PISA – OCSE contro la pigrizia… e un po’ di opportunismo

ocse - pisaSpesso anche chi sta lottando contro la scuola dei test e la valutazione meramente quantitativa con prove oggettive e standardizzate, quando l’OCSE esibisce dati “accettabili”, non si fa scrupolo di segnalare o addirittura servirsi di dati che promanano dall’esito delle prove PISA o dei voluminosi “repertori” OCSE.

L’articolo di Repubblica online, segnalatoci dalla professoressa Serena di Massa Carrara, ci aiuta a capire la nessuna attendibilità dell’OCSE, dei suoi derivati e delle sue pratiche: le migliaia di tabelle, i milioni di dati che l’organizzazione doviziosamente distribuisce per il mondo non hanno, a breve e a lungo termine, altro fine se non quello di delegittimare sistemi scolastici e formativi pubblici per fare spazio e profondere i finanziamenti per scuole private e prodotti telematici sostitutivi della didattica.

Ricordiamo, ancora una volta, ai nostri lettori che l’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) non ha nessun titolo né accademico né democratico, che ne accrediti l’attendibilità. L’unica rappresentanza a cui l’OCSE risponde è quella dei poteri finanziari emergenti nei vari paesi che delegano propri Continua a leggere


Studenti contro l’Invalsi. Di base autorganizzati ma non autarchici

studenti contro l'invalsiSono ormai più di 10 anni che i docenti sono costretti a somministrare e a correggere i quiz dall’INVALSI e sono dieci anni che si manifesta un’opposizione antagonista, irriducibile. Se un qualunque cittadino, studente, genitore o insegnante, andasse a cercare le tracce di questo movimento ne troverebbe molte, disperse, spesso occasionali, soprattutto in rete.

Ma ciò, a nostro parere, è assolutamente insufficiente a far cresce un movimento consapevole e soprattutto basato su una memoria consolidata. Ogni nuovo arrivato, ogni generazione deve ricominciare da zero o quasi.

Sarebbe utile, se un collettivo di secondo ginnasio, un comitato di genitori di scuola elementare, avesse un’antologia in cui siano archiviate tutte le innumerevole forme di lotta che gli studenti hanno saputo mettere in campo: gli sberleffi sui fascicoli INVALSI, ai cortei, i flash-mob in piazza, gli striscioni calati dalle facciate delle scuole, i documenti di analisi approfondita.

Un‘antologia sicuramente utile ma anche interessante e divertente. Siamo anche convinti, che un tale deposito organizzato ed articolato, disponibile, pubblico, sia indispensabile per fare un salto dalla mera Continua a leggere


Il tutore e i compagni di strada: uscire dal tunnel o entrarci definitivamente?

Di Renata Puleo

Da leggere assolutamente come incipit: C’È UNA LUCE IN FONDO AL TUNNEL? by Wouter J. Hanegraaff – http://www.roars.it/online/ce-una-luce-in-fondo-al-tunnel-la-qualita-come-risposta-al-neoliberismo-e-alleccesso-informativo/

Quelle che seguono sono alcune riflessioni in margine al convegno organizzato dal Movimento 5Stelle, il 12 maggio scorso, dal titolo “Scuole e docenti: la valutazione fra mythos e praxis. Orizzonti culturali, buone pratiche e critica della valutazione del sistema d’istruzione” (si veda la locandina in calce). Una annotazione sul titolo, veramente un po’ pretenzioso, e sul luogo. Sia mito che prassi sono parole densissime, appartengono al canone culturale classico della filosofia, della letteratura, della politica alta. Solo un intervento (Gianluigi Dotti, Associazione Docenti Art 33) ne richiama la portata e in qualche modo l’inadeguatezza rispetto allo stile degli interventi di apertura. La sala del Senato: un modo per accreditarsi come forza di governo da parte dei pentastellati? Qualcosa di più democraticamente vicino alla scuola, che so, l’aula magna di un liceo o di un istituto comprensivo? Una diffusione meno elitaria dell’iniziativa poteva provocare qualche vulnus al regime delle alleanze in fieri?

Dopo un saluto da parte del Vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, la senatrice Silvia Chimienti svolge un’ampia introduzione al tema, sottolineando come sono le criticità del SNV che interessano al Movimento, vista l’opposizione condotta contro la legge 107/2015. Il ruolo di moderatore è affidato a Lorenzo Vendemmiale, giornalista de Il Fatto Quotidiano.it che Continua a leggere


Che fare il 9 maggio contro i quiz invalsi?

divieto di scioperoRiceviamo e volentieri pubblichiamo i consigli di una professoressa toscana destinati ai colleghi per non restare inerti al diktat di regime della Commissione di Garanzia, del Governo e dell’ INVALSI.

Vista l’impossibilità coatta a scioperare per il giorno 9, i colleghi che intendono opporsi ai quiz possono:

1. inviare al preside la dichiarazione di indisponibilità a somministrare e /o correggere i quiz (a destra trovate il kit di resistenza con allegati due modelli da adattare alle situazioni specifiche: uno è più completo e può essere usato sia per dichiarare l’indisponibilità alla Somministrazione, Correzione e/o Tabulazione, mentre con il secondo ci dichiariamo indisponibili alla correzione e tabulazione nei casi in cui non si siano somministrati i quiz ed i DS chiedano di svolgere le altre attività). Spesso i presidi, pur di non avere rogne, individuano docenti “più disponibili”;

2. se il preside insiste, fare presente che prenderete in considerazione solo ordini di servizio scritti;

3. di fronte all’ordine di servizio scritto, è possibile fare rimostranza (sempre in allegato nel kit di resistenza scaricabile a destra); accade che i presidi si fermino qui e non facciano la reiterazione dell’ordine di servizio;

4. se il preside non reitera l’ordine di servizio, si può tranquillamente non somministrare né correggere i quiz, senza incappare in nessun tipo di sanzione;

5. se il preside reitera l’ordine di servizio ci sono due possibilità: o ottemperare e dunque svolgere la somministrazione e /o la tabulazione oppure rifiutarsi comunque, senza svolgere le attività relative ai quiz oppure mettendo in atto una sorta di didattica attiva capovolgendo le richieste dell’Invalsi e facendo svolgere le prove come una normale lezione: discutere la prova, allungare i tempi, non allontanare gli studenti portatori di handicap, ecc.

Occorre però avere la consapevolezza che, rifiutando di eseguire la reiterazione dell’ordine di servizio, c’è la possibilità di avere una contestazione disciplinare, probabilità che dipende in gran parte dall’atteggiamento del preside con cui si ha a che fare; la sanzione disciplinare può andare dalla censura scritta deliberata dal DS, ma può essere anche una sanzione più grave, quale per esempio la sospensione dal Continua a leggere


Il fanfarone di regime si mette all’opera

dati invalsiIl solito direttore di ricerca dell’INVALSI, il dott. Ricci, è sceso in campo con le sue solite, negli anni, fanfaronate sulla scuola italiana (comportamento abituale in ogni circostanza in cui sia possibile ascoltarlo, o leggerlo): «di grande soddisfazione», dice Roberto Ricci, responsabile dell’area Prove dell’ente che eroga i test. Oggi 550.774 alunni di seconda elementare e 562.455 di quinta, hanno affrontato i quiz di italiano. Quelli delle seconde, anche la prova di lettura. Complessivamente, l’adesione è stata del 97,5% nelle classi seconde, del 97,46% nelle quinte. (Leggermente) meglio dell’anno scorso, quando consegnarono le prove svolte il 97,46% degli alunni di seconda e il 96,32% di quelli di quinta. »

Sono anni che documentiamo la sagacia comunicativa manifestata dall’INVALSI nel negare l’ informazione agli italiani sulla partecipazione di alunni e studenti alle prove annuali. Sappiamo che il solo detentore dei dati pubblicizzati dal Ricci è l’INVALSI medesimo. Infatti, in tempo reale può venire a conoscenza di quanti alunni stanno partecipando alle prove. Siamo certi che nemmeno il Ministero conosca i dati reali… finirà per avere, eventualmente, quelli che l’INVALSI avrà la compiacenza di fornirgli.

Nel 2015, il nostro gruppo NoINVALSI documentò analiticamente la inattendibilità e la manipolazione dei resoconti (). Si trattava dei grafici del rapporto sulle prove (sempre fonte INVALSI) relativi alla Continua a leggere


Storie di straordinaria insipienza Invalsi

 I quiz INVALSI uno ad uno

InvasiIl Dott. Ricci, direttore delle ricerche INVALSI, si è lamentato, in occasioni pubbliche, perché qualcuno osa definire quiz le prove somministrate a milioni di bambini e ragazzi delle scuole italiane. Per una volta conveniamo con il dott. Ricci: i quiz delle pubblicazioni enigmistiche o delle trasmissioni televisive sono cosa ben più seria e “falsificabile” scientificamente delle vergogne prodotte e rifilate agli studenti ormai da anni.

Avremmo voluto realizzare una rassegna completa dei quiz somministrati a bambini di seconda elementare a maggio delle scorso anno. Ma la molteplicità degli errori, papere, sbagli, strafalcioni inseriti dall’INVASI nelle prove, la loro varietà e la diversità delle forme, rendono il compito improbo. Abbiamo, quindi, ripiegato sull’esame ed esposizione di una prova per volta.

In altra occasione abbiamo già presentato la prima domanda (A1) proposta dal fascicolo. Quella che intendiamo analizzare qui è il “quesito” B 15, sempre relativo alla “PROVA DI ITALIANO – Scuola primaria – Classe Seconda Anno Scolastico2015-2016”. Tralasciamo le considerazioni generali già esposte e veniamo alla prova. Questa che segue è estratta dal fascicolo. Provate a Continua a leggere


La curva di Gauss e l’INVALSI: come schiacciare sulla media standard tutte le differenze

Renata Puleo, Gruppo NoINVALSI – Roma

All’Italia serve una buona scuola […] l’istruzione è l’unica soluzione strutturale alla disoccupazione […] dare al paese una buona scuola significa dotarlo di un meccanismo permanente di innovazione, sviluppo, e qualità della democrazia […] pronti a rifare l’Italia, cambiare l’Europa, affrontare il mondo. […] non c’è autonomia senza responsabilità. E non c’è responsabilità senza valutazione. […] ogni scuola deve poter schierare la miglior squadra possibile.”

La Buona Scuola, 03/09/2014

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Premessa

La Buona Scuola ha il suo manifesto culturale e politico nel testo liquidato nel settembre 2014 e consegnato “alla più grande consultazione – trasparente, diffusa, online e offline – che l’Italia abbia mai conosciuto finora” (sic). Quella che lì si delinea è la conclusione di un processo iniziato alla fine degli anni ’90 quando il riformismo socialdemocratico e quello di destra hanno iniziato la sistematica distruzione della scuola pubblica, il cui esito è ora la definitiva liquidazione a cura della sinistra quarantenne. Il cambiamento culturale in atto rappresenta una mutazione antropologica che disegna un nuovo modo di vivere la socialità, la formazione, il lavoro: una nuova forma di vita regolata sul paradigma neoliberale.

Una forma di vita è una vita inseparabile dalla sua forma, dal sistema di regole che la istruisce, che la condiziona, è una vita adattata, è adesione acritica, rassegnata, ottusa, ad un ambiente, non a un Mondo. Dove per Mondo intendiamo lo scambio relazionale continuo fra soggetti, interazione linguistica, fluire di energie fra i corpi. Una regola, per contro, modula come nelle prescrizioni monastiche, ogni momento della giornata di chi vi aderisce (G. Agamben, 2013). La creazione di un tipo umano, che è conseguenza del rispetto della regola, produce un paradosso: unicità e Continua a leggere