Priorità alla scuola – 26 settembre 2020 Roma, piazza del Popolo


Roma 25 settembre 2020. Prima al Ministero, poi al Parlamento


26 SETTEMBRE 2020: MOBILITAZIONE SOCIALE

Priorità alla Scuola chiede:

– che una parte cospicua dei fondi del Recovery Fund vengano destinati alla scuola;
– investimenti strutturali definitivi in termini di percentuale del PIL investito per scuola e ricerca, così da far risalire l’Italia dall’ultimo posto per abbandono e dispersione scolastica tra i paesi europei (almeno +1% da 2020 in avanti);
– la riduzione drastica e definitiva di precariato nella scuola e il miglioramento delle condizioni lavorative del settore scolastico;
– presìdi sanitari nelle scuole necessari a riattivare la medicina scolastica come pratica di salute e cultura collettiva;
– forme di prepensionamento e/o congedo volontario per personale scolastico, docente e ATA, che soffrono di patologie e fragilità sanitarie;
– investimenti massicci nell’edilizia scolastica pubblica italiana.

Dalle 15,30 in piazza del Popolo.


La vergogna della scuola al tempo della pandemia

schuole chiuseDi Piero Castello (collettivo NiNaNda)

L’attività di ricerca delle aule intrapresa da un gruppo di persone -inizialmente  del collettivo NiNaNda (No Invalsi; NO alternanza scuola lavoro, NO Didattica a Distanza)- sin dal mese di marzo, era finalizzata a cercare, individuare, censire aule scolastiche che consentissero la ripresa della scuola IN PERSONA E IN SICUREZZA.
Chi ha compiuto questo lavoro si è sempre collegato al problema parallelo della assunzione del personale, docente e non, e ad una visione generale del degrado che ha colpito la scuola pubblica negli ultimi 30 anni.
Per questo ci siamo messi a cercare aule, scuole, edifici che costituiscono anche la pre-condizione ineludibile per eliminare le CLASSI POLLAIO, il precariato tra il personale, le nuove assunzioni che consentissero di recuperare senso e dignità a tutti coloro che  vivono direttamente o indirettamente la scuola: studenti, insegnanti, genitori, AEC, personale amministrativo e tecnico.
Un esercito di amministratori: consiglieri dei municipi, consiglieri comunali, Sindaci, Presidenti di regione, Direttori Generali degli Uffici Scolastici Regionali e quelli provinciali, nonché la ministra Azzolina, con un mutuo accordo criminale hanno ignorato tutto e non si sono posti nemmeno il problema di recuperare il patrimonio edilizio abbandonato o dismesso almeno nell’ultimo decennio. Dal 2009 al 2019, dopo il decreto Gelmini sul numero massimo e minimo nelle classi, un numero crescente di aule  ed interi edifici scolastici è stato dismesso a causa dell’affollamento in classi con numero crescente di alunni.
Nella primavera- estate di quest’anno, un’intera classe politica, anche la più periferica, ha dato prova di insipienza, inadeguatezza, sostanziale menefreghismo di fronte al compito essenziale di mettere a fuoco il problema delle aule sui territori.
La nostra esperienza di tre mesi di ricerca ci ha insegnato che esistono su questo tema molti livelli in cui il problema si manifesta.
Il primo e ineludibile compito di questi amministratori politici sarebbe stato quello di curare, accelerare, velocizzare i “lavori in corso”.
Nel XII municipio di Roma (maggioranza M5S-DS) siamo riusciti a contare noi, Continua a leggere


Memorie bambine

Un’attività sulla “memoria scolastica” prodotta nel corso della frequenza della scuola primari.

di Gianluca Gabrielli (University of Macerata)

da Didattica della storia – Journal of Research and Didactics of History, [S.l.], v. 2, n. 1S, p. 650-667, lug. 2020. ISSN 2704-8217

Abstract

Come ricordano la propria esperienza scolastica i bambini e le bambine che frequentano la scuola primaria? Non da adulti, ma nel corso della loro esperienza scolastica in quella scuola?

L’esperienza didattica di cui si tratta è nata da una duplice esigenza. Da una parte proporre ai bambini un’attività didattica di riflessione ed elaborazione della propria memoria individuale e scolastica (cioè collettiva) da riprendere più volte nel corso dei cinque anni di frequenza; allo stesso tempo osservare gli stessi alla prese con i propri ricordi scolastici in fieri, individuando i processi mentali al lavoro in questo complesso lavorio di costruzione individuale e collettiva della memoria.

Il saggio riflette sia su quanto emerge dalle “scritture bambine” e dalle “memorie bambine” che si sono sedimentate, sia sul significato didattico di questa attività, che si situa al confine tra storia, scrittura creativa, costruzione dell’identità tra dimensione individuale e dimensione collettiva.

Come ricordano la propria esperienza scolastica i bambini e le bambine che frequentano la scuola primaria? Non da adulti, ma nel corso della loro esperienza scolastica in quella scuola?

L’esperienza didattica di cui si tratta è nata da una duplice esigenza. Da una parte osservare i bambini alla prese con i propri ricordi scolastici mentre ancora stanno frequentando la scuola primaria, quindi tra i sei e gli undici anni; allo stesso tempo, proporre loro un’attività didattica di riflessione e di elaborazione della propria memoria individuale e scolastica (cioè collettiva) da riprendere più volte nel corso dei cinque anni.

Descrizione dell’attività

L’attività – un suo primo propotipo esemplificativo – è iniziata scegliendo delle foto di vita della classe, includendo tra di esse sia gli eventi notevoli e le esperienze significative, sia la quotidianità della didattica e della ricreazione. Una prima selezione (una trentina) è stata stampata e incollata su fogli protocollo che per tre o quattro volte durante l’anno scolastico sono stati messi

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Priorità alla scuola: La vergogna della scuola romana di Corviale abbandonata dalle istituzioni

Roma 19 settembre 2020
Il presidio di genitori, lavoratori, studenti e pensionati per denunciare lo scandalo di una delle innumerevoli scuole non utilizzate per mancanza di volontà politica.
Nel caso specifico, l’edificio dell’Istituto comprensivo di Corviale a Roma non è utilizzabile da anni per assenza dei collaudi nonostante sia interamente ristrutturato e messo a norma. Nei giorni scorsi, addirittura, sono stati scaricati i banchi monoposto ma ancora non si intravede una data per l’apertura. Ogni giorno i genitori sono costretti a spostarsi di chilometri per raggiungere le scuole dove sono provvisoriamente collocate le classi dell’infanzia, della primaria e media.

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Priorità alla scuola. Manuale per respirare un’aria migliore.

Questo testo racconta la storia, i pensieri e le sfide di Priorità alla Scuola, il movimento nato durante l’emergenza Covid, ma che vuole guardare ben più in là di questa drammatica contingenza.

Manuale per respirare un’aria migliore

Questo testo è la bozza 01 di Settembre 2020 dell’omonimo libro in elaborazione, ce ne saranno altre. Vogliamo tenere questo oggetto aperto e permeabile a quelle riflessioni che si potranno generare all’interno di un movimento ancora molto recente, cresciuto prima nello spazio virtuale e poi nei momenti di mobilitazione di piazza.

Abbiamo scelto di utilizzare gli asterischi nel testo per evitare un linguaggio declinato al maschile universale e per includere chi non si riconosce in nessuno dei due generi, o si riconosce in entrambi.

INDICE

LA NOSTRA STORIA
LE GIUSTE RISPOSTE
UNA COMUNITÀ QUASI INFINITA
FALSI MITI
POSSIBILITÀ, INTERSEZIONI, PROSPETTIVE
RIFERIMENTI

 

Priorità alla scuola - LA NOSTRA STORIALA NOSTRA STORIA

Questa è la storia di un movimento nato nella primavera del 2020, a seguito della chiusura delle scuole in tutto il Paese, stabilita dal Governo per far fronte all’epidemia del SARS-CoV-2. Sebbene il rallentamento delle attività sia stato un elemento decisivo nel contenimento di un virus che circolava già da alcuni mesi, la chiusura della scuola è rimasta un episodio unico: i cantieri per cementificare le città e le industrie di buona parte delle città del Nord, la zona più colpita dal virus, sarebbero rimasti aperti per buona parte del cosiddetto “lockdown”. La scuola era destinata a non riaprire, come se non fosse un settore strategico. “Priorità alla scuola” vuol dire esattamente questo: riaffermare la centralità della scuola per una società che vuole costruire un presente e un futuro migliore. E che sappia reagire a quanto abbiamo vissuto e stiamo vivendo negli ultimi mesi.

1.1 /// CHIUSURE E APERTURE
È metà Febbraio quando sono istituite le prime “zone rosse” in Lombardia e Veneto. Le scuole chiudevano mentre gli slogan #milanononsiferma e #bergamononsiferma erano sponsorizzati da Confindustria e da tutta classe dirigente. In Emilia Romagna, le scuole vengono chiuse poco dopo, mentre il resto delle attività rimangono aperte. Dalla seconda settimana di Marzo la scuola è chiusa in tutto il Paese. Per chiudere le industrie, i cantieri e altri luoghi di forte concentrazione di persone ci vorranno settimane e la chiusura non avverrà mai del tutto (Istituto Inail, 2020:6). Nel frattempo la tragedia si consuma nel Nord Italia. La riapertura delle attività segue lo stesso criterio: a partire da inizio Maggio si decide di riaprire poco a poco tutte le attività, ma la scuola fa eccezione. Dopo la chiusura, l’unico problema affrontato dal Governo sarà fare arrivare dispositivi elettronici a studentesse e studenti del Paese, nella convinzione che la “Didattica a Distanza” possa supplire alla normale vita scolastica. Nel mese di Maggio, quasi tutto il dibattito si concentra sull’eventualità di svolgere gli esami di maturità in presenza. Di ciò che avverrà da Settembre, il Governo non parla.

1.2 /// STORIA DI UN MOVIMENTO
A metà Aprile una lettera pubblicata in rete invita a pensare un’apertura della scuola. La lettera trova l’appoggio di decine di migliaia di persone. L’urgenza è tale che si decide che alla prima occasione possibile si andrà in piazza. È quanto avviene il 23 Maggio nella prima manifestazione diffusa su tutto il territorio con 20 città partecipanti. Alle manifestazioni partecipa tutta la comunità educante: insegnanti, genitori, student*, educatrici, educatori e personale ATA, anche diversi sindacati si uniscono al coro di voci.
Nelle settimane successive si moltiplicano le prese di posizione e a inizio Giugno diverse manifestazioni celebrano l’ultimo giorno di scuola e reclamano l’esigenza di tornare a scuola a Settembre. In presenza. Il 25 Giugno è indetta una seconda manifestazione, il numero di città che aderiscono triplica (60), le richieste si fanno sempre più chiare ed esplicite: per tornare a scuola a Settembre bisogna ragionare sulla prevenzione sanitaria, su un aumento significativo dell’organico che renda possibile la diminuzione del numero

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