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Il Grande Esperimento Invalsi: appunti sull’eteronomia

Anche se articolo non freschissimo e ampiamente pubblicato in giro per il web, non possiamo non ospitare anche noi il punto di vista dell’amico Gianluca Gabrielli, soprattutto dopo il successo del precedente suo post Come manipolare i test Invalsi nel lavoro in classe.

di Gianluca Gabrielli*

da tecnicadellascuola.it

Non sono prove anonime, stravolgono i programmi scolastici, mettono in discussione l’aiuto reciproco tra bambini e soprattutto la loro serenità, tra deliranti cronometri, insegnanti che diventano sorveglianti e aule trasformate in celle di massima sicurezza, da cui a bambini e bambine di sette anni non è consentito allontanarsi per fare la pipì. Tuttavia quando si ragiona sulle motivazioni del rifiuto delle prove Invalsi, previste da queste settimana, si sottovaluta un aspetto, il più inquietante ma anche motivo di speranza: quei test si reggono prima di tutto sull’obbedienza gratuita dei docenti chiamati a somministrarli seguendo un vergognoso Manuale. Se gli insegnanti decidessero di non rinunciare al loro ruolo e presentassero le Invalsi senza tenere conto del Manuale del somministratore, tutto quell’odioso esperimento crollerebbe

Anche quest’anno, come ormai da una quindicina di anni a questa parte, si svolgeranno i test Invalsi. Anche quest’anno nelle classi seconde e quinte della scuola primaria. Anche quest’anno poco più di un milione di bambine e bambini di sette e dieci anni verranno sottoposti ai test. A sottoporli alla somministrazione saranno circa 50 mila maestre e maestri (su circa 250 mila in servizio nella scuola primaria), ma il calcolo è approssimativo, perché è difficile prevedere quanti insegnanti verranno chiamati a somministrare più volte. Le prove sono rimaste due per le classi seconde (lettura e matematica) e sono diventate tre per le quinte, con l’aggiunta dell’inglese. Anche quest’anno il Grande Esperimento prende il via.

Nel tempo si sono sciolti molti dei dubbi e delle controversie che accompagnavano l’introduzione di queste prove nella scuola italiana. All’inizio l’Invalsi e il Ministero sostenevano che le prove fossero anonime e raccolte ai soli fini statistici, mentre l’evoluzione e le dichiarazioni degli ultimi anni hanno chiarito che i dati sono collegati in maniera stringente al singolo bambino e alla singola bambina per formare Continua a leggere


Come manipolare i test Invalsi nel lavoro in classe

di Gianluca Gabrielli

da http://www.giornale.cobas-scuola.it/piccoli-meccanici/

Quest’anno ho insegnato matematica in una seconda di scuola primaria, classe destinataria delle prove Invalsi. Ho sempre cercato di contrastare questi test in ogni modo, dallo sciopero all’analisi critica, all’obiezione di coscienza. Penso che la loro introduzione abbia fatto molti danni alla “cultura scolastica”, spingendo molti insegnanti ad impoverire la propria didattica, fornendo ad altri un alibi per continuare a farlo, in ogni caso standardizzando l’insegnamento per renderlo funzionale alla preparazione dei test.

La testificazione permea ormai la società, decide glia accessi universitari, impregna orrendamente i manuali scolastici e spesso viene usata nella selezione del personale. Se il compito del pensiero critico rimane quello di operare un’analisi priva di indulgenza della reificazione connaturata in queste prove, quello mio in classe non può più limitarsi ad un aggiramento, all’obiezione di coscienza o allo sciopero. Se il test è la forma della didattica conformista del XXI secolo, il mio compito sarà quello di provare a costruire una didattica critica di questi test, che aiuti gli allievi e le allieve a comprenderne i limiti e a difendersene in futuro.

Via le risposte

Come ho proceduto? Ho scaricato l’opera omnia dell’Invalsi di matematica per la seconda classe. I quesiti non sono diversi da una parte di quelli che troviamo nei libri di testo o che prepariamo noi stessi. La critica didattica all’Invalsi non si appunta quasi mai su quel singolo problema, ma sulle modalità di lavoro e sulle procedure di risoluzione prescritte (oltre alla ingenua pretesa di valutare, attraverso quelle risposte, allieve, docenti e tutto il sistema scuola nazionale). Continua a leggere


Continuiamo la riflessione sulla valutazione

Dopo l’incontro del 22 maggio a Viterbo (ultimo di una serie di incontri svolti durante lo scorso anno scolastico) ci è sembrato opportuno condividere le riflessioni che questi incontri ci avevano suscitato e proporre un questionario on line rivolto ai docenti a cui chiediamo di dedicare mezzora del loro tempo.

Collegandovi a questo link potrete entrare direttamente sul questionario.

https://www.survio.com/survey/d/H5K2B7Z2K7G6Q4D9Y

Vi saremo grati della collaborazione e vi ricordiamo che nella giornata del 20 ottobre all’Università La Sapienza di Roma terremo un convegno organizzato da Sinistra Europea sul tema della valutazione. Al più presto vi invieremo la locandina dell’evento.

Sul sito troverete anche il materiale proposto nei corsi e la riflessione successiva di cui dicevamo in apertura (il testo si chiama “lavori in corso”)

LAVORI IN CORSO

Il 20 ottobre 2107 a Roma, abbiamo dato corso al lancio dell’iniziativa “Valutare: entriamo nel merito” il cui significato e scopo consistevano nel sottolineare l’inadeguatezza dell’attuale modello di valutazione imposto alla scuola dall’INVALSI e, nel contempo, far emergere le strategie autentiche, Continua a leggere


AAA cercasi proposte contro pensiero unico e politica del rancore? Cominciamo dalla scuola

Provo a fare il punto su un dibattito estivo.

Il 3 di agosto il quotidiano La Repubblica pubblicava un appello di Massimo Cacciari, Maurizio Pollini, Salvatore Sciarrino e altri intellettuali, in cui si rivolgeva ai transfughi del PD e a quel che resta della sinistra, perché ingaggiassero una battaglia contro il pensiero unico, soprattutto in vista delle future elezioni europee. Testo largamente condivisibile, per la buona ragione – come sottolinea l’avverbio – di essere piuttosto generico nella sua chiamata in campo, considerato il preoccupante intorbidirsi del clima politico, nel paese e in Europa. Nei giorni successivi in alcune interviste (ad esempio a Il Fatto Quotidiano l’8 agosto) il filosofo precisava che l’appello vedeva il mondo della scuola come suo interlocutore e come tema privilegiati, chiedeva di entrare nel vivo dei problemi italiani, nell’intenzione di non fare richiami solo etici come quelli di Saviano, bensì pragmatici. Sempre su La Repubblica il giorno 8 agosto un gruppo di accademici (Di Cesare, Illetterati, Volpicelli, ecc) in una replica intitolata “La scuola dimenticata” sottolineava la crucialità del settore formativo, dalla scuola di base all’università. Ancora sullo stesso quotidiano, il 22 del mese, sono intervenuti un gruppo di altri universitari, soprattutto pedagogisti. Firmando il testo “Le scienze dell’educazione per l’Europa” hanno ricordato come fosse la tradizione pedagogica italiana, per altro di ottimo conio, a potere fornire gli strumenti per un azione mirata al settore dell’educazione, dell’istruzione e all’intera società. Continua a leggere