Ennesimo gravissimo incidente in Alternanza Scuola Lavoro


Incidente Alternanza Scuola Lavoro a Rovato - Brescia

Rovato – 17 giugno 2021

Apprendiamo da Fanpage.it di questo nuovo gravissimo incidente avvenuto il 16 giugno a Rovato in provincia di Brescia dove uno studente di 16 anni è precipitato da una piattaforma alta 5 metri.
Si trovava lassù per issare uno striscione nell’ambito dell’attività di Alternanza Scuola Lavoro.
Rilanciamo la notizia di Fanpage perché al momento è l’unico organo di informazione che ha avuto il coraggio di specificare che l’incidente è avvenuto in Alternanza Scuola Lavoro. Una vergogna voluta fortemente da Confindustria e avallata dal governo Renzi nella sua “Buona scuola. Pratica che noi abbiamo sempre aspramente combattuto per le sue infauste impicazioni: manodopera forzata gratuita, tempo scuola sottratto agli studenti e, come dimostra questo ennesimo incidente, pericolosità per l’incolumità di chi vie è costretto.
Ribadiamo con forza che di ennesimo incidente si tratta perché già un altro studente rimase coinvolto in un caso analogo riportando lesioni e fratture alle gambe mentre svolgeva attività di Alternanza Scuola Lavoro. In quell’incidente, accaduto nel 2017 a Faenza, perse la vita l’artigiano di 45 anni che lavorava con lui, anche loro precipitati da una gru con una dinamica molto simile a quella che ha visto coinvolto il giovane sedicenne di Faenza.
Sempre nel 2017 a La Spezia un ragazzo di diciassette anni che frequentava la classe IV indirizzo meccanico dell’Istituto professionale “Capellini-Sauro” si fratturò una tibia guidando un muletto mentre svolgeva le ore obbligatorie dell’Alternanza Scuola Lavoro.
Constatiamo con incredulità e sconcerto come come gli altri organi di stampa, in primis il Corriere della Sera, hanno trattato la notizia sorvolando sul fatto che il ragazzo in pericolo di vita per l’incidente dell’altro ieri stesse svolgendo attività di Alternanza Scuola Lavoro dopo averlo e classificato come “apprendista“.

Il nostro blog è al fianco dello sfortunato ragazzo di Rovato e alla sua famiglia nella speranza che le conseguenze siano meno gravi di quelle riscontrate al momento dell’incidente.

Riportiamo di seguito l’unica voce politica che al momento si è alzata per denunciare l’accaduto e cioè quella di Maurizio Acerbo.

Un ragazzo di 16 anni è stato ricoverato in ospedale ieri a Brescia in condizioni gravissime, intubato e in pericolo di vita. È precipitato da 5 metri di altezza mentre stava appendendo uno striscione nel comune di Rovato. Questo ragazzo avrebbe dovuto stare finalmente in vacanza invece era su un braccio meccanico grazie alla vergognosa legge della cosiddetta “Buona Scuola” voluta da Renzi e da Confindustria. A 16 anni non si mandano i ragazzi al massacro. L’alternanza scuola-lavoro va abolita subito! La vostra formazione al lavoro sarebbe mandare i ragazzi ad appendere striscioni? Bisogna alzare l’età dell’obbligo scolastico a 18 anni e non usare la scusa della formazione per procurarvi manodopera gratuita. Grazie alle vostre riforme siamo tornati a una società iper-classista. Chi ha voluto queste controriforme è un nemico della classe lavoratrice. Chi ha introdotto questa legge e l’ha votata è da ritenersi politicamente responsabile di quanto sta accadendo. A 16 anni si deve insegnare ai ragazzi ad amare la lettura, i libri, la conoscenza non mandarli al macello. Non si può rubare la vita ai ragazzi in questa maniera barbara. A E.B. e ai suoi familiari l’augurio più sincero di farcela. A governo e parlamento chiediamo di abolire immediatamente questa legge infame di cui portano le responsabilità tutte le maggioranze che non l’hanno cancellata. 

Maurizio Acerbo, segretario nazionale del partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea


Dalle classi pollaio ai pollai da batteria

batteria-di-polli-studenti

Anno scolastico 2021-2022

Basta che una legge, una normativa, un atto governativo sia stato concepito e scritto contro la Costituzione o perlomeno ne tradisca lo spirito, e i governi che si succedono da 30 anni si adoperano alla loro sacrale conservazione e intangibilità, a meno che non si intraveda l’opportunità di aumentare il loro carattere antipopolare, antidemocratico e anticostituzionale.

Forse esiste un’altra costituzione, sconosciuta ai cittadini, alle istituzioni, allo stesso Parlamento che impone al nostro paese il comando assoluto del mercato, della rendita del profitto, della disuguaglianza, dell’abrogazione anche concettuale dei diritti

Un esempio in tal senso è costituito dal Decreto del Presidente del Repubblica 2009 (Napolitano-Gelmini) che: riorganizza la rete scolastica e stabilisce i nuovi criteri e parametri relativi al dimensionamento delle istituzioni scolastiche e il numero di alunni nelle classi.

Il decreto ha avuto l’esito nei cinque anni successivi di sopprimere 131 mila posti tra il personale scolastico (docenti e non docenti), tagliare al bilancio della scuola pubblica 8,5 miliardi. Tutto realizzato attraverso due operazioni: tagliare il numero delle scuole sul territorio nazionale, aumentare il numero degli alunni/e nelle classi.

Lo stesso decreto ha lo scopo di limitare, ledere, cancellare uno dei diritti fondamentali della Repubblica, il diritto all’istruzione e allo studio.

Ciascuno dei governi che si sono succeduti negli ultimi 12 anni ha custodito con la massima cura il decreto Napolitano-Gelmini. Le uniche trasformazioni sono state quelle che, con il pretesto dell’ulteriore risparmio, hanno reso possibile l’ulteriore degrado della scuola pubblica con misure come quelle che, per esempio, avrebbero impedito la chiamata dei supplenti, o l’attuazione di un tempo pieno degno del modello pedagogico che lo aveva ispirato.

Gli ultimi tre governi (Conte I e II e l’attuale governo Draghi) si sono assunti la responsabilità ulteriore e particolare, cioè quella di proseguire, nei due anni scolastici in tempo di pandemia, e di confermare ed incrementare le “classi pollaio ora diventati veri pollai da batteria”.

Mentre l’universo mondo, nel corso dei primi mesi della pandemia, prendeva coscienza di un fatto semplicissimo, e cioè che la scuola avrebbe potuto riprendere in presenza soltanto diminuendo gli alunni per classe, aumentando il numero degli insegnanti e aumentando il numero delle aule, su questi fronti nulla è stato fatto per eliminare “le classi pollaio” e nulla si farà, a leggere lo “schema di decreto sugli organici” che riportiamo in versione completa con l’aggiunta di un breve commento si evince una sfacciata volontà peggiorativa del sovraffollamento delle classi, ancor più grave se si pensa alle attuali condizioni sanitarie.

La scuola in presenza non ha alternativa

Una componente importante di questo vasto mondo della scuola ha subito contestato la parola d’ordine che bisognasse far ritornare “tutto come prima della pandemia”. Questa componente ha tentato di far capire ad una più vasta platea di persone che, per la cancellazione delle “classi pollaio”, non sarebbe stata sufficiente nessuna iniziativa emergenziale, che ciò che avrebbe ridotto le classi pollaio sarebbero stati dei provvedimenti strutturali, permanenti e strategici, in grado di restituire dignità agli studenti ed agli insegnanti, al fare scuola durante e dopo la pandemia.

Per rendere efficaci e significative le relazioni indispensabili perché formazione, istruzione, crescita potessero riprendere il percorso, peraltro già diventato incerto da un ventennio di “controriforme” neoliberiste, sarebbe stato necessario ricostruire le condizioni materiali e normative che nel ventennio precedente l’avevano fatta gravemente regredite. Sarebbe stato necessario adoperarsi per il ritorno in persona nelle scuole perché riprendessero ad essere luoghi di organizzazione, di iniziativa e di lotte senza una attesa miracolistica del “rischio zero” che, gli stessi provvedimenti sanitari in corso, tutti di carattere emergenziali, rendevano favolistico e irraggiungibile.

I tre governi che si sono succeduti nell’epoca della pandemia hanno saputo sfruttare le condizioni di incertezza, paura, in alcuni casi panico, a cui si è aggiunta la inadeguatezza della stessa struttura sanitaria a fronteggiarla, anch’essa tarpata da decenni di tagli ed abbandoni (scomparsa della sanità territoriale, bassissimo finanziamento alla ricerca farmacologica e di base, abbandono della sanità preventiva e riabilitativa…)

Così nella scuola si è fatto scientificamente l’esatto contrario del necessario per la ridurre il numero degli alunni per classe, per il recupero delle scuole ed aule in stato di abbandono e degrado. Anche nella scuola l’unica prospettiva è stata quella falsamente medica e vaccinale che anche in queste settimane viene rilanciata alla grande, oscurando i problemi strutturali e strategici che soli consentono prospettive positive per il futuro.

La questione del precariato nella scuola

L’informazione, perfino quella di regime, non ha potuto nascondere la realtà dei fatti. Questo anno scolastico è cominciato con 200.000 precari, quasi un terzo del totale dei docenti: ci sono state scuole che hanno aspettato i mesi di febbraio/marzo per avere l’insegnante definitivo. Nel frattempo i precari facevano la giostra avvicendandosi nelle classi in 3-4-5 a turno in attesa dell’”avente diritto”. Nel frattempo, con i pensionamenti di settembre, i precari non saranno l’anno prossimo i 200mila di quest’anno ma, all’inizio del nuovo anno, saranno 250mila.

L’edicolante del nostro quartiere di Roma sotto il cui naso passano centinaia di quotidiani al giorno di testate anche molto diverse dice agli studenti e a qualche lamentoso come noi redattori: <<Ahó che ve lamentate?… Quest’anno dè professori n’hanno assunti du mijoni!!!>>

Lo dice tra il serio ed il faceto però lui, che non ha tempo di leggere gli articoli, si riferisce alle migliaia di titoli che passano soto il naso: 12mila, subito 24mila secondo contingente, sanatoria per i 32mila con le condizioni europee, i 64mila vincitori di concorso abilitati, 120.000 per settembre… tutte nuove assunzioni a raffica! Invece tutte bufale, non un solo precario è entrato nell’organico di diritto quest’anno, anzi 650 insegnanti degli istituti Tecnici e Professionali hanno perso il posto a seguito dei tagli fatti dal governo Draghi a questi tipi di scuole.

Precariato nella scuola pubblica, miliardi per le scuole private.

Per fare un esempio calzante sui soldi abbondanti con cui foraggiare le scuole private è d’uopo fare un esempio, non solo recente, ma addirittura in corso.

Il Recovery Plan messo a punto dal Governo Draghi stanzia 1.500 milioni per gli ITS (Istituti Tecnici Superiori) da non confondersi con gli Istituti Tecnici Statali né con gli Istituti Professionali Statali (vedi Genitore Attivo del 19 aprile 2021)

Gli ITS sono scuole di diritto privato gestite da fondazioni di private e occupano un posto centrale nella politica scolastica prevista dal PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). Dopo averne parlato abbondantemente sul testo del Piano, altro spazio viene dedicato nei documenti successivi nella Missione 4 ISTRUZIONE (Vedi fascicolo n. 3, pag. 184-185).

Molti lettori si domanderanno cosa siano questi ITS privati. Infatti sebbene siano stati istituiti da oltre 10 anni, ben pochi li conoscono e ben pochi li frequentano… un flop totale e molto motivato.

L’Indire (Istituto Nazionale Documentazione Innovazione Ricerca Educativa), ente pubblico coordinato dall’INVALSI e che ha il compito di monitorare gli ITS, sostiene che nel 2018 gli iscritti sono stati 4.606 e i diplomati 3.526.

Ora non viene spiegata con quale eccezionale magia il Ricovery Plan prevede che nei prossimi anni si iscrivano 18.750 allievi e se ne diplomino 5.250 l’anno e per essi vengono stanziati la bellezza di 1.500 milioni! Su questi numeri conviene fare una qualche considerazione.
Uno studente delle scuole superiorie costa allo stato complessivamente circa 7.000 euro l’ann
o.
Uno studente diplomato ITS verrebbe a costare ogni anno la bellezza di 57.142 euro. Un costo da capogiro: 8 volte di più di uno studente delle scuole statali, come se il bilancio del Ministero della Pubblica Istruzione fosse moltiplicato otto volte.

Chiaramente i soldi serviranno più che altro a finanziare le fondazioni le quali per legge dovrebbero disporre di proprie risorse finanziarie per svolgere i compiti e le funzioni che esse stesse si sono date.

Ma i finanziamento dello stato agli ITS non finisce con i miliardi che li Continua a leggere


L’eldorado dell’occupabilità e del lavoro

tab.01

La Tabella documenta la selezione operata dagli ITS nel corso dell’anno 2018 a partire dai giovani che si sono candidati alla iscrizione. Il Monitoraggio pubblicato dall’Indire nel 2020 non dà ragione delle modalità e motivazioni con cui tale selezione è stata effettuata, se non per i non ammessi all’esame e i bocciati.

Nel precedente articolo sullo stesso argomento avevamo valutato molto negativamente il processo di selezione che ha condotto prima a ridurre al solo 44% gli aspiranti ad ottenere l’iscrizione e poi, con le ultime tappe, la selezione aveva portato al diploma solo un terzo dei candidati che avevano fatto la domanda iniziale.

Selezione clandestina e omertosa

Il più rilevante fenomeno della selezione tra gli aspiranti allievi dei percorsi è quello che si manifesta tra il numero delle domande e gli iscritti. Tra i 10.458 giovani che fanno la domanda di iscrizione il 66% non vengono iscritti, circa

Continua a leggere


Giovedì 6 maggio 2021 sciopero nazionale di tutto il personale della scuola, indetto dalle Organizzazioni Sindacali di base

No INVALSI

I test da oltre 10 anni producono dati statisticamente inutili, danneggiano la didattica, costano milioni di euro ai contribuenti.
Eppure, il PNRR alla voce investimenti ne promuove la generalizzazione.
Oggi, ancora in piena emergenza, e ancora domani per un futuro migliore per la scuola pubblica, i genitori di PaS (Priorità alla Scuola) continuano e continueranno la loro battaglia e appoggiano lo sciopero contro i test.
Gli insegnanti di PaS che lottano per una scuola pubblica inclusiva, contro il precariato e le classi pollaio aderiscono allo sciopero che non riguarda solo una categoria di lavoratori o un comparto del pubblico impiego, riguarda la più importante istituzione del paese, la scuola di ogni ordine e grado.
Lo sciopero del 6 maggio riguarda tutt* coloro che hanno interesse a che il nostro paese coltivi intelligenze critiche e non consumatori passivi, adattati, obbedienti. La scuola ha bisogno per farlo di insegnanti preparati, garanzie di continuità negli insegnamenti, ambienti di studio adeguati, territori ricchi di risorse in cui ogni istituto scolastico sia un presidio democratico.

📌📌 Le prove INVALSI: dentro e oltre la contingenza 📌📌
Breve prontuario per raccapezzarsi su un argomento vasto, vastissimo, di più.

🤔 What is Invalsi? 🤔
Le Invalsi sono le prove standardizzate cui vengono sottoposti studenti e studentesse di tutta Italia. Le prove sono svolte da chi frequenta la seconda e la quinta elementare, la terza media, la seconda superiore e la quinta superiore. Esistono proposte per svolgere i test anche prima delle elementari.

💸💸 Mmmmmh: sono solo prove? 💸💸
A Febbraio 2021, con le scuole chiuse, il Ministro Bianchi ha garantito che le prove sarebbero comunque state fatte. Alcuni studenti sono entrati negli edifici per fare i test, mentre per fare ritorno alle lezioni hanno dovuto aspettare parecchio tempo. Già questo ci dice che non si tratta di una semplice prova, ma di qualcosa di più invasivo. Non a caso costa alle casse dello stato 21 milioni di euro l’anno.

🧛🏻‍♀️🕵🏻‍♀️ Chi cosa quando 🕵🏼‍♂️🧛🏻‍♂️
INVALSI= Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione. Creato nel 1999 da Luigi Berlinguer e successivamente ampliato da Letizia Moratti e Maria Stella Gelmini. Il suo compito è fornire le prove, somministrarle leggerne i risultati.
Il sogno è che queste certifichino dove sia meglio dirottare i pochi fondi della scuola, magari solo agli istituti considerati meritevoli, visto che in scuola non si investe da qualche decina d’anni.

🐼 Però una valutazione del Paese serve! (pt. 1) 🐼
Proprio per come sono fatti, i test non danno alcuna certezza. È la struttura su cui sono basati a essere problematica, dal momento che il modello Rasch, utilizzato per la loro realizzazione, prevede già nella sua struttura che un terzo delle prove sia sotto la soglia richiesta.
Gli Invalsi mostrano un paese ignorante? Difficile dimostrino altro: i risultati restituiscono quella che è l’ipotesi iniziale!

🧑🏻‍🏫👩🏽‍🏫 Però una valutazione del Paese serve! (pt. 2) 👨🏼‍🏫👨🏻‍🏫
Le Invalsi propongono un tipo di prova molto specifico, basato sul metodo analitico. È il motivo per cui trovano più sostenitori in chi insegna materie scientifiche e meno in quelle umanistiche che hanno (scusate la semplificazione) uno sguardo più globale. Tuttavia, il punto è che questo forte investimento nelle Invalsi sta costringendo tutta la Didattica a riformularsi in funzione di questo tipo di prove. Basta guardare i libri di testo per capirlo. Come sa ogni studente e ogni studentessa: oltre alle crocette c’è di più!

🤷🏻‍♂️🤷‍♀️ Ma allora volete la scuola di una volta! 🤦🏻‍♂️🤦🏽‍♀️
Non diciamo eresie.
La scuola deve essere rivoltata come un cappotto! E se il Governo Draghi cambiasse i piani del Recovery Fund sarebbe pure possibile, visto che questa volta i soldi ci sono!
L’edilizia scolastica è un problema, la ricerca e la diffusione pedagogica pure. Il corpo docente è ridotto all’osso e precario, le infermerie nelle scuole non esistono, il personale amministrativo è insufficiente e le classi sono affollatissime. Questi problemi li conosciamo già e devono essere risolti da tempo.

💪🏽✊🏾 Hasta la valutazione siempre! 💪🏻✊🏾
L’idea secondo cui tutto deve essere valutato è tutt’altro che rivoluzionaria. In età evolutiva la misurazione e la valutazione deve essere legata ad un processo di apprendimento non ad una performance. In questo modo creiamo solo una classifica in cui è il gioco stesso ad essere falsato.
Ah, una cosa: ricordate quando le agenzie di rating declassavano l’Italia da A+ ad A? Anche quella è una valutazione. Il fatto che esistesse non la rendeva automaticamente sensata.

🧟‍♀️🧟‍♂️ Quest’anno? Giusto farle, così mostriamo i danni della DAD! 🧟‍♀️🧟‍♂️
È un ritornello che si sente spesso, ma facciamo molta attenzione. A fornire le prove è un Ente dello stesso Stato che ha chiuso le scuole per mesi e che ha dichiarato che DAD e didattica in presenza sono in continuità. Inoltre, proprio per il modello matematico che è stato adottato è verosimile che i risultati non rispecchino davvero i danni perpetrati. Ci potremmo trovare con risultati che ci dicono che… in fondo la DAD non è così male.

🧜🏻‍♀️🧞‍♂️ Ma vi lamentate sempre: alternative? 🧚🏼‍♀️🧝🏻‍♂️
L’alternativa, al solito, va riportata alla struttura della scuola, non si deve rimanere sul singolo problema. Il punto non è dire agli Invalsi come cambiare il modello, ma chiedersi come migliorare la scuola. Per esempio, quei 21 milioni possono essere investiti (tra le altre cose) in ricerca pedagogica, in insegnanti di sostegno, edilizia scolastica, corsi di italiano L2…
Ma le priorità sembrano altre: c’è un Piano per il Recovery Fund che potrebbe essere investito per questi e altri temi.
Se poi vogliamo avere un quadro generale, perché non fare test a campione?

🧑🏽‍🔬🧑🏼‍🎓 Siete dei bastian contrari: alla fine è solo una verifichetta! 👨🏽‍💻👩🏻‍🏫
Cavolo! Costosa questa verifichetta!
In realtà si tratta di una macchina che ha un’ideologia alla sua base, con 2 conseguenze evidenti:

  1. Studenti e studentesse imparano che la valutazione è al centro di tutto e che le loro conoscenze sono sempre misurabili. Così si abituano a diventare il più produttivi possibile, no?
  2. Ci si abitua al fatto che il momento centrale della crescita è la valutazione. Non è così: la valutazione (magari da non proporre in classi con 25 student*) può essere una parte del processo di apprendimento, non il suo centro.

🤡🤡 Ma mi@ figli@ si diverte! 🤡🤡
Anche scaccolarsi può essere divertente, ma non è detto che sia una mossa saggia.

✊🏼✊🏿 Che fare? ✊🏽✊🏻
Il boicottaggio delle Invalsi è qualcosa di complicato e difficile da replicare. Per il corpo docente ci vorrebbe molta forza da parte di tutti i sindacati. Per il corpo studentesco potrebbe essere più facile: si può sempre rispondere a caso, come molt* hanno fatto nelle varie sessioni. I genitori potrebbero non inviare figli e figlie a scuola, ma non è detto che la prova non venga riproposta. E a quel punto, la palla passerebbe di nuovo, e giustamente, in mano a studenti e studentesse. A loro la scelta!

Noi intanto teniamo la barra dritta e facciamo attenzione all’ansia valutativa. L’Università sta già pagando duramente queste modalità.
Nel frattempo, sappiamo che il mondo dell’istruzione è già sommerso di valutazioni (INVALSI, voti, conteggio assenze, condotta, educazione civica, crediti e debiti, senza parlare di RAV, VQR e AVA).
Dovremmo aver capito la corsa alla valutazione non dà buoni frutti e rende la scuola un posto ancora più stressante.
Un’altra scuola può essere costruita, ma tocca lottare insieme per rinforzarla.

PaS – Tavolo Pedagogia e Didattica


I sacerdoti del liberismo e i loro sodali hanno torto marcio, la pandemia ne è l’ennesima prova – intervista a Barbara Stiegler

Riportiamo la lunga intervista a Barbara Stiegler appena pubblicata da L’Espresso. Intellettuale e docente di Filosofia all’università Montaigne di Bordeaux viviseziona in maniera lucidissima l’attuale momento storico. La Stiegler, tra le altr cose, punta i riflettori sulle digitalizzazioni delle nostre vite e in particolar modo della didattica in pandemia. Analisi che, neanche a dirlo, ci trova assolutamente d’accordo.

Piero e Frotunato del Collettivo NiNaNda

«Con la scusa del virus il potere dà scacco all’istruzione e alla democrazia»

di Anna Bonalume intervista Barbara Stiegler 28 Aprile 2021 dal settimanale L’Espresso

Barbara Stiegler

“La didattica a distanza ha distrutto l’insegnamento come atto collettivo. Perché si basa sulla finzione che l’educazione possa ridursi alla connessione tra due individui”. La pensatrice francese Barbara Stiegler invita alla resistenza. E a un nuovo adattamento. Le filosofe riconosciute nel dibattito politico sono rare, anzi si possono contare sulle dita di una mano. Barbara Stiegler, filosofa francese, professoressa all’Università di Bordeaux Montaigne, è una di queste. Dopo aver lavorato sulla filosofia tedesca e la biologia, e in particolare sul pensiero di Nietzsche, il tema del corpo e le filosofie della vita, si è rivolta alla filosofia politica. Dallo studio delle origini biologiche del neoliberismo è nato “Il faut s’adapter. Sur un nouvel imperatif politique” (“Bisogna adattarsi. Intorno a un nuovo imperativo politico”) pubblicato da Gallimard nel 2019. La filosofa dimostra come i concetti chiave di Darwin siano alla guida di molti imperativi contemporanei: “adattarsi” per sopravvivere, seguire le “mutazioni”, prendere parte all’“evoluzione”.

Durante la pandemia, inoltre, Stiegler ha lavorato al pamphlet “La démocratie en pandémie” (“La democrazia in pandemia”), pubblicato di recente dallo stesso editore, nel quale analizza con grande lucidità le conseguenze sociali, sanitarie e linguistiche di questo anno trascorso tra pseudocorsi su Zoom e riunioni a distanza. All’obbedienza alle misure sanitarie elaborate dal governo con l’ausilio di agenzie di consulenza private, l’autrice oppone la necessità di

Continua a leggere


La grandiosa “occupabilità” dei diplomati ITS (Istituti Tecnici Superiori)

<<… gli ITS, dalla loro nascita (2010) ad oggi, hanno coperto un ruolo sempre più importante, non tanto nei numeri (sono poco più di 16mila gli iscritti contro gli 800mila in Germania e i 600mila in Francia), quanto nello sviluppare competenze ad alto successo occupazionale. Gli ITS riescono a garantire all’83% dei propri diplomati un lavoro a un anno dal diploma (nel 92% dei casi coerente con i percorsi di studio seguiti) collegato, soprattutto, a un bisogno reale espresso dal sistema produttivo. (Monitoraggio 2020).

Gli Istituti Tecnici Superiori si confermano, ancora una volta, un terreno di valore sul piano dell’occupabilità, della formazione e sul piano sociale. Con un modello caratterizzato da una rete agita con le imprese, da professionalità particolarmente dinamiche e vivaci sul piano formativo, dotato di margini per la trasferibilità del modello didattico e organizzativo, per la contaminazione dei saperi e per lo sviluppo di competenze 4.0.>>

Così conclude l’Introduzione al “Monitoraggio nazionale 2020” Indire, Firenze, 2020 (Pag.10)

Peccato che i dati esposti nel volume si riferiscono nella maggior parte all’anno 2018, ma questi sono i dati che possiamo fornire ai nostri lettori, parecchio disallineati e inferiori a quelli evocati dalla premessa. Invitiamo i nostri lettori a farsi “un giro” in Internet e potranno constatare che non c’è quotidiano o social che non ripeta ossessivamente questi dati sulla occupabilità.
Nella decina di articoli che noi abbiamo avuto modo di esplorare che osannano gli ITS non c’è nessun giornalista o esperto che abbia pensato di fare una verifica della natura, del carattere e della veridicità dei dati. Eppure le tabelle ci sono e sono presenti nella stessa pubblicazione citata in precedenza (Monitoraggio nazionale 2020 – Indire, Firenze, 2020)

Passo passo una selezione feroce

Come si vede bene la selezione è stata graduale, ma inesorabile. Già dalla domanda alla partecipazione alle prove era stato cancellato il 17%, alle prove hanno partecipato solo il 69% dei richiedenti, al momento delle iscrizioni i giovani si erano ridotti al 44% di chi aveva fatto domanda, gli ammessi agli

Continua a leggere


Istituti Tecnici Superiori. Una ricca mangiatoia per le Fondazioni.

ITS - Istituti Tecnici Superiori

Il quotidiano della Confindustria Il Sole 24 nella sua permanente campagna di propaganda a favore degli ITS (Istituti Tecnici Superiori) il 24 marzo ha pubblicato un inserto (63 pagine) dal titolo:

ITS ISTITUTI TECNICI SUPERIORI

L’identikit degli istituti 2021 – Il Sole 24 Ore 24 marzo 2021

Gli ITS (Istituti tecnici superiori), sono centri di formazione post-diploma di scuola superiore da non confondere con gli Istituti tecnici o professionali di Stato, nè tantomeno i loro diplomi devono essere confusi con le lauree professionalizzanti delle Universitò pubbliche. Sono organismi privati espressione di Fondazioni privatistiche di diritto privato.

I dati sulla quantità di questi istituti li abbiamo riassunti nella tabella che segue. Come si vede il numero degli Istituti/Fondazioni che gestiscono gli ITS (102), il numero degli indirizzi (119), il numero degli iscritti (4.447) son ben poca cosa quantitativamente, a confronto con gli studenti che frequentano le superiori statali e anche a confronto con quella parte degli studenti che frequentano gli Istituti Tecnici e Professionali dello Stato.

 

Un clamorso fallimento
L’ISTAT documenta:I percorsi Its. Con riferimento agli Its, attualmente risultano iscritti a percorsi attivi 15.752 (anno 2018) individui e rappresentano circa l’1 per cento di coloro che partecipano ad un percorso di istruzione e formazione terziaria,…, i diplomati Its sono passati dai 1.098 del 2013 ai 3.536 del 2018 e di questi ultimi l’82,6 per cento risulta occupato a 12 mesi dal diploma. Nel Nord, e in particolare nel Nord-ovest, si osserva la maggiore offerta formativa degli Its con il 20 per cento dei corsi (e degli iscritti) solo in Lombardia. Nel Mezzogiorno l’offerta è minore e in alcune regioni solo molto recente (in Basilicata vi è un solo corso istituito nel

Continua a leggere


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: