Il certificatore di Stato

big-sisterr AjelloGruppo NoINVALSI

La Presidente dell’INVALSI Anna Maria Ajello, fa sentire la sua voce, in genere piuttosto flebile rispetto quella dei dottori Ricci e Mazzoli (rispettivamente Responsabile Area Prove e Direttore), dalle pagine, ovviamente, del giornale della Confindustria, Il Sole 24 Ore. L’avverbio invita a considerare come un’ovvietà (evidenza immediata) l’interesse stringente del capitale privato verso la scuola, l’INVALSI come mediatore. Nell’articolo si danno le direttive per il prossimo anno e si precisa con chiarezza esemplare (è davvero inutile ormai girarci intorno) quale ruolo ricopre l’istituto di valutazione. L’esame di stato, fine primo ciclo e superiore di secondo grado, si trasformerà in due mosse: i) verrà scollato il test dalle prove effettuate dalle commissioni di insegnanti; ii) la prova standardizzata assumerà, proprio in virtù della sua indipendenza, la funzione di certificazione delle competenza (al singolare e al plurale, per matematica, italiano e prossimamente per inglese). L’obbligo di somministrazione (e correzione) viene ribadito come attività istituzionale, unica capace di garantire alle famiglie, agli studenti, ai cittadini tutti, la serietà dell’esito del percorso scolastico. Viene dato per certo, dopo anni di sperimentazioni presunte tali, che solo un organismo esterno, terzo, può esser il “garante” del possesso della/e competenza/e “piena e stabile”. Si tratta, continua la Presidente, di dimostrare che l’alunno alla fine della terza media e del ciclo delle superiori “sa ragionare” sa “andare oltre l’informazione data”.
L’operazione da boa constrictor dell’INVALSI appare evidente nel giudizio che fa da sostrato alla informazione apparentemente neutrale della Ajello: gli insegnanti potranno continuare a valutare alla loro maniera (non scientifica, non attendibile, non trasparente: soggettiva e mutevole) ma, solo l’istituto nazionale potrà dire cosa veramente è successo durante il processo insegnamento-apprendimento, il test fa fede. Insegnanti, pressappochisti e Continua a leggere


Mark Twain centocinquanta anni fa aveva già previsto l’invalsi e la raffinata filosofia epistemologica del dott. Ricci, dirigente e responsabile della ricerca dell’istituto

veleno invalsiÈ noto a tutti che spesso la letteratura e i letterati manifestano capacità profetiche, predittive inaspettate. Stupisce, però, che uno scrittore come Mark Twain che non era né divulgatore scientifico, né uno scrittore di fantascienza abbia saputo, con tanto anticipo, prevedere l’esistenza futura delle prove oggettive standardizzate, dell’INVALSI e, soprattutto, di un direttore dell’area ricerche che valuta ogni anno l’apprendimento di 2 milioni e 250mila studenti.
Ma la preveggenza non è la sola qualità manifestata dallo scrittore nel racconto
Some Rambling Notes of an Idle Escursion (1877). Il Capitano della Baleniera che esercita l’arte medica con scrupolo si pone problemi di carattere scientifico in un testo conciso ma in grado di esprimere compiutamente l’essenza delle pratiche e della filosofia INVALSI e della valutazione comparativa meramente quantitativa che oggi viene ancora imposta alla grande nell’intero globo terracqueo.

Piero Castello del Gruppo NoINVALSI – Roma

Nel brano riportato uno dei tre capitani di lungo corso, in vacanza, racconta ad un gruppo di amici.

Oggi, fra gli altri discorsi, è venuto fuori che le baleniere non hanno medico a bordo: il capitano assomma la funzione di medico alle altre sue incombenze. Non solo somministra medicine, ma mette a posto gambe e braccia rotte, secondo nozioni sue personali, o taglia e ne riduce il moncone, quando sembra che l’amputazione sia la cosa migliore da fare. Il Capitano è provvisto di una cassetta di medicinali, e le medicine sono indicate per numero, invece che per nome. La cassetta è accompagnata da un libro di istruzioni, che descrive le malattie per sintomi e dice. “Dare un cucchiaino del numero 9 ogni ora”, oppure:” Dare 10 pillole del numero 12 ogni mezz’ora”, eccetera. Uno dei nostri comandanti, una volta, incontrò nel nord del Pacifico un capitano che era sbigottito e perplesso al massimo. Questi disse: “C’è qualcosa che non mi quadra in questa faccenda della cassetta dei medicinali. Uno dei miei uomini stava poco bene…niente di grave. Ho guardato nel libro che diceva: “Dategli un cucchiaino del numero 15. Io sono andato a vedere nella cassetta dei medicinali e ho visto che ero rimasto senza numero 15. Allora ho pensato di mettere insieme una combinazione che corrispondeva alla ricetta, e così gli ho dato mezzo cucchiaino del numero 7 e mezzo cucchiaino del numero 8 e che io muoia fulminato se questo non l’ha spedito all’altro mondo in un quarto d’ora! C’è qualcosa, in questo sistema della cassetta dei medicinali, che proprio non riesco a capire!”


A rapporto!

SECONDA PARTE
Le Prove-INVALSI 2015/16

di Renata Puleo (No INVALSI), Livia Alario (maestra scuola primaria)

invalsiLe prove
Forse, ci siamo dette Livia e io, è il Rapporto Tecnico che accompagna quello qui analizzato, il riferimento a cui allude la nota in cui l’INVALSI promette dati e forse commenti più diffusi? Mi sono ricreduta subito. Siamo di fronte a 109 pagine di statistica, formule, grafici, per lasciare inteso a chi afferma che i test sono non solo inutili ma mal confezionati, che essi sono preparati con estrema cura. Non trovo qui nulla sull’VA, a meno di non ricavarlo fra le righe. La bibliografia, utile a capire l’orientamento e il retroterra del redattore, qui è un elenco di lavori statistici e docimologici anglosassoni (a eccezione di un saggio di linguistica testuale). Non facilitano la comprensione di noi poeti e navigatori a bussola. Ci dobbiamo fidare: chi parla “difficile” sicuramente ha ragione.

Le tabelle sulle prove che qui abbiamo selezionato e commentato, non vogliono assolutamente costituire un invito a confezionare meglio i test. Resta chiarissima la nostra valutazione di fondo: il test non serve alla scuola, non serve ai suoi insegnanti, non aiuta a migliore alcuna prestazione di base, non valuta “la competenza”, al singolare e in senso ampio (Valeria Pinto).
Un test si limita a registrare qualche abilità banale. Serve, forse, a comparare statisticamente il livello dei sistemi scolastici dei vari paesi, come serve, a mo’ di fermo-immagine, ogni rilevazione statistica internazionale (vedi i caso del PIL e di altri indicatori e descrittori socio-economici che vanno costantemente corretti e integrati con valutazioni qualitative dei fenomeni indagati).
Serve, sicuramente, alla continua erosione del prestigio dei docenti e della scuola pubblica, a tutto vantaggio della marginalizzazione e della privatizzazione dell’educazione e dell’istruzione (è il dettato europeo, della troika).
Il commento alle tavole su alcune prove ci serve a evidenziar che l’INVALSI non è nemmeno padrone a casa sua. La “casa della misurazione oggettiva”, scientifica. I test sono imprecisi, quando non palesemente errati. Se un uso ne possono fare i docenti (ovviamente dopo aver boicottato in ogni modo la loro somministrazione censuaria!) è quello che già qualche anno hanno suggerito alcuni insegnanti: smontarli, farne apparire tutta l’insufficienza come Continua a leggere


Il marketing agostano dell’invalsi

L'invalsi lava più biancoIn pieno Agosto, esattamente il 23, il quotidiano “la Repubblica”, fornisce, presumiamo gratis, all’INVALSI e alla sua presidente un’intera pagina fittissima di benevola propaganda. L’intervento della giornalista, Ilaria Venturi, è assai limitato: soprattutto la presentazione iniziale, che peraltro testimonia di una discreta informazione della stessa giornalista in materia d’INVALSI.
Per il resto, la Presidente Ajello procede a briglie sciolte, senza che la giornalista la incalzi con qualche domanda delle molte che pure le affermazioni della Presidente avrebbero suggerito.

PARTIAMO DALLA GRAFICA
La grafica, che costituisce l’incipit dell’intera pagina, comincia con una serie di 4 grafici che vorrebbero dare ragione del “tasso di partecipazione “ delle scuole italiane alle prove mettendo a confronto la partecipazione dell’anno 2015 con quella dell’anno 2016. È da tempo che ribadiamo che questi grafici, più che fornire dati di conoscenza, indispensabili ad una valutazione della operatività delle prove (raccolti e disponibili soltanto a INVALSI e Il Ministero), le conoscenze non le danno: le occultano.
Infatti i dati sono forniti esclusivamente in forma aggregata per le intere regioni e non danno ragione della diffusa e radicale contestazione avvenuta nelle scuole, che sono più di 8.000 nell’intero Paese. Così non si capisce se la partecipazione alle prove sia relativa alla adesione formale dei Dirigenti scolastici, alla rilevazione specifica delle classi o alla partecipazione degli studenti. Non si capisce se partecipazione significhi la presenza a scuola degli Continua a leggere


A Rapporto!

Le Prove-INVALSI 2015/16

di Renata Puleo (No INVALSI), Livia Alario (maestra scuola primaria)

invalsiIl commento è suddiviso in due parti, la prima sul testo del Rapporto, la seconda nel merito delle Prove di Matematica per la scuola primaria.

PRIMA PARTE
1. Il testo del Rapporto
Come è già stato fatto notare su questo blog la pubblicazione dell’ultimo Rapporto Risultati- Rilevazioni Nazionali Apprendimenti 2015/16 cura dello staff dell’INVALSI, non presenta novità di rilievo, non aggiunge nulla alla ormai consolidata “filosofia” dell’Istituto.
I primi sei capitoli recano la stessa titolazione dei precedenti, un copia-incolla con molte copiature e qualche commento incollato. Il settimo capitolo, “L’evoluzione dei risultati grezzi e il valore aggiunto”, titolo assai gonfiato per appena due paginette, consiste nella solita operazione di messa a punto fittizia di concetti presi a prestito dalla prosa economica. Del resto, che l’INVALSI sia molte cose (agenzia, semplice agente per conto del MIUR, perito con poca capacità di periziare, ecc) meno che un istituto di ricerca, riceve dalla lettura del rapporto nuove conferme. Il lavoro è – ad essere generosi – solo interno ad una vecchia prassi docimologica, nessuna ricerca originale, nessun autentico supporto a chi sta a scuola.
Un paio di annotazioni politiche. La Presidente Ajello aggiunge alla Prefazione, copiata dalla precedente:
i) l’allineamento delle prove al contesto internazionale;
ii) una nota di rammarico per la scarsa partecipazione alla tornata di prove nel Sud (che definisce un “vulnus”);
iii) un invito ai docenti ad abbandonare l’autoreferenzialità;
iv) una chiusa sulla confortante speranza che gli stessi attennuino le loro critiche anche perché – malgrado la scarsa stabilizzazione del personale INVALSI – le cose andranno verso il meglio.
Nel testo del paragrafo sui dati, capitolo primo, si sottolinea che il cheating (imbrogli di vario genere e a cura di diversi agenti) ancora non è stato battuto definitivamente e ci si chiede se non occorra approfondire il significato della sua manifestazione anche in presenza dell’osservatore esterno (sic!). Nessuna considerazione quest’anno sull’entità – e dunque sul danno inferto! – dello Continua a leggere


La nostra Renata Puleo l’11 settembre alla festa per il NO a Reggio Emilia

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Federmeccanica fa i soldi con l’alternanza scuola lavoro

Confindustria: il fiore all’occhiello

Confindustria e l'alternanza scuola lavoroDi cosa stiamo parlando

Nel corso della strada che porterà alla piena attuazione dell’Alternanza Scuola Lavoro la Confindustria ha indossato il vestito della festa e si è messa all’occhiello un fiore dall’odore stomachevole, quello del milione e 200mila euro che la Federmeccanica incasserà dalla stato per realizzare il progetto della formazione “on the job”, come lo chiama il Sole 24 Ore con l’intento di dare lustro ad una volgare e usuale forma di sfruttamento dei giovani a lavoro.

Il progetto che viene messo a punto nel mese di luglio, dopo aver firmato un protocollo con il MIUR alla fine di giugno, prenderà il via il prossimo anno scolastico coinvolgendo 104 imprese meccaniche e 50 scuole. Ma il progetto, a regime, prevede il coinvolgimento di 500 aziende e 5.000 studenti.

Partiamo dai soldi

Il Comma 39 della legge 107 * (la pessima scuola renzista) prevede la spesa per annua per la realizzazione dell’Alternanza Scuola Lavoro 100 milioni di euro l’anno. Il finanziamento complessivo, quindi sarebbe di 66,6 euro l’anno per ogni studente. Questo primo anno, se i dati sono quelli che pubblica la Confindustria sul suo quotidiano, il finanziamento di 1,2 milioni dovrebbero Continua a leggere