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Le buone pratiche che affiorano di tanto in tanto

Un organo collegiale come il Consiglio d’Istituto cui è affidato formalmente la buona gestione della scuola ha davanti a sé un compito difficile da realizzare, sempre più difficile. È sin dalla sua origine un organo elettivo che agisce collegialmente e socialmente.
I due difetti maggiormente ricorrenti di questi tempi sono:

a) Una spirale infernale che comincia con una progressiva spoliazione dei poteri dell’organo collegiale in funzione di un accentramento dei compiti dei Dirigenti Scolastici, prosegue con una partecipazione sempre meno convinta e più rara alle elezioni triennali, poi i Dirigenti il più delle volte si impegnano loro a trovare genitori, insegnanti, ATA compiacenti che accettino di candidarsi e il cerchio si chiude su un organo collegiale fatto a misura del Dirigente.

b) In molti casi gli stessi membri dei Consigli pensano di essere stati eletti per costituire l’ultima ruota del carro ministeriale responsabile della corretta esecuzione della volontà del ministro, sia essa espressa con normativa o millantata e una totale subordinazione al Dirigente Scolastico.

Prima di arrivare al degrado attuale non è che le cose andassero molto meglio. Era raro che un Consiglio di Istituto avesse una propria capacità di riflessione, e perciò una autonoma visone di quale dovessero essere le finalità della scuola pubblica, i compiti attinenti alle singola scuola, alle modalità con cui perseguire finalità e compiti. Ma soprattutto mancava la coscienza di costituire una rappresentanza.

Raramente, molto raramente, rappresentanti dei genitori, rappresentanti degli insegnanti, rappresentanti degli studenti e degli ATA riunivano o indicevano una assemblea della componente che li aveva espressi, votandoli, non solo in previsione di una decisione o una delibera da fare, ma nemmeno per un’informazione puntuale sull’andamento della scuola e dei suoi problemi.

Quindi anche prima che la falsa Autonomia centralizzasse le scelte e la gestione nel Dirigente scolastico era raro imbattersi in documenti di un Consiglio di Istituto che avesse riflettuto e approfondito sui temi di fondo della

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Organici scolastici. I buoi sono già scappati?

La riunione del Ministro Bianchi del 16 marzo ha confermato che i buoi sono già scappati, il Ministro ha presentato ai sindacati le tabelle con gli organici per l’anno scolastico 2021-2022. (vedi allegati)

Non abbiamo dubbi che i sindacati concertativi faranno sostanzialmente sponda alle decisioni del Ministro e comunque ci sembra sia il caso per lo meno di allarmarsi per quello che ci dicono i numeri delle tabelle ministeriali. Partiamo dalla prima tabella A quella relativa all’Organico triennale dell’Autonomia 2021-2023 (esclusi i posti di Potenziamento)

a) La tabella ci dice che per il prossimo anno non ci sarà nemmeno un posto in più rispetto a quest’anno, anzi ad essere precisi ci saranno 8 posti in meno. Nei professionali dove vige l’“Obiettivo decremento” i posti in meno saranno 650 tra ITP (insegnanti Tecnico Pratici – 486) e insegnanti laureati -164).

La cosa ha dell’incredibile dopo tutte le parole espresse con impegno quasi fanatico nei confronti dell’importanza della centralità della scuola, non si prevede di diradare nemmeno un alunno dalle classi pollaio.

Inoltre incombe che i 20 miliardi del Ricovery Plan possano essere spesi per i Patti Educativi Territoriali per pagare i “volontari” che realizzeranno l’integrazione sui territori.

Ma la cosa che scandalizza maggiormente è che, dopo aver inneggiato alla formazione tecnico professionale, si cancellino 486 posti da ITP che significa la

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L’autonomia capovolta della scuola

Pensiamo che buona parte dei nostri lettori sappiano che la falsa autonomia della scuola ha completamente rovesciato il significato originario della parola e che autonomia scolastica oggi ha il significato di individualismo, competizione ma anche accentramento dei poteri lungo una catena che parte dai dirigenti scolastici al governo che si sostituisce al Parlamento.

Non è mai troppo ricordare ai nuovi genitori e ai nuovi insegnanti che alll’arrivo del Dirigente Scolastico–manager–preside sceriffo era in atto un faticoso e stentato percorso per realizzare una scuola caratterizzata da partecipazione e gestione sociale.

Un percorso non facile già solo da pensare e che aveva bisogno di tempo per i tentativi, gli esperimenti, difficile di per sé ma che è stato impossibile realizzare in un contesto nemico acerrimo della partecipazione, dell’autogoverno, delle responsabilità individuali e collettive.

Il Preside o direttore Didattico erano primus inter pares, ossia primi tra eguali, presiedeva il Collegio dei Docenti sovrano nelle scelte e nella programmazione didattica. Nel Consiglio d’Istituto i presidente era un genitore, in questo consiglio il numero dei genitori era pari a quello degli insegnanti (tutt’ora è così ma con un preside autocratico strapotente e pervasivo).

Va ricordato che il governo sociale della scuola con i suoi Organi Collegiali interni, era accompagnato dagli Organi Collegiali territoriali che enfatizzavano e davano seguito e continuità alle scelte anche quelle delle singole scuole.

L’autonomia che soppianta la gestione sociale

Gli organi collegiali territoriali erano il Consiglio di Distretto, il consiglio scolastico provinciale, e Consiglio Nazionale della pubblica Istruzione. Il

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Le armi immagazzinate dai “criminali distruttori della scuola pubblica*”

*Da un cartello portato al collo di una mamma in una manifestazione del 2009

Invalsi Fondazione Agnelli

Negli oltre dieci anni di vita di questo sito ci siamo adoperati per documentare e denunciare la natura ascientifica o antiscientifica dell’INVALSI delle sue azioni, pratiche, rilevazioni, analisi, conclusioni. In questa difficile impresa non siamo mai stati soli, insegnanti, studenti, ricercatori, genitori consapevoli e critici ci hanno accompagnato Una minoranza forse, ma vigile ed operosa.

L’articolo di Carosotti–La Tempa su Roars.it che presentiamo oggi ci rafforza in un’idea, un argomento che coltiviamo da tempo, l’INVASI e i suoi accoliti, fondazioni bancarie in primis, la Fondazione Agnelli (Socio fondatore IFI Istituto Finanziario Italiano) hanno allestito arsenali a tutti i livelli (al vertice c’è l’OCSE) per le occasioni che si presentano per poter aggredire nei più vari modi possibile i loro peggiori nemici. I sistemi di Istruzione Pubblica.

Le armi accumulate negli arsenali sono costitute da batterie composte da miliardi di numeri, milioni di tabelle, centinaia di migliaia di graduatorie, giudizi, pregiudizi già pronti e definiti per sparare sui sistemi d’istruzione e scolastici in tutto il mondo. Come testimonia Stigliz (ex Economista del Fondo Monetario Internazionale pentito e dimissionario) non esistono solo gli arsenali di numeri, prove oggettive e standardizzate, in molte circostanze sono sufficienti batterie costituite da debiti pubblici coltivati apposta per impedire il finanziamento ai sistemi di Istruzione Pubblica in tandem con quelli sanitari.

Nel caso dell’articolo di Carosotti–La tempa viene acceso un faro sulla possibilità di utilizzare la pandemia del Covid 19 e la Didattica a Distanza diffuso come strumento di emergenza, al fine di imporre alle società sistemi di insegnamento legati al mercato dei prodotti telematici compressi e limitati dai sistemi di istruzione pubblici inutilmente costosi in denaro e lavoratori acculturati e spesso critici.. Un obiettivo che la finanza e la Confindustria Europea si erano dati almeno una trentina di anni fa, la eliminazione anche parziale della scuola pubblica avrebbe consentito uno sviluppo del mercato telematico di decine di migliaia di miliardi.

Un obiettivo che sta bussando ora alla porta dell’Italia e di tutti gli altri paesi europei con la consapevolezza che sempre più spesso i “rappresentanti” oggi al vertice dei poteri legislativi coincidono con i rappresentanti dei poteri finanziari primi interessati a disfarsi dell’ostacolo costituito dalla scuola pubblica allo sviluppo del mercato dei prodotti telematici che oggi costituiscono il mercato finanziario che produce la maggior parte dei profitti e rendite nel nostro Pianeta. Lasciamo la parola agli autori.

Fortunato e Piero del Collettivo NiNaNda

Il modello insegnante INVALSI-Fondazione Agnelli: di nuovo.

Da Roars.it, di Giovanni Carosotti Rossella Latempa – 2 Marzo 2021

La Fondazione Agnelli torna a proporre alcuni risultati della sperimentazione “Osservazioni in classe”, condotta diversi anni fa in collaborazione con l’INVALSI, i cui esiti erano in parte stati anticipati nel 2017  e da noi già commentati. Le ulteriori “elaborazioni e interpretazioni dei dati” proposte oggi, di poco si discostano da quelle di allora e sono state…

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Edifici scolastici, lo stato amaro dell’arte

I dati relativi all’edilizia scolastica non sono facilmente conoscibili perché, nonostante il sito ufficiale del MIUR dedichi all’argomento uno specifico portale fino a circa un mese fa perfettamente funzionante, oggi cliccando sui link più significativi che dovrebbero condurre ai dati imbarazzanti dell’anagrafe si accede a pagine rimosse. Noi fortunatamente siamo in possesso di uno screenshot acquisito nel mese di dicembre prima che le pagine venissero oscurate dove campeggia un dato sconcertante: ben 3.042 edifici “inattivi” più 34 “terremotati” a fronte di 40.160 edifici attivi.

Prima pagina del Portale dell'anagrafe dell'edilizia Scolastica

Prima pagina del Portale dell’anagrafe dell’edilizia Scolastica attualmente oscurata

In base alle conoscenze di cui disponiamo vorremmo affrontare l’argomento in due paragrafi diversi; il primo relativo al reperimento delle scuole abbandonate che dovrebbero immediatamente essere oggetto di una rilevazione e valutazione tecnica.
3.042 scuole sono un patrimonio eccezione, almeno 70.000 aule “inattive” da ripristinare al più presto che consentano la formazione di almeno 140.000 classi con un numero sostenibile ognuna di studenti in sicurezza.

Ma questo non è il solo TESORO edilizio non attivo, Ci sono migliaia di scuole funzionanti che hanno al loro interno un certo numero di aule inutilizzate le

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Liceo Mamiani. Comunicato degli occupanti a seguito dell’occupazione

A seguito dell’occupazione del Liceo Mamiani, avvenuta dal 10 al 13 febbraio 2021, noi occupanti con questo comunicato intendiamo chiarire la nostra posizione e le ragioni del nostro atto.

Innanzitutto confermiamo (come già indicato nel comunicato del 10 febbraio) che i motivi dell’occupazione non dipendono da un’avversione nei confronti né del corpo docente né della Dirigente Scolastica ai quali riconosciamo l’impegno profuso in un periodo di massima emergenza sanitaria e scolastica.

Vogliamo poi ricordare che per tutta la durata dell’occupazione abbiamo rispettato le norme anti Covid (mascherine, distanziamento, rivelatore della temperatura all’ingresso, limite di persone all’interno dell’edificio di giorno e di notte, tracciabilità) precisando che, prima dell’occupazione, ognuno di noi si è sottoposto a tampone antigenico (risultando tutti negativi); era inoltre già previsto che lo ripetessimo a fine occupazione, difatti anche gli studenti a cui non è stato prenotato dalla scuola si sottoporranno al test.

Dopo quasi un anno di didattica a distanza ne abbiamo dovuto riconoscere l’inadeguatezza, poiché essa rende impossibile instaurare quella relazione studente-insegnante efficace, volta alla formazione della personalità dell’individuo, come previsto dall’art.1 comma 1 e comma 3 dello “Statuto degli studenti e delle studentesse”: vogliamo vivere l’esperienza formativa da protagonisti, ma siamo stati costretti a viverla come meri destinatari della cultura altrui.

Abbiamo occupato la scuola solo dopo aver manifestato per molte settimane e aver cercato un confronto che non è stato accettato, per riappropriarci degli spazi sociali che la scuola deve offrire, in primo luogo a tutti gli studenti, per

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