De Nicolao, redattore ROARS: PREFERISCO DI NO!

Forse qualche nostro lettore non sa cosa sia ROARS (https://www.roars.it/online/). I ricercatori universitari che ne fanno parte dicono di se stessi:

CHI SIAMO L’Associazione Roars è stata fondata il 26 giugno 2013, è apolitica, non ha fini di lucro, e persegue finalità di carattere culturale, relative in particolare alle politiche della ricerca, ai sistemi di valutazione, alla formazione terziaria.

Detta un po’ in soldoni per genitori non ricercatori, un’associazione che da sei anni critica a suon di contestazioni scientifiche e principi maturati all’interno della comunità scientifica, l’operato, la metodologia, gli esiti del lavoro dell’ANVUR.
Detta sempre un po’ rozzamente l’ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca), un centro di ricerca per la valutazione della ricerca e dell’università. Pressappoco l’alter ego dell’INVALSI a livello universitario e della ricerca.
Come fa l’INVALSI nella scuola, l’ANVUR produce migliaia di tabelle, milioni di numeri che servono a non capire nulla del reale valore delle Università e delle Ricerche. Ma servono bene a mascherare i conformismi cognitivi e forse anche il carattere clientelare e il livello si sudditanza ai poteri costituiti.
L’ANVUR, ha rispetto all’INVALSI, la buona creanza di non dirsi ente di ricerca, ma si definisce quale veramente è Agenzia Governativa che gestisce la valutazione facendola apparire “oggettiva e standardizzata”: ROARS e il suo Continua a leggere


Mobilità docenti e test Invalsi: può la scuola affidarsi agli algoritmi?

Segnaliamo questo importante articolo di Anna Angelucci pubblicato su Orizzontescuola.it

Mobilità docenti e test Invalsi: può la scuola affidarsi agli algoritmi?La sentenza del Consiglio di Stato del 13 dicembre 2019 ha confermato l’uso improprio dell’algoritmo da parte del MIUR nelle procedure di trasferimento dei docenti del 2016.

Ricordiamo tutti la questione degli insegnanti trasferiti a centinaia di chilometri da casa, tra Nord e Sud della penisola, per colpa di un algoritmo sbagliato, tuttora sconosciuto, che il MIUR si ostinava a difendere, definendolo semplicemente il risultato della trasposizione matematica e della sua applicazione informatica delle direttive” e minimizzando come fisiologici i suoi esiti incongruenti. In realtà, le violazioni sono state molteplici e macroscopiche (benché i media abbiano preferito disquisire retoricamente sull’uso del termine “deportati” piuttosto che denunciare la gravità del procedimento per docenti e studenti) aggravate dall’inerzia del Ministero che, invece di intervenire tempestivamente, ha costretto gli

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Quiz reazionari al concorso per i centri per l’impiego

Brutti, sporchi e cattivi

La denuncia del Segretario Nazionale di Rifondazione Comunista che pubblichiamo ci sembra importante per almeno tre questioni.

1. Ormai non c’è campo che non preveda test/quiz presuntamente oggettivi utili allo scopo della selezione dei “migliori”; lo ha ben documentato un recente libro della psicologa Vidaillet, tutti possono e devono essere misurati per gli scopi più diversi e, quel che è peggio, tali pratiche sono passate al senso comune e accettate come necessarie. Non soltanto a scuola, come si vede dall’esempio clamoroso riportato da Acerbo.

2. I test servono non solo alla selezione, in questo caso del personale di un’agenzia, ma ad orientare il pensiero dei prescelti, a prepararli subdolamente ad assumere un certo punto di vista su questioni cruciali anche per la mansione che svolgeranno; contribuiscono a creare pensiero banale, a-critico, accettante la realtà proposta.

3. il test in questione mette in pratica lo spegnimento della coscienza critica, di cui al punto precedente, anche mediante la manipolazione storica, buona vecchia pratica dei regimi.

Un sistema di valutazione/misurazione che – a scuola – è praticato dall’INVALSI nell’arco di tutta la vita evolutiva degli alunni italiani, dall’infanzia all’affacciarsi all’età adulta (i test alla maturità!). Soprattutto nel caso dei test sulla comprensione del testo le domande sono sempre strumentali alla trasmissione ai bambini e ai ragazzi di un solo modo di leggere e di Continua a leggere


Invalsi. Materiale riservato. Tre seminari, una sola voce.

FLC e Invalsidi Renata Puleo

Il 12 aprile scorso il Segretario Nazionale della Flc, Francesco Sinopoli, scrive alla Presidente dell’INVALSI, Anna Maria Ajello, e le manifesta le preoccupazioni del sindacato su tutta la partita della valutazione e del servizio svolto dall’Istituto, pur considerata la sua validità di ente scientifico. La lunga lettera si conclude con una nota critica sulle prove indirizzate alla certificazione delle competenze e sulla marginalizzazione del ruolo dei docenti nel processo di valutazione.

Seguirà un’idea, apprezzabile nell’intento, di mettere in calendario tre seminari, il 2 luglio, l’11 e il 24 settembre, volti a creare una interlocuzione con lo staff dell’INVALSI. Infatti, l’organizzazione degli incontri prevede la presenza costante della tetrarchia invalsiana, Ajello, Mazzoli, Poliandri, Ricci, e di “amici critici”, sia della struttura sindacale, sia esterni. In questa veste di interlocutori vengo invitata al secondo incontro, occasione in cui è chiamato a relazionare anche il prof. Baccini, come redazione di ROARS. Entrambi con intenzioni per la verità poco amichevoli, come del resto tipico delle nostre posizioni pregresse, sia sul sostrato ideologico della valutazione panottica, sia sugli aspetti tecnici delle prove standardizzate. Altri relatori di peso: il 2 luglio Giuseppe Bagni dell’MCE, in molte occasioni piuttosto possibilista sulla questione delle competenze; il 24 settembre Pietro Lucisano il cui Continua a leggere


La disumanizzazione dilaga nella scuola

Il prof. Settis colpisce ancora. Parla del sistema di valutazione della Ricerca Universitaria, ma il riferimento può essere esteso alla valutazione in campo universitario tutto. Ma se state leggendo questo articolo sul blog Genitore attivo o quello di Alerino.blog non avrete dubbi che tutto quanto dice e racconta il professore potrebbe benissimo riferirsi a quello che sta combinando l’INVALSI da venti anni nella scuola tutta.
Ma il ragionamento p estendersi a tutto ciò che avviene quando si intende ricorrere alla Valutazione Quantitativa applicata ai viventi. C’è da aggiungere che la faccenda si aggrava molto se si proclama e si pretende che tale valutazione sia oggettiva. Non parliamo poi del grado di perversione che si raggiunge quando, come fa l’INVALSI, vengono usati test standardizzati.
Vi sembrerà un ossimoro, una contraddizione, ma da venti anni l’INVALSI fa proprio questo. I suoi presidenti, direttori generali e di ricerca menano vanto di produrre una valutazione oggettiva usando prove standard.
Centinaia di volumi, migliaia di pagine, milioni di tabelle, miliardi di dati non ci dicono nulla, non ci parlano degli studenti che apprendono, non ci parlano degli insegnanti che insegnano, non ci parlano dei giovani e dei nostri figli. Ci parlano soltanto del livello di conformismo e di assoggettamento e di asfissia a cui hanno ridotto la scuola, gli studenti, gli insegnanti e il paese tutto.
In realtà documentano solo il livello si insipienza dell’Istituto, dei suoi promotori, fiancheggiatori e dei politici che lo foraggiano con decine Continua a leggere


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La mozione di minoranza

Uno strumento utile

La MOZIONE DI MINORANZA nella scuola italiana esiste da quando esiste l’autonomia scolastica. Infatti all’articolo 3 comma 2 del DPR (Decreto del Presidente della Repubblica) n. 275/1999 – Regolamento dell’Autonomia scolastica – si legge:

Il Piano dell’offerta formativa è coerente con gli obiettivi generali ed educativi dei diversi tipi e indirizzi di studi determinati a livello nazionale a norma dell’articolo 8 e riflette le esigenze del contesto culturale, sociale ed economico della realtà locale, tenendo conto della programmazione territoriale dell’offerta formativa. Esso comprende e riconosce le diverse opzioni metodologiche, anche di gruppi minoritari, e valorizza le corrispondenti professionalità.”

La frase finale può sembrare una connotazione positiva nel segno della libertà d’insegnamento sancita dall’articolo 33 della Costituzione. Non è così: fino a che non è arrivata la legge sull’autonomia scolastica, la libertà di insegnamento era totale, certo nell’ambito delle leggi vigenti (regolamenti, normativa, programmi ministeriali…); a nessuno sarebbe venuto in mente di regolare la libertà (ribadita in ogni atto legislativo e normativo) o di ridurla ad espressione di “gruppi minoritari”.

Ma chi stava imponendo l’“autonomia” era consapevole dell’obbiettivo: imbrigliare e burocratizzare la scuola attraverso un soverchiante carico di obblighi – espliciti ed impliciti – e imprigionarla in una rete di conformismi, servilismi e gerarchie (lo staff del dirigente, posto a presidio della costruzione di questa “nuova”, poi Continua a leggere


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