivo comune di un clima sereno per chiunque viva la scuola. Per questo non alimenteremo l’idea che siano i professori come singoli i responsabili di questo malessere generale che soffriamo: crediamo invece sia responsabilità della dirigenza la risoluzione delle difficoltà vissute da noi studenti. Questo non è successo e di fronte all’inadeguatezza di chi dovrebbe risolvere questa situazione riteniamo opportuno richiedere per l’ennesima volta ascolto e anche un Tavolo Interistituzionale tra rappresentanti delle componenti docenti-genitori-studenti e l’USR (Ufficio Scolastico Regionale), per uscire dall’evidente stato di empasse in cui ci troviamo. Inoltre l’obiettivo che ci proponiamo di raggiungere con l’occupazione è sperimentare una didattica alternativa attraverso corsi formativi, riqualificare gli ambienti della nostra scuola, ricostruire momenti di socialità e colmare quelli a cui abbiamo dovuto rinunciare con la pandemia.

2) VA RISOLTA LA PENOSA SITUAZIONE DEI BAGNI DELLE RAGAZZE AL TERZO PIANO E TUTTI I PROBLEMI DI EDILIZIA NELLA NOSTRA SCUOLA: SOLDI ALLA SCUOLA, NON ALLE SPESE MILITARI. Già dal nostro rientro a scuola abbiamo riscontrato da subito problemi all’interno della nostra struttura, nello specifico nel terzo piano, e se già da maggio le ragazze erano a disposizione solo di un bagno, quest’anno sono state nuovamente impossibilitate ad usufruirne in modo regolare, poiché a causa di un problema idraulico hanno avuto la possibilità di utilizzare solo tre gabinetti, che però a metà settembre sono diventati parzialmente inagibili in seguito alla rottura dello scarico. La momentanea soluzione che è stata posta loro è stata quella di mettere a disposizione dei secchi, che andavano poi riempiti d’acqua e usati in modo compensativo, questo comportava però numerose file ed un sovraffollamento, che dunque causava la perdita di momenti di lezione a cui avrebbero avuto diritto. Solamente in seguito allo sciopero del 12 ottobre in cui abbiamo richiesto ascolto, tramite anche ad una raccolta firme, a Città Metropolitana, abbiamo iniziato a vedere delle prime risposte concrete, a dimostrazione che solo con la lotta possiamo farci sentire. E’ utile inoltre ricordare che negli ultimi anni il nostro istituto si è trovato frequentemente costretto ad affrontare problemi di edilizia scolastica, dalla mancanza di acqua nei bagni ai crolli dei calcinacci, dalle infiltrazioni di acqua nelle classi con le piogge fino al mancato funzionamento degli impianti di riscaldamento, e via discorrendo. Continuiamo quindi a chiedere che venga posta fine alla poca sicurezza e allo scarso igiene dovuti al disinteresse da parte dello stato nei confronti dell’edilizia scolastica, uno stato che invece di migliorare le strutture preferisce investire nelle guerre, attuando drastici tagli alla scuola e all’istruzione per poter finanziare ingenti somme nelle spese militari. Con il nostro atto di protesta reclamiamo che quei soldi vadano alle nostre scuole, non alla guerra: pensiamo che questo sarebbe anche un passo fondamentale per iniziare a esercitare come Paese una reale politica di pace, non più bellicista, in questi drammatici tempi di guerra.Vogliamo continuare la nostra opposizione verso questo sistema che considera la scuola pubblica l’ultima ruota del carro, non tenendo mai in considerazione i diritti di studenti, docenti e personale ATA e continuando a inviare armi e militari negli scenari bellici e ad alimentare dunque guerre e massacri facendo passare tutto questo come una volontà di porre pace.

3) ABOLIZIONE IMMEDIATA DELL’ ALTERNANZA SCUOLA LAVORO. Con il nostro gesto vogliamo inoltre reclamare l’abolizione immediata dell’Alternanza Scuola Lavoro. Le morti di 3 ragazzi (Lorenzo Parelli di 18 anni, Giuseppe Lenoci di 16 e infine Giuliano de Seta di 18 a pochi giorni dall’inizio di questo anno scolastico) durante percorsi di Alternanza hanno definitivamente mostrato, se già non fosse chiaro, che questa va abolita. E’ una pratica che nulla ha a che fare con una reale formazione al lavoro ma che rende gli studenti – in particolare di istituti tecnici e professionali – manodopera per le imprese, esponendoli al rischio di morire giovanissimi sul lavoro. L’alternanza ci insegna solo lo sfruttamento, la precarietà, l’assenza di tutele, non è solo una pratica pericolosa ma è anche funzionale ad abituarci a lavorare senza diritti e senza dignità. L’Albertelli in quanto liceo classico del centro non svolge attività di alternanza in fabbrica o pericolose per la nostra vita ma i percorsi che ci vengono proposti sono spesso inutili, che non hanno nulla a che fare con il nostro percorso di studi, per nulla funzionali a formarci al lavoro, utili solo alle fondazioni – aziende – università che ce li fanno fare per farsi pubblicità privata. Ponendoci allora in continuità e in sinergia con il movimento degli studenti del nostro paese, rivendichiamo l’abolizione dell’alternanza.

4) DIFENDIAMO IL DIRITTO ALL’ABORTO DALLE BARBARIE REAZIONARIE DEL NUOVO GOVERNO. Tramite questa occupazione vogliamo rendere chiara la nostra opposizione nei confronti del Governo Meloni appena formatosi – che parrebbe non aver perso tempo, cambiando nome all’ex Ministero dell’Istruzione ed introducendo l’argomento del “Merito”, tema dal quale prendiamo le distanze con fermezza. E’ evidente che il nuovo Governo abbia come obiettivo l’ostacolare i diritti delle donne. Lo stesso Senatore Gasparri ha avviato una proposta di legge secondo cui qualsiasi essere umano ha una capacità giuridica, fin dal momento del concepimento. Dunque, l’atto dell’aborto sarebbe considerato un vero e proprio omicidio contro un essere umano a tutti gli effetti, anche a livello giuridico. Ricordiamo inoltre il fondo di 400mila euro stanziato dalla regione Piemonte alle associazioni pro vita o le gravissime azioni della regione Marche contro la somministrazione della pillola abortiva RU 486 nei consultori della regione. Non serve di fatto abrogare la legge 194 che tutela i diritti sulla maternità, ma fare in modo che una donna abbia sempre più difficoltà ad esercitare il proprio diritto: è questa la strategia del nuovo governo, che si inserisce nel pluridecennale smantellamento dei diritti civili e sociali avuto nel nostro paese anche a causa dei tagli alla sanità fatti da governi in teoria “di sinistra” o “tecnici”. E noi è proprio alle donne che vogliamo dare il nostro sostegno, a quelle donne che non possono esercitare il proprio diritto a causa di scelte che non dipendono da loro, bensì dalle condizioni economiche o da chi invece decide al loro posto, come ad esempio gli obiettori di coscienza, che nel Lazio rappresentano il 49% dei medici e dei ginecologi. Svolgeremo dei corsi di sensibilizzazione e informazione sul tema con realtà femministe perché il diritto all’aborto è un nostro diritto e lo difenderemo. Infine… Questi sono i motivi della nostra protesta ma continueremo a portare fermamente avanti Infine, portiamo fermamente avanti le rivendicazioni del movimento degli studenti, schierandoci a favore dell’efficientamento energetico all’interno delle scuole, a favore del sostegno psicologico, per un ripensamento del rapporto che mondo della scuola e mondo del lavoro devono avere, per la pace e lo stop all’invio di armi, per la difesa dell’ambiente. La nostra è un’azione forte, una fra le prime della stagione: speriamo sia solo l’inizio.


convegno

Continua a leggere

Ancora un giovane morto in Alternanza Scuola Lavoro

giuseppe-768x933-1

Noventa di Piave (VE), 16 settembre 2022

Giuliano De Seta, 18 anni, è l’ennesima vittima in alternanza scuola lavoro svolta presso la Bc Service.

Ribadiamo quello che abbiamo sempre sostenuto: l’alternanza scuola lavoro introdotta dal PD e appoggiata da tutti gli altri schieramenti, non ha alcuna valenza formativa; o meglio, non ce l’ha per chi ritiene la scuola il luogo della formazione della persona integrale, non della formazione al lavoro, per di più non pagato.
È proprio questo, invece, il valore formativo a cui pensa chi l’ha ideata e la difende: educare i giovani ad accettare senza opporsi la cancellazione di qualsiasi diritto e la perdita di centinaia di ore di scuola.
C’è un tempo per la scuola e c’è un tempo per il lavoro.
L’alternanza scuola lavoro serve per rifornire ogni anno imprenditori amici di milioni di ore di manodopera non pagata e garantire così abbattimento di costi, minori posto di lavoro disponibili e ricatto sugli occupati di quelle aziende.
Affermare che il lavoro ha valore formativo significa cancellare decenni di battaglie e conquiste contro il lavoro minorile e per la dignità e il rispetto delle creature più piccole.
Insegno nella scuola da oltre 30 anni; prima avevamo laboratori funzionanti, insegnanti tecnico-pratici ed assistenti tecnici; il laboratorio era parte integrante del percorso didattico, rientrava in un’idea di scuola che puntava alle conoscenze, teoriche e sperimentali. Negli ultimi due decenni, con l’avvento della scuola-azienda, hanno abbandonato i laboratori a se stessi, senza materiali, senza sicurezza e soprattutto riducendo drasticamente il numero di insegnanti specifici e quasi cancellato gli assistenti tecnici, figure indispensabili per il loro funzionamento.
A quel punto hanno cominciato a recitare il mantra della “scuola del fare”. Dopo averla distrutta.
Fino al 2015, quando l’allora acclamato “rottamatore”, su richiesta di Confindustria, Trellle e ANP, introdusse con la “buona scuola” il lavoro gratuito obbligatorio in età ed orario scolastico. Ed oggi tutto questo ci sembra normale, come se quello fosse stato il provvedimento che mancava alla scuola per essere al passo con i tempi. Tempi liberisti, però.
Un anno accompagnai due quinte di un istituto tecnico in un caseificio e alla fine della mattinata tornarono a casa con un bagaglio di conoscenze sul processo produttivo (oltre ad un primosale prodotto da loro); dopo alcuni anni, due alunni di un’altra classe andarono a fare l’alternanza scuola lavoro nello stesso caseificio e in due settimane non impararono niente perché per cinque ore al giorno pulivano per terra e le attrezzature dello stabilimento. Potrei raccontare decine di queste esperienze, ma dov’è la differenza tra le due concezioni della “pratica”? Una era interna al percorso elaborato dal consiglio di classe e preparato in aula dal docente, l’altra assecondava le esigenze dell’azienda. Si potrebbe parlare di esternalizzazione privatistica della formazione culturale.
L’operazione è chiaramente ideologica, ancor più che economica: non solo risparmio sull’istruzione e contestualmente finanzio, direttamente e indirettamente (grazie alla manodopera gratuita) i “prenditori” di vario genere e la precarizzazione strutturale, ma insegno ai ragazzi e alle ragazze che questa è la realtà nella quale si devono integrare. Lo vogliano oppure no: negli anni scorsi si sono verificati diversi episodi di insubordinazione studentesca all’alternanza scuola lavoro (a Napoli, dove gli studenti venivano impiegati nei musei al posto degli operatori turistici, ad iniziative di singoli/e studenti) e tutti sono stati sanzionati, repressi, con il plauso e/o il silenzio complice di sindacati, partiti e media.
Per questo abbiamo sempre detto – collettivi di insegnanti, genitori, studenti – che non esiste la “buona alternanza”: posizione che oltretutto alimenta proprio la differenziazione di classe, per cui se al liceo vanno a fare il nulla formativo o le fotocopie in istituzioni prestigiose (università, musei, enti vari), quella va bene, salvo scandalizzarci se studenti del tecnico o del professionale vanno a pulire le cisterne senza protezioni o a servire ai tavoli in autogrill.

asl-assassina

Il risultato di tutto questo è anche il numero di gravi incidenti – per tre volte fatali solo nel 2022 – che noi puntualmente documentiamo su questo blog.
Un modo per evitare queste nefandezze c’è: lanciare una campagna di boicottaggio dell’alternanza scuola lavoro e dei tirocini al posto della scuola senza se e senza ma; studenti e genitori si sottraggono a quest’obbligo in modo da mettere in crisi il sistema.
Come genitori e studenti, mettiamo in pratica l’obiezione di coscienza (tanto di moda in questo paese per sottrarre diritti alle donne) contro un obbligo che lede il diritto all’istruzione e il diritto al lavoro, entrambi tutelati dalla Costituzione!
Ci vogliamo provare?

Mauro del gruppo Ninand@


Cos’è un libro? Sull’oblio della lettura nell’era digitale

Fonte: medicinaesocieta.it

9788836250448_angelucci-puleo-1-655x1024-1

La pandemia ha ingigantito il già grande ruolo che la tecnologia giocava nella vita dei giovani. Cellulari e tablet, ormai estensioni naturali delle loro braccia, restringono le loro menti a pochi pollici di schermo, mentre ciò che potrebbe ampliarle e arricchirle, i libri, troppo spesso giacciono intonsi, a raccogliere polvere.

Genitori, insegnanti e professionisti si interrogano, anche con preoccupazione, sulle trasformazioni in atto nelle capacità cognitive di bambini e adolescenti, condizionate dall’uso smodato degli smartphone, della comunicazione immediata, semplice, se non addirittura sostituita da “emoji”, ideogrammi utilizzati per sostituire la parola. Anche il semplice ragionamento che si cela dietro la costruzione di una breve frase talvolta rischia di diventare uno sforzo ritenuto eccessivo.

Proprio per indagare la violazione che social media e piattaforme digitali stanno operando sulla lingua e il suo principale supporto, il libro, Anna Angelucci e Renata Puleo hanno scritto “Cos’è un libro? Sull’oblio della lettura nell’era digitale”. Le autrici, educatrici e persone di scuola, riconoscono non solo le opportunità e i pericoli della tecnologia digitale, ma anche la portata politica e sociale del suo uso.

Le autrici hanno parlato ad “Associazione Il Paese delle Donne” del loro lavoro, in una ricca discussione che esplora i principali argomenti trattati dal libro.


La fuga dalla scuola: l’Invalsi “la butta in caciara”

abbandono scolastico per l'nvalsi

l’INVALSI l’ha “sempre buttata in caciara” da quando è nato in via sperimentale in Italia nel 2004. Una caciara con la quale impone le sue idee perché ha i mezzi, la forza e le complicità per strillare più forte, mettendosi in condizione di essere l’unica entità ad essere sentita ed ascoltata.
Bastano pochi esempi per far capire ai lettori come nasce e da cosa nasce la caciara.
1) Nonostante la pedagogia, ma anche il normale buon senso comune riconosca che le competenze nella lettura di un bambino di 7/8 anni si possano conoscere e valutare solo e soltanto attraverso la relazione, l’ascolto, l’interlocuzione verbale; anno dopo anno l’INVALSI fa sostenere agli alunni di seconda elementare prove di lettura (millantate come prove di lingua italiana) attraverso la lettura di parole e testi scritti. Il fatto scandaloso è che nei vari testi predisposti dall’invalsi emerge che i “signori INVALSI” questo lo sanno ma rispondono che l’ascolto dei bambini costerebbe troppo e perciò ogni anno circa 500mila bambini vengono torturati in seconda elementare con prove censuarie che non hanno nessuna motivazione né di valutazione né tantomeno di ricerca.

2) Il fattore tempo, nel corso delle prove di rilevazione, non ha nessuna funzione rispetto ai livelli di comprensione dei testi. Di contro, nel corso delle prove standardizzate somministrate dall’INVALSI, il tempo la fa da padrone. La fa da padrone proprio nel senso più autoritario possibile: non solo nei protocolli relativi alla somministrazione il tempo è fissato inderogabilmente, ma proprio nelle indicazioni fornite ad alunni e studenti il tempo viene fissato perentoriamente e in forma inderogabile.

Insomma si capisce bene che mentre nel processo di apprendimento della lettura o nella capacità di risolvere problemi il tempo centra poco, questo è usato in forma regolativa e diventa addirittura un ostacolo alla realizzazione dei processi.

Nelle prove INVALSI, il tempo che deve essere impiegato è la misura regolatrice fondamentale e determinante per la classificazione delle prove, la classificazione degli alunni/studenti, collocandoli in una graduatoria, in una classifica che con la comprensione e le capacità di apprendimento centra poco o niente. Il tempo reso stringente ed eliminatorio nelle prove INVALSI, come in tutte le forme di

Continua a leggere


ITS privati. Quelli che… non sanno quello che fanno

Enzo Jannacci

Non è che gli Istituti Tecnici Superiori (ITS), quelli che nascono e sono gestiti dalle Fondazioni, abbiano inventato chissà quale novità: il lavoro meramente esecutivo, eterodiretto, esclusivamente manuale, alienante.

UNO SGUARDO SUL CONTESTO

Serve ricordare qualche numero che descrive il contesto. In tutti gli anni ’70 la disoccupazione è restata ferma al 3% della forza lavoro. La disoccupazione tra i giovani era inferiore al tasso generale di disoccupazione, i redditi da lavoro costituivano il 70% del PIL, i redditi da rendite e captali non superavano il 30% del PIL, esattamente il contrario di quanto sta accadendo ai nostri giorni: reddito da lavoro 30% redditi da capitale e rendite il 70%.

All’epoca Enzo Jannacci cantava: “Quelli che hanno cominciato a lavorare da piccoli, non hanno ancora finito e non sanno quello che cavolo fanno. oh yeh

Il fenomeno degli sfigati che andavano a lavorare da piccoli e che dopo una vita non sapevano quello che facevano esisteva ma ben più marginale, quantitativamente fortemente minoritario, in continuo calo a fronte di una crescita della scolarizzazione di massa caratterizzata dal ruolo centrale assunto dagli Istituti Tecnici Statali.

Infatti i soli Istituti Tecnici Statali raccoglievano oltre la metà degli studenti delle scuole superiori (1.226.980 studenti) che, a loro volta, avevano raggiunto complessivamente 2.500.000 studenti l’anno. (ISTAT Annuario Statistico 1984).

LA FORMAZIONE SCOLASTICA TECNICA SUPERIORE

Il successo degli Istituti Tecnici Statali ebbe in quegli anni motivazioni e ragioni strutturali di fortissimo rilievo:

1) Il diploma rilasciato dopo un quinquennio era fortemente professionalizzate. Sia per la formazione culturale generale si per gli insegnamenti specifici e di indirizzo.

2) Il diploma rilasciato dagli Istituti consentiva l’accesso agli studi universitari in tutte le facoltà dopo la liberalizzazione dell’accesso alle università. Nel 1969 il Parlamento aveva trasformato in legge la prima vittoria strutturale del

Continua a leggere


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: