La bufala dell’alternativa

Scuole private; non costituiscono un’alternativa

Come fa dal 2014, il giornale della Confindustria Il Sole 24 ORE ha allegato al quotidiano di Venerdì 5 gennaio la “Guida 2021 Scuole superiori”, un fascicolo- inserto di ben 96 pagine che dovrebbe aiutare i “genitori per bene” a scegliere a quale scuola iscrivere i propri figli per l’anno prossimo.
Il fascicolo contiene 5 diversi capitoli; l’ultimo capitolo comincia a pagina 52 e fino a pagina 76 costituisce il cuore dell’aiuto che la Confindustria realizza per i genitori che devono scegliere: LE ECCELLENZE, 25 pagine con un interminabile elenco in cui vengono elencate in ordine per ciascuna regione le scuole superiori, divise per i vari ordine di studio; Licei e relative articolazioni, Istituti Tecnici e Professionali, anche loro con le relative articolazioni.
La preziosità del libercolo consiste nel fatto che, delle oltre 50mila scuole (tra pubbliche e private), vengono fatti i nomi in rigorosa gerarchia delle prime 10 scuole di ogni ordine scolastico che hanno il merito di essere le ECCELLENZE sul mercato scolastico.
Ma come viene misurato il merito di ciascuna scuola? Un “merito” che, per i genitori, migliore non potrebbe esserci: il risultato negli studi universitari per i maturati nei licei, e per gli istituti tecnici e professionali, il numero più alto dei diplomati che ha trovato lavoro a 2 anni dal diploma, ma anche un lavoro che sia nel raggio di 10 Km dal capoluogo di provincia.
È la chiusura del cerchio: come è noto, i figli dei ricchi devono continuare ad essere ricchi e siccome chi è ricco abita nei quartieri dei ricchi, essendo ricco il pupo deve frequentare una scuola per ricchi, e come dimostra l’”EDUSCOPIO” che fa le graduatore tra le scuole bisogna seguire la gerarchia stabilita.
Ma ci potrebbe essere qualche svista, qualche infiltrato, quindi bisogna

Continua a leggere

Precario diario della pandemia

Tra gli insegnanti spesso si evoca l’impossibilità di avere rapporti significativi con gli studenti che non siano quelli gerarchici previsti dalle istituzioni scolastiche.
Spesso la stessa impossibilità viene evocata nei confronti dei genitori. Ma allora c’è un po’ puzza di bruciato in tutto questo. Quale sarà la causa di questa incomunicabilità che aleggia tanto diffusa nella scuola?
Non vogliamo annullare il carattere asimmetrico che esiste tra adulti e bambini o tra adulti e adolescenti, soprattutto quando l’adulto è investito della una funzione di educatore. Ma siamo sicuri siano proprio impossibili scambi su terreni e spazi condivisi che consentano di eliminare o attenuare l’asimmetria dei rapporti?
Il diario che andiamo pubblicando ormai da qualche puntata un’indicazione ce la da. Quando la relazione si instaura sul piano politico e su quello del conflitto il terreno può suggerire o imporre un rapporto paritario e simmetrico senza rinunciare alle diversità e alle asimmetrie imposte da altri contesti o situazioni.

Diario giorno 6 – 15 gennaio 2021

“Ciao, quando possiamo vederci per un pò di Fisica e Matematica?”

“Lunedì 18 ti andrebbe bene?”

“Ma lunedì io sto in sciopero contro la DAD!”

“Bello de casa, solidarizzo, ma che andate di nuovo in piazza?”

“Si, ad Albano, sempre in Piazza Pia credo. C’ero pure lunedì scorso, abbiamo fatto anche il corteo, facevo il servizo d’ordine”

“Allora invece di vederci il pomeriggio per studiare qualcosa, ci vedremo in piazza, vengo pure io! Ma c’era qualche prof vostro l’11?”

“No stavano dentro al liceo davanti gli schermi a cercare di fare la DAD, ma di noi non s’è collegato nessuno, neanche quelli che stavano a casa e non sono scesi in piazza”.

“Beh, penso che il messaggio gliel’avete mandato forte e chiaro e magari può darsi che qualcuno stavolta vi appoggi non solo a parole”

“Boh”

“Cornetto e cappuccino per tutti lunedì 18 – oddio, per te e qualche amico, non esageriamo – vabbè ?”

“Vabbè! Daje”

“Daje, non mollate!”


Sciarpa e cappello o felpa e pantofole?

Da Alerinoblog

La DaD fa venire il mal di pancia a qualcuno di Confindustria (e fondazioni collaterali). Scrivono gli ideologi della scuola tecno, che la didattica a distanza provoca buchi nell’apprendimento fino al 50 per cento, ne certificano il fallimento, chiedono persino di riformulare il calendario scolastico per permettere alle/agli studenti di recuperare il tempo perduto. «Un danno enorme», scrive il Sole 24 ore, e chissà perché: «Le carenze maggiori si sono registrate in studenti dal background più svantaggiato». E persino: «L’ampio ricorso alla DaD, oltre che sulle competenze, avrà effetti negativi sui comportamenti e l’emotività dei nostri giovani che stanno perdendo in relazioni e socialità». Si dirà: Confindustria misura i buchi di apprendimento con i propri sistemi (anche se noi possiamo toccarli con mano, e fare finta di non vederli), e ha i propri scopi, ma il messaggio è chiaro: il ministro dell’istruzione non sta facendo nulla per evitare «l’ampio ricorso alla DaD».
Gli unici veri sostenitori della didattica a distanza, ormai, sono gli insegnanti che non vedono possibile tornare a scuola a nessuna condizione, e discutono se sia più didattico fare lezione in classe con il cappello e la sciarpa o a casa con la felpa e le pantofole.

Valerio Palma – Collettivo NiNaN@


La dad/ddi non è la soluzione ma è parte del problema

Lettera aperta sulla riapertura della scuola

È impossibile non osservare che le decisioni che attualmente vengono prese in merito alla problematica della Scuola in generale, alla sua riapertura, alla sua organizzazione, come peraltro denunciato da molte posizioni provenienti in questo periodo dall’interno del mondo scolastico, siano imposte dall’alto, rispondono a logiche autoritarie e burocratiche.
Le valutazioni e le decisioni in materia sono state affidate ai prefetti e le disposizioni sono state emanate dal Ministero dell’Interno, a testimonianza di come la problematica-Scuola stia scivolando sempre più verso una gestione di tipo securitario e di controllo. Ne è un esempio la visibilità che sta assumendo l’ANP (associazione nazionale dei presidi), artefici della perdita di potere degli organi collegiali a cui si vogliono sostituire e si stanno sostituendo.
La distanza, l’ignoranza e l’estraneità dalle dinamiche scolastiche, nonché la sordità di ministri e presidenti di Regione rispetto ai reali bisogni di chi vive la scuola, sono visibili nelle contraddittorie e altalenanti scelte effettuate, nella continua messa in discussione dei provvedimenti presi solo alcuni giorni prima, ai quali studenti, insegnanti e famiglie si sono dovuti adattare nel giro – spesso – di poche ore. DAD/DDI al 25%-50%-75%; entrate ogni 20 minuti, poi alle 8 e alle 10; trasporti all’80%, al 50%; ore da 60-50-45 minuti; strategie didattiche e orari di lavoro/studio quotidianamente rimodulati; decisioni ministeriali, anzi regionali, anzi comunali, anzi… ogni famiglia faccia come crede e può…. È evidente che stanno dando i numeri, incuranti del malessere espresso dalle voci di studenti e studentesse, degli insegnanti e della comunità scolastica nel suo insieme, che vive sulla propria pelle le contraddizioni del momento. Hanno, però, ben chiaro l’obiettivo di distruggere la scuola pubblica: non a caso in questo caos senza precedenti, in questa logica del navigare a vista al fine di destrutturare qualsiasi certezza e ogni diritto, le uniche cose che si preoccupano di mantenere in piedi sono l’INVALSI (standardizzazione delle conoscenze) e i PCTO (alternanza scuola lavoro), due pilastri centrali del “nuovo” paradigma della scuola-azienda, che sottraggono

Continua a leggere


Solidarietà con l’assemblea dei genitori dell’I.C. Via dei Sesami

Il collettivo NiNaNda, gruppo composto da insegnanti e genitori, si affianca all’assemblea dei genitori dell’I.C. Via dei Sesami nel combattere l’atteggiamento irresponsabile e prevaricatorio messo in atto dal Dirigente Scolastico, perché non resti impunito. Ci impegniamo a denunciare subito e a seguire con continuità la vicenda, che ci sembra grave ed emblematica, cercando di darle diffusione in tutte le sedi (mailing list, blog, assemblee). Ci mettiamo a disposizione dei genitori della scuola per tutte le iniziative in difesa e sostegno del genitore denunciato e per ogni eventuale azione di denuncia dell’operato del Dirigente Scolastico che i genitori decidano di intraprendere.

Collettivo NiNaNd@


La faccia estrema e ottusa dell’autonomia

dirigente scolastico centocelle

In molti, mano a mano che l’autonomia scolastica si affermava e diffondeva, abbiamo pensato che bisognasse trovare denominazione alternativa alla nuova figura di Dirigente Scolastico che la normativa attribuiva agli ex Direttori Didattici e Presidi.
Per chi non ne abbia memoria, prima dell’anno 2000 i Direttori Didattici (per le scuole materne ed elementari) e i Presidi (per le scuole medie e superiori) erano ritenuti, e in gran numero si ritenevano, primus inter pares tra colleghi e insegnanti.
La gestione sociale della scuola introdotta dal 1974 con la istituzione degli organi collegiali aveva confermato, se non dal punto di vista formale per lo meno da quello sostanziale, l’impostazione descritta dalla espressione latina che significa “primo tra pari”. In molti allora tra gli insegnanti proposero l’obiettivo di trasformare la funzione di Preside, o capo d’istituto, in una carica elettiva (i sindacati del settore scuola si guardarono bene dal mettere questo obiettivo nelle loro piattaforme contrattuali).
Con l’autonomia scolastica (autonomia che più falsa non poteva essere) i presidi vennero definiti MANAGER in ossequio all’ideologia economicista che si stava affermando. La definizione di manager durò poco e quel poco che durò assunse un carattere prevalentemente ironico. Nel giro di qualche anno la definizione che prevalse fu quella del “preside sceriffo”, per descrivere la funzione prevalentemente repressiva che i dirigenti scolastici andavano assumendo.
Nell’attuale fase pandemica la funzione di molti dirigenti sta diventando quella dei PODESTÀ, triste figura del ventennio fascista che rappresentava l’estrema propaggine del potere centrale fornita di ampia discrezionalità e di un’efficace impunità, per quel simulacro di certezza del diritto che restava non tanto nella società, quanto nel P.N.F. al potere.
La figura di Dirigente Scolastico che emerge dal testo della lettera dell’Assemblea dei genitori dell’Istituto Comprensivo Via dei Sesami sembra proprio quello di un nuovo Podestà dentro una scuola. La pandemia,

Continua a leggere


Piano nazionale di ripresa e resilienza: il vuoto assoluto

Piano per Confindustria

Il vuoto assoluto? No!!! Il pieno per confindustria & company

Qualche lettore ingenuo, insegnante o genitore che sia, può pensare che le 5 (v. in calce) paginette smilze dedicate alla scuola dal PIANO NAZIONALE DI RIPRESA E RESILIENZA (Come spendere i soldi del Recovery Fund) presentato il 16 Dicembre dal Presidente del Consiglio dei Ministri non dica proprio niente!!
E invece chi ha avuto la possibilità di discuterne e sottoporre il piano ad un po’ di ragionamento critico può arrivare a dire: – che si è vero non si parla di scuola, non si parla di apprendimento, non si parla né di conoscenze né di saperi, non di educazione/formazione, né di discipline o materie, non di studio, non di maestri e professori stabili, non di continuità didattica, non di aule, biblioteche, palestre… insomma chi si aspettava che si parlasse di scuola ha diritto di essere deluso. Ma si parla di ben altre cose.
Intanto è giusto anche rilevare che la scuola con il bisogni che ha (centinaia di miglia di insegnanti da stabilizzare, quasi 45mila edifici scolastici da mettere a norma e riqualificare), bisogni resi più manifesti dalla pandemia, 19 miliardi sono un nonnulla.
Pietro Lucisano un professore di pedagogia che qualche anno fa divenne, per breve tempo, assessore all’istruzione del comune di Roma direbbe che non sono sufficienti nemmeno per la Provincia di Roma.
Ma se adottiamo il sistema di analisi dell’economista francese Jean-Paul Fitoussi nel suo “La neolingua dell’economia” (Einaudi 2019, pagine 100, euro 17) che ha scritto questo pamphlet per spiegare “come si fa per dire a un malato che sta bene… una lingua che ormai parliamo tutti e che ha scarsi

Continua a leggere


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: