Piano scuola 2020-2021. Cosa perderà la scuola pubblica, cosa perderanno gli alunni

Piano scuola 2020-2021 – Enti Locali e Terzo settore

di Bruna Sferra

 Testo  Commento
Sulla base dell’esperienza dettata dalla pandemia da SARSCoV2, sarà necessario trasformare le difficoltà di un determinato momento storico in un vero e proprio volano per la ripartenza e per l’innovazione. L’inizio della Premessa fornisce subito il senso che il Ministero attribuisce al Piano scuola 2020-2021: è un piano che nasce dall’emergenza sanitaria da SARS-CoV-2, ma che NON terminerà con essa. Pertanto, il Piano va letto in questo senso: i cambiamenti che esso intende apportare nella Scuola sono destinati a consolidare alcune pratiche da tempo avviate, ma anche a stravolgere pilastri pedagogici ed educativo-didattici finora rimasti in piedi. Ci sono tutti i presupposti affinché il Piano rappresenti di fatto una subdola ulteriore riforma dannosa della scuola

 

L’eccezionalità a cui l’emergenza sanitaria da SARSCoV2 ha costretto tutti i settori della vita privata, sociale e lavorativa impone una analisi mirata alla progettazione della ripartenza e del ritorno alla normalità. Nella scuola questo si traduce in una riflessione organizzativa e didattica in grado, come si è detto, di non disperdere quanto le scuole sono riuscite a mettere in atto, valorizzando gli ambiti dell’autonomia scolastica e fornendo loro spazi di coordinamento finalizzati a coinvolgere i diversi attori in un rinnovato patto di corresponsabilità educativa. […]

 

L’autonomia scolastica è lo strumento attraverso il quale si inneggia al coinvolgimento di diversi attori che potranno operare nella scuola, attraverso un patto di corresponsabilità educativa, al fine di colmare i vuoti organizzativi che l’insufficienza della dotazione organica creerà. Tali vuoti riguarderanno inevitabilmente l’azione didattica.  
Centrale, pertanto, sarà il ruolo delle singole scuole, accompagnate dall’Amministrazione centrale e periferica e dagli Enti Locali, nel tradurre le indicazioni nello specifico contesto di azione, al fine di definire soluzioni concrete e realizzabili tenendo in considerazione il complesso scenario di variabili (gradi di istruzione, tipologia di utenti, strutture e infrastrutture disponibili, dotazione organica, caratteristiche del territorio, etc.).

 

Il coinvolgimento degli Enti Locali, oltre a riguardarestrutture e infrastrutture, concerne anche la dotazione organica: gli Enti Locali sono chiamati a far fronte anche alle dotazioni organiche del personale docente e ATA insufficienti.  
Il Ministero dell’Istruzione promuove e cura un sistema di coordinamento, a livello nazionale e periferico, con gli Enti Locali, le autonomie territoriali, le parti sociali, le istituzioni scolastiche, e tutti gli autori istituzionali coinvolti nell’ambito del sistema di istruzione e formazione. Si chiarisce quali siano i diversi attori interessati, oltre alle istituzioni scolastiche: Enti Locali, autonomie territoriali, parti sociali e tutti gli autori istituzionali coinvolti nell’ambito del sistema di istruzione e formazione. Sembra evidente che il percorso porterà ad un’ulteriore frammentazione del sistema scolastico, foriera di disuguaglianze.

 

Compito dei Tavoli regionali […] sarà quello di monitorare le azioni poste in essere dalle Conferenze dei servizi a livello territoriale e dai diversi attori coinvolti nell’organizzazione delle attività scolastiche[…]. Si organizzeranno apposite Conferenze dei servizi, su iniziativa dell’Ente locale competente, con il coinvolgimento dei dirigenti scolastici, finalizzate ad analizzare le criticità delle istituzioni scolastiche […] Lo scopo sarà quello di raccogliere le istanze provenienti dalle scuole con particolare riferimento a spazi, arredi, edilizia al fine, di individuare modalità, interventi e soluzioni che tengano conto delle risorse disponibili sul territorio in risposta ai bisogni espressi. Tali Conferenze dei servizi assumono un ruolo fondamentale.In questo passaggio ci si riferisce alle competenze degli Enti Locali in materia di edilizia, spazi ed arredi scolastici.espressi. Tali Conferenze dei servizi, nelle aree ad alta urbanizzazione come le città metropolitane, potranno anche essere organizzate con specifiche sotto articolazioni.

 

Le Conferenze dei servizi assumono un ruolo fondamentale.In questo passaggio ci si riferisce alle competenze degli Enti Locali in materia di edilizia, spazi ed arredi scolastici. 
Per la più ampia realizzazione del servizio scolastico nelle condizioni del presente scenario, gli Enti locali, le istituzioni pubbliche e private variamente operanti sul territorio, le realtà del Terzo settore e le scuole possono sottoscrivere specifici accordi, quali “Patti educativi di comunità”, ferma restando la disponibilità di adeguate risorse finanziarie. Il coinvolgimento dei vari soggetti pubblici e degli attori privati, in una logica di massima adesione al principio di sussidiarietà e di corresponsabilità educativa, avviene attraverso lo strumento della conferenza di servizi prima richiamato, chiamata a valutare le singole proposte di cooperazione e le modalità di realizzazione, attraverso i sopra menzionati accordi, che definiscano gli aspetti realizzativi

 

Le conferenze dei servizi, organizzate dagli Enti locali, gestiranno la sottoscrizione di accordi denominati “Patti educativi di comunità” tra istituzioni pubbliche e private e Terzo settore. Viene così formalizzato l’ingresso nelle scuole di enti privati, associazioni, cooperative che non gravitano solamente intorno al mondo del volontariato. Lo scenario che si apre è quello di una scuola che esternalizza e privatizza l’organizzazione educativo-didattica attivando un processo da cui sarà difficile tornare indietro. Di conseguenza, le famiglie dovranno prima o poi contribuire a pagare le attività poste in atto e gli alunni avranno molto da perdere. (In fondo, “Cosa perderà la scuola pubblica, cosa perderanno gli alunni”)
L’Autonomia scolastica […] conferisce alle istituzioni […] la possibilità di costruire percorsi formativi […] attraverso la definizione di precisi ambiti di intervento organizzativo. […] resta ferma l’opportunità per le istituzioni scolastiche di avvalersi delle ulteriori forme di flessibilità […] sulla base degli spazi a disposizione e delle esigenze delle famiglie e del territorio, che contemplino, ad esempio:
– una riconfigurazione del gruppo classe in più gruppi di apprendimento;
l’articolazione modulare di gruppi di alunni provenienti dalla stessa o da diverse classi o da diversi anni di corso;
– una frequenza scolastica in turni differenziati, anche variando l’applicazione delle soluzioni in relazione alle fasce di età degli alunni e degli studenti nei diversi gradi scolastici;
– per le scuole secondarie di II grado, una fruizione per gli studenti, opportunamente pianificata, di attività didattica in presenza e, in via complementare, didattica digitale integrata, […];
l’aggregazione delle discipline in aree e ambiti disciplinari, ove non già previsto dalle recenti innovazioni ordinamentali;
– una diversa modulazione settimanale del tempo scuola, su delibera degli Organi collegiali competenti. Le istituzioni scolastiche avranno cura di garantire, a ciascun alunno, la medesima offerta formativa, ferma restando l’opportunità di adottare soluzioni organizzative differenti, per realizzare attività educative o formative parallele o alternative alla didattica tradizionale.
L’emergenza sanitaria diviene l’occasione per una revisione dell’attuale organizzazione educativo-didattica. Si assiste ad un processo inverso, cioè dalla sequenza “emergenza sanitaria – mancanza di spazi – esigenze delle famiglie e del territorio” l’Autonomia scolastica costruirà percorsi formativi flessibili che, sulla base di quanto contenuto nel Piano, potranno stravolgere l’attuale assetto organizzativo. Ma un cambiamento aderente al tessuto storico-socio-culturale e ai bisogni formativi degli alunni dovrebbe, invece, essere il frutto di intensi dibattiti socio-culturali e pedagogico-didattici dai quali far emergere idee, proposte, indicazioni e ipotesi che debbono avere come punto di partenza la centralità dell’alunno e delle sue esigenze formative e non necessità sanitarie. È realistico pensare che lo scenario che si presenterà a settembre sarà quello di una Scuola pubblica sempre più frammentata in percorsi educativo-didattici e modelli organizzativi differenti da scuola a scuola. Dovranno essere elaborate in breve tempo articolazioni orarie per riuscire a colmare in primis i vuoti orari determinati dalla necessità di distanziamento. Tutto questo con a disposizione ciò che sarà messo in campo dal terzo settore. Pertanto, gli Organi collegiali saranno chiamati a deliberare il male minore, se non sarà incrementato l’organico in modo che si possa garantire un tempo scuola (per esempio, le 40 ore settimanali della scuola primaria) affidato ai soli docenti.In questo scenario, le diverse soluzioni organizzative nulla avranno a che fare con il superamento della didattica tradizionale e, invece, molto con l’istituzione di attività educative o formative parallele con tutta probabilità affidate al Terzo settore.

 

La conferenza è convocata anche su richiesta delle istituzioni scolastiche medesime, al fine di:
– favorire la messa a disposizione di altre strutture o spazi, come parchi, teatri, biblioteche, archivi, cinema, musei, al fine di potervi svolgere attività didattiche complementari a quelle tradizionali, comunque volte a finalità educative;
– sostenere le autonomie scolastiche, tenuto conto delle diverse condizioni e criticità di ciascuna, nella costruzione delle collaborazioni con i diversi attori territoriali che possono concorrere all’arricchimento dell’offerta educativa, individuando finalità, ruoli e compiti di ciascuno sulla base delle risorse disponibili. L’obiettivo ultimo è quello di fornire unitarietà di visione ad un progetto organizzativo, pedagogico e didattico legato anche alle specificità e alle opportunità territoriali.
Per sopperire alla mancanza di spazi è prevista la messa a disposizione di parchi, teatri, biblioteche, archivi, cinema, musei. Chi starà con gli alunni in questi luoghi? I docenti? Benissimo, ma allora è necessario un congruo incremento dell’organico! Il Terzo settore? Si pensi a una classe in cui, per esempio, un gruppo sta a scuola e nel frattempo un altro sta al museo per un laboratorio. Che cosa potrà farne l’insegnante dell’esperienza effettuata dal gruppo dei suoi alunni in sua assenza (e ciò vale per qualsiasi percorso educativo gestito dal Terzo settore!)? Potrà costruire collegamenti didattici efficaci, trovare raccordi con la sua programmazione, sviluppare e approfondire tematiche, se non era presente al laboratorio e non ha neanche potuto verificare il livello di coinvolgimento di ciascun alunno? È plausibile ritenere che non potrà sussistere un raccordo tra il percorso scolastico e il resto e che, pertanto, agli alunni verranno offerti segmenti di percorsi scollegati tra di loro. Niente di più negativo: soprattutto alla scuola primaria, l’unitarietà culturale è fondamentale per l’attribuzione di senso alla molteplicità delle conoscenze acquisite e delle esperienze svolte. Inoltre, con quante figure dovranno rapportarsi gli alunni? Potranno gli educatori rapportarsi in modo costruttivo con loro, senza quella conoscenza che invece l’insegnante ha di ciascuno e quella relazione che ha costruito giorno dopo giorno?

 

Il Ministero dell’Istruzione sta lavorando con le autonomie territoriali per accompagnare tutte le scuole nella gestione delle situazioni più delicate. A tal fine, l’Amministrazione centrale avvia un apposito monitoraggio, sulla base dei dati emergenti dai Tavoli regionali e dalle conferenze di servizio, per valutare ogni possibile intervento, su specifiche situazioni, prevedendo, ove necessario, anche ai fini del rispetto delle misure sanitarie contenute nei documenti del CTS allegati al presente atto e degli strumenti indispensabili per garantire la riapertura delle scuole, ulteriori incrementi di organico, aggiuntivi, di personale scolastico per le istituzioni scolastiche statali.

 

Il Ministero prevede di assegnare ulteriori incrementi di organico, aggiuntivi, di personale scolastico, ove fosse necessario. Questa è l’unica strada percorribile. Un incremento congruo dell’organico docente è più che necessario, è indispensabile, se non si vuole destrutturare la Scuola pubblica attraverso un percorso che dallo straordinario passerà all’ordinario, in cui viene completamente svilito il ruolo del docente all’interno di una cornice di scuola frammentata, intesa come trasmettitrice di conoscenze, separate l’una dalle altre, in cui si riduce lo spazio della didattica e delle relazioni significative, in cui avremo soltanto una crescita esponenziale di progetti.

 

Cosa perderà la scuola pubblica, cosa perderanno gli alunni

Sulla scuola primaria Dal 2008, con la cosiddetta “Riforma Gelmini”, l’organizzazione del Tempo Pieno è stata privata della compresenza degli insegnanti nella classe. Ciò ha comportato gravi effetti negativi: la difficoltà di attivare laboratori, percorsi d’insegnamento individualizzato, di recupero o di approfondimento, di lavoro per gruppi, nonché la riduzione della dotazione organica che ha imposto il proliferare di articolazioni a 40 ore, differenti da scuola a scuola e da classe a classe all’interno di una stessa scuola, che sono ormai divenute strutturali. Genitori e insegnanti hanno organizzato proteste per molto tempo, ma purtroppo la logica dei “tagli” alla Scuola pubblica ha avuto la meglio. Le scuole si sono rimboccate le maniche e sono riuscite a salvaguardare alcune istanze importanti:
-la dimensione collegiale in grado di assumere decisioni adeguate grazie alla costruzione di un quadro comune di finalità, di metodi e di strategie tramite la programmazione educativo-didattica;
-il rispetto dei ritmi e dei tempi di apprendimento di ciascun alunno, grazie ai tempi distesi che 40 ore di permanenza a scuola permettono e nei quali è possibile osservare sistematicamente e valutare le potenzialità dell’alunno, rilevare la validità della strategia didattica rielaborare i percorsi didattici in relazione alle caratteristiche cognitive e affettive degli allievi;
-mantenere un certo equilibrio nella pluralità degli insegnanti, che rappresenta l’idoneo riferimento affettivo e relazionale per le bambine e per i bambini e che consente concretamente la collaborazione e il confronto con le famiglie;
-un certo equilibrio nella divisione disciplinare per ambiti che assicura l’unitarietà culturale per mezzo di un insegnamento di tipo interdisciplinare programmato collegialmente.
Stiamo per perdere anche questo! Tra docenti ed educatori non si avrà alcuna dimensione collegiale, i bambini passeranno da un’attività a un’altra senza la possibilità di imparare a fare gli opportuni collegamenti tra i diversi campi del sapere e non potranno vedersi riconosciuto il diritto di imparare secondo un proprio ritmo, gli educatori non avranno il modo di rielaborare i propri percorsi poiché non avranno il tempo di conoscere adeguatamente le caratteristiche cognitive e affettive degli alunni (quanti alunni avranno? E per quanto tempo?), i bambini avranno troppi adulti di riferimento e le famiglie non potranno confrontarsi con gli educatori, e, come già ribadito, sarà trasmesso un sapere frammentato. I punti di qualità della scuola costano, è inevitabile: se vogliamo dei ragazzini in grado di sfidare il futuro, di diventare risorse economiche, sociali, culturali e valoriali, io credo che ne valga la pena. Infatti la vera domanda è: quale bambino vogliamo? Un bambino che risponda ai quiz, ai sì e ai no? Un bambino che ha saperi/verità? Per questo certo basta un solo maestro: anzi basta un computer, non è neppure necessario il maestro! Franco Frabboni, in No alla scuola di latta, in La Vita Scolastica, 10 maggio 2010.


Anche il XII municipio a Roma si mobilita per il censimento dal basso delle aule

Censomento dal basso aule municipio XII Roma

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25 giugno 2020 – Priorità alla scuola – Roma

25 giugno 2020 manifestazioni di Priorità alla scuolaIN TUTTA ITALIA

dalle ore 18.00.

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di Priorità  alla scuola della tua città


Non vogliamo la luna, vogliamo la scuola.

Piano scuola iperuranioL’altro Ieri (15 giugno 2020) all’incontro degli Stati generali per l’economia a Villa Pamphili la ministra Azzolina ha definito con un aggettivo preciso la scuola come la vorrebbero vedere restituita tutti quei gruppi che si stanno battendo per la scuola pubblica. Il termine usato dalla Azzolina per definire il piano proposto da queste persone che la scuola la vivono e la fanno è: un piano iperuranio.

Di seguito pubblichiamo un documento, redatto dal Liceo Visconti di Roma cioè da persone che la scuola la vivono e la fanno.

NO ALLA SCUOLA DIMEZZATA
UNA LETTERA APERTA DELLA COMMISSIONE COVID-19 DELL’ISTITUTO COMPRENSIVO VISCONTI – ROMA

Una scuola dimezzata: questa è la scuola pubblica che ci attende a settembre. E se la scuola è il futuro del paese, allora è un futuro ben tetro quello che stiamo preparando.
La responsabilità non è degli Istituti, dei dirigenti, dei docenti, del personale o delle famiglie.
Non sono slogan, ma è la conclusione amara di settimane di intenso studio e lavoro della Commissione Covid-19 dell’Istituto Comprensivo E.Q. Visconti di Roma, scuola pubblica elementare e media del centro di Roma.
La nostra Commissione Covid-19 è nata a maggio con l’obiettivo di “preparare” la scuola alla ripresa di settembre: dodici docenti, undici genitori, la Preside e il Presidente del Consiglio di Istituto. Un gruppo selezionato tenendo conto di competenze specifiche.
Ci siamo impegnati con ottimismo, convinti che saremmo riusciti a disegnare uno scenario possibile, una scuola diversa da prima, più sicura, ma, come prima, inclusiva e seria.
Ma per quanto ci si dedichi a disegnare scenari, ci si scontra infine con un’evidenza drammatica: data la necessità di distanziamento e la disponibilità di risorse didattiche, i ragazzi non potrebbero comunque avere più di metà della quantità di insegnamento che ricevono di solito.
Servono più spazi e più docenti. Senza questi ci si dovrà arrendere a una scuola dimezzata.
Sembra a noi, da tutti gli aspetti che abbiamo potuto analizzare, che questo sarebbe, per la nostra scuola pubblica, una vera catastrofe. In nessun modo è possibile pensare che la funzione di scuola pubblica e il compito di formare cittadini che sappiano vivere insieme, possano essere portati a termine in tempi così brevi. I corpi classe, gli amici, il lavoro comune, la crescita nell’ambiente privilegiato che viene garantito dalla scuola pubblica, verrebbero sostanzialmente a cessare. I giovani, gli alunni con difficoltà familiari, non avrebbero l’opportunità di costruire in modo giusto la loro personalità indipendente.
È indispensabile, ci sembra, che in questo momento vengano usate tutte le risorse appropriate per scongiurare un enorme pericolo, che coincide sostanzialmente con la fine di una efficace scuola pubblica, o quantomeno con la sua sterilizzazione per un lungo periodo, che lascerebbe danni non riparabili.
È necessario fornire alla scuole italiane risorse logistiche come nuovi e ampi spazi: questo è ancora più importante per istituti scolastici come il nostro, collocati in ambienti ristretti.
È essenziale poi fornire alle scuole nuove risorse didattiche. Per mantenere un livello accettabile di didattica sotto distanziamento sociale servono molti più docenti che nel vecchio schema. È necessario usare risorse per acquisire quindi nuovi docenti, e farlo subito, in modo che siano disponibili a settembre e che le pianificazioni appropriate possano essere predisposte già prima dell’interruzione estiva.
A noi sembra che questi punti siano imprescindibili per non perdere un grande patrimonio del nostro Paese, e per non danneggiare in modo irreparabile molti dei nostri ragazzi. Speriamo davvero che si scelga di andare in questa direzione.


25 giugno. Come si redige una notifica di manifestazione o corteo.

Art. 17 della Costituzione ItalianaIl diritto a manifestare è un diritto costituzionale che non prevede alcuna autorizzazione, l’unica condizione che pone la Costituzione è la notifica alle forze dell’ordine (questura nelle grandi città o commissariato nei centri minori). La questura o chi per essa può mettere condizioni legate alla vita cittadina alle particolari condizioni del momento (previste dalla legge). A livello nazionale la legge prevede che la notifica debba essere presentata almeno 3 gg in anticipo. La questura può negare la manifestazione “soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica” Art. 17 della Costituzione della Repubblica). In pratica va compilata una notifica firmata in carta semplice in cui vengano illustrate le motivazioni, il giorno, il luogo, l’ora di inizio e fine, le modalità (se in forma statica o dinamica, es. corteo). Presentando la domanda bisogna essere muniti di un documento di riconoscimento valido (molte questure richiedono al promotore il numero di cellulare per rimanere in contatto durante la manifestazione)


Il resoconto dell’assemblea coordinamento romano per una scuola pubblica viva, vicina, libera del 14 giugno 2020

Alcuni interventi di studenti, genitori e lavoratori della scuola. Ci scusiamo per non averli rigistratti tutti.

Il coordinamento romano per una scuola pubblica viva, vicina, libera costituitosi il 3/6/2020 in occasione della giornata di astensione dalla didattica a distanza si è riunito in assemblea il 14/06/2020 a Villa Borghese, per organizzare le prossime iniziative e in particolare la manifestazione del 25/06/2020 proposta dall’assemblea di Priorità alla scuola del 10/06/2020.

Quello che segue è un resoconto dell’assemblea, a cui hanno partecipato 65-70 persone, tra cui:
collettivo Ninanda
lavoratori autoconvocati della scuola
comitato romano AEC-OEPA (assistenti educativi e culturali, operatori
educativi per l’autonomia)
coordinamento cittadino sanità
Priorità alla scuola
OSA (Opposizione studentesca per l’alternativa)
Non una di meno
Cobas scuola
MCE-Roma (Movimento di cooperazione educativa)
Rete degli studenti
studenti della consulta di Roma
Parteciparte
Apriti scuola

Sono stati ribaditi i nuclei attorno a cui costruire un movimento unitario del mondo della scuola (genitori, insegnanti di ruolo e precari, studenti, ragazzi disabili e loro genitori, AEC-OEPA, ATA, lavoratori delle mense e delle pulizie,…):

– Riapertura delle scuole (e delle università) in presenza e in sicurezza a Continua a leggere


25 GIUGNO 2020 ORE 18.00

Priorità alla scuola 25 giugno manifestazione


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