Quiz reazionari al concorso per i centri per l’impiego

Brutti, sporchi e cattivi

La denuncia del Segretario Nazionale di Rifondazione Comunista che pubblichiamo ci sembra importante per almeno tre questioni.

1. Ormai non c’è campo che non preveda test/quiz presuntamente oggettivi utili allo scopo della selezione dei “migliori”; lo ha ben documentato un recente libro della psicologa Vidaillet, tutti possono e devono essere misurati per gli scopi più diversi e, quel che è peggio, tali pratiche sono passate al senso comune e accettate come necessarie. Non soltanto a scuola, come si vede dall’esempio clamoroso riportato da Acerbo.

2. I test servono non solo alla selezione, in questo caso del personale di un’agenzia, ma ad orientare il pensiero dei prescelti, a prepararli subdolamente ad assumere un certo punto di vista su questioni cruciali anche per la mansione che svolgeranno; contribuiscono a creare pensiero banale, a-critico, accettante la realtà proposta.

3. il test in questione mette in pratica lo spegnimento della coscienza critica, di cui al punto precedente, anche mediante la manipolazione storica, buona vecchia pratica dei regimi.

Un sistema di valutazione/misurazione che – a scuola – è praticato dall’INVALSI nell’arco di tutta la vita evolutiva degli alunni italiani, dall’infanzia all’affacciarsi all’età adulta (i test alla maturità!). Soprattutto nel caso dei test sulla comprensione del testo le domande sono sempre strumentali alla trasmissione ai bambini e ai ragazzi di un solo modo di leggere e di Continua a leggere


Invalsi. Materiale riservato. Tre seminari, una sola voce.

FLC e Invalsidi Renata Puleo

Il 12 aprile scorso il Segretario Nazionale della Flc, Francesco Sinopoli, scrive alla Presidente dell’INVALSI, Anna Maria Ajello, e le manifesta le preoccupazioni del sindacato su tutta la partita della valutazione e del servizio svolto dall’Istituto, pur considerata la sua validità di ente scientifico. La lunga lettera si conclude con una nota critica sulle prove indirizzate alla certificazione delle competenze e sulla marginalizzazione del ruolo dei docenti nel processo di valutazione.

Seguirà un’idea, apprezzabile nell’intento, di mettere in calendario tre seminari, il 2 luglio, l’11 e il 24 settembre, volti a creare una interlocuzione con lo staff dell’INVALSI. Infatti, l’organizzazione degli incontri prevede la presenza costante della tetrarchia invalsiana, Ajello, Mazzoli, Poliandri, Ricci, e di “amici critici”, sia della struttura sindacale, sia esterni. In questa veste di interlocutori vengo invitata al secondo incontro, occasione in cui è chiamato a relazionare anche il prof. Baccini, come redazione di ROARS. Entrambi con intenzioni per la verità poco amichevoli, come del resto tipico delle nostre posizioni pregresse, sia sul sostrato ideologico della valutazione panottica, sia sugli aspetti tecnici delle prove standardizzate. Altri relatori di peso: il 2 luglio Giuseppe Bagni dell’MCE, in molte occasioni piuttosto possibilista sulla questione delle competenze; il 24 settembre Pietro Lucisano il cui Continua a leggere


La disumanizzazione dilaga nella scuola

Il prof. Settis colpisce ancora. Parla del sistema di valutazione della Ricerca Universitaria, ma il riferimento può essere esteso alla valutazione in campo universitario tutto. Ma se state leggendo questo articolo sul blog Genitore attivo o quello di Alerino.blog non avrete dubbi che tutto quanto dice e racconta il professore potrebbe benissimo riferirsi a quello che sta combinando l’INVALSI da venti anni nella scuola tutta.
Ma il ragionamento p estendersi a tutto ciò che avviene quando si intende ricorrere alla Valutazione Quantitativa applicata ai viventi. C’è da aggiungere che la faccenda si aggrava molto se si proclama e si pretende che tale valutazione sia oggettiva. Non parliamo poi del grado di perversione che si raggiunge quando, come fa l’INVALSI, vengono usati test standardizzati.
Vi sembrerà un ossimoro, una contraddizione, ma da venti anni l’INVALSI fa proprio questo. I suoi presidenti, direttori generali e di ricerca menano vanto di produrre una valutazione oggettiva usando prove standard.
Centinaia di volumi, migliaia di pagine, milioni di tabelle, miliardi di dati non ci dicono nulla, non ci parlano degli studenti che apprendono, non ci parlano degli insegnanti che insegnano, non ci parlano dei giovani e dei nostri figli. Ci parlano soltanto del livello di conformismo e di assoggettamento e di asfissia a cui hanno ridotto la scuola, gli studenti, gli insegnanti e il paese tutto.
In realtà documentano solo il livello si insipienza dell’Istituto, dei suoi promotori, fiancheggiatori e dei politici che lo foraggiano con decine Continua a leggere


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La mozione di minoranza

Uno strumento utile

La MOZIONE DI MINORANZA nella scuola italiana esiste da quando esiste l’autonomia scolastica. Infatti all’articolo 3 comma 2 del DPR (Decreto del Presidente della Repubblica) n. 275/1999 – Regolamento dell’Autonomia scolastica – si legge:

Il Piano dell’offerta formativa è coerente con gli obiettivi generali ed educativi dei diversi tipi e indirizzi di studi determinati a livello nazionale a norma dell’articolo 8 e riflette le esigenze del contesto culturale, sociale ed economico della realtà locale, tenendo conto della programmazione territoriale dell’offerta formativa. Esso comprende e riconosce le diverse opzioni metodologiche, anche di gruppi minoritari, e valorizza le corrispondenti professionalità.”

La frase finale può sembrare una connotazione positiva nel segno della libertà d’insegnamento sancita dall’articolo 33 della Costituzione. Non è così: fino a che non è arrivata la legge sull’autonomia scolastica, la libertà di insegnamento era totale, certo nell’ambito delle leggi vigenti (regolamenti, normativa, programmi ministeriali…); a nessuno sarebbe venuto in mente di regolare la libertà (ribadita in ogni atto legislativo e normativo) o di ridurla ad espressione di “gruppi minoritari”.

Ma chi stava imponendo l’“autonomia” era consapevole dell’obbiettivo: imbrigliare e burocratizzare la scuola attraverso un soverchiante carico di obblighi – espliciti ed impliciti – e imprigionarla in una rete di conformismi, servilismi e gerarchie (lo staff del dirigente, posto a presidio della costruzione di questa “nuova”, poi Continua a leggere


Le riflessioni di Anna Angelucci sull’intervento della direttrice generale dell’Unesco Irina Bokova nella giornata mondiale degli insegnanti

Qualche decina di anni fa l’UNESCO costituiva una voce autorevole per chi aveva interessi culturali, educativi magari incartati in una ampia visione di politica internazionale.
Il neoliberismo trionfante ne ha occultato la voce, l’esistenza, e forse anche condizionato politicamente e pedagogicamente le idee. Ricordo che ci sono state campagne di tutto rispetto sulla educazione degli adulti, sulla scuola materna (oggi dell’Infanzia) sulla alfabetizzazione, sulla educazione sanitaria in cui si leggeva, in trasparenza, una sapienza pedagogica evoluta e in molte circostanze anche l’influenza delle elaborazioni ed esperienze italiane più avanzate.
Come molte altre organizzazioni delle Nazioni unite il ruolo dell’UNESCO è stato messo all’angolo dalle agenzie, tipo OCSE, antidemocratiche di natura Continua a leggere


Lo Stato dell’INVALSI contro Maracchia

di Renata Puleo

La Corte di Appello del Tribunale di Roma-Sezione del Lavoro, ha pubblicato il 9 settembre scorso la sentenza n. 2408 avente per oggetto l’appello proposto da Flavio Maracchia avverso la sentenza emessa dal Giudice di prima istanza, nel 2015.

Come ricorderanno i lettori di questo blog, nel 2013 ponemmo all’attenzione la sanzione disciplinare che il Maestro Flavio ricevette dalla Dirigente Scolastica per non aver somministrato nel maggio dello stesso anno le prove INVALSI. Da allora Piero Castello seguì da queste pagine passo-passo la vicenda, e il nostro gruppo allargò la riflessione a tutto il sistema nazionale di valutazione e al ruolo nefasto dell’istituto INVALSI. Proprio nel 2013 quest’ultimo ricevette in regalo dal MIUR il decreto n. 80 (28 marzo) avente per oggetto il Regolamento sul sistema di valutazione che sanciva la regolarità della somministrazione censuaria dei test, avviava tutto l’insieme dei dispositivi vigenti che accompagnano la standardizzazione, dai rapporti di autovalutazione, alla certificazione delle competenze, per arrivare allo specifico decreto delegato 62/2017. Lo stesso anno, nel settembre 2013, la Flc–CGIL prendeva posizione contro il Regolamento 80 con il deposito presso il TAR Lazio del ricorso per violazione della libertà di insegnamento protetta costituzionalmente, per vizio formale (fu approvato in regime di ordinaria amministrazione essendo caduto il Governo Monti), per eccesso di potere avendo disposto la costituzione dei Nuclei di Valutazione Esterna, completamente affidata all’INVALSI senza che fosse bandito un concorso pubblico. L’anno successivo, nel novembre 2014, con dimostrazione di una certa pervicacia e convinzione, veniva depositata un’altra nota, i “motivi aggiunti” al ricorso in capo, per reiterazione dei comportamenti ritenuti illegittimi. Il sindacato ha nel tempo abbandonato le sorti del Continua a leggere


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